Posts tagged ‘diseguaglianza’

giugno 10th, 2014

Piefranco Pellizzetti, Demofobia. Il demos come minaccia del kratos

by gabriella
Edward-Snowden

Edward Snowden

condorcet

Condorcet

Un’utile ricognizione di Pellizzetti sul nucleo conflittuale e la cattiva coscienza della democrazia liberale e i meccanismi di dominio attraverso cui le oligarchie mantengono i propri privilegi al costo di dilaganti diseguaglianze. Tratto da Micromega.

 «La democrazia origina da, mobilita e ri-dà forma al
conflitto popolare. Eppure c’è una caratteristica fondamentale
di questa interdipendenza […] limita in modo
consistente le forme di rivendicazioni collettive e pubbliche
tali da minacciare la vita e la proprietà, sostituendole
con una varietà di interazioni altrettanto
visibili ma molto meno distruttive»

Charles Tilly[1]

«In generale, qualsiasi potere, di qualunque
natura esso sia, quali che siano le mani in cui
è riposto e in qualunque maniera esso è stato
conferito, è naturalmente nemico dei lumi»[2].

Marie Jean Antoine Nicolas de Caritat, marchese di Condorcet

Plutodemocrazia: Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Lo scandalo Datagate, l’immenso apparato coperto per il controllo di qualsivoglia comunicazione veicolata dalle reti mondiali telefoniche e internet, predisposto dalla National Security Agency americana con il programma informatico PRISM (e ora smascherato dall’ex tecnico della CIA Edward Snowden, l’ultimo di quelli che Ignacio Ramonet chiama i “paladini della libertà di espressione”[3]), stupisce per le dimensioni quantitative del fenomeno (svariati miliardi di intercettazioni); non sorprende certo per le logiche che sottende. Saremmo forse in presenza – secondo lo stereotipo marxiano rivisitato – del solito governo “comitato d’affari”, strumento del quartier generale legge e ordine?

La faccenda è ben più complicata (e introversa) del semplice quanto consapevole camuffamento di interessi dominanti. Sebbene saldature tra élites politiche ed economiche siano perennemente all’ordine del giorno nella fisiologia del potere e i governi tengano sempre in estrema considerazione quelli che sono i concreti rapporti di forza in campo. Non di questo si parla.

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novembre 22nd, 2013

La logica del razzismo

by gabriella
Oleg Shuplyak, Due tipi della stessa razza

Oleg Shuplyak, Due tipi della stessa razza

Due testi utili all’analisi del dispositivo razzista: lo stralcio iniziale della recensione di Maurizio Iacono, L’eterno ritorno del diverso al libro di Alberto Burgio, La guerra delle razze e il nuovo ordine mondiale [Il Manifesto, 6 luglio 2001] e una scheda sul libro di Burgio, Gabrielli, Il razzismo. Qui, Il razzismo è una brutta storia, una ricerca condotta dagli studenti di alcune scuole superiori sui temi dell’integrazione razziale e della lotta al razzismo.

Che cos’è la naturalizzazione? E’ quel processo che fa sembrare come naturali fenomeni ed eventi che sono storici. Qual è l’effetto della naturalizzazione? Far apparire eterne e immodificabili situazioni, relazioni, condizioni in modo da legittimarle nella loro conservazione e permanenza. Il processo di naturalizzazione è qualcosa che risulta dalla trasfigurazione di un bisogno reale, il bisogno di essere rassicurati attraverso una perversione del senso di permanenza e di stabilità. Questo, invece di accompagnarsi al mutamento, si trasforma in un’immutabilità garantita dalla natura e da ciò che appare naturale. Da questo punto di vista, dire che la schiavitù esiste per natura e dire che gli uomini sono eguali per natura esprimono lo stesso errore epistemologico: entrambe le affermazioni delegano a un legge esterna, naturale quel che appartiene ai rapporti storici fra gli uomini. Per solito tuttavia la naturalizzazione ha funzionato e funziona soprattutto per far soggiacere le alterità e le diversità al mantenimento e alla perpetuazione delle disuguaglianze.

L’idea di razza e il razzismo appartengono sicuramente all’ambito della naturalizzazione. Ed entro tale contesto Alberto Burgio sta conducendo un’intelligente ricerca filosofica e storica che è anche una lotta contro il razzismo. Burgio, in questa direzione, è al suo secondo libro. In precedenza aveva pubblicato L’invenzione delle razze. Studi sul razzismo e revisionismo storico (manifestolibri, 1998) di cui ora esce quello che egli stesso aveva definito il complemento ideale, La guerra delle razze. L’ipotesi teorica centrale dei due libri è che l’ideologia razzista, in ogni sua variante, si colloca

su un dispositivo ideologico unitario: la trascrizione in termini naturalistici delle identità storiche, la loro naturalizzazione.

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agosto 31st, 2013

Ivan Illich, Invece dell’istruzione

by gabriella

Ivan_Illich_1974In pagine che sembrano scritte ieri, tanto arretrato è (fortunatamente, in questo caso) il nostro paese in materia di aggiornamento del sistema scolastico, Ivan Illich commenta l’uso delle sue tesi sulla descolarizzazione da parte dei teorici liberali e dei sostenitori delle “scuole libere” (soprattuto alla fine del secondo paragrafo e nel terzo). Lo fa in uno scritto contenuto in una raccolta di cinque saggi, scritti in periodi diversi e tenuti insieme dall’obiettivo di tratteggiare una fenomenologia della soppressione dell’utilità, della convivialità, della creatività, a vantaggio dello scambio, dell’interesse, del lavoro. In una parola, dell’alienazione nella società industriale, posta a confronto con la sua alternativa, sempre possibile.

Come i calvinisti soppressero i monasteri per poi trasformare tutta Ginevra in un unico convento,
così noi dobbiamo temere che la soppressione della scuola
possa dar luogo a un’unica fabbrica mondiale del sapere.

Ivan Illich

Verso la fine degli anni ’60 tenni al Centro intercultural de documentaciòn (CIDOC) di Cuernavaca, Messico, una serie di seminari sul monopolio del modo di produzione industriale e sulle alternative concettuali adatte a un’epoca post-industriale. Il primo settore industriale che analizzai fu il sistema scolastico e il suo presunto prodotto, l’istruzione. Sette saggi che scrissi in quel periodo furono riuniti in volume nel 1971 col titolo Descolarizzare la società (trad. it. Mondadori 1972). Dal modo in cui il libro fu accolto mi accorsi che la mia descrizione delle funzioni latenti involontarie della scuola obbligatoria (il “programma occulto” della scolarizzazione) veniva usata impropriamente non soltanto dai fautori delle cosiddette “scuole libere” ma, ancor più, da maestri di scuola anelanti a trasformarsi in educatori degli adulti.

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