Posts tagged ‘sofisti’

Dicembre 6th, 2018

I sofisti

by gabriella

Raffaello, Scuola di Atene [particolare] I sofisti tenuti lontano dal gruppo dei socratici

Gli uni dicono che altro è il bello e altro è il brutto, differenti come di nome, così di fatto;
altri invece che bello e brutto sono la stessa cosa.
Ed io cercherò di spiegare questo secondo modo di vedere.

Per un giovinetto il concedersi a un amante è bello;
ma ad uno che non sia suo amante è brutto.
E per le donne, fare il bagno in casa è bello,
ma nella palestra è brutto
(invece per gli uomini,
tanto nella palestra che nel ginnasio è bello) […]

E beneficar gli amici, bello; i nemici, brutto.
E fuggire il nemico,
brutto; ma fuggir i competitori nello stadio, bello.
E uccider gli amici, brutto; ma i nemici, bello.
E uccider gli amici e i concittadini, brutto, ma i nemici, bello.
E così via per tutti gli altri casi.

Anonimo, Discorsi doppi (Dissoi logoi)

Indice

1. I perché di una condanna e della rivalutazione contemporanea

1.1 Da sapiente a cavillatore in malafede
1.2 La rivalutazione otto-novecentesca della Sofistica

 

2. Le premesse storico-sociali della rivoluzione sofista

2.1 La filosofia della crisi dell’ordine aristocratico e della sua filosofia
2.2 Il contesto storico-politico
2.3 La rivoluzione pedagogica sofista: eccellenti si diventa
2.4 La sofistica di prima e seconda generazione

 

3. Protagora di Abdera

3.1 L’uomo «misura di tutte le cose»: desacralizzazione e relativizzazione della verità
3.2 La concezione relativistica e pragmatica della verità

 

4. Gorgia di Lentini

4.1 L’Elogio di Elena

 

5. I sofisti e la religione

6. Legge e natura il dibattito sulla politica nei sofisti

6.1 Tucidide, Il dialogo dei meli: dissoi logoi e diritto del più forte

 

Audiolezioni: 1. Protagora 4. Gorgia

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Maggio 28th, 2018

Nietzsche

by gabriella
Nietzsche

Friedrich Nietzsche (1844 – 1900)

Vissuto interamente nell’800, il genio di Nietzsche ha condizionato potentemente il 900 con la sua lettura dell’Occidente e i grandi temi e concetti della morte di Dio, dell’Übermensch (il superuomo, nel senso dell’oltrepassamento di sé), della volontà di potenza e dell’eterno ritorno dell’uguale.

 

Indice

1. La fine, la grandezza, la strumentalizzazione e la rilettura
2. La nascita della tragedia

2.1 L’apollineo e il dionisiaco

3. Socrate e la morte della tragedia
4. Il prospettivismo
5. Le Considerazioni inattuali

5.1 La seconda Inattuale: Sull’utilità e il danno della storia per la vita
5.2 Terza e quarta Inattuale: Schopenhauer come educatore, Richard Wagner a Bayreuth

6.La filosofia del sospetto.Il Nietzsche illuminista di Umano, troppo umano
7. La filosofia del mattino

7.1 La morte di Dio
7.2 La diagnosi del nichilismo dell’Occidente

8. Il pensiero meridiano e i temi di Zarathustra

8.1 Il superuomo
8.2 L’eterno ritorno dell’uguale

9. La volontà di potenza

10. Filosofare col martello

Wikiradio, I biglietti della follia e la biografia filosofica di Nietzsche raccontati da Maurizio Ferraris


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Marzo 27th, 2018

Dalla pedagogia antica alla pedagogia moderna

by gabriella

Dalla fondazione greca della filosofia dell’educazione ai nuovi fini della pedagogia moderna: una lezione introduttiva agli aspetti chiave della transizione.

Il mondo antico scopre che l’eccellenza umana (areté) non è iscritta nel sangue nobile (aristoi) ma può essere allevata con l’educazione. Sono i sofisti a formare i cittadini non nobili che ambiscono al protagonismo politico nell’Atene del V secolo.

