Migranti

by gabriella
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Kazimir Malevich, Quadrato nero – 1915

I migranti che l’Europa non vuole: un viaggio all’inferno tra naufragi, imprigionamenti e marce che durano anni.

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«La tecnica dei semplificatori del mondo, santi inquisitori o cinici demagoghi che siano,
pare essere sempre quella dell’espulsione della paura oltre i confini del gruppo, o almeno ai suoi margini.
Localizzando lì, nel nemico poi nello straniero, la colpa della crisi avvertita o temuta,
s’ottiene di dar vita a un ulteriore “luogo comune” sostitutivo o di rinforzo.
Capita così che il nero, l’ebreo, lo zingaro, o come avviene sempre di più, l’immigrato,
assumano il ruolo di pharmakói, di capri espiatori: insieme veleno e antidoto,
responsabili del disordine e, in quanto vittime immolate, propiziatori dell’ordine».

Roberto Escobar, Metamorfosi della paura, 1997

«Un buon capro espiatorio vale quasi quanto una soluzione».

Arthur Bloch

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al temine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.

Se questo è un uomo, Einaudi

Il sito Viaggi da imparare

Clausnitz. Febbraio 2016, Prove di nazismo

Barconi e naufragi

BANKSYLe immagini e la lettera seguenti risalgono al 3 ottobre 2013, quando morirono in mare 366 persone – salvandosi in 155. L’emozione era forte davanti al più grave naufragio di migranti mai accaduto davanti alle nostre rive. Pochi mesi dopo, il 19 aprile 2015, si inabissò davanti alla Sicilia un battello carico di migranti, causando 700 morti.

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore.

Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.

Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente.

Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dellnaufragioo Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche. Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera.

Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.

Giusi Nicolini

 

Chilometri e muri

Quando Yusef si mise in cammino. Chi sono gli stranieri che gli italiani non vogliono. Le inchieste di RaiNew24 e di Tg2 Dossier sui migranti che percorrono a piedi la rotta dei Balcani.

 

Da Damasco a Malmö

Servizio di Repubblica.it

Domenico Quirico, Partiamo da Mali per non morire; Un telefonino e nient’altro. Così raggiungeremo l’Europa

Mille chilometri a piedi, un viaggio di anni lungo i binari, tra botte, arresti e violenze

Mille chilometri a piedi, un viaggio di anni lungo i binari, tra botte, arresti e violenz

Morire di diabete su un barcone: il viaggio di Raghad, profuga siriana di dieci anni

 

Ma quanti sono?

I dati dei richiedenti asilo al febbraio 2015 [fonte:Ministero degli Interni]

Rapporto annuale 2012/13 del sistema dell’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo

Girolamo de Michele, Scusate se non siamo annegati

Gli immigrati e gli alberghi: le strumentalizzazioni politiche delle migrazioni

Science, I flussi migratori

Immigrati.stat [sezione dell’Istat]

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L’informazione e la percezione collettiva dei migranti

[Tratto da Percorsi didattici contro la discriminazione di Amnesty International]

idomeni

Idomeni, Una madre lava il suo bambino appena nato con una bottiglia

La maggior parte delle informazioni o delle conoscenze che abbiamo della società in cui viviamo, dei fenomeni sociali ed economici, del mondo in generale non è dovuta ad esperienza diretta, ma a descrizioni ed interpretazioni fatte da altri. Un ruolo importante in questo senso è svolto dai media che influenzano la nostra percezione della realtà in vari modi.

Lo spazio dedicato ad alcune notizie, l’enfasi e la ripetitività (modello dell’agenda setting) portano ascoltatori e/o lettori a considerare quei fatti particolarmente importanti e problematici. Ad esempio se giornali e telegiornali in apertura o in prima pagina danno la notizia che un automobilista immigrato ubriaco ha travolto e ucciso dei ciclisti e la notizia viene ripetuta con particolare enfasi, collegata a fatti analoghi, ci convinciamo che esiste un grave problema di automobilisti stranieri ubriachi, altrimenti non se ne parlerebbe così tanto, e ne cominciamo a discutere con gli altri. Ben pochi andranno a controllare quale sia la percentuale di stranieri che provoca incidenti in stato di ebbrezza rispetto agli italiani.

