Posts tagged ‘Antifonte’

dicembre 13th, 2015

I sofisti

by gabriella
Raffaello, Scuola di Atene- part. I sofisti tenuti lontano dal gruppo dei socratici

Raffaello, Scuola di Atene [particolare] I sofisti tenuti lontano dal gruppo dei socratici

Gli uni dicono che altro è il bello e altro è il brutto, differenti come di nome, così di fatto; altri invece che bello e brutto sono la stessa cosa. Ed io cercherò di spiegare questo secondo modo di vedere. Per un giovinetto il concedersi a un amante è bello; ma ad uno che non sia suo amante è brutto. E per le donne, fare il bagno in casa è bello, ma nella palestra è brutto (invece per gli uomini, tanto nella palestra che nel ginnasio è bello) […] E beneficar gli amici, bello; i nemici, brutto. E fuggire il nemico, brutto; ma fuggir i competitori nello stadio, bello. E uccider gli amici, brutto; ma i nemici, bello. E uccider gli amici e i concittadini, brutto, ma i nemici, bello. E così via per tutti gli altri casi.

Anonimo, Discorsi doppi (Dissoi logoi)

 

Audiolezioni: 1. La rivoluzione pedagogica sofista 2. Specificità della filosofia dei sofisti 3. Protagora 4. Gorgia

 

Il sophistés

Anticamente il termine sophistés era sinonimo di sophós (saggio) ed era riferito a chi possedeva attivamente una vasta e poliedrica conoscenza. Sophistés erano detti ad esempio i Sette Savi (che Platone elenca nel Protagora: Talete, Biante, Pittaco, Solone, Cleobulo, Misone e Chilone). Nel V secolo a. C si chiamarono invece “sofisti” quegli intellettuali stranieri che della sapienza facevano una professione, insegnandola scandalosamente dietro compenso, così che Senofonte poteva definirli «prostituti della cultura» e i loro detrattori, Platone e Aristotele, «negozianti di merce spirituale» interessati al denaro e al successo piuttosto che alla ricerca della verità.

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aprile 28th, 2013

Barbara Cassin, Sofistica

by gabriella

Barbara CassinTraggo da Studia Humanitatis la ricostruzione della fisionomia intellettuale del sofista quale alter ego del filosofo operata dalla filosofa francese Barbara Cassin.

Splendida in particolare, l’illustrazione dell’autolegittimazione del discorso ontologico smascherata da Gorgia – quasi in in chiusura del testo.

Se l’essere è un effetto del dire, l’immediatezza della natura e l’evidenza di una parola che ha il compito di esprimerla adeguatamente svaniscono insieme: la fisicità che la parola rivela lascia il posto alla politicità creata dal discorso. Si raggiunge così grazie ai sofisti la dimensione della politicità, e la città appare come la creazione continua del linguaggio. La sofistica, se è un gioco, è un gioco che produce il mondo, come il gioco del fanciullo eracliteo.

La sofistica fu un movimento di pensiero che, all’alba presocratica della filosofia, sedusse e scandalizzò la Grecia intera. I sofisti furono effettivamente, secondo la bella espressione di Hegel, “i maestri della Grecia”: anziché meditare sull’essere, come gli Eleati, o sulla natura, come i fisici della Ionia, essi scelsero di essere degli educatori di professione, uomini grazie ai quali “nacque la cultura propriamente detta”, stranieri itineranti che fecero commercio della loro saggezza e delle loro competenze come le etere facevano commercio del loro fascino.

Ma i sofisti furono anche uomini di potere, che sapevano come persuadere i giudici, cambiare gli umori di un’assemblea, condurre a buon fine un’ambasceria, dare leggi a una nuova città, educare alla democrazia: in breve, fare opera politica. Questa duplice capacità ha un’unica fonte: la padronanza del linguaggio, dalla linguistica (morfologia, grammatica e sinonimica, che rese celebre Prodico) alla retorica (studio dei tropi, delle sonorità, delle proprietà del discorso e delle sue parti, in cui primeggiò Gorgia). I sofisti furono anzitutto, secondo la diagnosi di Hegel, “maestri dell’eloquenza”.

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