Archive for ‘Sociologia’

Aprile 9th, 2019

Organizzazioni

by gabriella

organizzazione

Lo svi­luppo delle organizzazioni è il meccanismo principale in base al quale in una società altamente differenziata è possibile realizzare i propri progetti e raggiungere degli obiettivi che vanno al di là degli individui.

Talcott Parsons

Indice

1. Natura, finalità e sviluppo delle organizzazioni
2. La teoria classica dell’organizzazione

      2.1 Lo Scientific Management
      2.2 La «scuo­la delle relazioni umane»

 

3. L’analisi weberiana e dei teorici del conflitto
4. L’organizzazione come sistema

 

1. Natura, finalità e sviluppo delle organizzazioni

Le organizzazioni sono entità strutturate che mobilitano individui, risorse e tecnologie al servizio di uno scopo perseguito razionalmente. Sono organizzazioni i partiti politici, le chiese, gli ospedali, le aziende, le cooperative e le associazioni del terzo settore ecc..

Paziente in attesa nella sala d'aspetto di un ospedale

Sala d’aspetto di un ospedale

La moltiplicazione delle organizzazioni, legata alla razionalizzazione delle attività finalizzate al raggiungimento di scopi sociali, è un fenomeno tipico della modernizzazione. 

Max Weber (1864-1920)

Weber lo chiamò burocratizzazione, guardando con angoscia alla spersonalizzazione e alla perdita d’anima della società moderna investita dai processi di razionalizzazione, nella quale ogni utilità umana viene ormai perseguita attraverso le procedure e la standardizzazione della «gabbia d’acciaio» del capitalismo.

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Aprile 5th, 2019

Simone, la verità è politica

by gabriella

L’adolescente di Torre Maura rovescia con semplicità la retorica propagandistica di Casa Pound.


Marzo 19th, 2019

La parola ci fa uguali 2. Gli studi sociolinguistici di Basil Bernstein e William Labov

by gabriella

William Labov

Basil Bernstein (1924 – 2000)

Seconda lezione di sociolinguistica dedicata alla comprensione del rapporto tra pensiero e linguaggio, tra condizione sociale e competenze cognitivo/espressive. In questo testo esaminiamo il contributo dei sociolinguisti anglosassoni Basil Bernstein e William Labov.

La prima lezione è stata dedicata ai problemi dell’unificazione linguistica italiana e alle esperienze dei maestri degli esclusi, da don Milani a Bruno Ciari a don Sardelli.

La terza, invece, agli studi di Tullio De Mauro sull’analfabetismo strumentale, funzionale e di ritorno.

Indice

1. Introduzione
2.
Basil Bernstein
3. William Labov
4. Treccani, Il codice ritretto delle coatte di Ostia e il codice esteso

Videolezioni: 1. La parola ci fa uguali. L’unificazione linguistica degli italiani e i maestri degli esclusi 2. La parola ci fa uguali 2. Basil Bernstein e William Labov 3. La parola ci fa uguali 3. L’analfabetismo funzionale e di ritorno

 

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Marzo 8th, 2019

L’8 marzo non è una festa

by gabriella
Triangle Fire4

Triangle Fire 25 marzo 1911

Una breve storia della Giornata Internazionale delle Donne, per ricordare che l’8 marzo non è una festa, ma un giorno di riflessione sulla discriminazione femminile nelle case e nei luoghi di lavoro ovunque nel mondo.

Agli inizi del novecento gli scioperi operai e le manifestazioni per i diritti civili delle donne erano frequenti in Europa e negli Stati Uniti. Dopo la manifestazione oceanica del 1908, nella quale quindicimila donne avevano marciato a New York per chiedere la giornata lavorativa di otto ore, l’aumento dei salari e il diritto di voto, il 25 febbraio 1909 fu celebrata la prima giornata internazionale della donna.

Clara_Zetkin

Clara Zetkin (1857 – 1933)

Nel 1910, durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen, Clara Zetkin, spartachista e tra i fondatori del Partito Comunista tedesco, propose che in ogni paese si organizzasse ogni anno una Giornata della Donna. La prima si tenne in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera il 19 marzo 1911.

