Educazione informale, educazione formale

by gabriella

 L’educazione nelle società prive di scrittura

culture oraliLe società senza scrittura sono prive del medium indispensabile per tramandare nitidamente, al di là della propria esistenza, le proprie concezioni del mondo. Per questa ragione, possiamo esaminare i loro sistemi educativi solo entrando in contatto con società di questo tipo attualmente esistenti. E’ quanto hanno fatto gli antropologi nel ventesimo secolo nei paesi non europei: sulla base delle loro osservazioni è possibile descrivere i caratteri fondamentali dell’educazione nelle società senza scrittura.

Si è visto come uno degli obiettivi fondamentli dell’educazione sia la conservazione e la trasmissione Malawi educazione informaledel retaggio culturale delle generazioni precedenti. Per le società prive di scrittura, questo obiettivo assorbe quasi totalmente l’attività educativa che deve essere espletatata in modo da poter garantire il passaggio diretto e personale di valori, pensieri, modi di vita, senza l’uso di uno strumento capace di oltrepassare il “qui” e l’“ora” come la scrittura.

L’obiettivo è raggiunto con l’educazione informale che passa attraverso il gruppo familiare, i coetanei, gli adulti della comunità. Questa forma di educazione sostituisce in gran parte ciò che nelle società alfabetiche è fornito dalla scuola. I giovani imitano in modo spontaneo il comportamento degli adulti e sono ammessi a partecipare come spettatori o attori a quasi tutti i momenti di vita quotidiana della tribù. Inoltre si immergono spesso in attività di gioco con cui si esercitano  alle future mansioni adulte. Si tratta di un’educazione basata quasi esclusivamente sull’osservazione e sull’esperienza diretta, al contrario della nostra in cui parole e simboli hanno un ruolo fondamentale.

Leonida iniziazioneL’altro momento caratteristico di questi sistemi educativi è costituito dalle iniziazioni che consistono in un periodo sistematico di educazione analogo a quello scolastico. Le iniziazioni hanno lo scopo di introdurre i giovani alla vita adulta e si articolano in una serie di stadi che comprendono quasi sempre una prova fisica – tatuaggi, mutilazioni, prove di coraggio – e l‘insegnamento delle tradizioni, dei comportamenti adulti e dei misteri religiosi della comunità. Ad occuparsChartresi di questo sono individui specificamente designati, “maestri” che si avvalgono spesso di riti e cerimonie pubbliche per segnare i momenti dell’iniziazione. Si tratta peraltro di momenti conosciuti anche nella nostra società, seppure con caratteri attenuati o in parte diversi: le cerimonie accademiche per la consegna della laurea, il conseguimento della patente di guida ed anche alcune “prove” a cui gli anziani sottopongono le “matricole” negli ambienti scolastici o militari, possono essere paragonati a riti di iniziazione.

Nelle iniziazioni, osservazione ed esperienza diretta non sono comunque sufficienti: un ruolo significativo spetta anche in questo caso ai simboli, alle immagini e alla comunicazione orale di insegnamenti o racconti. L’aspetto fondamentale che distingue l’educazione umana dall’apprendimento animale è infatti costituito dalla capacità degli uomini di simbolizzare, trasformando qualunque aspetto della realtà in qualcosa che “rappresenta” qualcos’altro. L’avvicinamento dei giovani al simbolismo comunitario permette loro di comprendere le concezioni del mondo che lo supporta e di trovare i mezzi per esprimersi. Fra i simboli, le immagini, cioè le rappresentazioni visive, consentono di esprimere in modo vivido e impressionante idee astratte ed eventi lontani che racconti, miti, proverbi e canti prodotti in occasione di cerimonie o riti rnderanno più completi e comprensibili.

Bernardo Bernardi, L’educazione informale

Il processo inculturativo informale si avvera continuamente lungo tutta la vita. Non c’è momento in cui ognuno di noi non maturi come attività autonoma o non accolga, coscientemente o non, qualche valore o qualche modo di vita per cui si fa membro di una determinata cultura in un preciso momento o luogo: italiano degli anni ’70, italo americano, italo-australiano o quel che è.

Il fenomeno si coglie con maggiore evidenza nel periodo dell’infanzia quando il bambino viene educato ad essere uomo nell’ambito della famiglia e dei gruppi spontanei di coetanei. Il compito essenziale delal famiglia è quello di dare al bambino una forma di vita, un etnostile, cui conformarsi come punto di riferimento, non foss’altro che per superarlo e negarlo. Nella famiglia, particolarmente al primo contatto con la madre e poi con gli altri membri il bambino impara chi è, che cosa vale, che cosa deve fare per diventare uomo maturo.

L’educazione formale

La dimensione simbolica e narrativa è alla base dell’apprendimento scolastico che segna il passaggio fondamentale fra le società prive di scrittura e le altre forme di organizzazione sociale. Benché la scuola sia nata per tramandare la scrittura, nelle società moderne serve per gestire attraverso un contesto formale di insegnamento una maggiore complessità, concernente la trasmissione generale delle conoscenze. Come spiega Bruner nel testo sottostante, l’insegnamento astratto, la realtà raccontata invece che vista e vissuta, diminuiscono il coinvolgimento degli allievi, ma sviluppano la capacità di astrazione e di ragionamento logico.

Jerome Bruner, L’apprendimento scolastico

Il mutamento nell’istruzione dei bambini nelle comunità più complesse è duplice. Prima di tutto, nella cultura c’è conoscenza e capacità in eccesso rispetto a quello che ciascun individuo conosce e così si sviluppa sempre più una tecnica “economica”, tendente a istruire i giovani basandosi soprattuto sul “dire” al di fuori del contesto, anziché “mostrare” lezionenel contesto.

Il risultato dell’insegnamento della cultura può, al peggio, portare al solito apprendimento mnemonico che ha indotto generazioni di critici alla disperazione. Ma la scuola impone esigenze indirette che possono essere considerate i primi punti di maggiore divergenza dala pratica indigena. Essa porta il sapere, come abbiamo notato, fuori dal contesto dell’azione immediata, proprio a forza di metterlo dentro una scuola. E’ questa estirpazione a far sì che il sapere diventi un atto fine a se stesso, liberato dagli immediati fini dell’azione, che prepara l’allievo a quella forma di calcolo che è lontana dalla conclusione e tendente alla riflessione.

A scuola, inoltre, si deve “seguire la lezione”, il che significa che si deve imparare a seguire sia la situazione del linguaggio scritto – astratto, nel senso che è scisso dalla situazione concreta a cui il liguaggio poteva riferisi originariamente – o a seguire la situazione del linguaggio trasmessa oralmente, ma avulsa dal contesto di azione in divenire.

Educazione formale e informale

Esercitazione

1. Illustra il tipo di educazione che emerge nelle società senza scrittura.

2. Spiega quali sono i fini di questo tipo di educazione.

3. Esiste educazione informale nelle società moderne?

4. Spiega perché nelle società moderne prevale l’educazione scolastica (formale)

5. Indica vantaggi e svantaggi dell’educazione formale rispetto all’informale.

 

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4 Comments to “Educazione informale, educazione formale”

  1. non ricordo se te l’avevo già segnalato:
    Carlo Severi, “Il percorso e la voce. Un’antropologia della memoria” (Einaudi 2004)

    un’esplorazione delle tecniche mnemoniche di molte civiltà “primitive”, che mette in questione molti presupposti circa la divisione tra oralità e scrittura

  2. Buone vacanze, Gabriella.

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