Maria Montessori

by gabriella
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Maria Montessori (1870 – 1952)

La biografia di Maria Montessori è quella di una precorritrice delle scelte di emancipazione e affermazione femminile. Nata a Chiaravalle (AN), coltiva interessi scientifici e si iscrive, con un certo scalpore, alla Facoltà di Medicina dell’Università di Roma, dove si laurea nel 1896, divenendo l’unica italiana ad esercitare la professione medica. L’anno dopo diviene assistente alla Clinica psichiatrica della stessa università.

Sempre nel 1896 rappresenta l’Italia al Congresso del movimento femminista, che si tiene a Berlino, intervenendo sul tema dei diritti politici e sociali della donna. L’anno successivo prende parte al Congresso nazionale di medicina, che si tiene a Torino, approfittandone per richiamare l’attenzione sull’assistenza dovuta ai bambini anormali. Nel 1898 partecipa al primo Congresso pedagogico italiano, dove espone i risultati del suo lavoro presso la Clinica psichiatrica romana. La sua tesi, sostenuta con forza e confortata dai dati sperimentali del suo lavoro, è che il soggetto anormale richiede un intervento che sia prevalentemente educativo e non medico, tale da perseguire come scopo non solo la «cura» e l’«assistenza», ma la modificazione complessiva della sua personalità.

Jean Marc Gaspard Itard (17774 - 1838)

Jean Marc Gaspard Itard (1774 – 1838)

Victor dell'Aveyron

Victor dell’Aveyron

Si iscrive alla Facoltà di Filosofia, dirige corsi di formazione per l’educazione dei bambini frenastenici e, soprattutto, traduce e medita le opere di Itard e Séguin, i primi medici che si sono occupati di educazione nel campo della subnormalità infantile.

Il 6 gennaio del 1907, in via dei Marsi, nel quartiere di san Lorenzo, apre la sua prima Casa dei Bambini, un momento fondamentale della pedagogia del Novecento. Al bambino ludico di Fröbel e a quello sociale di Owen, la Montessori accosta l’idea di un bambino laborioso per il quale crea una scuola nuova, che rompe in via definitiva con la tradizione dell’asilo infantile, luogo di custodia, per proporsi istituzionalmente come scuola dell’inlanzia.

A due anni di distanza da questa sua prima esperienza, nella quale aveva trasferito ai bambini normodotati i metodi sperimentati con successo sui bambini anormali, Montessori pubblica II metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle case dei bambini, di cui tutta la produzione scientifica successiva costituisce un approfondimento. Nel 1924 nasce l’Opera Nazionale Montessori, che sarà poi chiusa dal fascismo. Nel 1934 si trasferisce all’estero e s’impegna in un lungo lavoro di divulgazione del suo metodo. Muore nel 1952 a Noordwijk in Olanda.

 

Dalla psicologia misuratrice alla pedagogia

Wilhelm Wundt

Gustav Fechner

Gustav Fechner

Secondo Maria Montessori, l’equivoco di fondo della pedagogia scientifica è di dedurre i propri metodi e saperi dalla psicologia sperimentale e dall’antropologia morfologica, e illudersi che l’osservazione obiettiva e le misurazioni psicofisiche siano sufficienti a edificare una nuova scuola e un’educazione rinnovata:

Alfred Binet

Alfred Binet

Si asserisce con esagerazione, e se ne parla da molti anni, che anche la pedagogia, come già fece la medicina, tenderebbe a esulare dai campi puramente speculativi, per poggiare le sue basi sulle indagini positive dell’esperienza. La psicologia fisiologica e sperimentale, da Weber e Fechner a Wund e a Binet, è venuta organizzandosi in una scienza nuova, sembrerebbe destinata a fornirle quel substratum di preparazione, che l’antica psicologia forniva alla pedagogia filosofica. E anche l’antropologia morfologia, applicata allo studio fìsico degli scolari, apparisce quale altro cardine della nuova pedagogia. Ma, in verità, la cosiddetta pedagogia scientifica non fu mai costruita, né definita. É qualcosa di vago di cui si parla, ma che in realtà non esiste. Il metodo della pedagogia scientifica

 

Una scuola nuova come condizione della pedagogia scientifica

Maria Montessori ritiene che la pedagogia richieda un rinnovamento profondo in direzione scientifica, ma occorre aver chiaro cosa si sta osservando per non scambiare per dato obiettivo l’immagine di un bambino che è invece il risultato delle nostre errate impostazioni di metodo o di rapporto educativo.

