Posts tagged ‘Ulisse’

gennaio 3rd, 2014

Luigi Zoja, L’eclissi dei padri

by gabriella

Il gesto di Ettore - Luigi ZojaTraggo da Le parole e le cose questa interessante intervista a Luigi Zoja sull’identità maschile di cui lo psicanalista afferma con forza la natura costruita, in opposizione a quella femminile che vorrebbe “naturale”, perché sviluppatasi filogeneticamente durante l’evoluzione della specie (va detto che lo studioso cita qui Margaret Mead che sostenne però la tesi contraria). La tesi, quasi etologica, dello studioso è dunque che l’identità maschile è un prezioso portato culturale della civiltà umana (ammesso che ne esista una) attualmente in declino, mentre quella femminile sarebbe più salda, perché legata a forme di istintualità corporea che la renderebbero meno volatile.

Per iniziare questa nostra conversazione sulle forme ambivalenti dell’identità maschile, le chiederei di descrivere anzitutto la qualità peculiare che la differenzia dalla sua identità opposta, quella femminile.

Premetto che la tesi che sosterrò deriva dalla lettura delle opere di grandi scienziate, su tutte l’antropologa americana Margaret Mead e poi Helen Fischer, nota antropologa contemporanea. In poche parole la mia tesi è questa: se cerchiamo di ricostruire a tutti i livelli zoologici dell’evoluzione cosa possa essere definito ereditato e istintivo, vale a dire appartenente a noi in quanto corporeità animale, e cosa sia invece elaborato culturalmente, risulta chiaro che esiste una continuità del naturale nel femminile – anche solo per la simbiosi tra la madre e il piccolo. L’elemento materno è istintuale prima che culturale; e si tratta di un elemento molto profondo, se pensiamo che comincia a svilupparsi con i mammiferi, che compaiono sulla Terra circa 250 milioni di anni fa. (Questa generalizzazione non vale, però, se osserviamo i volatili, dove è molto frequente un nucleo familiare monogamo che per molti aspetti anticipa il nostro).

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maggio 26th, 2011

L’areté omerica

by gabriella

Hector_Cassandra_Pomarici_Santomasi

Audiolezione: L’areté omerica

Lo studio dei modelli educativi sviluppati dalla civiltà occidentale, inizia con i greci. I greci, infatti, furono i primi a porsi il problema di cosa dovrebbe essere un uomo, cioè a riflettere consapevolmente sull’educazione (paideia) e sulle sue finalità (la virtù, l’eccellenza umana, o areté).

L’ideale umano della Grecia tra l’VIII° e il V° secolo a.C si incentra su un individuo che sviluppa la propria personalità sulla base delle proprie qualità fisiche e intellettuali e che si adopera per realizzare le migliori condizioni di convivenza nella polis, con la propria volontà e il proprio pensiero critico.  Questa è l’idea che nasce in Grecia prima nella poesia (Omero), poi nella filosofia e nella politica, dal cosiddetto Medioevo ellenico (1200 a. C.) all’ellenismo (VI° a. C.).

Il primo grande educatore dei greci (già secondo Platone) è stato dunque Omero. I due poemi dell’Iliade e dell’Odissea infatti ci permettono di cogliere il contenuto originario dell’areté (ἀρετή) antica (cioè della virtù, intesa come ciò che ognuno dovrebbe essere) dal momento del suo nascere (l’età micenea o medioevo ellenico) al suo sviluppo nella fase classica della cultura greca (paideia). Iliade ed Odissea furono composti infatti tra l’VIII e il VII secolo a. C. sulla base di tradizioni orali precedenti.

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