Meno di una settimana dopo, avvenne l’incendio della Triangle Shirtwaist Company, un’azienda tessile di New York in cui lavoravano soprattutto giovani donne immigrate dall’Europa che morirono in centoquarantasei.

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Marzo 6th, 2019

Le comunicazioni di massa 1. I media «alfabetici»

by gabriella

Prima parte della lezione sulla storia sociale dei media dedicata ai media «alfabetici», per capire che una tecnologia di comunicazione definisce e modella la società in cui sorge e, al tempo stesso, ne è espressione.


Indice

1. Le comunicazioni di massa
2. I mass media
3. I media «alfabetici»

3.1 La stampa
3.2 Il giornale

 

Download (PDF, 408KB)

 

1. Le comunicazioni di massa

Come si è visto, nell’articolo dedicato alla comunicazione interpersonale, la comunicazione tra individui, senza mediazione di strumenti è circolare (va dall’emittente al ricevente e viceversa), mentre la comunicazione mediale, cioè mediata da uno strumento di comunicazione (ad esempio, il telefono), può essere unidirezionale, cioè andare unicamente dall’emittente ai destinatari: è questo il caso della comunicazione dei mass media.

Olimpiadi di Pechino, 2008

Il Royal Wedding, 1981

Nella Communication Research, il filone di studi sulla comunicazione nato negli Stati Uniti dopo la prima guerra mondiale, è stato usato il latino medium per indicare un mezzo attraverso cui è possibile comunicare, il suo plurale media, associato al termine inglese mass (massa) indica quindi i mezzi di comunicazione di massa.

Con strumenti come il giornale, la radio o la TV si può infatti raggiungere un vasto pubblico, potenzialmente coincidente con un’intera società o persino con il pianeta, come è accaduto con gli eventi (planetari, appunto) delle Olimpiadi di Pechino (4 miliardi e 700 milioni di spettatori ne hanno seguito almeno un evento), della finale dei mondiali di calcio 2014 tra Germania e Argentina con un miliardo di spettatori e del matrimonio del principe Carlo d’Inghilterra con 800 milioni di spettatori nel mondo.

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Marzo 6th, 2019

Le comunicazioni di massa 2. I media elettrici ed elettronici

by gabriella

Seconda parte della lezione dedicata ai mass media. Qui l’introduzione e la trattazione dei media «alfabetici».

 

Indice

1. Un medium elettrico

1.1 Il cinema

 

2. I media elettronici

2.1 La radio

2.1.1 L’uso della radio del nazismo
2.1.2 L’uso della radio del fascismo
2.1.3 L’uso bellico e civile della radio durante e dopo la guerra

2.3 La televisione

2.3.1 Lettura: Massimo Panarari, Siamo ancora figli della trash TV

 

3. I New Media

3.1 La rete delle reti
3.2
La rivoluzione informazionale
3.2 Web is Us/ing, la rete siamo noi ma ci sta usando
3.3 I social media [in stesura]

 

Download (PDF, 1.44MB)

1. Un medium elettrico

1.1 Il cinema

Il cinema racconta storie

Narrazione in pietra a Notre Dame

Se la stampa è lo strumento, per eccellenza, dell’informazione e, per questo, il mezzo principale di costruzione dell’opinione pubblica nel XIX secolo, il cinema è la forma più diffusa di racconto ed è dunque veicolo di modelli culturali e luogo di creazione dell’immaginario sociale, con un’influenza ancora più profonda sui suoi pubblici.

Come mostrano le cattedrali gotiche, l’immagine è sempre stata il mezzo di comunicazione diretto al popolo analfabeta. Il suo potere comunicativo e seduttivo è quindi storicamente noto. Il cinema però unisce immagine e movimento, moltiplicando il potere seduttivo di questa forma di narrazione e facendone una forma di spettacolo.

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Marzo 5th, 2019

La propaganda

by gabriella

Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda della Germania nazista

Le origini, gli strumenti e le strategie della manipolazione persuasoria a fini politici, le sue applicazioni nel fascismo e nel nazismo e le sue affinità e differenze con la pubblicità e il marketing [il pdf per la stampa è in coda al testo].