L’oggetto di questa osservazione non è il bambino studiato in laboratorio, ma il bambino riscoperto nella sua autenticità e, dunque, il bambino che non solo non si rivela nella situazione artificiale del laboratorio, ma che neppure può manifestarsi nella scuola, dato che quest’ultima ne reprime con i propri metodi costrittivi ogni espressione di spontaneità.

La psicologia infantile, in se stessa non può avere scoperto i caratteri naturali e quindi le leggi psicologiche che presiedono alla crescenza infantile, perché nella scuola esistono condizioni di vita così anormali da far risaltare i caratteri di difesa e di stanchezza, invece di rivelare l’espressione di energie creative che aspirano alla vita.

Con un intuizione originale, la pedagogista rovescia uno dei cardini della pedagogia dell’ultimo Ottocento. Non è la scienza – sostiene — ad edificare la scuola nuova, ma è il rinnovamento della vita scolastica, attuato in funzione della libertà dell’alunno, che pone le premesse per una nuova scienza dell’infanzia. Per giungere alla pedagogia scientifica occorre passare attraverso una pedagogia della liberazione (o della «normalizzazione»), che sveli il bambino segreto, quello che il laboratorio non può cogliere e che la scuola deforma e intristisce.

Edouard Séguin (1812 - 1880)

Edouard Séguin (1812 – 1880)

Tutto l’armamentario della psicologia sperimentale (i test) va pertanto riconsiderato nelle sue funzioni: non solo deve passare dal laboratorio alla scuola, ma deve trasformarsi, da strumento di osservazione e di misurazione dei livelli di sviluppo sensoriale e mentale, in strumento educativo, di trasformazione della personalità infantile. Per questo, secondo Maria Montessori, i fondatori della psicologia scientifica moderna sono Itard e Séguin (medico allievo di Itard, impegnato nella formazione di bambini con deficit cognitivi) perché associarono immediatamente la ricerca psicologica a obiettivi educativi. Rigettando la pagina positivista, la sua esperienza con i bambini anormali, poi con quelli normodotati nelle Case dei Bambini, appaiono alla Montessori come il recupero e il completamento delle intuizioni dei due medici ed educatori francesi, dei quali si dichiara erede.

 

La concezione educativa

Maria Montessori arriva piuttosto tardi, con le due opere Il segreto dell’infanzia e La mente del bambino (1949), alla formalizzazione definitiva del suo pensiero sulla struttura psichica dell’infanzia e sulle sue implicazioni educative. Il metodo precede dunque la psicopedagogia montessoriana e la condiziona, fino al punto da lasciare l’intera organizzazione didattica della Casa dei Bambini invariato nel tempo, benché nel frattempo la pedagogista si sia allontanata da Itard e Séguin e abbia aggiornato il suo approccio originario.

 