Due millenni dopo, il cristianesimo protestante estende a tutti gli uomini il diritto all’educazione come via a Dio attraverso la lettura delle Sacre Scritture. Comincia così la modernità pedagogica che inizia con Lutero la grande impresa dell’alfabetizzazione popolare e culmina con la rivendicazione illuminista che

«la scuola deve al popolo un’istruzione pubblica come mezzo per rendere effettiva l’eguaglianza dei diritti» [Condorcet, Cinq mémoire sur l’instruction publique, 1791].

Dopo la fiammata rivoluzionaria, la pedagogia ottocentesca ripiega sulla filantropia sostituendo l’obiettivo dell’inclusione sociale e dell’avviamento al lavoro dei poveri al protagonismo attivo del popolo.

Indice

1. La paideia: virtù e cittadinanza

1.1 La virtù
1.2 Il sapere e l’educabilità dell’eccellenza umana
1.3 Sapere e cittadinanza
1.4 L’eccellenza umana non è un fatto di natura, ma di cultura
1.5 L’umanità è una possibilità universale concessa (solo) all’uomo libero

 

2. Il ruolo del cristianesimo nella genesi della modernità

2.1 L’educazione universale dei protestanti
2.2 L’alfabetizzazione popolare

 

3. Dalla pedagogia emancipativa alla filantropia compassionevole

 

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Febbraio 19th, 2015

L’evoluzione del concetto di virtù da Esiodo a Protagora

by gabriella

L’idea di areté, l’eccellenza umana, identificata da Omero nel valore innato degli aristocratici (Achille, Ulisse), viene messa dallo spartano Tirteo al servizio del bene comune, la difesa della città (il cittadino spartano, Leonida). Dopo le grandi trasformazioni che si annunciano nella Ionia dell’VIII° secolo, l’eccellenza passa dal piano militare a quello civile, legandosi al lavoro nel beota Esiodo, cantore della virtù popolare, e alla giustizia posta dalla legge nell’arconte di Atene, Solone. Con Protagora e i sofisti si assiste alla definitiva democratizzazione e laicizzazione dell’eccellenza, iniziata rispettivamente con Esiodo (democratizzazione) e Solone (laicizzazione): suprema virtù è ora il sapere, non più una qualità di una categoria di individui o un privilegio di casta, ma un modo di essere che tutti possono apprendere.

 

areté dei poeti

Da Esiodo a Solone

L'areté sofista

Novembre 12th, 2013

Roberto Lolli, Elogio dei sofisti

by gabriella

sofistiContro i Sofisti

Il movimento dei pensatori Sofisti ha goduto sempre di pessima fama, tanto che i termini oggi in uso nella lingua italiana derivati da questa denominazione sono perlopiù connotati negativamente e, comunque, indicano un’alterazione rispetto alla verità (sofisma, sofisticato, sofisticazione…). In realtà, la parola ‘sofisti’ per i greci significava ‘sapienti’, ma questo termine, alla luce dell’ironica professione di ignoranza formulata da Socrate, per gli avversari assumeva esattamente il significato opposto. Come noto, fu soprattutto Platone a scatenare contro di loro tutta la potenza di fuoco dei suoi scritti, accusandoli di essere depositari di un sapere vuoto, prostituti del pensiero, seguaci dell’opinione (dòxa). In breve, agli occhi di Platone, un sofista è tutto ciò che è contrapposto al vero filosofo, al cercatore di sapere.

Il giudizio di Aristotele è meno drastico, in quanto lo Stagirita, se contrasta la critica dei Sofisti alla possibilità di fondare un sapere scientifico, almeno riconosce loro il merito di avere individuato e teorizzato le regole di una retorica razionale, fondata su argomentazioni razionali e non sul sentimentale appello alle viscere. La retorica dei sofisti, per Aristotele, possiede un legittimo spazio di applicazione in quei campi – il tribunale, le assemblee politiche – dove la verità non è semplice da accertare e le opinioni che esprimono legittimi interessi contrapposti hanno pieno diritto di cittadinanza.

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Aprile 28th, 2013

Barbara Cassin, Sofistica

by gabriella

Barbara CassinTraggo da Studia Humanitatis la ricostruzione della fisionomia intellettuale del sofista quale alter ego del filosofo operata dalla filosofa francese Barbara Cassin.

