Luoghi comuni: la struttura delle credenze

by gabriella

I luoghi comuni sono idee generali, valori, giudizi condivisi spesso inconsapevolmente dall’uditorio, la cui ovvietà tende a occultare l’influenza dei valori che contengono.

I luoghi sono infatti, l’articolazione di base del tessuto di credenze di una comunità di parlanti. Rielaborato a partire da argomentare.it..

Il luogo comune è quindi un asserto che non serve quasi mai citare, che si nasconde negli entimemi, che si tralascia perché scontato o, viceversa, si enfatizza senza argomentarlo quando sembra che qualcuno lo neghi.

Per questo, è il posto migliore in cui stabilizzare le credenze fondanti una comunità di parlanti.

 

Indice

1. Alcune definizioni
2. Una classificazione dei luoghi

2.1 Luoghi della coerenza
2.2 Luoghi dell’ideale
2.3 Luoghi dell’esistente
2.4 Luoghi dell’ordine
2.5 Luoghi della persona

 

1. Alcune definizioni

Cicerone (106 – 43 a. C.)

Come trovare ciò che è stato nascosto diventa facile una volta indicato e segnalato il posto, così, se vogliamo investigare qualche argomento, dobbiamo conoscere i “luoghi”; così infatti sono chiamate da Aristotele quelle basi, per così dire, dalle quali vengono tratti gli argomenti. Dunque si può stabilire che il luogo è la base dell’argomento e che l’argomento è invece la prova che garantisce un tema su cui si è in dubbio.” Cicerone, Topica, 44.a.C.

Roland Barthes (1915 – 1980)

I luoghi retorici sono i punti da cui sorge la possibilità di un argomento, le fonti da cui va scaturendo un argomento” R. Barthes, Luogo comune, Enciclopedia Einaudi, v. VIII p.572

I luoghi danno un fondamento ai valori e alle gerarchie. G. Perelman C., Olbrechts-Tyteca 2. L., Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Torino, Einaudi, (1989 II ed), p. 90.

Il luogo comune è in un certo modo un’arma del potere: ripetendo sfacciatamente certi temi, contribuisce a imprimere idee, valori, alibi che nella mente del pubblico finiscono col funzionare come una vera e propria “natura” mentale. R. Barthes, Luogo comune, Enciclopedia Einaudi, p. 582

Grigori Perelman

Non è sempre facile individuarli, perché «i luoghi considerati indiscutibili sono utilizzati senza essere  espressi». G. Perelman C., Olbrechts-Tyteca L., Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Torino, Einaudi, (1989 II ed), p. 101.

 

2. Una classificazione dei luoghi

Sulla base dell’impianto utilizzato anche nel Trattato dell’argomentazione di Perelman  e Olbrechts-Tyteca (pp. 91-104), pur se con qualche variazione non trascurabile, si possono articolare i luoghi comuni in cinque diverse categorie:

Luoghi della coerenza
Luoghi dell’ideale
Luoghi dell’esistente
Luoghi dell’ordine
Luoghi della persona

 

2.1 Luoghi della coerenza

I luoghi della coerenza sono quelli basati sull’impianto della logica, genericamente intesa. Sono basati su strutture logiche condivise, quali l’uguaglianza, la differenza l’identità, il maggiore-minore.

Fanno leva su nessi logicamente condivisi e si caratterizzano per l’evidenza che comportano.

Rientrano in questo quadro alcuni degli assiomi di Euclide, quali

cose uguali ad una medesima cosa sono uguali tra loro; sommando o sottraendo a cose uguali una stessa cosa si ottengono ancora cose uguali; l’intero è maggiore della parte.

Ecco altri esempi tratti dai Topici di Aristotele:

I beni in maggiore numero sono più desiderabili dei beni in numero minore. Topici, III, 2, 117a

Se un oggetto è un bene maggiore di un qualcosa ed un altro oggetto è invece un bene minore del medesimo qualcosa, sarà più desiderabile l’oggetto che è un bene maggiore. Topici III, 3, 118b).

 

2.2 Luoghi dell’ideale

I luoghi dell’ideale si basano sulla preminenza del possibile sul reale, della causa sull’effetto, del prima sul dopo, dell’ideale, appunto, sul reale. Si servono di un ordine ritenuto esistente e valido anche al di là dell’esperienza, su una struttura ontologica che si ritiene conosciuta indipendentemente dall’esperienza.

Ne sono un esempio questi enunciati aristotelici, tratti dai Topici e dalla Retorica:

Le cose attinenti la verità sono migliori di quelle attinenti l’opinione. Retorica, I, 7, 1365b

Ciò che è proprio di un oggetto migliore è migliore di ciò che è proprio di un oggetto peggiore. Topici, III, 1, 116a;

Ciò che è più proprio è preferibile a ciò che è più comune. Topici. III, 1, 117b.

Un altro esempio è:

La violenza è sempre negativa

 

2.3 Luoghi dell’esistente

I luoghi dell’esistente, al contrario dei precedenti, si basano sulla preminenza del reale sul possibile, dell’effetto sulla causa, del dopo sul prima, della conseguenza sulla motivazione, dell’esistente sul possibile.

Sono luoghi che affermano il primato dell’esperienza:

Ciò che ha maggiore durata o è più saldo è più desiderabile di quanto ha in minor grado siffatta natura. Topici, III, 1, 116a

Ciò che tutti scelgono è migliore di quello che non tutti scelgono. E ciò che scelgono i più è migliore di ciò che scelgono i meno. Retorica, I, 7, 1364b).

 

2.4 Luoghi dell’ordine

I luoghi dell’ordine si basano sul valore dell’ordine, della simmetria, della corrispondenza, dell’eleganza.

[…] poiché ciò che è secondo natura è piacevole e poiché cose omogenee sono tra loro in rapporti naturali, tutte le cose omogenee e simili sono per lo più piacevoli: ad esempio l’uomo è piacevole all’uomo, il cavallo al cavallo e il giovane al giovane, perciò sono sorti anche i proverbi per cui il coetaneo piace al coetaneo, e si cerca sempre il proprio simile, e la bestia riconosce la bestia e la cornacchia sta presso la cornacchia e altre cose del genere. Retorica, I, 11, 1371b.

 

 

2.5 Luoghi della persona

I luoghi della persona si basano sul valore del merito, della dignità, dell’umano, dell’individuo, sul rapporto tra dire e fare.

Quello che giudicheranno o hanno giudicato buono o più importante gli uomini assennati, o i più autorevoli, è necessariamente così, o in generale o nella misura in cui essi hanno giudicato secondo saggezza. Retorica, I, 7, 1364b

L’essere ricco può sembrare bene maggiore dell’essere ritenuto tale. Retorica, I, 7, 1365b

Soffrire l’ingiustizia è meglio che commetterla: questo infatti preferirebbe l’uomo più giusto. Retorica, I, 7, 1364b

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