II nuovo profilo psicologico dell’infanzia liberata

Rousseau

Jean-Jacques Rousseau

Il nucleo centrale della psicologia infantile disegnato dalla Montessori si precisa nei primi due due anni d’esperienza della Casa dei Bambini. All’immagine tradizionale di un bambino che è tutto gioco e immaginazione, imprevedibile nei suoi comportamenti, tanto da dover essere guidato con l’impiego di premi e castighi, si va sostituendo l’idea di un bambino concentrato, disciplinato, calmo, severamente impegnato nel suo lavoro, capace di giungere – ancora in età prescolastica – alla conquista della scrittura e della lettura. È bastato sottrarre il bambino alle influenze negative dell’adulto [si ricordi l’educazione negativa di Rousseau, per il quale «la sola cosa che si chiede di fare all’educatore è di impedire che qualcosa venga fatto»] alle inibizioni e repressioni del suo bisogno di attività e collocarlo in un ambiente adatto, costruito in ragione delle sue possibilità d’azione, perché si rivelasse l’autentica natura dell’infanzia, quella cioè di un soggetto dotato di una straordinaria energia creativa e di insospettate potenzialità di sviluppo. È la scoperta del «segreto» dell’infanzia, la scoperta del bambino psichico, che non richiede la semplice custodia dell’asilo tradizionale, ma necessita di spazio per liberare le proprie potenzialità creative nella costruzione della propria personalità.

bambino montessoriano

Il bambino montessoriano

La definizione che Maria Montessori dà del bambino come di un embrione spirituale, sottolinea l’analogia tra lo sviluppo biologico e lo sviluppo psichico. Come la cellula germinativa, all’origine, può essere considerata un centro di potenzialità non predeterminato negli esiti della sua evoluzione, allo stesso modo il bambino psichico, pur con tutto il peso dei fattori ereditari di cui è portatore, può essere considerato, all’origine, il creatore di se stesso, e dunque depositario di una propria irripetibile originalità che si andrà definendo nel corso dei suoi rapporti con l’ambiente.

«Il fatto di non essere mosso da istinti-guida e determinati come nell’animale» scrive la Montessori, «è il segno, nell’uomo, di un fondo di libertà d’azione che richiede un’elaborazione speciale, quasi una creazione lasciata allo svolgimento di ogni individuo, e perciò imprevedibile. Si potrebbe dire che la differenza psichica tra l’animale e l’uomo è questa: l’animale è come l’oggetto fabbricato in serie, ogni individuo riproduce subito i caratteri uniformi fissati in tutta la specie. L’uomo invece è come l’oggetto lavorato a mano: ognuno è diverso dall’altro, ognuno ha un proprio spirito creatore, che ne fa un’opera d’arte della natura».

Nello sviluppo dell’embrione spirituale operano, secondo la Montessori, le stesse leggi che operano nell’evoluzione biologica. L’energia vitale dell’embrione spirituale perviene alla propria individuazione grazie alle sollecitazioni che riceve da spinte «nebulose» (centri di sensitività specializzati), che conducono il bambino ad assorbire dall’ambiente i contenuti indispensabili alla propria crescita (nebule del linguaggio, dell’assorbimento del costume, ecc.), secondo direzioni di attività che si dispongono cronologicamente in sequenze temporali differenziate e privilegiate di apprendimento (periodi sensitivi, secondo la lezione di De Vries), fasi critiche il cui rispetto risulta fondamentale per lo sviluppo equilibrato della personalità.

In chiave psicopedagogica, Maria Montessori intende sostenere non solo la necessità di liberare le potenziali energie del bambino, ma di favorirne il potenziamento attraverso un’educazione precoce che gli offra gli stimoli e i materiali richiesti dalle stesse leggi dello sviluppo. Se l’attività di una nebula o un determinato periodo sensitivo non vengono adeguatamente soddisfatti o vengono trascurati, è un’occasione irripetibile di crescita che svanisce per sempre. In conclusione, per la pedagogista, l’educazione prescolastica non è un’opzione pedagogica o sociale, ma è una necessità dettata dalla conoscenza scientifica della psicologia infantile.

Il principio che regola l’attività dell’embrione spirituale è indicato dalla Montessori nella tendenza del soggetto all’assorbimento inconscio dei dati che incontra e «seleziona» nel suo ambiente. La «mente assorbente» dà evidenza alla specificità dell’apprendimento infantile, che si differenzia da quello dell’adulto perché non opera mediante la volontà e la coscienza, ma si identifica, per così dire, con la vita stessa. Il bambino assorbe in sé l’ambiente, incorpora i dati del mondo esterno, realizzando così la propria personalità e, nello stesso tempo, il propri adattamento alla realtà.

