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Gennaio 13th, 2019

Platone

by gabriella

Platone (427 – 347 a. C.)

L’intera storia della filosofia non è che
note a margine al pensiero di Platone.

Alfred  N. Whitehead

1. Eutifrone, Apologia, Critone, Fedone [commento al Fedone]
2. Cratilo, Teeteto, Sofista, Politico 
3. Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro
4. Alcibiade maggiore, Alcibiade minore, Ipparco, Amanti
5. Teagete, Carmide, Lachete, Liside
6. Eutidemo, Protagora, Gorgia, Menone
7. Ippia maggiore, Ippia minore, Ione, Menesseno
8. Clitofonte, Repubblica, Timeo, Crizia
9. Minosse, Leggi, Epinomide, Lettere

 

Indice

1. Il senso della filosofia platonica

1.1 La formazione e la morte di Socrate
1.2 La vita come parresia e il significato pratico (o politico) della filosofia

 

L’opera e l’evoluzione del pensiero platonico

2.1 Le caratteristiche dei dialoghi giovanili
2.2 I dialoghi della maturità e l’allontanamento da Socrate

 

3. Il problema della giustizia: Protagora, Gorgia, Lettera VII

3.1 Il Protagora

3.1.1 È possibile insegnare la virtù politica come si insegna un sapere tecnico?
3.1.2 La risposta di Protagora: Prometeo ed Epimeteo
3.1.3 La virtù è unica o molteplice?

3.2 Il Gorgia

      3.2.1 Dialettica e retorica
      3.2.2 I temi del Gorgia

       3.3 La Lettera VII

 

4. Il problema della conoscenza: Teeteto, La Repubblica, Menone

4.1 Circostanze e caratteristiche del Teeteto

4.2.1 Il dialogo

4.2 La metafora della linea nella Repubblica
4.3 Conoscenza come reminiscenza nel Menone

 

5. La verità come educazione dell’anima: Simposio, Fedro

5.1 Il Simposio

5.1.1 Il dialogo
5.1.2 Il discorso di Aristofane: l’amore come simbolo e ricomposizione di un intero
5.1.3 Il discorso di Diotima: l’amore come desiderio, figlio di mancanza ed espediente, come la philo-sophia

5.2 Il Fedro

 

6. L’intrasmissibilità della conoscenza: Fedro, Lettera VII

6.1 La critica della scrittura nel Fedro
6.2 La conoscenza è «come fiamma s’accende da fuoco che balza»: Lettera VII

 

7. L’anima e la natura umana: Fedone, Fedro, Repubblica

7.1 L’immortalità dell’anima nel Fedone
7.2 Il mito della biga alata nel Fedro
7.3 Il mito di Er nella Repubblica

 

8. Giustizia, uguaglianza e libertà nella Repubblica

8.1 Conoscenza e città giusta nella Repubblica
8.2 Il comunismo platonico

8.2.1 L’uguaglianza di genere
8.2.2 Riportare la città all’uguaglianza naturale
8.2.3 L’abolizione delle cause della diseguaglianza: famiglia e proprietà

 

9. L’idea, la sua esistenza e il rapporto con il mondo sensibile negli ultimi dialoghi

9.1 I problemi del dualismo platonico e il rapporto delle cose con le idee nel Parmenide

9.1.1 Cosa sono le idee?

9.2  Il rapporto delle idee tra loro negli ultimi dialoghi
9.3 Il parricidio di Parmenide nel Sofista

 

Bibliografia essenziale

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Marzo 2nd, 2018

Trasimaco, La giustizia è l’utile del più forte

by gabriella

Alle celebre affermazione del sofista secondo il quale la giustizia è la legge con la quale i forti impongono il loro vantaggio, Socrate obietta che la giustizia è piuttosto l’utile del più debole che uomini giusti sono disposti a perseguire. Questi non cercano onori e fama, ma accettano di guidare lo stato «per non incorrere nel tremendo castigo di essere governati da chi è peggiore di loro».

La Repubblica di Platone nel bell’allestimento teatrale di Claudio Longhi messo in scena dalla Fondazione San Carlo di Modena il 7 e 9 febbraio 2014. Al minuto 22:15 lo scontro tra Socrate e Trasimaco davanti a Polemarco, l’ingenuo figlio del padrone di casa, Cefalo e l’affermazione del sofista, a conoscenza dei meccanismi del potere, che «la giustizia è l’utile del più forte».

Trasimaco: Credi davvero, Socrate, che i pastori mirino al bene delle pecore e dei buoi? Che li nutrano e li ingrassino e li curino per uno scopo diverso da quello dei padroni e del loro proprio? E allo stesso modo pensi che i governanti ignorino il loro profitto? La giustizia! La giustizia è un bene utile a chi è più forte e governa, ma è un danno per chi obbedisce e serve. I sudditi fanno il bene del padrone e lo rendono felice servendolo, ma non riusciranno mai a rendere felici loro stessi. La tirannide porta via i beni altrui, sacri, profani, pubblici, privati. A coloro che si macchiano di simili misfatti di solito si dà il nome di sacrileghi, di schiavisti, di rapinatori, di ladri … e invece quando uno, oltre che delle sostanze dei loro cittadini, si impadronisce anche delle loro persone e se ne serve come di schiavi facendosi tiranno, ecco che viene dato il nome di felice e beato, nonostante abbia realizzato l’ingiustizia assoluta. Ecco, l’ingiustizia è assai più degna di un uomo libero di quanto lo sia la giustizia.

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