L’illuminismo e il diritto all’istruzione

by gabriella

Il pensiero pedagogico dell’Illuminismo francese è compreso tra due cesure storiche: la cacciata dei Gesuiti dalla Francia, nel 1762, e la Rivoluzione del 1789.

Fino al 1762, il dibattito sull’educazione si applica criticamente alle istituzioni esistenti o all’elaborazione di teorie fondate su nuove concezioni antropologiche che trovano nell‘Émile la formulazione più avanzata. La cacciata del principale ordine insegnante richiede però che i philosophes trasformino la loro critica in proposta: la questione pedagogica diviene così anche esplicitamente politica e riceve un impulso straordinario dalla Rivoluzione.

Dibattito educazione in Francia

Claude Adrien Hélvetius

Claude Adrien Hélvetius (1715 – 1771)

In Dello Spirito, Hélvetius (1715-71) sottolinea il forte rapporto tra ambiente e sviluppo della personalità e chiede perciò una riforma sociale e politica in grado di assicurare un positivo sviluppo della personalità umana. Scopo dell’educazione è dunque per Hélvetius il raggiungimento della felicità

Nell’opera, il filosofo indica nel monopolio educativo della Chiesa è un ostacolo al raggiungimento di questo fine, la corruzione generale mostra infatti che la Chiesa non ha saputo assolvere al suo compito. Spetta invece allo stato rendere gratuita e obbligatoria la scuola per tutti, riformando le leggi e migliorando le condizioni dei poveri. E’ la miseria infatti che non permette di essere virtuosi: non si è delinquenti per natura, la miseria è una condizione favorente.

 

Voltaire (François-Marie Arouet)

E’ dimostrato, diceva, che le cose non possano essere altrimenti, perché essendo tutto volto a un fine, tutto è necessariamente per il meglio.

Voltaire, Candide, I, 45.

Lo scrittore e polemista borghese François-Marie Arouet, detto Voltaire (1694-1778), è uno dei philosophes più influenti e uno dei rappresentanti più eminenti dell’illuminismo francese. Voltaire utilizza il saggio breve e il racconto per ironizzare ferocemente sui vizi dell‘ancien régime e su un’educazione avulsa dalla realtà e informata all’ottimismo metafisico di una vuota scolastica leibniziana.

Il terremoto di Lisbona, 1755

Nel romanzo pedagogico Candide (1759), Voltaire narra la storia del giovane Candido, fiducioso allievo del filosofo leibniziano Pangloss (etimologicamente “tutto lingua”) che lo istruisce a una lettura ottimistica del mondo i cui mali sono visti come momenti di un disegno superiore.Contro ogni apparenza contraria, noi dunque viviamo «nel migliore dei mondi possibili».

La teodicea di Pangloss, ferocemente irrisa da un Voltaire inorridito dalla distruzione del terremoto di Lisbona (1755), si scontra con le grottesche disavventure di Candido che ne trarrà la morale che Dio è indifferente ai mali del mondo e che all’uomo non resta che migliorare la propria condizione attraverso il superamento dell’ignoranza e l’uso della ragione:

Tutti gli eventi sono intrecciati nel migliore dei mondi possibili: perché in fondo se voi non foste stato cacciato da un bel castello a calcioni nel sedere per amore di madamigella Cunegonda, se non foste stato perseguitato dall’Inquisizione, se non aveste dovuto percorrere l’America a piedi, se non aveste dato un bel colpo di spada al barone, se non aveste perso tutte le voste pecore del buon paese di Eldorado, voi non mangereste oggi qui canditi e pistacchi. Ben detto, rispose Candido, ma bisogna coltivare il nostro giardino [Candide, XXX, 155].

 

Denis Diderot, Jean D’Alembert

Quel riferimento alla coltivazione con cui Candido conclude la sua storia, allude alla diffusione di un sapere utile all’uomo, frutto dell’esercizio critico della ragione e capace di far trionfare i Lumi sull’oscurantismo religioso. Si tratta del progetto incarnato dall’Encyclopédie, con il quale i suoi autori affermano il primato del sapere scientifico, critico e antimetafisico, contro il pedantismo umanistico.

