La genesi delle istituzioni educative

by gabriella

La rivoluzione neolitica e la nascita delle civiltà fluviali nella Mezzaluna fertile

Nella zona chiamata mezzaluna fertile, racchiusa tra il Mar Mediterraneo, il Mar Rosso, il Mar Caspio, il Mar Nero e l’Oceano Indiano, si sviluppano alcune delle prime grandi civiltà. Questo territorio era caratterizzato dalla presenza dei terreni alluvionali dei fiumi Nilo, Tigri ed Eufrate che rendevano fertile la terra e permettevano l’insediamento di vasti insediamenti umani (il termine civiltà viene infatti da civitas, città).

La nascita delle prime civiltà (nel lontano oriente, le valli dell’Indo e del Gange, così come del Fiume Giallo e del fiume Azzurro conoscono uno sviluppo simile) coincide quindi con la creazione dei primi insediamenti stabili e con il passaggio da economie nomadi di caccia, raccolta e (in seguito) pastorizia, a un’economia sedentaria basata sull’agricoltura.

Questa trasformazione si accompagna a profondi cambiamenti della struttura sociale delle popolazioni coinvolte: i gruppi nomadi danno infatti a società semplici, meno gerarchiche e stratificate, nelle quali la divisione del lavoro è inesistente e la distribuzione delle risorse è più equa di quanto accada nelle società stanziali. Con la nascita della società agricola, la società divenne verticale e complessa, perché la produzione di prodotti della terra ha bisogno di organizzare il lavoro di più persone e di differenziarne le attività, mentre le eccedenze alimentari arricchiscono la società permettendo di destinare risorse ad attività diverse da quelle di sussistenza.

Nascono così le professioni artigianali, quelle militari e le funzioni specializzate di governo esercitate da sacerdoti e scribi. Anche la guida della società viene assunta da un sovrano la cui figura perde rapidamente le caratteristiche di eccellenza tra pari tipiche dei capi tribù nomadi per diventare rapidamente un’entità mediatrice tra mondo divino e mondo umano (come i sacerdoti) o sacra essa stessa.

Rivoluzione neolitica

La genesi delle istituzioni educative

Società agricole come quelle delle prime civiltà mesopotamiche ed egizia erano quindi prospere e producevano eccedenze che dovevano essere conservate e immagazzinate, mentre la potestà dei re si esercitava sulla terra che andava ormai conquistata, misurata, delimitata. La scrittura nacque quindi come strumento di governo di società che avevano bisogno di strumenti amministrativi e contabili per governare lo stato: cioè per registrare le quantità di sementi che giungevano nei depositi, per quantificare i tributi e far giungere il comando del re lontano dalla reggia, fino ai confini del regno (3.200 a.C. Bassa Mesopotamia).

Le prime forme di scrittura sono pittografiche, consistono cioè in raffigurazioni degli oggetti che si vogliono comunicare. In seguito evolveranno nelle forme schematizzate degli ideogrammi, come nei geroglifici egizi. Un esempio dello stretto legame esistente tra nascita delle scrittura e gestione dello stato è attestato dallo sviluppo della scrittura ideografica in Cina, la quale non sviluppò mai una scrittura alfabetica a causa della vastità dell’impero – stabilizzatosi in tempi antichissimi – che includeva oltre cento popoli parlanti altrettante lingue. In questo contesto, come riferisce il gesuita Daniello Bartoli (1608-1685), l’uso della scrittura alfabetica da parte di un potere centrale avrebbe richiesto un’impossibile unificazione linguistica dell’impero, non necessaria invece con una scrittura ideografica i cui caratteri possono essere letti in molte lingue diverse pur continuando ad indicare i medesimi oggetti:

Primieramente dunque i Cinesi non hanno Alfabeto, né a  significare in carta i concetti della lor mente, accozzano, come noi, lettera con lettera, sì che di più insieme se ne compongano sillabe, e parole: ma scrivono tutta d’un corpo la voce intera: percioché ogni lor carattere, o per meglio dire, cifera, è significativa di tutta una cosa: appunto come le figure che gli Astrolaghi e gli Alchimisti adoprano a significare, quegli i Pianeti, e i loro aspetti, i segni del zodiaco, e i nodi eclettici, e questi, tutte le materie, e le operazioni dell’arte. Per ciò quante le voci in fra loro diverse, altrettanti sono i caratteri dei Cinesi […].

