L’humanitas romana

by gabriella

Marco Tullio Cicerone (106 – 43 a. C.)

Con la sua sintesi di motivi ellenistici e temi della tradizione arcaica romana, il pensiero educativo da Catone (234-149 a.C.) a Quintiliano (35/40-96 a.C.) ha avuto un’influenza fondamentale sulla tradizione occidentale. A differenza del pensiero greco, la cultura romana non dispone di un’opera letteraria a cui riferirsi come elemento fondativo, i valori e i principi comuni vengono dunque rintracciati all’interno della tradizione, cioè di quella vita di un popolo di contadini che si affidava ai motivi etici della famiglia, della dedizione allo stato, del rispetto delle leggi e della tradizione, della pietas verso gli dèi, della fermezza (virtus), della dignità personale (gravitas) e del lavoro.  Questo insieme di valori, codificato nelle leggi non scritte del mos maiorum e in quelle inscritte nel bronzo delle Dodici tavole – una legificazione che fu, di fatto, una codificazione del mos maiorum del 451 a. C. per rispondere a conflitti sociali tra patrizi e plebei – costituisce il carattere romano della riflessione sviluppata nei circa quattro secoli che prendiamo in considerazione.

Questa identità originaria costituisce il filtro attraverso cui Roma si confronta con la cultura greca da Marco Porcio Catone, che considera nefasta la sua influenza e le attribuisce la crisi morale e il declino delle istituzioni avite, a Cicerone (106-43 a.C.) che la considera con circospezione ma la pone a fondamento delle virtù fondamentali dell’uomo pubblico.

 

Marco Porcio Catone

Marco Porcio Catone

Marco Porcio Catone (234 – 149 a. C.)

Catone fu dunque uno strenuo difensore dei valori e dell’identità romana di cui temeva la dissoluzione a causa del contatto con il mondo greco. Nel De liberis educandis – secondo Quintiliano il primo scritto romano sull’educazione – indica il culmine del percorso educativo nella formazione del «vir bonus, dicendi peritus», l’uomo pubblico irreprensibile che legava alla fermezza ed eticità del carattere la perizia oratoria.

 

Marco Tullio Cicerone

Cicerone rappresenta il momento maturo del confronto di Roma con la cultura greca, in cui si assiste all’ellenizzazione dell’educazione romana. A differenza di Catone, infatti, Cicerone non attribuiva la crisi morale di Roma all’influenza greca, ma a motivi interni di discordia, di lotta tra classi e di competizione individuale per il potere. Pur non essendo un pensatore originale, Cicerone ha il merito di tradurre in latino la filosofia greca – alla quale era stato formato dallo stoico Panezio e da maestri greci quali Diogene, Carneade e Critolao – con un’opera di straordinaria importanza per la diffusione occidentale della cultura ellenistico-romana.

Marco Tullio Cicerone (106 – 43 a.C.)

Cicerone è il fondatore della filosofia politica romana i cui fondamenti teorici rintraccia nello stoicismo, attraverso la mediazione di Panezio che riporta la sfera della virtù dalla dimensione  individuale assunta nell’ellenismo a quella pubblica del dovere attraverso la partecipazione alla vita politica. Centrale, nella dottrina ciceroniana è l’idea di origine stoica di una legge naturale eterna, universale e intrinseca alla natura stessa dell’uomo, anteriore a ogni diritto positivo:

Esiste una legge vera ed è la retta ragione, conforme alla natura, presente in tutti, sempre consonante con se stessa, non soggetta a perire. Nessuna correzione a questa legge è mai consentita, non è lecito abrogarla né del tutto né in parte. Né il senato né il popolo possono esentarsi dal prestarle ubidienza. Tale legge è universale, né è diversa ad Atene, diversa a Roma, diversa oggi, diversa domani. Essa è una sola e stessa legge eterna e immutabile che regge tutti i popoli e in tutti i tempi. De re publica

Come si vede, la legge naturale indicata da Cicerone è anteriore a ogni norma giuridica positiva e si pone rispetto alle leggi date, come principio di fondazione e criterio di valutazione. La sua universalità, inoltre, implica l’uguaglianza degli uomini e la comune possibilità degli uomini di uniformare la propria condotta a criteri di eticità.

Come la legge naturale è la base del diritto, il diritto è il fondamento della res publica: lo stato ha origine da questo vincolo giuridico.

La cosa pubblica è la cosa (res) del popolo e col termine popolo occorre intendere non già un qualsiasi raggruppamento di uomini uniti come un gregge, cioè in un modo qualunque, ma un gruppo numeroso di uomini che si sono reciprocamente associati in forza della loro comune adesione a una stessa legge (iuris consensu) e in forza di una certa comunità di interessi (utilitatis comunione). De re publica

scuolaProprio avendo individuato nella decisione comune di sottomettersi ad una stessa legge l’origine della stato, la sovranità risiede nel popolo, quale che sia la forma di governo che si dà. Colui che esercita il potere (in nome del popolo) è pertanto al «servizio della legge» e deve quindi conformarsi alla legge naturale e alla legge scritta. E’ alla formazione di un tale uomo pubblico, l’orator, che si rivolge l’azione educativa di Cicerone. L’oratore ciceroniano è, a tutti gli effetti, l’uomo pubblico di Isocrate, ma Cicerone preferisce richiamare la formula di Catone del vir bonus dicendi peritus.

