Che cos’è l’art.18

by gabriella

Nel testo in discussione al Senato su cui Renzi si appresta a chiedere domani la fiducia, la modifica di tre articoli chiave dello Statuto dei lavoratori: l’articolo 18 che disciplina i licenziamenti illegittimi, l’articolo 4 che stabilisce il divieto delle tecniche di controllo a distanza dei lavoratori con telecamere e altre apparecchiature, e l’articolo 13 che tutela il lavoratore contro il demansionamento.

L’art. 18 è la norma dello Statuto dei lavoratori (Legge 20 maggio 1970, n. 300) grazie alla quale il giudice può dichiarare inefficare o annullare il licenziamento disposto senza giusta causa o giustificato motivo. Questo articolo dello Statuto permette quindi il reintegro e il risarcimento del danno al lavoratore – impiegato in un’impresa con più di quindici dipendenti – che dimostri in giudizio l’assenza di un motivo legittimo a monte dell’interruzione del proprio rapporto di lavoro.

Lo Statuto dei lavoratori è uno dei risultati della stagione di scioperi e agitazioni sociali nota come autunno caldo, sviluppatasi nelle fabbriche del nord a partire dall’autunno 1969 e strettamente legata al clima politico del ’68, nel quale avevano trovato sintesi le rivendicazioni salariali di ampi strati del movimento operaio (in particolare, della categoria dei metalmeccanici) e le agitazioni studentesche per l’effettività del diritto allo studio.

I primi tentativi di revisione e riduzione delle tutele dell’art. 18 datano dalla metà degli anni ’90 (gli anni ’80 conobbero invece diversi tentativi falliti di estensione dei diritti del lavoro) quando dal mondo industriale si leva la richiesta di maggiore flessibilità del mercato del lavoro, accolta in particolare dal Pacchetto Treu. Nel 2000, un fallito referendum promosso dal partito Radicale punta alla sua abolizione, mentre tre anni dopo, nel 2003, un nuovo referendum tenterà di estenderlo a tutti i lavoratori. Nemmeno quest’ultimo referendum raggiungerà il quorum (cioè la validità data dall’espressione di voto di almeno il 50% degli aventi diritto) anche grazie alla massiccia campagna per l’astensione che invitava gli italiani ad “andare al mare” quella domenica.

Il governo Monti ha riproposto la soppressione del reintegro e il livellamento delle tutele del lavoro sulle condizioni contrattuali peggiori – orari flessibili, bassi salari, abbassamento delle tutele del lavoro – così da attirare capitale di rischio in Italia e aumentare gli investimenti stranieri alle condizioni già conosciute da paesi come la Thailandia, il Cile e l’Argentina le cui conseguenze sono consultabili nei libri di storia.

E’ stato infine il governo Renzi (PD) ad approvare il Job Act che sopprime il diritto di reintegro per il licenziamento senza giusta causa (art.18), sostituendolo con una compensazione in denaro, oltre a permettere il demansionamento e il controllo a distanza dei lavoratori.


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