Vygotskij vs Piaget (bozza)

by gabriella

Per Piaget l’intelligenza è un fenomeno costruito: come ogni altro fenomeno biologico emerge dall’adattamento dell’individuo all’ambiente. Lo studioso esclude che l’intelligenza sia innata o venga acquisita interamente nell’interazione con l’ambiente, le sue ricerche sulla genesi dell’intelligenza dimostrano infatti che essa si sviluppa attraverso processi di assimilazione e adattamento.

Vale a dire che in risposta agli stimoli ambientali il bambino sviluppa degli schemi mentali che, in un primo tempo incorporano le esperienze nelle strutture già possedute, modificandole, e in un secondo tempo, le riorganizzano in modo più adeguato. Nell’epistemologia genetica di Piaget, lo sviluppo psicologico del bambino assume le seguenti caratteristiche:

1. L’intelligenza o il pensiero non compaiono con il linguaggio, ma lo precedono, seguendo una linea di continuità con l’attività psicomotoria;

2. Il bambino è protagonista attivo del suo sviluppo mentale che Piaget pensa come un’attività biologica. Persino i riflessi neonatali sono pensati da Piaget come una risposta attiva e non meccanica all’ambiente.

3. L’intelligenza si sviluppa per stadi, il lavoro pedagogico deve dunque rispettare le tappe della maturazione del bambino.

Per Piaget dunque, l’intelligenza è il frutto lavoro attivo e inviduale del bambino, visto come un essere serio e laborioso, impegnato nella costruzione di se stesso: il motore dell’intelligenza del bambino è la sua azione.




In virtù di questa concezione, per Piaget l’intelligenza precede il linguaggio. La visione opposta è invece presente in Vygotskij e nella scuola storico-sociale.

Lev Semënovič Vygotskij

Lev Semënovič Vygotskij

Nonostante la sua morte precoce e la doppia censura subita prima in Unione sovietica, poi negli Stati Uniti quando il suo Pensiero e linguaggio (1934) fu pubblicato negli anni ’70, Lev Vygotskij rappresenta la più importante alternativa all’epistemologia genetica di Piaget.

Vygotskij nacque in Bielorussia nel 1896, studiò poi a Mosca dove si trasferì definitivamente dopo aver raggiunto una grande notorietà con le sue ricerche di psicologia dello sviluppo. L’idea centrale della prospettiva di Vygotskij è che lo sviluppo della psiche è guidato e influenzato dal contesto sociale, quindi dalla cultura del particolare luogo e momento storico in cui l’individuo si trova a vivere e che provoca quindi delle stimolazioni nel bambino, e si sviluppa tramite “strumenti” (come il linguaggio) che l’ambiente mette a disposizione.

Per Jean Piaget la pressione dell’ambiente non ha effetto sul sistema nervoso (il bambino impara interagendo da sé sugli oggetti) mentre per Vygotskij è l’ambiente culturale a consentire lo sviluppo cognitivo. Il salto qualitativamente superiore delle abilità cognitive avviene secondo Vygotskij tramite età stabili ed età critiche, la relazione fra queste consente lo sviluppo cognitivo. Le età stabili sono quei periodi di vita in cui i cambiamenti sono minimi ma che con l’accumularsi portano alla creazione di età critiche che consentono il passaggio allo stadio successivo. Queste crisi sono importanti perché se superate correttamente garantiscono uno sviluppo cognitivo corretto nel bambino.

La psiche non è altro che il riflesso delle condizioni materiali, le quali possono essere modificate e trasformate in prospettiva di un fine concreto. Vygotskij accetta l’ipotesi che la struttura base dei processi psichici sia la sequenza stimolo-reazione, ma in merito a processi psichici superiori (il livello delle funzioni intellettive) inserisce un nuovo elemento: lo stimolo mezzo. Lo stimolo-mezzo è uno stimolo “creato” dall’uomo; è utilizzato per instaurare un nuovo rapporto stimolo-risposta e promuovere lo svolgimento del comportamento in una direzione diversa. In particolare egli studia l’importanza dell’uso di strumenti e simboli nello sviluppo umano come stimoli-mezzo.

L’esempio più celebre con cui Vygotskij illustra il concetto di stimolo-mezzo è quello del fazzoletto: se una persona deve ricordarsi di svolgere una mansione, può fare un nodo su un fazzoletto; il nodo è uno stimolo-mezzo, che media il rapporto tra il dovere di compiere una mansione e l’azione-risposta. Il comportamento umano non è quindi per Vygotskij la semplice interazione fra stimoli e risposte, ma è mediato da stimoli-mezzo, i quali possono essere strumenti esterni (il nodo del fazzoletto), ma anche strumenti acquisiti dall’ambiente sociale e interiorizzati.

In virtù di tale caratteristica, i processi psichici superiori (pensiero, linguaggio, memoria) non hanno un’origine naturale, ma sociale e li si può comprendere solo prendendo in considerazione la storia sociale.

Secondo Vygotskij e, successivamente, Bruner, l’intelligenza si sviluppa quindi a partire dalla negoziazione sociale del significato ed ha dunque natura relazionale. Pensiero e linguaggio procedono insieme. L’aspetto caratteristico dello sviluppo, per Vygotskij, è dunque la sua socialità. Ne segue che se per Piaget, il lavoro pedagogico deve essere commisurato alla maturità cognitiva del bambino, per Vygotskij, al contrario, perché l’apprendimento sia fecondo il maestro deve lavorare sull’area prossimale (o potenziale) di sviluppo.

E’ l’adulto e la relazione educativa, insomma, a fornire al bambino il supporto su cui salire per costruire la propria conoscenza. Lo sviluppo umano dipende quindi dalla dimensione sociale dell’educazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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