Risiera di San Sabba, Lettera di Pino Robusti alla fidanzata

by gabriella

Trieste, 5 aprile 1945

Laura mia,

mi decido di scrivere queste pagine in previsione di un epilogo fatale e impreveduto. Da due giorni partono a decine uomini e donne per ignota destinazione. Può anche essere la mia ora. In tale eventualità io trovo il dovere di lasciarti come mio unico ricordo queste righe.

Tu sai, Laura mia, se mi è stato doloroso il distaccarmi, sia pure forzatamente da te, tu mi conosci e mi puoi con i miei genitori, voi soli, giustamente giudicare. Se quanto temo dovrà accadere sarò una delle centinaia di migliaia di vittime che con sommaria giustizia in un campo e nell’altro sono state mietute.

Per voi sarà cosa tremenda, per la massa sarà il nulla, un’unità in più in una cifra seguita da molti zeri. Ormai l’umanità si è abituata a vivere nel sangue. Io credo che tutto ciò che tra noi v’è stato, non sia altro che normale e conseguente alla nostra età, e son certo che con me non avrai imparato nulla che possa nuocerti né dal lato morale, né dal lato fisico. Ti raccomando perciò, come mio ultimo desiderio, che tu non voglia o per debolezza o per dolore sbandarti e uscire da quella via che con tanto amore, cura e passione ti ho modestamente insegnato.

Mi pare strano, mentre ti scrivo, che tra poche ore una scarica potrebbe stendermi per sempre, mi sento calmo, direi quasi sereno, solo l’animo mi duole di non aver potuto cogliere degnamente, come avrei voluto, il fiore della tua giovinezza, l’unico e più ambito premio di questa mia esistenza.

Credimi, Laura mia, anche se io non dovessi esserci più, ti seguirò sempre e quando andrai a trovare i tuoi genitori, io sarò là, presso la loro tomba ad aiutarti e consigliarti.

L’esperienza che sto provando, credimi, è terribile. Sapere che da un’ora all’altra tutto può finire, essere salvo e vedermi purtroppo avvinghiato senza scampo dall’immane polipo che cala nel baratro.

E’ come divenir ciechi poco per volta. Ora, con te sono stato in dovere di mandarti un ultimo saluto, ma con i miei me ne manca l’animo, quello che dovrei dire a loro è troppo atroce perchè io possa avere la forza di dar loro un dolore di tale misura. Comprenderanno, è l’unica cosa che spero. Comprenderanno.

Addio, Laura adorata, io vado verso l’ignoto, la gloria o l’oblio, sii forte, onesta, generosa, inflessibile, Laura santa. Il mio ultimo bacio a te che comprende tutti gli affetti miei, la famiglia, la casa, la patria, i figli.

Addio

Pino

Pino Robusti era uno studente, si considerò prigioniero politico – come scrive nella lettera di Pasqua ai genitori – solo dopo il suo internamento nella Risiera di San Sabba. Fu ucciso dai tedeschi a 23 anni, il suo corpo bruciato nel forno della Risiera.

Pasqua 1945

Carissimi

Questa giornata è stata come una sorpresa per tutti noi “politici”.
Ogni ceto, classe, età, accomunati in una sola vera fede, in una sofferenza unica e distinta per ognuno di noi eppure per tutti uguale. Ci siamo ritrovati tutti, stamane in chiesa, italiani, slavi, americani, russi tutti uguali dinanzi al cappellano, uomini e donne. Il discorso del prete è stato grandioso come grandioso il “grazioso” sorriso  che da qualche giorno infiora la fetida bocca dei carcerieri. Si scusano di tenerci qui, ma come si fa… il dovere…!

Fifa, miei cari, fifa bella e buona! Poi in cortile, tutti insieme abbiamo cantato l’inno partigiano e gli slavi sono maestri del canto. Bisognava vedere la faccia del maresciallo tedesco che osservava la scena. Nulla ci è mancato, né vino, né sigarette e neppure fiori e che eleganza stamattina. Insomma la miglior dimostrazione di strafottenza più schietta e manifesta. Spero che anche voi avrete passato questo giorno con quella letizia che permettono le circostanze attuali (illeggibile) meglio non pensarci (illeggibile). State in pace e ricordatevi come io ricordo che l’ora del (illeggibile) è sempre più vicina per qualcuno che io conosco. Baci a tutti.”