 

Indice

1. La propaganda

2. La propaganda nazista e le forme della suggestione

2.1 Gli studi critici di Leonard W. Doob sui Diari di Goebbels

2.1.1 I principi della propaganda di Goebbels

2.2 Il contributo di Edward Louis Bernays

 

3. La persuasione nella propaganda e nella pubblicità

3.1 La propaganda in stile pubblicitario del fascismo

 

 

1. La propaganda

L’etimologia del termine propaganda trae origine dalla Sacra Congregatio de Propaganda Fide, istituita dalla Chiesa Cattolica nel 1622 al fine di combattere il protestantesimo e diffondere la fede cattolica.

Creato alla fine del ‘700 dal francese “propagande”, il termine è stato usato estensivamente dal secolo successivo per indicare le attività nate per gli stessi scopi.

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Marzo 4th, 2019

Orwell, I principi della società di controllo

by gabriella

Nel 1948, George Orwell scrisse un romanzo distopico ambientato nel 1984 che fu ascritto al genere della fantascienza

La società immaginata da Orwell era dominata dalla sorveglianza universale del «grande fratello» ed il regime autoritario fondava il proprio controllo imponendo una lingua semplificata, pensata per scongiurare ogni forma di pensiero libero e divergente.

Sotto, i passi più significativi.

Dove si fa violenza al linguaggio è già iniziata la violenza sugli umani.

Italo Calvino, Lezioni americane

freedom-to-say-that-2-plus-2-is-fourFine specifico della neolingua non era solo quello di fornire … un mezzo espressivo che sostituisse la vecchia visione del mondo e le vecchie abitudini mentali, ma di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero

G. Orwell, 1984; Appendice, I principi della Neolingua

La libertà è la libertà di poter dire 2 + 2 = 4.  Se questa libertà è garantita, tutto ne segue

G. Orwell, 1984

[…] Accanto a questo si sviluppa […] la tendenza a non credere all’esistenza di una verità oggettiva, perché tutti i fatti devono adattarsi alle parole e alle profezie di qualche führer infallibile

G. Orwell, Lettera del 1944 in cui illustra le tesi che cinque anni dopo inserisce in 1984.

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Febbraio 27th, 2019

Prostituzione: il dibattito sulla Legge Merlin

by gabriella

Il 27 febbraio 2019, Pietro del Soldà ha affrontato a Tutta La Città Ne parla il tema della prostituzione e del disegno di legge che ne propone la legalizzazione.

Febbraio 19th, 2019

John B. Thompson, La comunicazione di massa

by gabriella

Tratto da John B. Thompson, Mezzi di comunicazione e modernità, Bologna, Il Mulino, 1998.

Un concetto non quantitativo. Cos’è la “comunica­zione di massa”? Possiamo dare un significato chia­ro e coerente a tali parole? Che l’espressione “comu­nicazione di massa” sia infelice lo si è detto spesso. È in particolare il termine “massa” ad apparire fuor­viante. Ci induce a immaginare un pubblico vasto, composto di molte migliaia e persino milioni di individui. È possibile che tale immagine si riveli cal­zante, nel caso di alcuni particolari prodotti, come i giornali più popolari, i film e i programmi televisivi; ma non descrive certo in modo accurato la situazio­ne della maggioranza dei prodotti dei media, passati e presenti.

Al tempo dei primi sviluppi della stampa periodica e in alcuni settori dell’industria della comu­nicazione di oggi (per esempio, case editrici di libri e riviste), il pubblico era e resta relativamente circoscritto e specializzato [i libri pubblicati in Italia hanno, mediamente, un pubblico di non più di duemila lettori]. Perciò, se davvero vogliamo utilizzare il termine “massa”, quanto meno non dovremmo interpre­tarlo in termini angustamente quantitativi. La cosa importante a proposito della comunicazione di massa non è che riceva i prodotti un certo numero di individui (o una proporzione specificabile della popolazione), ma piuttosto che quei prodotti siano accessibili in linea di principio a una pluralità di destinatari.

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