Hanno anche un altro singolar pregio i caratteri della Cina, e l’hanno in gran parte per quello che in essi è di misterioso: ciò è intendersi da le altre nazioni d’intorno a lei, come il Giappone, il Corai, la Cocincina, il Tunchin, e per fino anche Siàn, e Cambogia, oltre alla isole più da presso. E avvegnaché tutti questi abbiano la lor propria favella, dissimile fino a non intendersi gli uni gli altri (ciò che anche avviene d’alcune provincie in corpo alla Cina) tutti non per tanto leggono la scrittura cinese, pronunziando uno stesso carattere ciascuno diversamente in sua propria lingua: tal che se ragionando gli uni son barbari a gli altri per la diversità dell’idioma, scrivendo, s’intendono come fossero d’una medesima patria per la conformità de’ caratteri.

Daniello Bartoli, La Cina, Milano, Bompiani, 1975, p. 116; 118.

Egitto e Mesopotamia: l’educazione del sacerdote e dello scriba

Nella società egizia e in quella sumerico-babilonese sviluppatasi in Mesopotamia, il monopolio della cultura e del potere politico appartiene alla casta sacerdotale. I sacerdoti sviluppano come misteri religiosi le conoscenze astronomico-astrologiche, matematiche e mediche, provvedono a compilare i calendari, a conservare il ricordo dele epoche passate e ad amministrare il regno e a progettare gli edifici monumentali.

Anche la scrittura è custodita dai sacerdoti che la considerano una scienza sacra, come le altre conoscenze tecnico-scientifiche. Tremila anni avanti Cristo, la prima scuola è quindi il tempio e l’istruzione è concepita come una forma di iniziazione da impartire in modo rigorosamente graduale come avviene per i misteri religiosi.

L’evoluzione di entrambe le società (egizia e mesopotamica) produce un’estensione delle necessità tecnico amministrative e una maggiore diffusione del sapere per mezzo della formazione di una classe di burocrati e amministratori: gli scribi, dapprima istruiti dai sacerdoti, quindi da insegnanti laici.

Le scuole egiziane e mesopotamiche degli scribi sono organizzate come vere scuole: hanno ambienti attrezzati, materiali specifici, insegnanti professionisti, discipline e metodi ben definiti, libri di testo. La prima scuola di cui abbiamo testimonianza è quella della scuola mesopotamica degli scribi di Mari (2.000 anni a.C). Lontana dal tempio, essa dimostra che le scuole di livello inferiore sono ormai autonome dal centro religioso. A Mari sono stati trovati banchi di pietra, bacinelle per mantenere umide le tavolette d’argilla per la scrittura, conchiglie per le operazioni di calcolo.

Tutta la didattica è finalizzata all’apprendimento della scrittura effettuato con la copiatura su materiali economici di elenchi di parole o di brevi massime a contenuto morale accanto alle quali il maestro annota le proprie correzioni. Quando l’allievo diventa più esperto, la copiatura si svolge su testi più lunghi e complessi, di carattere religioso o morale. Alcuni di essi, come L’istruzione di Duauf, un testo famoso, copiato per quasi 2.000 anni nelle scuole degli scribi, costituiscono i primi libri di testo.

Le finalità educative di queste prime scuole sono quindi l’insegnamento della scrittura, cioè la trasmissione di un sapere (istruzione) e la formazione del carattere dell’allievo attraverso la trasmissione di valori di tipo etico-religioso (educazione).

Istruzione che un uomo di nome Duauf, figlio di Kethy, compose per il proprio figlio di nome Pepi mente risaliva il fiume verso la Residenza allo scopo di metterlo alla scuola dei libri tra i figli dei magistrati […]. Ho visto colui che è battuto: devi volgere il cuore ai libri. Ho osservato colui che è esentato dal lavoro coatto: guarda, nulla è superiore ai libri. Potessi farti amare i libri più di tua madre, potessi metterti sotto gli occhi  la loro bellezza.

La formazione scolastica in scuole come quella di Mari prevede castighi e punizioni corporali. In un testo egizio dell’epoca di Ramses II si trova una delle prime testimonianze dell’uso della violenza come mezzo pedagogico:

Scrivi con la tua mano, leggi con la tua bocca, ascolta coloro che ne sanno più di te […]. Non passare il giorno nell’ozio, o verrai battuto. L’orecchio di un ragazzo, in verità, si trova sulla schiena, ed egli fa attenzione soltanto quando viene energicamente bastonato. Stai attento, ascolta quello che ti ho detto: ne trarrai beneficio.

La differenza tra pittura rupestre e scrittura e le ricerche in corso su Radio3Scienza.


Leave a Reply


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: