Posts tagged ‘dialettica’

Febbraio 9th, 2019

Platone

by gabriella

Platone (427 – 347 a. C.)

L’intera storia della filosofia non è che
note a margine al pensiero di Platone.

Alfred  N. Whitehead

1. Eutifrone, Apologia, Critone, Fedone [commento al Fedone]
2. Cratilo, Teeteto, Sofista, Politico 
3. Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro
4. Alcibiade maggiore, Alcibiade minore, Ipparco, Amanti
5. Teagete, Carmide, Lachete, Liside
6. Eutidemo, Protagora, Gorgia, Menone
7. Ippia maggiore, Ippia minore, Ione, Menesseno
8. Clitofonte, Repubblica, Timeo, Crizia
9. Minosse, Leggi, Epinomide, Lettere

 

Indice

1. Il senso della filosofia platonica

1.1 La formazione e la morte di Socrate
1.2 La vita come parresia e il significato pratico (o politico) della filosofia

 

2. L’opera e l’evoluzione del pensiero platonico

2.1 Le caratteristiche dei dialoghi giovanili
2.2 I dialoghi della maturità e l’allontanamento da Socrate

 

3. Il problema della giustizia: Protagora, Gorgia, Lettera VII

3.1 Il Protagora

3.1.1 È possibile insegnare la virtù politica come si insegna un sapere tecnico?
3.1.2 La risposta di Protagora: Prometeo ed Epimeteo
3.1.3 La virtù è unica o molteplice?

3.2 Il Gorgia

      3.2.1 Dialettica e retorica
      3.2.2 I temi del Gorgia

       3.3 La Lettera VII

 

4. Il problema della conoscenza: TeetetoMenone, Repubblica 

4.1 Il Teeteto

4.1.1 Il filo narrativo
4.1.2 L’ipotesi sofista di Teeteto: la conoscenza viene dalla sensazione
4.1.3 La conoscenza è la capacità di cogliere ciò che «è lo stesso in tutti i casi»
4.1.4 La verità non è una cosa, ma un compito

4.2 Il Menone

4.2.1 Il problema del dualismo conoscitivo
4.2.2 Conoscere non è una cosa, ma un’attività
4.2.3 Conoscere è il tornare dell’anima a se stessa 

4.3 La Repubblica

4.3.1 La metafora della linea

 

5. La verità come educazione dell’anima: Simposio, Fedro, Lettera VII

5.1 Dal Menone al Simposio
5.2 Il Simposio

5.2.1 I sette discorsi del Simposio
5.2.2 Il discorso di Aristofane
5.2.3 Il discorso di Diotima

5.3 Il Fedro e la Lettera VII: l’intrasmissibilità della conoscenza

5.3.1 Fedro: la critica della scrittura
5.3.2 Lettera VII: «come fiamma s’accende da fuoco che balza» 

 

6. L’anima e la natura umana: Fedone, Fedro, Repubblica

6.1 Fedone: l’immortalità dell’anima
6.2 Fedro, il mito della biga alata
6.3 Repubblica, il mito di Er

 

7. Giustizia, uguaglianza e libertà nella Repubblica

7.1 Conoscenza e città giusta 
7.2 Il comunismo platonico

7.2.1 L’uguaglianza di genere
7.2.2 Riportare la città all’uguaglianza naturale
7.2.3 L’abolizione di famiglia e proprietà come cause della diseguaglianza

 

8. L’idea, la sua esistenza e il rapporto con il mondo sensibile negli ultimi dialoghi

8.1 I problemi del dualismo platonico e il rapporto delle cose con le idee nel Parmenide

8.1.1 Cosa sono le idee?

8.2  Il rapporto delle idee tra loro negli ultimi dialoghi
8.3 Il parricidio di Parmenide nel Sofista

 

Bibliografia essenziale

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Dicembre 20th, 2018

I sofisti

by gabriella

Raffaello, I sofisti allontanati dal gruppo dei socratici [La scuola di Atene, 1509, particolare]

I sofisti furono i protagonisti dell’Illuminismo greco, critici di un sapere dogmatico su cui si fondava una precisa gerarchia sociale e attori della prima rivoluzione pedagogica.

