Jean-Pierre Vernant, Le origini del pensiero greco

by gabriella

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Tratto da Les origines de la pensée grecque (1962) trad. it. Milano, Feltrinelli, 2007, pp. 7-10.

Tentare l’impresa nel settore che avevo l’incarico di esplorare [una storia delle origini del pensiero greco che non superasse, come richiesto dall’editore P.U.F., le cento pagine. Nota mia] implicava una certa imprudenza. Non era forse un po’ troppo azzardato pretendere di delineare in pochi capitoli le origini del pensiero greco, ossia di abbozzare il quadro delle mutazioni intellettuali che si producono tra il XII secolo prima della nostra era, quando crollano i reami micenei, e il V secolo, il momento in cui si colloca il fiorire di una città come Atene? Settecento anni da sorvolare, la massima parte dei quali, dal XII all’VIII secolo, rappresentata dal periodo battezzato dagli storici dell’antichità come “secoli oscuri” giacché, scomparsa in quell’epoca la pratica della scrittura, non disponiamo per conoscerla di nessuna fonte grafica, di nessun testo.

Su un’estensione temporale di questo genere non era dunque possibile procedere come uno storico o un archeologo che mobilitano per la loro indagine tutte le risorse della loro disciplina. Nella forma di un semplice saggio, la cui ambizione non era chiudere il dibattito con una ricerca esaustiva ma rilanciarlo orientando la riflessione su una nuova strada, ho così tentato di ridisegnare le grandi linee di un’evoluzione che, dalla monarchia micenea alla città democratica, ha segnato il declino del mito e l’avvento dei saperi razionali. Di questa rivoluzione intellettuale ho proposto un’interpretazione globale che mi sembrava, nella sua coerenza, conforme ai principali dati di fatto di cui disponiamo.

Qual è, mi sono dunque chiesto, l’origine del pensiero razionale in Occidente? Come è avvenuta la sua nascita nel mondo greco?

Mileto, Agora

Mileto, Agora

Tre aspetti mi sono sembrati caratterizzare, per l’essenziale, il nuovo tipo di riflessione la cui apparizione segna, agli albori del VI secolo, nella colonia greca di Mileto, in Asia Minore, l’inizio della filosofia e delle scienze elleniche. In primo luogo, si costituisce un ambito di pensiero esterno ed estraneo alla religione. I “fisici” della Ionia danno alla genesi del cosmo e dei fenomeni naturali spiegazioni di carattere profano e di tipo assolutamente positivo. Essi ignorano deliberatamente le potenze divine riconosciute dal culto, le pratiche rituali stabilite e i racconti sacri tradizionalmente fissati dai canti di poeti “teologi” come Esiodo.

In secondo luogo, si delinea l’idea di un ordine cosmico che non si fonda più, come nelle teogonie tradizionali, sulla potenza di un dio sovrano, sulla sua monarchia, la sua basileia, ma su una legge immanente all’universo, una regola di ripartizione, nomos, che impone a tutti gli elementi costitutivi della natura un ordine egualitario, in modo che nessuno possa esercitare sugli altri il suo dominio (kratos).

Infine questo pensiero ha un carattere profondamente geometrico. Si tratti di geografia, di astronomia o di cosmologia, esso concepisce e proietta il mondo fisico entro un quadro spaziale che non è più definito dalle qualità religiose del fasto e del nefasto, del celeste o dell’infernale, ma è fatto di relazioni reciproche, simmetriche, reversibili.

Questi tre aspetti – il carattere profano e positivo, la nozione di un ordine della natura astrattamente concepito e fondato su rapporti di stretta uguaglianza, la visione geometrica di un universo situato in uno spazio omogeneo e simmetricosono strettamente collegati. Essi definiscono nell’insieme ciò c he la razionalità greca, nella sua forma e nel suo contenuto, comporta di nuovo in rapporto al passato e di originale in confronto con le civiltà del Vicino Oriente che i greci hanno potuto conoscere.

A che cosa sono legate queste innovazioni, perché si sono prodotte nel mondo greco? Rispondere a questi interrogativi significava ricercare l’insieme delle condizioni che hanno condotto la Grecia dalla civiltà dei palazzi micenei, vicinissima ai regni orientali contemporanei, all’universo sociale e spirituale della polis. L’avvento della città non si limita a segnare una serie di trasformazioni economiche e politiche: implica  un cambiamento di mentalità, la scoperta di un altro orizzonte intellettuale, l’elaborazione di un nuovo spazio sociale centrato sull’agora, la piazza pubblica.

Scomparsa del personaggio dell’anax miceneo, il principe la cui potenza eminente controlla e regola per mezzo dei suoi scribi tutta la vita sociale; promozione della parola che diviene, nel suo utilizzo profano, in quanto libero dibattito, discussione, argomentazione contraddittoria, l’arma politica per eccellenza, strumento della supremazia nello stato; carattere di piena pubblicità dato alle manifestazioni della vita sociale come ai prodotti dello spirito, esposti ormai sotto forma di scritture agli occhi di tutti i cittadini se si tratta di leggi e decreti, sottomessi alla critica e alla controversia quando si tratti di opere individuali; sostituzione degli antichi rapporti gerarchici di dominio e di sottomissione con un nuovo tipo di legame sociale fondato sula simmetria, la reversibilità, la reciprocità tra cittadini definiti come “simili” o “uguali”; abbandono del’antico atteggiamento nei confronti della tradizione che non viene più considerata come verità immutabile da rispettare o ripetere senza modificarla in nulla, ma al contrario, come sforzo di ognuno per allontanarsene e affermare la propria originalità prendendo le distanze dai predecessori di cui si prolungano, si rettificano o si rifiutano le affermazioni: tutti questi aspetti rivelano che la secolarizzazione, la razionalizzazione, la geometrizzazione del pensiero, così come lo sviluppo di uno spirito di invenzione e di critica, si sono sviluppati attraverso la prassi sociale nel momento stesso in cui si esprimevano, nei fisici della scuola di Mileto, in una teoria della natura. La prima sophia dei “Sapienti” della Grecia è stata una riflessione  morale e politica che ha cercato di definire i fondamenti di un nuovo ordine umano destinato a sostituire il potere assoluto del monarca o dei nobili e dei potenti con una legge egualitaria, comune a tutti.

La città assume quindi la forma di un kosmos circolare e con un centro: ogni cittadino, simile a tutti gli altri, che a turno con gli altri obbedisce e comanda, dovrà successivamente, secondo l’ordine del tempo, occupare e cedere tutte le posizioni simmetriche che compongono lo spazio civico. Questa immagine del cosmo sociale, regolata dall’isonomia, noi la ritroviamo all’alba della filosofia proiettata sull’universo fisico dagli ionici. Le antiche teogonie erano connesse a miti di sovranità radicati entro rituali regali. Il nuovo modello del mondo elaborato dai fisici della Ionia, nel suo quadro geometrico, corrisponde alle forme istituzionali e alle strutture mentali caratteristiche della polis.


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