Il cervello in divenire dell’adolescente

by gabriella
Anna-Freud

Anna Freud

«L’adolescenza è l’epoca in cui l’esperienza la si conquista a morsi»

Jack London

L’adolescenza è uno dei momenti più critici della vita di ogni individuo e quella in cui si manifestano cambiamenti fisici, ormonali e soprattutto cerebrali e mentali. L’adolescenza è un percorso di sperimentazione, può essere vissuta come organizzante o disorganizzante, come una occasione di crescita o rivelarsi luogo mentale di occasioni perdute o può anche presentarsi senza crisi evidenti («adolescenza interminabile»), in cui i processi adolescenziali non vengono elaborati e superati e perdurano indefinitamente come tali per il resto della vita. Gli adulti significativi presenti nella rete sociale sono in grado di cogliere le diverse espressioni dell’adolescente e le sue possibilità di essere accolto, ascoltato e curato, sostenendo la capacità, da parte dell’adolescente, di interrogarsi sul funzionamento della propria mente, sulle difficoltà di soggettivarsi in modo vitale e creativo? 

La prima analisi sistematica dell’adolescenza si deve ad Anna Freud (1936) che riprende alcuni aspetti della teoria pulsionale del padre, definendo l’adolescenza come periodo i cui esplodono i conflitti a causa dell’aumento delle pulsioni, contro le quali l’adolescente si protegge utilizzando alcuni meccanismi di difesa. Le recenti scoperte in campo neurobiologico hanno confermato alcune intuizioni proprie della psicoanalisi: durante l’adolescenza si verificano grandi trasformazioni cerebrali con una forte attivazione del sistema limbico e un processo maturativo cerebrale che procede dai lobi occipitali a quelli prefrontali.

“Durante l’adolescenza avviene quella che definiamo una «riprogrammazione neuronale» che dura molti mesi. In pratica nel cervello viene eseguita una raffinata selezione che elimina le connessioni inutili per fare spazio a quelle nuove e più efficaci, una vera e propria «potatura»

spiega Giorgio Maria Bressa, psichiatra, docente di Psicobiologia del Comportamento umano all’Istituto Superiore Universitario di Scienze Psicopedagogiche e Sociali «Progetto Uomo» (IPU), affiliato all’Università Pontificia Salesiana di Roma –

rimangono quindi quelle in cui i ragazzi hanno appreso compiti e comportamenti, adattamenti e funzioni raffinate e si perdono quelle più superficiali. E rimane l’impronta genetica che abbiamo ereditato dai nostri genitori e i tratti di personalità che rimarranno immutati nel corso della vita. A questo patrimonio biologico si aggiungerà il potere plasmante delle esperienze”.

Talora proprio durante l’adolescenza esordiscono condotte cosiddette «devianti» che non sono riferibili necessariamente a condizioni di povertà e marginalità sociale. L’adolescente infatti è alla ricerca di una risoluzione emotiva immediata e di facile consumo, cerca nuovi legami sociali e la trasgressione dalle regole può costituire un modo per affermare autonomia e indipendenza dalle figure genitoriali, mettendo alla prova capacità fisiche e psichiche.

“Un aspetto interessante di questo periodo della vita è la necessità di fare esperienze e la ricerca del piacere, un sistema neuronale che presiede moltissimi comportamenti umani – continua Bressa -.

I ragazzi quindi fanno cose che appaiono «stupide» o «pericolose» agli adulti perché così costruiscono la propria autostima, costruiscono rapporti, provano emozioni. E di fronte a comportamenti al limite gli adulti, che hanno dimenticato di essere stati adolescenti, si spaventano moltissimo assumendo un atteggiamento censorio, con divieti e punizioni. Tutti sistemi che «non funzionano» perché i ragazzi cercano nuovi modi per aggirare gli ostacoli e non rispettare le regole, talora in maniera estremamente ingenua, altre in modo più smaccato. Sembra che abbiano bisogno di camminare sul ciglio di un baratro, anche psicologicamente. È l’età in cui tutto è amplificato e il controllo dei genitori viene rifiutato con forza, con una bella porta in faccia. Eppure se guardiamo indietro, avremo molti esempi di amici con una adolescenza «preoccupante» che sono diventati adulti responsabili e integrati”.

Qual è l’atteggiamento più rispettoso ed efficace per educare i figli e proteggerli al tempo stesso?

“Guardandoli. E seguendoli, senza pretendere che si adeguino al nostro modo «adulto» di vivere o di vedere le cose. Guardare, osservare, senza stancarsi perché a loro volta loro hanno bisogno di questo sguardo che li fa sentire sicuri. Uno sguardo emotivo e discreto in cui loro sappiano che noi ci siamo e che siamo pronti a tendere una mano. Le regole devono esserci ma che non siano troppe e troppo rigide. L’adolescenza mette in gioco tutti, anche noi adulti. È una esperienza di adattamento molto formativa e gratificante dove il successo non è il riuscire a far fare ai nostri ragazzi quello che vogliamo da loro ma vedere che sono in grado di camminare con le loro gambe ovunque vogliano poi dirigersi nella vita. Insomma, «educare è seguire l’altro come la puntina di un giradischi»”.

Tale riflessione costituisce la trama del volume La puntina sul giradischi e della conferenza che il professore Bressa ha proposto al Festival dei Saperi Educativi – Edu 2013 (Vitorchiano, 24-25 maggio, organizzato dall’Istituto Superiore Universitario di Scienze Psicopedagogiche e Sociali «Progetto Uomo»). La puntina sul giradischi fa parte della collana “Le API”, Edizioni IPU, che propone lezioni magistrali, studi, ricerche e immagini sui saperi educativi.

di Rosalba Miceli, Galassiamente, La Stampa, 12 luglio 2013


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