Fighting (the fear of) the test

by gabriella

Nella prima settimana di scuola, contando sulla presenza di un nuovo proiettore in classe, ho proposto questo test Kahoot a risposta chiusa a una quinta classe di filosofia che non aveva mai fatto un test a crocette (almeno in filosofia). Le loro reazioni di divertimento e paura, il mio commento e la mia proposta didattica tra resistenza e teaching to test.


testNon credo alla tv, vende la gente lesa,

io leggo libri, leggo solo per autodifesa, sapere più degli altri è la chiave per non farti comandare
e io non voglio comandarti.

Woody Allen

Cari ragazzi,

il test a crocette svolto l’altro ieri con Kahoot ha creato un po’ di sconcerto (ma durante lo svolgimento anche di divertimento) in classe: alcuni tra voi hanno avuto infatti risultati molto inferiori al solito (altri migliori del solito).

Nel tentativo di rincuorare i delusi ho forse scoraggiato quelli che hanno ottenuto i risultati migliori. Non era certo mia intenzione, perciò colgo l’occasione per chiarirci insieme le idee su cosa sono e a cosa servono i test a risposta chiusa, cosa che mi permetterà anche di discutere con voi se dobbiamo temerli.

Prima di tutto, un test serve a sviluppare certe capacità e solo in subordine a fornire all’insegnante informazioni sull’efficacia degli apprendimenti. I test a risposta aperta sviluppano capacità di analisi (lettura e comprensione delle domande) e sintesi (uso e scelta delle conoscenze utili a rispondere); mentre quelli a risposta chiusa sviluppano concentrazione, velocità di reazione e intuito (capacità prevalentemente analitiche).

test a crocetteE’ chiaro che se si ha per obiettivo di formare persone in grado di mobilitare le proprie conoscenze per leggere criticamente il mondo, cioè per capire cosa succede e perché, i test a risposta chiusa sono decisamente meno formativi di quelli a risposta aperta e incapaci di seguire e documentare il percorso di crescita di uno studente. Questa è la ragione per cui non li abbiamo mai usati fin qui.

Decidere quale test usare è una bella responsabilità, eppure oggi i test a crocette decidono la promozione o la bocciatura di un ragazzo di terza media e l’iscrizione o meno all’Università (sempre più corsi di laurea sono ora ad accesso “programmato”) di quelli che hanno un anno più di voi. Insomma, sono intorno a noi e decidono cose sempre più importanti per noi.

alpha testMolti insegnanti, tra cui me, criticano questo uso “riduzionistico” dei test che seleziona gli studenti sulla base delle conoscenze e competenze medie, scartando spesso, insieme a chi banalmente “non sa”, le competenze superiori: le intelligenze critiche, il pensiero divergente, la riflessione profonda, l’approccio dubitante, modi di essere, insomma, che a scuola cerchiamo di far crescere e moltiplicare, non certo di mortificare (almeno nel nostro caso).

Selezionare con i test a crocette, introduce una forma darwinismo scolastico che modella la popolazione studentesca favorendo le risposte medie (il buon senso, l’intuito, il senso pratico) e l’adattamento (cioè il conformismo).

Se date un’occhiata all’immagine sottostante, tratta da una lezione del Dipartimento di Matematica dell’Università di Genova, potete vedere plasticamente rappresentato cosa accade in un contesto di selezione stabilizzante, quale è quello in cui si trova chi viene valutato sistematicamente (ed esclusivamente) con test a risposta chiusa. Come si osserva nella prima immagine in alto a sx, gli individui medi e le loro qualità vengono favorite, perché più adatte a rispondere alle sfide ambientali: sono infatti mediamente più comuni e diffuse perché più utili e dunque allenate e allevate nel tempo da più persone.

Nel grafico sottostante [2] si può apprezzare l’esito: aumenta il numero di individui che presentano le caratteristiche premiate (le più adatte, non le migliori), ma anche il divario tra questi individui e i diversi (che vengono esclusi).

darwinismo dei test

Ai nostri fini, ciò significa che se faremo questi test aumenterà il numero di studenti che impareranno a farli, mentre resterà un gruppo che continuerà a non trovarsi a proprio agio in questo contesto (e non è detta che si tratti di studenti impreparati o incapaci) a cui auguro di non doversi misurare più avanti con questi test.

Per tutte queste ragioni, non propongo di sovrapporre i test a risposta chiusa alle modalità per noi classiche di verifica, ma di integrarle e aggiungersi ad altre attività che quest’anno, anche su vostro suggerimento, vorrei incentivare o introdurre, come alcuni lavori sui testi filosofici e analisi di immagini.

Credo che l’uso di strumenti diversificati possa rassicurarvi sull’affidabilità dei risultati e abbassare il rischio di sorprese, ma vorrei anche che se di cattive sorprese dobbiamo parlare, queste avvengano qui, in un contesto riflessivo in cui certe abilità possono essere allenate senza danni, lette per ciò che significano davvero, disinnescate nella loro pericolosità, qui, dove possiamo usarle senza che diventino subito risultato valutante, e in cui possiamo persino giocare con esse.

Insomma, vorrei insegnarvi a controllare questi test per evitare che siano loro a controllare voi.

Usare questi test vi allenerà a risolverli più facilmente e, a mio avviso, vi aiuterà a curare la vostra preparazione più meticolosamente e a studiare in modo più concentrato con vantaggi innegabili in vista dell’esame. Capacità e risorse niente affatto trascurabili che i filosofi possono acquisire senza rinunciare alle proprie o tradire se stessi.

Non intendo imporveli, ma apro ufficialmente la discussione: decideremo se mantenerli dopo aver sentito l’opinione di tutti (opinione, non mugugno).

Prof.


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