Archive for ‘Economia’

Marzo 3rd, 2019

La rivoluzione verde nella Costa Rica

by gabriella

La rivoluzione verde della Costa Rica, il paese che ha quasi raggiunto la copertura integrale dei bisogni energetici da energie rinnovabili, nel servizio di Presa Diretta andato in onda il 2 marzo 2019.

Dicembre 12th, 2018

Salvatore Biasco, La fiscalità di vantaggio nell’economia globale

by gabriella

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Poiché siamo appena diventati un paradiso fiscale per miliardari stranieri (concedendo loro una flat tax a € 100.000) (nel 2014, NDR), può essere  utile rileggere uno stralcio della relazione tenuta nel settembre 2014 dal deputato e docente di Politica monetaria internazionale Salvatore Biasco alla “European Interparliamentary Conference Under Article 13 of the Fiscal Compact”, organizzata per il semestre italiano di presidenza europea.

Il testo si incentra sulla competizione fiscale nell’economia di mercato e illustra i meccanismi della fiscalità di vantaggio [che ha portato a una tassazione del 2% dei grandi capitali multinazionali, mentre la pressione fiscale sul lavoro e sui beni immobili si è inasprita in modo insostenibile] e della tax avoidance (elusione fiscale) che generano, secondo la Commissione europea, una perdita di gettito di mille miliardi di euro solo nei paesi UE.

Come mostra il relatore [qui il testo integrale], la corsa al ribasso delle aliquote e la creazione di regimi particolaristici e preferenziali per il capitale estero, sposta la competizione dal piano industriale (efficienza, innovazione di prodotto) a quello delle opportunità fiscali, creando condizioni di disinvestimento del capitale e delle attività produttive e producendo un effetto spillover negativo sugli stati che la subiscono.

 Nel video sottostante la satira del gruppo tedesco Die Anstalt (L’azienda).

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1.Un bilancio europeo

1.1 Introduzione e sintesi

E’ bene iniziare con una sintesi su ciò che tratta il saggio. Non è di percezione comune che in campo fiscale si giochino pezzi della regolazione del capitalismo mondiale. Ed è sfuggito a molti che – sempre in campo fiscale – è stata varata l’unica vera regola mondiale da molti anni a questa parte, siglata da un concerto di paesi a ottobre 2014, quella che porta allo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni fiscali (di cui dirò).

Pur essendo una rivoluzione da non sottovalutare, che pone qualche serio problema ai grandi patrimoni, a evasori e al denaro sporco, è una regola incompleta. Non pone, infatti, altrettanti problemi alla capacità della multinazionali di sfuggire legalmente alla tassazione, di sottrarre quest’ultima al paese in cui hanno prodotto reddito e sostanzialmente tenerla per sé, Non solo un danno di gettito, ma un’alterazione conseguente della concorrenza a proprio favore. Dovrà pure essere affrontata una situazione che vede imprese come Amazon, Apple, Starbrook e tantissime altre riuscire a pagare, sì e no, il 2% sui propri profitti, mentre altre sono soggette a tassazione piena e il lavoro è ipertassato.

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Dicembre 11th, 2018

Wall Street, The Song of the Meal

by gabriella

The Song of The Meal è cantata dai broker Mark Hannah e Jordan Belfort durante il pranzo del primo giorno di lavoro di Belfort a Wall Street, una scena di The Wolf of Wall Street (magistralmente interpretata da Matthew McConaughey) realizzato da Martin Scorzese nel 2013 dall’autobiografia di Jordan Belfort.

Il nome di questo autentico canto tribale del broker viene dall’invito di Hannah al giovane collega “to fuck the client” e “put the meal on the table”.

In questa preziosa testimonianza etnografica dello stile di vita del potere finanziario emerge la consapevolezza di esistere per frodare il cliente, di fare soldi per i soldi e di non creare nulla, ma essere agenti della perpetua rivoluzione del fake che Hannah battezzafugazi“, con i soli alleati di «cocaine» and «sex addictions».

La versione italiana è, eventualmente, qui nel pessimo doppiaggio realizzato, all’originale ho aggiunto i sottotitoli in italiano [cliccare su sottotitoli per avviarli].

Tootski?

Oh, no. Thank you, though.

Mr. Hanna, what can I bring for you on this glorious afternoon?
Well, Hector, here’s the game plan. You’re gonna bring us two Absolut martinis.You know how I like them. Straight up. And then precisely seven and one half minutes after that, you’re gonna bring us two more. Then two more after that every five minutes until one of us passes the fuck out.