 

Il metodo

Il metodo montessoriano dell’educazione prescolastica poggia su tre elementi fondamentali: l’ambiente speciale della «casa», costruita a misura del bambino, il materiale scientifico e la maestra umile. Il suo fondamento psicologico è costituito dal passaggio del bambino dalla fase dominata dalla mente assorbente (0-3 anni) alla fase successiva, promossa dalla scuola, contraddistinta dalla mente matematica (3-6 anni) come condizione di crescita ordinata della personalità.

Quando alla mente assorbente si accosta, fino a sostituirla, la mente cosciente, matematica, è il momento di offrire al bambino un materiale scientificamente studiato, capace di offrirgli l’«alfabeto dell’organizzazione logica» dei suoi contenuti mentali. I materiali didattici sono costruiti isolando singole qualità sensoriali opportunamente graduate e astrazioni materializzate, che adempiono alla funzione di mediare i rapporti conoscitivi del bambino con l’ambiente. L’educazione prescolastica assume le forme di una vera e propria scuola dell’infanzia, con contenuti e metodi propri, fondati su una serie di esercizi sensoriali di sviluppo, ed esercizi di vita pratica, di applicazione delle acquisizioni sensoriali nelle situazioni comuni di vita.

 

Deviazioni e processo di normalizzazione

bambino spezzato

Il «bambino spezzato»

II bambino che entra nella scuola dell’infanzia è quasi sempre, secondo la Montessori, un soggetto «deviato», cioè un bambino che, per effetto delle inibizioni provocate dall’adulto e dal suo potere (suggestione, sostituzione, divieti, ecc.), ha subito un arresto o una deformazione nello sviluppo spontaneo del proprio embrione spirituale, che lo porta a cercare forme di compensazione che ne hanno alterato l’autenticità e la creatività originarie. L’inibizione provocata dall’adulto del suo bisogno di attività ha creato in particolare quello che la Montessori definisce il bambino spezzato, il bambino che si è visto costretto a dissociare la sua attività mentale dalla attività motoria, e a reagire al mancato soddisfacimento dei suoi bisogni attivi con i capricci o con la fuga nel mondo dell’immaginazione.

La Montessori classifica come forme di deviazione il gioco, il gusto per le favole, l’immaginazione, le tendenze al possesso e al potere, la pigrizia, la paura, tutte espressioni patologiche del mancato soddisfacimento dei bisogni naturali del soggetto. È, come è dato di vedere, una sorta di immagine rovesciata del bambino tradizionalmente descritto dalla psicologia e dal senso comune, immagine che, a giudizio della Montessori, la Casa dei Bambini smentisce, dimostrando che, in presenza di un ambiente adatto e di un materiale adeguato, il bambino perviene immediatamente alla propria «conversione», attraverso la concentrazione sul proprio materiale e, quindi, con un comportamento del tutto nuovo e inaspettato, che esclude gioco e fantasia, e si caratterizza per la ripetizione dell’esercizio, la cura dell’ordine e il lavoro severo.

Casa dei Bambini

Casa dei Bambini

L’intera metodologia montessoriana è incentrata sull‘ambiente, e cioè su una struttura accuratamente predeterminata, che adempie al compito di consentire la normalizzazione del bambino e, quindi, di favorirne io sviluppo naturale e creativo.

