Archive for febbraio 19th, 2018

febbraio 19th, 2018

Alberto Magnani, Le inutili lauree umanistiche danno sempre più lavoro

by gabriella

L’occupabilità, il reddito e la soddisfazione dei laureati nelle humanities, secondo il report dell’American academy of arts and sciences. Pubblicato da IlSole24Ore del 16 febbraio 2018.

Trovano lavoro, guadagnano tanto da «permettersi tutto quello che vogliono», soffrono di tassi di disoccupazione simili a quello degli altri dipartimenti. I luoghi comuni sui laureati in discipline umanistiche, diffusi anche al di fuori dell’Italia, rischiano di essere contraddetti dalla loro stessa argomentazione: le prospettive economiche.

Mentre a Milano i licei classici sono assediati da un numero di iscrizioni superiori alle proprie disponibilità, negli Stati Uniti un report dell’American academy of arts and sciences rivela che gli studi nelle «arti liberali» garantiscono margini di entrate e soddisfazione in linea agli altri corsi di studio.

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febbraio 19th, 2018

Alessandro Massone, Il paradosso della tolleranza

by gabriella

Suprematisti bianchi

Due testi sull’intolleranza verso gli intolleranti. Un articolo sul paradosso della tolleranza che, come quello del mentitore, deve escludere l’universalità per poter valere [tratto da TheSubmarine] e il discorso di Sandro Pertini a Genova nel 1960 contro la libertà di manifestazione dei neofascisti, riproposto da Christian Raimo su Minima et Moralia. 

 

Alessandro Massone, Il paradosso della tolleranza

“La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza.” Ma allora come si fa a non diventare una società intollerante?

Dopo i fatti di Charlottesville l’opinione pubblica statunitense ha riscoperto l’antifascismo. È un momento importante, drammatico quanto storico — se c’è un popolo oggi al mondo che oltre a eleggere Donald Trump può anche cacciarlo, è quello statunitense.

Nel contesto contemporaneo della realtà dell’informazione, però, ogni operazione di lotta contro neo–nazisti e “suprematisti bianchi” non può che essere operata attivamente con limitazioni della loro presunta libertà di parola.

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febbraio 19th, 2018

Paolo Fabbri, Umberto Eco maestro del sospetto

by gabriella

Umberto Eco (1932 – 2016)

Uno stralcio dell’introduzione a Cosi parlò Umberto Eco [raccolta di articoli e interviste di prossima pubblicazione in traduzione araba per Dar El Farabi] in cui Fabbri presenta la semiotica di Eco come una disciplina del sospetto e una pratica di indagine poliziesca alla ricerca dei moventi della falsificazione. due anni dalla morte del semiologo. L’intera introduzione è accessibile su Doppiozero.

La reputazione di Eco, il tratto pertinente della sua figura intellettuale, resta tuttavia quello di Semiologo, analista di linguaggi e decifratore di segni. A dispetto d’una certa crisi disciplinare, era la semiotica, l’ardua disciplina – come recitavano i suoi elogi funebri – di cui era il semioforo e di cui credeva ottimo lo spread, cioè la differenza di rendimento con altre discipline umanistiche.

Per Eco, è quasi superfluo ricordarlo, il segno è vettore e attrattore di comunicazione – per Agostino di Ippona era “qualcosa che fa venire nella testa degli altri quello che c’era nella mia”.

Il tratto più rilevante però e il più produttivo nel pensiero dell’autore di Semiotica e filosofia del linguaggio (1984) e del Numero zero (2015) – è che il

“segno è fatto per mentire”.

La semiotica echiana è una disciplina illuminista, che guarda al Vero dal punto di vista del Falso e del Segreto, della Menzogna e del Complotto. Il Segreto, tanto più potente quanto è più vuoto, e soprattutto il Falso – epistemico, politico, religioso ecc. – che sarebbe un motore della storia, teatro di illusioni. Per questo Eco sostiene che nella sua immensa biblioteca non c’erano autori come Freud e Darwin, ma tanti inventori di pseudo semiotiche, testi occultisti e alchimisti in attesa di nuova lettura, di cui era un noto ed erudito collezionista. La sua semiotica è disciplina del sospetto continuo e dell’indagine poliziesca acutamente argomentata.

Una procedura conflittuale, una guerra in cui i segni falsi simulano quelli veri e quelli veri fingono di essere falsi; le prove sono sempre riprovevoli e inquinate, le affermazioni smentite da smentire; anche i silenzi la dicono lunga. I ferri del mestiere di chi investiga i nessi narrativi della causalità sono la paranoia privata e i Complotti collettivi. Seguendo K. Popper, Eco ha mostrato e illustrato che la pretesa spiegazione di un fenomeno sociale consiste nella scoperta di uomini o gruppi interessati al verificarsi di un dato fenomeno (un interesse nascosto che va prima rivelato) e che hanno progettato e congiurato per promuoverlo.

Le pretese cospirazioni delle società segrete e le loro fantasiose gerarchie hanno ispirato a Eco gli intrecci di romanzi come Il cimitero di Praga (2010), che illustra gli infami “Protocolli di Sion”, redatti dalla polizia segreta russa agli inizi del Novecento. Seppur smascherato fin dagli anni ’20, questo falso rapporto di un progetto ebraico per il controllo planetario è ancora creduto e diffuso. Eco ne trae l’ovvia conclusione che la causa, se non la ragione, non è l’accidia cognitiva o la stupidità dei riceventi, ma la tattica di interessi riconoscibili e tuttora in gioco.


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