Excellent strategy, sir.
I’m good with water for now.
Thank you.

It’s his first day on Wall Street. Give him time.

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Novembre 18th, 2018

Pareto

by gabriella
Vilfredo Pareto

Vilfredo Pareto (1848 -1923)

Nato a Parigi da padre italiano e madre francese, Pareto si formò come matematico al Politecnico di Torino, quindi come ingegnere, professione che esercitò per molti anni, prima di darsi alla carriera accademica e politica.

Nel 1893 ottenne la cattedra di Economia politica all’Università di Losanna, dove elaborò la teoria dell’equilibrio economico ed altri importanti strumenti teorici quali l’ottimo paretiano (o Pareto ottimalità) e l’indice di distribuzione dei redditi, che ne fanno uno dei maggiori rappresentanti dell’economia marginalista o neoclassica.

 

Indice

1. Il marginalismo o economia neoclassica

1.1 L’efficienza allocativa
1.2 L’individualismo metodologico: homo oeconomicus e mano invisibile

 

2. Il contributo paretiano: l’Ottimo e il principio 80/20

2.1 L’utilità marginale del bene
2.2 L’efficienza allocativa o Ottimo paretiano
2.3 Il principio 80/20

 

3. I limiti del razionalismo economico e la sociologia basata sui fatti

3.1 Pareto nella sociologia del primo 900
3.2 Le azioni non logiche e la teoria della circolazione delle élite

3.2.1 Residui e derivazioni
3.2.2 Il principio della circolazione delle élite e l’omeostasi sociale

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Aprile 7th, 2018

Guglielmo Forges Davanzati, L’economia è una scienza esatta?

by gabriella

T.I.N.A., lo slogan ideologico neoliberale

Un utile articolo sul presente dell’economia e sull’elisione dell’aggettivo «politica» che negli ultimi trent’anni ha trasferito ideologicamente questo sapere dal campo delle scienze umane a quello delle scienze esatte. Tratto da Micromega.it.

In un recente articolo sul blog lavoce.info, il prof. Guido Tabellini, ex Rettore dell’Università Bocconi, propone un’entusiastica recensione di un libro di due autori francesi – Pierre Cahuc e André Zylbrerger, un vero best seller – sul c.d. “negazionismo economico”. La tesi di fondo è che

la conoscenza economica ha ora solide basi empiriche e le sue prescrizioni sono diventate più affidabili” e ciò nonostante “questi progressi sono spesso ignorati al di fuori della disciplina, con la conseguenza che il dibattito di politica economica è di frequente viziato da pregiudizi ideologici.

È evidente il presupposto dal quale Cahuc, Zylberger e e il prof. Tabellini partono: l’Economia è una scienza esatta, esiste un’unica ‘verità in Economia alla quale si arriva mediante un processo di continua e progressiva eliminazione di errori, l’Economia è una scienza sperimentale il cui statuto metodologico è (o deve tendere a) quello delle scienze della natura.

Non è una tesi nuova e le obiezioni rivolte a questo modo di concepire l’Economia sono state e sono molteplici.

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Gennaio 25th, 2018

Rapporto Oxfam 2018

by gabriella

Più dell’80% della ricchezza prodotta tra marzo 2016 e marzo 2017 è finito in tasca all’1% più ricco della popolazione mondiale. Al 50% più povero, circa 3,7 miliardi di persone, non è arrivato nulla.

Sono solo alcuni dei dati pubblicati nell’ultimo rapporto dell’Oxfam, una confederazione internazionale di organizzazioni non profit, che mostrano come le disuguaglianze economiche e sociali si stiano ampliando nel nostro pianeta. Tratto da Repubblica.it.

Giugno 4th, 2017

Manfredi De Leo, I principi di economia politica di Ricardo

by gabriella

David Ricardo (1772 – 1823)

Manfredi De Leo illustra il nucleo antiorganicista del Principi di Economia Politica di Ricardo, la tesi che la “crescita” non è necessariamente vantaggiosa per la parte diseredata della nazione. Tratto da Il Manifesto del 3 giugno 2017.

Nella gelida Europa della Restaurazione, mentre l’ancien régime prova a soffocare la marea populista – così la chiamerebbero oggi – scatenata dalla Rivoluzione Francese, viene alle stampe nel cuore di Londra un’opera a suo modo sconvolgente, i Principi di Economia Politica di David Ricardo.

Era il 19 aprile 1817.