L’ambiente dell’adulto non è l’ambiente di vita per il bambino, ma è piuttosto un cumulo di ostacoli tra i quali egli sviluppa difese, adattamenti deformanti, dove resta vittima di suggestioni. È da questa realtà esteriore che fu studiata la psicologia del bambino e ne furono giudicati i caratteri per farne base dell’educazione. La psicologia infantile deve essere dunque riesaminata radicalmente. È evidente che tutti quegli episodi mascheranti all’esterno l’anima nascosta nei suoi singoli sforzi di realizzare la vita, quei capricci, quelle lotte, quelle deformazioni, non possono dare l’idea di una personalità. Sono soltanto la somma di caratteri. Deve però esserci una personalità, se quell’embrione spirituale che è il bambino segue un disegno costruttivo nel suo svolgimento psichico. C’è un bambino nascosto, un bambino sconosciuto, un essere vivo sequestrato che bisogna liberare. Ed è sull’ambiente che bisogna agire per liberare le manifestazioni infantili. Così, preparando l’ambiente aperto, l’ambiente adatto al momento vitale, deve venire spontanea la manifestazione psichica naturale e perciò la rivelazione del segreto del bambino. Senza questo principio è evidente che tutti gli sforzi dell’educazione possono inoltrarsi in un labirinto senza uscita. Il nostro metodo di educazione del bambino è caratterizzato appunto dall’importanza centrale che in esso si dà all’ambiente.

La Casa dei Bambini è una casa speciale, costruita non per i bambini, ma che è dei bambini, e dunque ordinata al fine che i bambini la sentano veramente loro, costruita su misura delle loro possibilità attive e dei loro bisogni (piccoli armadi, sedie e tavoli a misura dei bambini, ecc.) creando le condizioni per una vita pratica effettiva e per una gestione delle esperienze comuni affidata all’autonomia dei singoli e alla loro cooperazione.

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Il materiale scientifico

Per quanto riguarda il materiale didattico, Montessori ribadisce in più di un’occasione che il materiale di sviluppo (incastri solidi e blocchi, materiale dei colori, incastri piani e forme geometriche, ecc.) non è il prodotto del suo metodo, ma il risultato delle scelte operate dai bambini di tutto il mondo sulla base degli interessi che hanno manifestato attraverso i loro processi di concentrazione, di ripetizione degli esercizi, di sviluppo complessivo delle loro personalità.

Il materiale è costruito sul principio dell’isolamento di un’unica qualità (forma, colore, suono, dimensione, peso, ecc.), ed è reso didatticamente funzionale dalla logica della sua costruzione scientifica (della sua «taratura» per graduazioni qualitative sempre più sottili). Simile logica fa sì che il bambino soddisfi il suo bisogno di ordine e di lavoro, e nello stesso tempo possa operare in autonomia, dato che il rigore scientifico seguito nella costruzione del materiale didattico prevede che esso contenga in sé il controllo dell’errore, e dunque non rimandi a controlli o aiuti esterni dell’educatrice.

La Montessori sostiene che, nonostante il carattere individuale degli esercizi di sviluppo, non vengono meno le ragioni educative della vita sociale, perché, anche se il bambino lavora da solo, egli vive all’interno di un gruppo molto vasto ed eterogeneo (l’autrice esclude le sezioni divise per età), pertanto è chiamato a coordinare le proprie scelte tra il materiale disponibile sulla base delle scelte altrui e delle esigenze del lavoro di tutti.

All’educatrice, la Montessori richiede un atteggiamento di grande umiltà, di rispetto per il progressivo dispiegarsi dello sviluppo infantile e di rigorosa registrazione dei comportamenti che si vanno manifestando sotto i suoi occhi. A lei spetta il compito di organizzare l’ambiente e di mostrare ai bambini l’uso corretto del materiale: quindi deve attenderne la normalizzazione (la comparsa della concentrazione su un determinato materiale), per poi dedicare ogni cura all’osservazione dei comportamenti individuali. Se l’educazione deve essere autoformazione e conquista dell’autonomia, se, soprattutto, l’originalità dell’embrione spirituale deve poter dare espressione a tutte le proprie energie creative, l’educatrice deve riuscire ad assommare in se stessa «il senso religioso di attesa della “rivelazione” del mistico, e lo spirito di severo controllo critico dello scienziato». I suoi compiti sono di aiuto finalizzato a uno sviluppo che deve potersi compiere secondo i ritmi della natura, e nella direzione originale di ciascuna individualità.


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