Pino

La Risiera di San Sabba

La risiera costruita nel 1913 nel quartiere di San Sabba a Trieste dapprima divenne il Stalag 339 campo di prigionia per i militari italiani dopo l’8 settembre 1943 Poi divenne Polizeihaftlager Campo di detenzione di polizia, usato sia come campo di passaggio per gli ebrei da inviare poi allo sterminio in Germania e in Polonia (a Dachau, Auschwitz, Mauthausen), sia alla detenzione e eliminazione di ostaggi, militari, oppositori, politici partigiani, antifascisti, esponenti della resistenza italiana, slovena e croata.

Il campo di San Sabba ha questa sua peculiarità è un campo di sterminio delle idee, e del dissenso, non necessariamente legato alla follia della dottrina razziale nazista. Nelle celle si sono trovate migliaia di documenti d’identità, che sono stati prelevati dalle truppe jugoslave che per prime entrarono nella Risiera e furono portate a Lubiana, dove sono conservati ancora oggi presso l’Archivio della Repubblica di Slovenia.

Come per altri campi, vi era in comune, la presenza di laboratori, dove vi lavoravano principalmente gli ebrei che poi, quando c’era un carico sufficiente, (fa rabbrividire usare questa parola) venivano inviati nei campi di sterminio in Germania e in Polonia (a Dachau, Auschwitz, Mauthausen). E’ sottesa l’idea della efficienza e della utilitarietà dell’individuo, che deve rendere e produrre prima di essere ucciso, quasi a pagare le spese della sua eliminazione.

Nel cortile interno della Risiera il forno crematorio collaudato il 4 aprile 1944, dalle migliori intelligenze naziste che si erano contraddistinte nei lager di tutta l’Europa e che per un tragico destino si erano riunite qui a Trieste. Il forno fu fatto saltare con la dinamite dai nazisti in fuga alla fine dell’aprile 1945. Nei resti del forno, la mazza, una mazza ferrata del tipo di quelle usate nel medioevo, che veniva usata per dare il colpo finale sulla nuca dell’internato prima di gettarlo alle fiamme, vivo o morto che fosse, oppure era usata per spezzare le ossa delle giunture e delle articolazioni o per torturarlo in altro modo, come solo la crudeltà dell’uomo sa concepire, al di là di ogni fantasia.I prigionieri che venivano uccisi non provenivano solo dal campo di San Sabba ma anche da altre carceri della città come il Coroneo, e, a volte, da fuori.

Ci sono rimaste le loro testimonianze, graffiate sui muri delle celle, e le lettere che esprimono quello che solo chi ha vissuto queste cose sulla propria pelle riesce ad esprimere. In particolare la lettera alla fidanzata del triestino Pino Robusti, prigioniero politico.

Le esecuzioni avvenivano di notte, e i prigionieri dalle celle lo sentivano, perché in quelle notti i motori dei camion andavano a pieno regime, e col rumore dei motori coprivano le urla di chi veniva ucciso. I prigionieri venivano gassati dai gas di scarico dei camion appositi, fucilati, o uccisi colla mazza ferrata. I sopravissuti, che udivano questo dalle celle, hanno ricordi auditivi, non grida ma il rombo dei motori, le musiche ad altissimo volume, delle marce tedesche e di “Lilì Marlene” i latrati dei cani delle guardie, e poi il silenzio tragico della morte.

L’odore acre della carne che bruciava nei forni riempiva l’aria e arrivava fino alle celle dei prigionieri.Ed il giorno dopo, persone che non esistevano più, perché mucchi di cenere, che venivano sparse nel mare dell’Adriatico. Quante sono state le persone uccise allo interno della risiera di San Sabba? Circa 5000 persone, cristiani e atei appartenenti alla resistenza, alle file dei partigiani, oppositori e ostaggi. Qualcuno parla di cifre maggiori.Non vengono calcolate le migliaia di persone che qui vennero raccolte, (principalmente ebrei) e poi mandate a morire nei campi di sterminio in Germania e in Polonia (a Dachau, Auschwitz, Mauthausen)

Solo nel 1965 lo Stato Italiano dichiara la Risiera di San Sabba monumento nazionale.


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