Demonizzati da Platone e dagli antichi e rivalutati solo con il pensiero contemporaneo a partire da Hegel e Nietzsche, produssero l’insegnamento di Protagora di Abdera e Gorgia di Lentini.

 

Indice

1. I perché di una condanna e della rivalutazione contemporanea

1.1 Da sapiente a cavillatore in malafede
1.2 La rivalutazione otto-novecentesca della Sofistica

 

2. Le premesse storico-sociali della rivoluzione sofista

2.1 La filosofia della crisi dell’ordine aristocratico e della sua filosofia
2.2 Il contesto storico-politico
2.3 La rivoluzione pedagogica sofista: eccellenti si diventa
2.4 La sofistica di prima e seconda generazione

 

3. Protagora di Abdera

3.1 L’uomo «misura di tutte le cose»: desacralizzazione e relativizzazione della verità
3.2 «Intorno ad ogni cosa ci sono due discorsi (logoi) in contrasto tra loro»: la verità è relativa, ma può essere trovata

3.21 L’anonimo sofista dei Dissoi Logoi 

3.3 «Degli dèi non so né che sono né che non sono»

 

4. Gorgia di Lentini

4.1 Il Trattato Sul non essere o Della natura

4.1.1 Le conseguenze del dire che il non essere non è
4.1.2 Le conseguenze del dire che l’essere è perché non può essere mai negato

4.2 Non sappiamo nulla, perciò crediamo
4.3 L’Encomio di Elena

 

5. I sofisti e la religione
6. Legge di natura e legge umana: il dibattito sulla politica nei sofisti

 

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Gennaio 2nd, 2018

Hegel

by gabriella
Georg Wilhelm Hegel

Georg Wilhelm Hegel (1770 – 1831)

La filosofia di Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda, 1770 – Berlino, 1831) nasce dall’aspirazione, condivisa con il movimento romantico, di veder conciliate le contraddizioni tra soggetto e oggetto, sentimento e ragione, individuo e società, finito e infinito, umano e divino, termini che la cultura moderna e illuministica aveva invece contrapposto.

Hegel accusa i filosofi moderni e, particolarmente Kant, di restare ancorati alle rigidità dell’intelletto (definirà seccamente il modo di pensare moderno, o kantiano, frutto di un «intelletto tabellesco» Pref. Fenom., pp. 40-41) e mantenere la loro riflessione sul livello astratto della distinzione uomo/natura – per quanto riguarda il piano conoscitivo – e dell’opposizione di essere/dover essere su quello etico, senza cogliere il nesso razionale e necessario che lega i singoli aspetti della realtà.

Hegel sarà infatti il sistematore di quella linea di pensiero che, a partire da Fichte, rifiuta la concezione dogmatica dell’essere, inteso come realtà oggettiva e indipendente dal soggetto e la riconduce all’attività creativa dello spirito.

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Settembre 12th, 2016

Aristotele

by gabriella
aristoteles

Aristotele (384 – 324 a. C.)

[Attenzione: questa pagina incorpora una trasmissione radiofonica che si apre automaticamente. Per evitare di ascoltare l’audio prima del necessario, disattivare l’audio dal proprio browser (“disattiva audio scheda”) o scrollare il testo fino a “Come resistere al tempo della barbarie” ed escluderlo manualmente].

 

Integrazioni, chiarimenti, sintesi [videolezioni di Gianfranco Marini]: 1. Importanza, vita, opere di Aristotele; 2. Le differenze tra Platone e Aristotele; 3. Introduzione alla Logica; 4. La logica dei termini; 5. La logica delle proposizioni; La sillogistica4. La filosofia come ricerca e insegnamento

 Se si deve filosofare, si deve filosofare e se non si deve filosofare, si deve filosofare; in ogni caso dunque si deve filosofare. Se infatti la filosofia esiste, siamo certamente tenuti a filosofare, dal momento che essa esiste; se invece non esiste, anche in questo caso siamo tenuti a cercare come mai la filosofia non esiste, e cercando facciamo filosofia, dal momento che la ricerca è la causa e l’origine della filosofia.

Aristotele, Protreptico

Aristotele (Ἀριστοτέλης) nacque a Stagira, una città ionia vicina all’odierna Salonicco, nel 384 a. C.. Suo padre Nicomaco, che lo lasciò precocemente orfano, era medico presso la corte macedone di Aminta III.

