Posts tagged ‘diseguaglianza’

dicembre 28th, 2013

L’ambiente e le forme di società

by gabriella

inuit,Nel corso degli ultimi cinquantamila anni, la specie umana (Homo sapiens sapiens) si è adattata agli ambienti e climi più diversi. Diffondendosi su tutta la Terra, l’umanità ha infatti occupato aree tra loro diver­sissime, elaborando forme di adattamento altrettanto diverse tra loro. Il che ha voluto dire costruire utensili differenti per sfruttare l’ambiente circostante; inventare metodi efficaci per ripararsi dal freddo o dal caldo; stabilire relazioni con altri popoli vicini, che magari, nel frattempo, avevano sviluppato altre forme di adattamento.

tuaregTutti questi modi di “vivere nel mondo”, adattandosi alle varietà degli ambienti diversi, sono il risultato di un processo lun­go quanto la storia di Homo sapiens. Al centro di questo processo c’è il lavoro umano, cioè la capacità dell’uomo di trasformare la natura per rispondere ai propri bisogni, una sintesi di energia fisica e di capacità di manipolare la materia grezza, di osservazione, di abilità nel costruire e creatività nell’immaginare soluzioni a sempre nuovi problemi.

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novembre 22nd, 2013

La logica del razzismo

by gabriella
Oleg Shuplyak, Due tipi della stessa razza

Oleg Shuplyak, Due tipi della stessa razza

Due testi utili all’analisi del dispositivo razzista: lo stralcio iniziale della recensione di Maurizio Iacono, L’eterno ritorno del diverso al libro di Alberto Burgio, La guerra delle razze e il nuovo ordine mondiale [Il Manifesto, 6 luglio 2001] e una scheda sul libro di Burgio, Gabrielli, Il razzismo. Qui, Il razzismo è una brutta storia, una ricerca condotta dagli studenti di alcune scuole superiori sui temi dell’integrazione razziale e della lotta al razzismo.

Che cos’è la naturalizzazione? E’ quel processo che fa sembrare come naturali fenomeni ed eventi che sono storici. Qual è l’effetto della naturalizzazione? Far apparire eterne e immodificabili situazioni, relazioni, condizioni in modo da legittimarle nella loro conservazione e permanenza. Il processo di naturalizzazione è qualcosa che risulta dalla trasfigurazione di un bisogno reale, il bisogno di essere rassicurati attraverso una perversione del senso di permanenza e di stabilità. Questo, invece di accompagnarsi al mutamento, si trasforma in un’immutabilità garantita dalla natura e da ciò che appare naturale. Da questo punto di vista, dire che la schiavitù esiste per natura e dire che gli uomini sono eguali per natura esprimono lo stesso errore epistemologico: entrambe le affermazioni delegano a un legge esterna, naturale quel che appartiene ai rapporti storici fra gli uomini. Per solito tuttavia la naturalizzazione ha funzionato e funziona soprattutto per far soggiacere le alterità e le diversità al mantenimento e alla perpetuazione delle disuguaglianze.

L’idea di razza e il razzismo appartengono sicuramente all’ambito della naturalizzazione. Ed entro tale contesto Alberto Burgio sta conducendo un’intelligente ricerca filosofica e storica che è anche una lotta contro il razzismo. Burgio, in questa direzione, è al suo secondo libro. In precedenza aveva pubblicato L’invenzione delle razze. Studi sul razzismo e revisionismo storico (manifestolibri, 1998) di cui ora esce quello che egli stesso aveva definito il complemento ideale, La guerra delle razze. L’ipotesi teorica centrale dei due libri è che l’ideologia razzista, in ogni sua variante, si colloca

su un dispositivo ideologico unitario: la trascrizione in termini naturalistici delle identità storiche, la loro naturalizzazione.

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agosto 31st, 2013

Ivan Illich, Invece dell’istruzione

by gabriella

Ivan_Illich_1974In pagine che sembrano scritte ieri, tanto arretrato è (fortunatamente, in questo caso) il nostro paese in materia di aggiornamento del sistema scolastico, Ivan Illich commenta l’uso delle sue tesi sulla descolarizzazione da parte dei teorici liberali e dei sostenitori delle “scuole libere” (soprattuto alla fine del secondo paragrafo e nel terzo). Lo fa in uno scritto contenuto in una raccolta di cinque saggi, scritti in periodi diversi e tenuti insieme dall’obiettivo di tratteggiare una fenomenologia della soppressione dell’utilità, della convivialità, della creatività, a vantaggio dello scambio, dell’interesse, del lavoro. In una parola, dell’alienazione nella società industriale, posta a confronto con la sua alternativa, sempre possibile.

Come i calvinisti soppressero i monasteri per poi trasformare tutta Ginevra in un unico convento,
così noi dobbiamo temere che la soppressione della scuola
possa dar luogo a un’unica fabbrica mondiale del sapere.

Ivan Illich

Verso la fine degli anni ’60 tenni al Centro intercultural de documentaciòn (CIDOC) di Cuernavaca, Messico, una serie di seminari sul monopolio del modo di produzione industriale e sulle alternative concettuali adatte a un’epoca post-industriale. Il primo settore industriale che analizzai fu il sistema scolastico e il suo presunto prodotto, l’istruzione. Sette saggi che scrissi in quel periodo furono riuniti in volume nel 1971 col titolo Descolarizzare la società (trad. it. Mondadori 1972). Dal modo in cui il libro fu accolto mi accorsi che la mia descrizione delle funzioni latenti involontarie della scuola obbligatoria (il “programma occulto” della scolarizzazione) veniva usata impropriamente non soltanto dai fautori delle cosiddette “scuole libere” ma, ancor più, da maestri di scuola anelanti a trasformarsi in educatori degli adulti.

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