2. Educazione informale, educazione formale

by gabriella

Indice

1. L’educazione informale nelle società prive di scrittura

1.2 Bernardo Bernardi, L’educazione informale

 

2. L’educazione formale

2.1 L’apprendimento scolastico

1. L’educazione informale delle società prive di scrittura

culture orali

Uno degli obiettivi fondamentali dell’educazione è la conservazione e la trasmissione della tradizione culturale alle generazioni più giovani.

Nelle società senza scrittura manca, però, lo strumento indispensabile per tramandare una concezione del mondo al di là del qui ed ora. L’educazione perciò deve essere assicurata attraverso il passaggio diretto e personale di valori, pensieri, modi di vita.

Questa trasmissione diretta e personale è raggiunta con l’educazione informale che viene realizzata dal gruppo familiare, dai coetanei e dagli adulti della comunità.

Si tratta di una forma di educazione basata quasi esclusivamente sull’osservazione e sull’esperienza diretta che sostituisce in gran parte ciò che nelle società alfabetiche è fornito dalla scuola.

Nell’educazione informale, i giovani imitano spontaneamente il comportamento degli adulti e sono ammessi a partecipare come attori o spettatori a quasi tutti i momenti di vita quotidiana della tribù.

L’altro momento caratteristico di questi sistemi educativi sono le iniziazioni che hanno lo scopo di introdurre i giovani alla vita adulta e comprendono quasi sempre una prova fisica, con tatuaggi, mutilazioni, prove di coraggio, cioè un rito di passaggio, e l‘insegnamento delle tradizioni, dei comportamenti adulti e dei misteri religiosi della comunità.

Un ruolo significativo nelle iniziazioni spetta ai simboli, alle immagini e alla trasmissione orale di insegnamenti o racconti.

L’aspetto fondamentale che distingue l’educazione umana dall’apprendimento animale è infatti costituito dalla capacità degli uomini di simbolizzare, trasformando qualunque aspetto della realtà in qualcosa che “rappresenta” qualcos’altro.

L’avvicinamento dei giovani al simbolismo comunitario permette loro di comprendere le concezioni del mondo del proprio gruppo e di acquisire gli strumenti per esprimerle.

 

1.1 Bernardo Bernardi, L’educazione informale

Il processo inculturativo informale si avvera continuamente lungo tutta la vita. Non c’è momento in cui ognuno di noi non maturi come attività autonoma o non accolga, coscientemente o non, qualche valore o qualche modo di vita per cui si fa membro di una determinata cultura in un preciso momento o luogo: italiano degli anni ’70, italo americano, italo-australiano o quel che è.

Il fenomeno si coglie con maggiore evidenza nel periodo dell’infanzia quando il bambino viene educato ad essere uomo nell’ambito della famiglia e dei gruppi spontanei di coetanei. Il compito essenziale della famiglia è quello di dare al bambino una forma di vita, un etnostile, cui conformarsi come punto di riferimento, non foss’altro che per superarlo e negarlo.

Nella famiglia, particolarmente al primo contatto con la madre e poi con gli altri membri il bambino impara chi è, che cosa vale, che cosa deve fare per diventare uomo maturo.

 

2. L’educazione formale delle società alfabetiche

La dimensione simbolica e narrativa è alla base dell’apprendimento scolastico che segna il passaggio fondamentale fra le società prive di scrittura e le altre forme di organizzazione sociale.

Benché la scuola sia nata per insegnare la scrittura, nelle società moderne serve per gestire attraverso un contesto formale di insegnamento una maggiore complessità, concernente la trasmissione generale delle conoscenze.

Come spiega Bruner nel testo sottostante, l’insegnamento astratto, la realtà raccontata invece che vista e vissuta, diminuiscono il coinvolgimento degli allievi, ma sviluppano la capacità di astrazione e di ragionamento logico.

 

2.1 Jerome Bruner, L’apprendimento scolastico

Il mutamento nell’istruzione dei bambini nelle comunità più complesse è duplice. Prima di tutto, nella cultura c’è conoscenza e capacità in eccesso rispetto a quello che ciascun individuo conosce e così si sviluppa sempre più una tecnica “economica”, tendente a istruire i giovani basandosi soprattutto sul “dire” al di fuori del contesto, anziché “mostrare” lezionenel contesto.

Il risultato dell’insegnamento della cultura può, al peggio, portare al solito apprendimento mnemonico che ha indotto generazioni di critici alla disperazione.

Ma la scuola impone esigenze indirette che possono essere considerate i primi punti di maggiore divergenza dalla pratica indigena. Essa porta il sapere, come abbiamo notato, fuori dal contesto dell’azione immediata, proprio a forza di metterlo dentro una scuola. E’ questa estirpazione a far sì che il sapere diventi un atto fine a se stesso, liberato dagli immediati fini dell’azione, che prepara l’allievo a quella forma di calcolo che è lontana dalla conclusione e tendente alla riflessione.

A scuola, inoltre, si deve “seguire la lezione”, il che significa che si deve imparare a seguire sia la situazione del linguaggio scritto – astratto, nel senso che è scisso dalla situazione concreta a cui il linguaggio poteva riferirsi originariamente – o a seguire la situazione del linguaggio trasmessa oralmente, ma avulsa dal contesto di azione in divenire.

Educazione formale e informale

Esercitazione

1. Illustra il tipo di educazione che emerge nelle società senza scrittura.

2. Spiega quali sono i fini di questo tipo di educazione.

3. Esiste educazione informale nelle società moderne?

4. Spiega perché nelle società moderne prevale l’educazione scolastica (formale)

5. Indica vantaggi e svantaggi dell’educazione formale rispetto all’informale.

 

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4 Comments to “2. Educazione informale, educazione formale”

  1. non ricordo se te l’avevo già segnalato:
    Carlo Severi, “Il percorso e la voce. Un’antropologia della memoria” (Einaudi 2004)

    un’esplorazione delle tecniche mnemoniche di molte civiltà “primitive”, che mette in questione molti presupposti circa la divisione tra oralità e scrittura

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