A diciassette anni il giovane Aristotele fu inviato dal tutore Prosseno ad Atene per frequentare l’Accademia, retta in quel momento da Eudosso di Cnido a causa dell’assenza di Platone appena partito per la Sicilia. Vi rimase vent’anni, fino alla morte del maestro, dopo la quale ricostituì una piccola comunità platonica ad Asso, città governata dal tiranno Ermia, un politico che il filosofo aveva conosciuto durante gli anni trascorsi in Accademia.

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Maggio 5th, 2016

Aristotele, Protreptico

by gabriella

aristotele

Raccolgo i passi più significativi dell’Esortazione alla filosofia di Aristotele – nell’edizione curata da Diego Fusaro – con uno stralcio del saggio introduttivo dedicato all’opera da Enrico Berti [E. Berti, Protreptico, Torino, UTET, 2008, pp. XXIII-XVIII].

Se si deve filosofare, si deve filosofare e se non si deve filosofare, si deve filosofare; in ogni caso dunque si deve filosofare. Se infatti la filosofia esiste, siamo certamente tenuti a filosofare, dal momento che essa esiste; se invece non esiste, anche in questo caso siamo tenuti a cercare come mai la filosofia non esiste, e cercando facciamo filosofia, dal momento che la ricerca è la causa e l’origine della filosofia.

Aristotele, Protreptico

Nell’anno 353 a.C. Isocrate scrisse un’orazione intitolata Antidosis, che significa “scambio”, perché in essa, a riprova della sua innocenza dall’accusa di essersi arricchito illecitamente, il famoso retore si dichiarava disposto a scambiare tutti i suoi beni con quelli dei  suoi accusatori. In essa egli fece l’apologia di tutta la propria vita, rispondendo anche alla polemica condotta contro di lui dagli Accademici [Antidosis, 258]. A costoro si riferiscono infatti inequivocabilmente alcuni paragrafi dell’Antidosis, in cui Isocrate allude a certi ferventi dell’eristica che calunniavano i discorsi comuni e utili, non ignorando il valore di essi né quanto rapidamente essi giovino a chi li usa, ma sperando così di rendere più stimabili i propri [Antidosis, 258]. Nella denominazione di eristi, Ioscrate acomuna tutti i socratici, noti per le loro discussioni dialettiche, ma tra essi distingue i platonici, che disprezzano il valore dei discorsi utili e tuttavia sanno il valore della retorica. Da questi Isocrate dichiara di essere stato attaccato aspramente [Antidosis, 259-60] – accennando sicuramente all’esordio del corso di retorica tenuto da Aristotele:

«é turpe tacere e lasciare che parli Isocrate».

[Aristotele aveva peraltro tacciato di servilismo lo scritto isocrateo dedicato a Grillo, figlio di Senofonte, in occasione della morte in battaglia del giovane nel 362. NDR.] e a lui risponde mediante una valutazione critica della paideia accademica.

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Marzo 14th, 2013

Dalla filosofia alla concezione materialistica della storia

by gabriella

Stralcio alcuni passi da questa introduzione al materialismo storico e alla dialettica di Area globale.

Marx ed EngelsMolto raramente si ricorda che una delle conclusioni teoriche di Marx è quella del superamento della divisione disciplinare della conoscenza (si potrebbe dire, della divisione del lavoro nel campo della conoscenza) e l’adozione di un approccio olistico – diciamo, interdisciplinare – ai problemi che in genere vengono catalogati come “filosofici”, “economici”, “storici”, “sociali”, “psicologici”, ecc…

il marxismo non si lascia collocare in nessuno dei comparti tradizionali del sistema delle scienze borghesi, e anche se si intendesse approntare appositamente per esso… un nuovo comparto chiamato sociologia, esso non vi rimarrebbe tranquillamente, ma continuerebbe a uscirne per infilarsi in tutti gli altri. “Economia”, “filosofia”, “storia”, “teoria del diritto e dello Stato”, nessuno di questi comparti è in grado di contenerlo, ma nessuno di essi sarebbe al sicuro dalle sue incursioni se si intendesse collocarlo in un altro» [K. Korsch, Marxismo e filosofia, Sugar, Milano, 1968, p. 87. Cit. in Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, Vol.3, Cap.10 “Marx”].

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Febbraio 5th, 2013

La paideia filosofica, i sofisti

by gabriella

Audiolezione: La rivoluzione pedagogica sofista

Il sophistés

Anticamente il termine sophistés era sinonimo di sophós (saggio) ed era riferito a chi possedeva attivamente una vasta e poliedrica conoscenza. Sophistés erano detti ad esempio i Sette Savi che Platone elenca nel Protagora. Nel V secolo a. C. si chiamarono invece “sofisti” quegli intellettuali stranieri che della sapienza facevano una professione, insegnandola scandalosamente dietro compenso, così che Senofonte poteva definirli «prostituti del sapere».

Ciò che caratterizza i sofisti è appunto sofistiil loro proporsi come maestri di virtù, che essi intendono nel modo dei poeti della tradizione greca, da Omero a Solone, nei termini della formazione politica del cittadino.

Solone aveva dedicato a se stesso, quale costruttore di giustizia (eunomie, vita civile), la lode del poeta. Sulla stessa linea di continuità si porranno dunque i sofisti, per i quali, somma areté é il sapere, cioè quel particolare tipo di formazione spirituale che è richiesta al cittadino nella polis del V secolo. In questo momento, infatti, la città-stato non si regge più su norme divine e principi immutabili, ma su leggi e decisioni prese nell’agorà e nella boulé, in base al prevalere di una fazione sull’altra e di un’opinione su un’altra. E’ quindi diventato indispensabile per l’uomo libero che partecipa alla vita pubblica, il possesso di tecniche retoriche e dialettiche capaci di rendere persuasiva la parola.

Emblematica di questo nuovo clima culturale è la figura di Protagora.

 

Protagora

La prima tesi importante per capire il ruolo di Protagora (Abdera, 490 a.C.) ad Atene é quella contenuta nel famoso frammento che tratta dell’esistenza e conoscibilità degli dèi. Si legge in Eusebio:

Si dice che Protagora abbia iniziato in questo modo il suo scritto Sugli dèi: «Degli dèi non so né che sono, né che non sono, né quale sia il loro aspetto: molte sono infatti le difficoltà che si oppongono, la grande oscurità della cosa e la pochezza della vita umana».

protagora-di-abderaLa posizione di Protagora sembra chiara: egli non nega l’esistenza degli dèi, ma si limita a dichiarare inconoscibile la loro esistenza (agnosticismo), con conseguenze rilevanti per la riflessione sulla vita civile dell’uomo. Dichiarare inconoscibili gli dèi significa, infatti, per Protagora, mettere in discussione il fondamento sacro, o divino, delle leggi e della stessa giustizia, evidenziando il carattere convenzionale e provvisorio delle norme, dei valori, e delle credenze (una posizione, come si vede, diametralmente opposta a quella di Esiodo). La divinizzazione dei legislatori del passato, da Licurgo a Solone, è quindi una pura mistificazione: sono infatti gli uomini che fanno le leggi (come evidenziato da Solone) sulla base dei loro interessi e dei rapporti di forza nelle assemblee.

Ecco quindi che Protagora può presentarsi ad Atene come maestro di virtù, in grado di insegnare dietro compenso come condurre al meglio gli affari politici. Offrendo i suoi servizi a chiunque potesse pagarlo, Protagora offre ai membri dei nuovi ceti emergenti, privi di retaggio familiare aristocratico e dunque di cultura, gli strumenti per promuoversi socialmente, partecipando attivamente alla vita pubblica.

La tesi sugli dèi costò a Protagora una condanna per empietà, comminatagli nel 411 per volontà del partito oligarchico, in seguito alla quale muore nel naufragio della nave che lo porta lontano da Atene. Ventun anni prima (432 a.C.), lo stesso Anassagora, sapiente amico di Pericle, aveva subito la stessa condanna per volontà del partito democratico – condanna a morte, poi commutata in esilio -, per aver sostenuto che il sole è una pietra infuocata e non un Dio.

In questo modo, i sofisti trasferiscono l’areté agonale del passato dal campo di battaglia all’agorà, dove si fa sempre più aspro lo scontro tra il partito oligarchico e quello democratico.

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