Splendida in particolare, l’illustrazione dell’autolegittimazione del discorso ontologico smascherata da Gorgia – quasi in in chiusura del testo.

Se l’essere è un effetto del dire, l’immediatezza della natura e l’evidenza di una parola che ha il compito di esprimerla adeguatamente svaniscono insieme: la fisicità che la parola rivela lascia il posto alla politicità creata dal discorso. Si raggiunge così grazie ai sofisti la dimensione della politicità, e la città appare come la creazione continua del linguaggio. La sofistica, se è un gioco, è un gioco che produce il mondo, come il gioco del fanciullo eracliteo.

La sofistica fu un movimento di pensiero che, all’alba presocratica della filosofia, sedusse e scandalizzò la Grecia intera. I sofisti furono effettivamente, secondo la bella espressione di Hegel, “i maestri della Grecia”: anziché meditare sull’essere, come gli Eleati, o sulla natura, come i fisici della Ionia, essi scelsero di essere degli educatori di professione, uomini grazie ai quali “nacque la cultura propriamente detta”, stranieri itineranti che fecero commercio della loro saggezza e delle loro competenze come le etere facevano commercio del loro fascino.

Ma i sofisti furono anche uomini di potere, che sapevano come persuadere i giudici, cambiare gli umori di un’assemblea, condurre a buon fine un’ambasceria, dare leggi a una nuova città, educare alla democrazia: in breve, fare opera politica. Questa duplice capacità ha un’unica fonte: la padronanza del linguaggio, dalla linguistica (morfologia, grammatica e sinonimica, che rese celebre Prodico) alla retorica (studio dei tropi, delle sonorità, delle proprietà del discorso e delle sue parti, in cui primeggiò Gorgia). I sofisti furono anzitutto, secondo la diagnosi di Hegel, “maestri dell’eloquenza”.

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Febbraio 5th, 2013

La paideia filosofica, i sofisti

by gabriella

Audiolezione: La rivoluzione pedagogica sofista

Il sophistés

Anticamente il termine sophistés era sinonimo di sophós (saggio) ed era riferito a chi possedeva attivamente una vasta e poliedrica conoscenza. Sophistés erano detti ad esempio i Sette Savi che Platone elenca nel Protagora. Nel V secolo a. C. si chiamarono invece “sofisti” quegli intellettuali stranieri che della sapienza facevano una professione, insegnandola scandalosamente dietro compenso, così che Senofonte poteva definirli «prostituti del sapere».

Ciò che caratterizza i sofisti è appunto sofistiil loro proporsi come maestri di virtù, che essi intendono nel modo dei poeti della tradizione greca, da Omero a Solone, nei termini della formazione politica del cittadino.

Solone aveva dedicato a se stesso, quale costruttore di giustizia (eunomie, vita civile), la lode del poeta. Sulla stessa linea di continuità si porranno dunque i sofisti, per i quali, somma areté é il sapere, cioè quel particolare tipo di formazione spirituale che è richiesta al cittadino nella polis del V secolo. In questo momento, infatti, la città-stato non si regge più su norme divine e principi immutabili, ma su leggi e decisioni prese nell’agorà e nella boulé, in base al prevalere di una fazione sull’altra e di un’opinione su un’altra. E’ quindi diventato indispensabile per l’uomo libero che partecipa alla vita pubblica, il possesso di tecniche retoriche e dialettiche capaci di rendere persuasiva la parola.

Emblematica di questo nuovo clima culturale è la figura di Protagora.

 

Protagora

La prima tesi importante per capire il ruolo di Protagora (Abdera, 490 a.C.) ad Atene é quella contenuta nel famoso frammento che tratta dell’esistenza e conoscibilità degli dèi. Si legge in Eusebio:

Si dice che Protagora abbia iniziato in questo modo il suo scritto Sugli dèi: «Degli dèi non so né che sono, né che non sono, né quale sia il loro aspetto: molte sono infatti le difficoltà che si oppongono, la grande oscurità della cosa e la pochezza della vita umana».