 

Louis de La Chalotais, Barthélemy Rolland: i rischi democratici dell’educazione pubblica

La Chalotais

La posizione dell’aristocratico La Chalotais (Louis-Réné de Caradeuc de La Chalotais), favorevole ai philosophes e autore di un Saggio sull’educazione nazionale critico dell’arretratezza didattica della scuola francese e dell’influenza degli ecclesiastici – e per questo apprezzato da Voltaire e Diderot – rappresenta il timore che la diffusione dell’educazione porti all’abolizione del privilegio e alla sovversione dell’ordine sociale. Nasce, quindi, proprio con La Chalotais, che la teme, un dibattito sulla funzione emancipatrice dell’educazione che coinvolgerà tutti i protagonisti della rivoluzione [si ricordi l’autodifesa di Comenio sulla neutralità sociale dell’educazione dei poveri, che l’Illuminismo fa saltare].

Per Rolland, al contrario, l’educazione popolare è la chiave di ogni progresso sociale che può essere perseguito solo attraverso l’uniformazione del pensiero e dei comportamenti. L’educazione tuttavia non deve essere fornita a tutti nello stesso modo, perché le distinzioni naturali devono essere riconosciute.

Jean-Antoine Nicolas de Condorcet

Jean Antoine Nicolas de Condorcet (1743 – 1794)

Dopo il 1791, il punto di riferimento obbligato del dibattito politico sull’istruzione è l’articolo della Costituzione che impegna la Repubblica a creare

un’istruzione pubblica, comune a tutti i cittadini, gratuita nelle parti indispensabili a tutti gli uomini.

Condorcet, matematico, filantropo e accademico di Francia, è l’intellettuale che tenta di estendere e dare la più ampia attuazione a questo principio.

Eletto all’Assemblée nationale, nel 1792 redige per il dibattito legislativo le Cinque Memorie sull’istruzione pubblica e il Rapporto sull’istruzione pubblica che doveva organizzare la riforma dell’educazione, ma che non verrà mai discusso per l’incalzare degli eventi che travolgono lo stesso Condorcet (nel 1794 è arrestato e viene trovato morto in cella).

Quella di Condorcet è la teoria più completa della scuola repubblicana pensata nella sua complessità e in rapporto con la sovranità popolare, cioè con l’idea che l’istruzione pubblica sia l’unico strumento capace di rendere effettivo l’esercizio universale (donne incluse) dei diritti di libertà ed eguaglianza.

Le vele, quartiere degradato di Scampia

L’istruzione pubblica è un dovere della società verso tutti i cittadini. Vanamente avremmo dichiarato che tutti gli uomini hanno gli stessi diritti, vanamente le leggi sarebbero informate a questo principio cardinale d’eterna giustizia, se la diseguaglianza delle facoltà morali impedisse ai più di godere di questi diritti in tutta la loro estensione.

Lo stato sociale diminuisce necessariamente la diseguaglianza naturale, facendo concorrere le forze comuni al benessere degli individui. Ma questo benessere diviene allo stesso tempo più dipendente dai rapporti di ogni uomo con i suoi simili, e gli effetti della diseguaglianza si accrescono proporzionalmente, se non si rende più debole o quasi nulla relativamente alla felicità e all’esercizio dei diritti comuni, quella che nasce dalla differenza degli spiriti.

Nessuna fede e nessun credo devono essere insegnati a scuola, perché

«nessun potere pubblico deve avere l’autorità di impedire lo sviluppo di verità nuove o l’insegnamento di teorie contrarie alla sua particolare politica» (l’insegnamento deve basarsi sui fatti e non su opinioni politiche o religiose).

 

Le idee educative della Convenzione

Arresto di Robespierre

L’arresto di Robespierre

La repubblica giacobina

Il dibattito rivoluzionario svilupperà, come è noto, due blocchi, uno di tendenza liberale e moderata, l’altro di tendenza radicale e giacobina. Il primo pensa a una riforma della scuola che ne migliori la qualità attraverso l’istituzione di “scuole normali per la formazione dei maestri e si prefigge la sola gratuità dell’istruzione; il secondo pensa ad una scuola laica, gratuita e democratica (Costituzione del 1793) e si prefigge di metterla a disposizione di tutti i cittadini; alcuni giacobini sono favorevoli all’obbligatorietà dell’istruzione primaria (Lepélétier).

La Convenzione dà dunque impulso all’apertura di scuole primarie. Il Direttorio e la politica scolastica termidoriana fanno scomparire rapidamente i principi della gratuità, dell’obbligatorietà e della universalità dell’istruzione pubblica. Rifiorisce l’istruzione privata, quella primaria tornerà in gran parte in mano alla Chiesa.


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