«Il sistema di Ricardo è un sistema di discordie che tende a generare ostilità tra le classi sociali e tra le nazioni»

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Marzo 21st, 2017

Saskia Sassen, Il mondo unificato dell’espropriazione

by gabriella

«La finanza è la protagonista indiscussa del capitalismo estrattivo. Ha infatti messo a punto sofisticati strumenti per fare profitti in ogni aspetto della vita sociale». Intervista di Benedetto Vecchi alla studiosa statunitense sulle tendenze emergenti dell’economia mondiale. Da Il Manifesto.it.

Parkur in Egitto

L’esclusione di parti rilevanti della popolazione mondiale dalla vita attiva è la triste realtà del presente e degli anni a venire. È la tesi di Saskia Sassen, sociologa della globalizzazione e delle città globali, distillata nei suoi ultimi due libri – Territorio, autorità, diritti (Bruno Mondadori) e Espulsioni (Il Mulino) -. E se il primo offre una riflessione sul rapporto dinamico tra globale e locale, il secondo analizza le caratteristiche del capitalismo estrattivo, categoria o figura delle tendenze emergenti dell’economia mondiale, dove l’espulsione di popolazioni dai luoghi dove hanno sempre vissuto e il land-grabbing (letteralmente, “accaparramento della terra”, nota mia) sono elementi di una pratica diffusa di appropriazione privata di ricchezze naturali, conoscenza.

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Marzo 9th, 2017

Stefano Sylos Labini, La moneta fiscale del Terzo Reich

by gabriella

Hjalmar Schacht (1877 – 1970)

Sylos Labini spiega come funzionava il MEFO, la moneta fiscale che permise al Terzo Reich di riguadagnare la sovranità monetaria dopo la depressione economica di Weimar (1921-1923) e Bruning (1930-32).

La tesi dell’economista è che questo meccanismo, i Certificati di Credito Fiscale, potrebbe essere usato di nuovo per portare l’Italia e i paesi del Sud Europa fuori dalla stagnazione in cui versano a causa degli squilibri dell’euro, possibilmente prima che la xenofobia nazista si prenda una seconda opportunità. Tratto da IlSole24Ore.

Credo che ci sia un tema importante, che bisognerebbe portare all’attenzione dei tedeschi. Ogni anno c’è il giorno della memoria, in cui si ricordano le atrocità del nazismo, ma in realtà bisognerebbe riflettere su che cosa ha determinato l’ascesa del nazismo e perché poi il nazismo ha trovato un grande consenso nella popolazione ed è stato in grado di lanciarsi nella seconda guerra mondiale con una forza industriale e militare spaventosa.

E la risposta è semplice: il Trattato punitivo di Versailles, che umiliò la Germania e la politica economica di Hjalmar Schacht, che permise di migliorare le condizioni di vita dei tedeschi e di ricostruire un apparato militare-industriale potentissimo. Attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, in cinque anni il Terzo Reich riuscì a trasformare un’economia in bancarotta, gravata da rovinosi obblighi di risarcimento postbellico e dall’assenza di prospettive per il credito e gli investimenti stranieri, nell’economia più forte d’Europa. In Billions for the Bankers, Debts for the People, Sheldon Emry ha commentato:

La Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche senza aver bisogno di oro né debito e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalistico e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri.

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Agosto 22nd, 2016

Marco Bersani, Il grande debito

by gabriella

sterlineLa sempre utile storia del debito pubblico italiano, per ricordare quando, come e perché il nostro debito è diventato ciò che è. Tratto da Il Manifesto del 10 agosto 2016.

Nel 2015, secondo l’Istat, le famiglie che in Italia vivevano in povertà assoluta sono diventate 1 milione e 582 mila, pari a 4 milioni e 598 mila persone, il numero più alto dal 2005. Sempre nel 2015, una ricerca Censis-Rbm calcola in oltre 11 milioni (coinvolto il 43% delle famiglie italiane) le persone che hanno dovuto rinviare o rinunciare a cure mediche adeguate, a causa delle difficoltà economiche. Nel medesimo anno, come in tutti gli anni precedenti, lo Stato ha pagato 85 miliardi di euro solo per gli interessi sul debito pubblico.

C’è connessione fra queste cifre? Chi dice di no non ha mai fatto parte né della categoria della povertà assoluta, né di quella che fatica a curarsi adeguatamente. E’ per questo che considera il debito pubblico italiano come essenzialmente dovuto alla dissennatezza collettiva dell’aver vissuto per anni «al di sopra delle proprie possibilità» e trova ora normale doverne pagare lo scotto (interessi compresi), sapendo che ricadrà su ben precise fasce di popolazione. Ma è andata davvero così? Naturalmente no e pochi dati bastano a dimostrarlo.

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