protagora-di-abderaLa posizione di Protagora sembra chiara: egli non nega l’esistenza degli dèi, ma si limita a dichiarare inconoscibile la loro esistenza (agnosticismo), con conseguenze rilevanti per la riflessione sulla vita civile dell’uomo. Dichiarare inconoscibili gli dèi significa, infatti, per Protagora, mettere in discussione il fondamento sacro, o divino, delle leggi e della stessa giustizia, evidenziando il carattere convenzionale e provvisorio delle norme, dei valori, e delle credenze (una posizione, come si vede, diametralmente opposta a quella di Esiodo). La divinizzazione dei legislatori del passato, da Licurgo a Solone, è quindi una pura mistificazione: sono infatti gli uomini che fanno le leggi (come evidenziato da Solone) sulla base dei loro interessi e dei rapporti di forza nelle assemblee.

Ecco quindi che Protagora può presentarsi ad Atene come maestro di virtù, in grado di insegnare dietro compenso come condurre al meglio gli affari politici. Offrendo i suoi servizi a chiunque potesse pagarlo, Protagora offre ai membri dei nuovi ceti emergenti, privi di retaggio familiare aristocratico e dunque di cultura, gli strumenti per promuoversi socialmente, partecipando attivamente alla vita pubblica.

La tesi sugli dèi costò a Protagora una condanna per empietà, comminatagli nel 411 per volontà del partito oligarchico, in seguito alla quale muore nel naufragio della nave che lo porta lontano da Atene. Ventun anni prima (432 a.C.), lo stesso Anassagora, sapiente amico di Pericle, aveva subito la stessa condanna per volontà del partito democratico – condanna a morte, poi commutata in esilio -, per aver sostenuto che il sole è una pietra infuocata e non un Dio.

In questo modo, i sofisti trasferiscono l’areté agonale del passato dal campo di battaglia all’agorà, dove si fa sempre più aspro lo scontro tra il partito oligarchico e quello democratico.

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Giugno 22nd, 2012

Marcel Hénaff, Il prezzo della verità

by gabriella

La recensione di Beniamino Fortis a Marcel Hénaff, Il prezzo della verità. Il dono il denaro, la filosofia, Città Aperta, 2007.

Quel che conta non ha prezzo [per tutto il resto c’è Master Card …]

Se vi sia ancora spazio, nell’epoca del pieno dispiegamento della logica commerciale, per un ambito sottratto alle valutazioni mercantili è questione che assume un ruolo preponderante nell’ambito delle tematiche trattate da Marcel Hénaff. Da essa prende le mosse il percorso che le attraversa, e ad essa è riconducibile la sostanziale continuità tra i tre nuclei problematici che, dell’intera opera, scandiscono e orientano lo sviluppo. Figure della venalità, L’universo del dono, La giustizia nello scambio e lo spazio mercantile, sono infatti le tre tappe, i tre quadri concettuali, susseguentisi nella stretta relazione che nell’ultima parola dell’uno, riconosce contemporaneamente il primo atto del successivo. Nel risultato ultimo, conseguito nell’ambito di un piano tematico, il presupposto, a partire dal quale è consentito lo sviluppo della trattazione seguente.

Oggetto della prima parte dell’opera è la delineazione del concetto di venalità. Una ricostruzione della critica rivolta da Platone e Aristotele contro i sofisti individua il tratto saliente della polemica nell’indignazione provata dinanzi alla circostanza, per la quale era consuetudine dei maestri di sofistica esigere un onorario in cambio dei servigi offerti. Nella fattispecie, appare scandalosa l’indebita istituzione di un rapporto fra ciò che, per sua stessa natura, risulta essenzialmente incomponibile: «La scienza e il denaro non si misurano con lo stesso metro» (Aristotele, Etica Eudemia, VII, 10, 1243b).

Sulla base di tale irriducibile incommensurabilità, le conclusioni che si traggono conducono al più profondo discredito per i sofisti – che quindi, non possono in alcun modo essere quei maestri di autentico sapere per i quali si spacciano, poiché, se veramente così fosse, nessun compenso potrebbe, in tal caso, risultare adeguato. È il fatto che gli insegnamenti sofistici siano – in certo qual modo – misurabili – che a essi, cioè, sia possibile dare un prezzo – a evidenziarne la radicale estraneità rispetto all’autentica saggezza della filosofia.

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