Emily Sparks e Reuben Pantier, poesia e dramma dell’eros pedagogico

by gabriella

Dov’è quel ragazzo, il mio ragazzo –
in che remota parte del mondo è finito?
Il ragazzo che a scuola ho amato più di tutti? –
Io, la maestra, la zitella, il vergine cuore,
che li sentiva tutti come figli propri.

Lo conoscevo davvero il mio ragazzo,
quando lo giudicavo uno spirito ardente,
attivo, mai appagato?
Oh ragazzo, ragazzo, per cui ho pregato, pregato


in molte ore di veglia la notte,
ricordi la lettera che ti ho scritto sulla bellezza dell’amore di Cristo?

Sia che tu l’abbia capita o no, mio ragazzo,
dovunque tu sia
opera per la salvezza dell’anima tua,
che tutto il fango, tutte le scorie
possano fondersi nel fuoco che c’è in te,
finché il fuoco non sia altro che luce!…
Nient’altro che luce!

 

Reuben Pantier

Ebbene si, Emily Sparks, le tue preghiere
non furono disperse, il tuo amore
non fu del tutto invano.
Qualunque cosa io sia stato nella vita
lo devo alla tua speranza che non disperava di me,
al tuo amore che non smise di vedermi buono.

Cara Emily Sparks, lascia che ti racconti la mia storia.
Sorvolo sugli effetti di mio padre e mia madre;
la figlia della modista mi ha messo nei guai
e sono andato in giro per il mondo,
ho attraversato ogni sorta di pericoli,
vino, donne, i piaceri della vita.

Una sera, in una stanza di Rue de Rivoli
stavo bevendo vino con una cocotte dagli occhi neri
e le lacrime mi inondarono gli occhi.
Quella pensò che fossero lacrime d’amore e sorrise
al pensiero di avermi conquistato.

Ma l’anima mia era distante tremila miglia di lì,
nei giorni in cui eri la mia maestra a Spoon River.
E proprio perchè non potevi più amarmi
né pregare per me, né scrivermi delle lettere,
in tua vece parlò l’eterno silenzio.

E la cocotte dagli occhi neri prese le lacrime per sé,
e i baci bugiardi che le diedi.
Non so come, da quel momento, ebbi una visione nuova
cara Emily Sparks!

 


2 Comments to “Emily Sparks e Reuben Pantier, poesia e dramma dell’eros pedagogico”

  1. Avevo e ho ancora il desiderio forse carnale, giacché parliamo dei sentimenti e della morte, o meglio è la morte che parla attraverso i sentimenti delle persone finite tutte al cimitero, di tradurre nel mio dialetto, cioè uno dei tanti dialetti del sud italia, l’antologia di E L Masters. Ma se ricordo bene, poiché è accaduto una di queste notti, che quelli di Spoon River sono venuti in sogno a farmi visita, poiché, ma non so come, sapevano di questo mio desiderio. Molti di loro mi hanno fatto capire che vogliono esser lasciati in pace a riposare come in fondo meritano. Posizione del tutto legittima, ho detto a tutti. Però, ho detto loro, pensate che ciò che avete vissuto quand’eravate in vita, viene vissuto anche oggi e domani dalle vecchie nuove generazioni. Che si sappia nella lingua universale del dolore e della sofferenza che viveva e si vive per una vita degna di questo nome e per l’amore e senza esagerare per la felicità. Mi han guardato e hanno iniziato a piangere. Anche a me son venuti gli occhi lucidi e poiché non riuscivo a trattenermi, li ho abbracciati tutti a uno a uno. Avevo la sensazione di abbracciare le ombre e le luci dei mulini a vento. E così, il desiderio, la carnalità, forse l’amore, almeno nelle intenzioni e, non la solita storia che tutto dipende dallo sfruttamento, compresi, innanzitutto, i sentimenti.

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