non vi vogliamo

Banksy, Migrants Not Welcome

Secondo invece il modello della coltivazione, i media influenzano il modo in cui pensiamo ai fatti che accadono e spingono ad adottare un punto di vista omogeneo. Questo fenomeno viene studiato ad esempio mettendo a confronto le opinioni di chi è un forte fruitore del mezzo televisivo e chi invece guarda poco la televisione. In una ricerca condotta nel 1994 da Luciano Arcuri, si chiedeva a un gruppo di persone di stimare il numero di omicidi commessi in Italia quotidianamente, quanti processi erano svolti, quanti fossero gli appartenenti alle forze dell’ordine nella repressione della criminalità, e così via. Si osservò che chi seguiva talk–show o altri servizi che trattavano di fatti connessi con il mondo della giustizia, forniva delle stime sistematicamente superiori a quelle reali. Queste persone ritenevano il mondo molto più violento e pericoloso dei secondi, probabilmente a causa della frequente esposizione ad episodi di violenza.

I meccanismi che rendono possibile questa influenza dei media si possono ricondurre alle euristiche, cioè a quei meccanismi di semplificazione della conoscenza della realtà che assieme agli stereotipi contribuiscono in modo considerevole a distorcere la nostra percezione della realtà. Le persone tendono a considerare tanto più probabile un evento quanto riesce loro più facile ricordare o richiamare alla memoria fatti dello stesso tipo (euristica della disponibilità o dell’accessibilità). Questo significa che la particolare visibilità di determinate categorie nella cronaca nera determina errate convinzioni sulla probabilità che esse, come nell’esempio sopracitato, causino incidenti per guida in stato di ebbrezza, poiché fatti di questo tipo hanno ricevuto ampia visibilità e facilmente possono essere richiamati alla memoria.

Un altro tipo di errore di valutazione si ha quando ci aspettiamo comportamenti che ricalcano stereotipi fortemente radicati (euristica della rappresentatività). Per cui se dobbiamo decidere se un determinato crimine è stato commesso da un italiano o da un immigrato, molte persone sono indotte a sovrastimare la possibilità che il colpevole sia un immigrato in quanto l’immagine stereotipica ad essi associata ha molti elementi di somiglianza con la rappresentazione astratta di criminale [Arcuri, 2005]. E questo lo si riscontra quando avvengono crimini violenti. Per parecchie persone è molto più plausibile che crimini particolarmente odiosi siano commessi da immigrati che da italiani, salvo poi clamorose smentite, come nel caso del delitto di Novi Ligure, il 21 febbraio 2001, la cui responsabilità fu inizialmente attribuita ad albanesi, ma che si rivelò poi maturato in ambito familiare. In entrambi i casi i giornali diedero ampio spazio non solo alla notizia, ma alle reazioni emotive di paura e di insicurezza delle persone. Il terribile delitto fu collegato ad episodi di criminalità avvenuti nella zona, creando così la sensazione di un reale problema di criminalità a cui giustamente la gente reagiva con apprensione. Ecco di seguito, come esempio, la chiusura di alcuni articoli sul delitto. Tutti grassetti sono stati aggiunti.

novi

VoxNews, la costruzione di un’opinione ostile

La vox populi, vox dei di VoxNews.

costruzione dell'odio

 tuttiicrimini

 

Massimo Gramellini, Poco di buono, ovvero, se non è un immigrato a commettere un delitto, scompare presto dai TG

Agalma, Xenofilia, xenofobiann. 7-8, marzo 2004

TG3 delle 14 del 17 settembre 2015

Attività

[proposte didattiche di Amnesty International]

1. Cosa è successo veramente?

Finalità: Acquisire un atteggiamento critico nei confronti delle informazioni date dai media • Riconoscere le informazioni e distinguere i fatti dalle opinioni dei giornalisti • Abituarsi a cercare informazioni da fonti diverse per poterle mettere a confronto • Riconoscere fonti attendibili di informazione nell’uso di Internet.

attività1

Gli articoli possono essere  riscritti eliminando o modificando ogni parola o frase che suggerisca un commento e aggiungendo commenti di tono opposto. patagonia

2. Scrivo una storia
scrivo

Gli articoli da utilizzare dovrebbero essere il più neutrali possibile e riportare semplicemente i fatti accaduti senza commenti. La storia può essere raccontata anche come intervista con domande e risposte. In questo caso ogni gruppo sceglie al suo interno un/a giornalista e un/a protagonista.

furto

3. Leggo la notizia

leggo

foto

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4. Mi lascio influenzare?

mi lascio

5. Leggende metropolitane

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  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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