Posts tagged ‘sociologia comprendente’

agosto 11th, 2014

L’individualismo metodologico

by gabriella

individualismoUna rielaborazione didattica della discussione sull’individualismo metodologico tra Dario Antiseri e Luciano Pellicani, in Dario Antiseri, Luciano Pellicani, L’individualismo metodologico. Una polemica sul mestiere dello scienziato sociale, Milano, Franco Angeli, 1992.

 

Individualismo metodologico vs olismo metodologico: il problema e le sue origini

Secondo l’individualismo metodologico, ai concetti collettivi quali «società», «chiesa», «popolo», non corrisponde alcuna realtà; ciò che esiste davvero sono gli individui che agiscono in base ad idee, con esiti voluti e producendo conseguenze non intenzionali. Sul lato opposto, per  l‘olismo metodologico ai concetti di «stato», «nazione», «sistema economico», corrispondono effettive realtà, senza le quali l’individuo non sussisterebbe. E’ la società, infatti, che esiste prima e indipendentemente dagli individui, che li plasma e vigila sui loro comportamenti, imponendo ad essi linguaggio, norme, valori.

 

de universalibus

Quaestio de universalibus

La quaestio de universalibus

Questa opposizione, centrale nelle scienze sociali, riattiva l’antica questione degli universali (cioè della realtà dei generi e delle specie) alla quale, nel Medioevo vennero date due risposte contrastanti. Per Roscellino, un nominalista per il quale l’Uomo è un puro nome, i generi e le specie non sono che flatus vocis. Per il realista Guglielmo di Champeaux, invece, i generi e le specie hanno realtà sostanziale, una realtà che si trova in tutti gli individui, i quali si diversificano tra loro solo per qualità accidentali.

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agosto 5th, 2014

Weber

by gabriella
max_weber

Max Weber (1864 – 1920)

E’ terribile pensare che il mondo potrebbe un giorno essere pieno di nient’altro
che di piccoli denti di ingranaggio, di piccoli uomini
aggrappati a piccole occupazioni che ne mettono in moto altre più grandi […].

Questo affanno burocratico porta alla disperazione […]
e il mondo potrebbe un giorno conoscere nient’altro che uomini di questo stampo:
è in un’evoluzione di tal fatta che noi ci troviamo già invischiati,
e il grande problema non verte quindi sul come sia possibile
promuoverla e accelerarla,
ma sui mezzi – viceversa – da opporre a questo meccanismo,
al fine di serbare una parte dell’umanità da questo smembramento dell’anima,
da questo dominio assoluto di una concezione burocratica della vita.

Max Weber, Discorso in occasione di una riunione del Verein für Sozialpolik, 1909

Nato da una facoltosa famiglia di industriali, Weber si trovò immerso fin dall’infanzia nel clima intellettuale del cosiddetto storicismo tedesco, i cui protagonisti frequentavano il salotto di sua madre. Questi intellettuali animavano una polemica antipositivistica nel contesto delle scienze dell’uomo, insistendo sulla rilevanza degli aspetti storici ed ermeneutici che rendono i fatti umani essenzialmente diversi da quelli studiati dalle scienze dure, fatti che si tratta essenzialmente di spiegare e di comprendere, più che di descrivere e misurare.

Anziché sposare fedelmente le tesi storiciste, Weber fuse nell’approccio originale della sociologia comprendente elementi ermeneutici e positivisti, dando rilievo alla soggettività e al senso che gli attori sociali attribuiscono alle loro azioni, ma prefiggendosi la più ampia generalizzazione dei risultati, attraverso una fondamentale riflessione sul metodo delle scienze storico-sociali.

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