E’ in questa continuità con l’identità romana che Cicerone colloca dunque il suo ideale di humanitas, l’educazione integrale dell’uomo pubblico romano (si vedano le pagine di Memorie di Adriano – l’identità occasionale del filosofo, la lingua e la cultura greca, l’appartenenza, la scuola, i libri che, pur non essendo una biografia dell’imperatore, restituiscono in modo mirabile la commistione di temi latini ed ellenici nella visione del mondo dell’uomo colto romano).

humanitas-romana

 

Marco Fabio Quintiliano

Quintiliano

Quintiliano (35-40 – 95)

Nato nella provincia spagnola nel 35 d.C., il maestro di retorica Quintiliano si rivolge come Cicerone, alla figura del perfetto oratore di cui traccia l’educazione nell’ Institutio oratoria. E’ nel suo capolavoro che Quintiliano traccia la fisionomia di un tipo di uomo che non sembra già essere più l’avvocato del foro, quanto un ideale universale: la formazione dell’uomo infatti, precede quella dell’oratore. E’ fin dalla prima pagina dell’Institutio oratoria, che Quintiliano afferma, quindi, il principio dell’educabilità di tutti gli uomini:

Appena gli sia nato un figlio, il padre fin dall’inizio ne concepisca la migliore speranza: in tal modo sarà più attento fin dall’inizio alla sua educazione. Falsa è infatti quella triste opinione che solo a pochissimi uomini sia concessa la forza di capire ciò che viene loro insegnato e che la maggior parte perde invece fatica e tempo per la lentezza dell’ingegno. E’ vero invece il contrario, e cioè che è possibile trovare più persone portate ad immaginare e pronte ad imparare. E ciò perché è naturale. Come gli uccelli sono generati per volare, i cavalli per correre, le bestie per incrudelire, così è in noi connaturata l’agile attività delle mente: per questo motivo l’origine dell’anima si crede celeste. Gli ottusi e i ribelli non vengono dunque generati secondo la natura umana più di quanto non lo siano i corpi prodigiosi o mostruosi, che infatti sono assai pochi.

Potrebbe essere una testimonianza di questa nostra tesi il fatto che nei fanciulli risplende una grandissima speranza, e quando questa svanisce con l’età è chiaro che è venuta a mancare non la natura, ma la cultura. Ammetto che uno può essere superiore a un altro così che possa progredire più o meno; non si potrà comunque trovare nessuno che non abbia conseguito nulla con lo studio.

Institutio Oratoria

L’intuizione di Quintiliano che, pur senza farvi riferimento, si riconnette alle tesi di Platone e Aristotele al riguardo, concerne l’educabilità universale e il valore fondamentale dell’educazione nello sviluppo umano. Quintiliano è l’autore antico che con più chiarezza perviene alla distinzione tra natura e cultura nei fatti umani che sarà un’acquisizione pienamente moderna, attribuendo a quest’ultima il maggior ruolo nella definizione della personalità individuale.

Come in Cicerone, Quintiliano guarda alla formazione dell’uomo integrale, giungendo a identificare retorica e filosofia: «quanto all’oratore io l’ho stabilito perfetto, quale non può essere che l’uomo onesto». Non c’è quindi in Quintiliano alcuna separazione tra l’eloquio ben fatto e l’animo retto.

Non meno originali sono le anticipazioni di questo latino del primo secolo in relazione alla critica della crudeltà pedagogica e delle punizioni corporali, alla necessità della penetrazione psicologica del docente e al valore del gioco e del ruolo della passione personale (che Platone chiamerebbe eros) nei processi d’apprendimento. Quintiliano è quindi, a pieno titolo, il protagonista di una pedagogia umanistica, sostenuta da una proposta metodologica e didattica coerente, che anticipa di molti secoli la sua completa codificazione.

 

Esercitazione

1. Quale differenza si nota tra la cultura greco-classica e la tradizione romana?

2. Cosa si intende per mos maiorum?

3. Che cosa ha rappresentato e quale finalità ebbero le 12 tavole? Cerca nel dizionario il significato dei termini “legificazione” e “codificazione” e spiega la differenza tra i due termini.

4. Come considerava l’ellenizzazione della cultura romana Catone? A chi si rivolgeva la sua azione educativa? Quale fine si prefiggeva?

5. Qual é il punto di vista di Cicerone sulla cultura ellenistica? A chi si rivolgeva la sua azione educativa?

6. Illustra il significato e le conseguenze del postulato della legge naturale.

7. Qual è il fondamento ciceroniano del diritto?

8. Indica qual è il fondamento della res publica, spiegando perché.

9. Spiega perché la sovranità appartiene al popolo?

10. Illustra il significato dell’humanitas ciceroniana.

11. Illustra la riflessione di Quintiliano sull’apporto dell’educazione allo sviluppo umano.

12. Spiega in cosa consiste la distinzione tra natura e cultura nella personalità individuale, operata da Quintiliano.


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