Note storiche sull’idea di uguaglianza

by gabriella

MireilleMathieu, La Marseillaise

La prima formulazione del principio d’uguaglianza, ispirata dall’Illuminismo francese, è contenuta nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti (4 luglio 1776), dove si legge che

«tutti gli uomini sono creati uguali tra loro e sono dotati dal loro creatore di alcuni inalienabili diritti tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità».

La formulazione giuridica matura è comunque della Rivoluzione francese (1789) che, in virtù del principio di eguaglianza, abolisce i privilegi dell’ancien régime. La prima Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, versione francese del 1789, comincia così: Les hommes naissent et demeurent libres et égaux en droits,

“Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti”.

Sebbene quello dell’uguaglianza fosse il diritto fondatore della società uscita dalla Rivoluzione francese – libertà ed eguaglianza sono inscindibili – nell’anno finale della Rivoluzione (1793), Jacques Roux (le curé rouge) aveva denunciato la mancata realizzazione del principio d’eguaglianza:

«La libertà non è che un vano fantasma quando una classe di uomini può affamarne un’altra impunemente. L’uguaglianza, non è che un fantasma, quando il ricco, attraverso gli accaparramenti, esercita il diritto di vita e di morte sui suoi simili.

La Repubblica non è che un vano fantasma quando la contro-rivoluzione opera di giorno in giorno attraverso il prezzo delle derrate alimentari che ¾ dei cittadini non possono pagare senza lacrime”.

 “La liberté n’est qu’un vain fantôme, quand une classe d’hommes peut affamer l’autre impunément. L’égalité n’est qu’un fantôme, quand le riche, par le monopole, exerce le droit de vie et de mort sur son semblable. La République n’est qu’un vain fantôme, quand la contre-révolution s’opère de jour en jour par le prix des denrées auquel les trois quarts des citoyens ne peuvent atteindre sans verser des larmes”.

Si tratta della prima critica esplicita al principio dell’eguaglianza formale o giuridica (tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge), in quanto incompleto, e di affermazione del diritto all’eguaglianza sostanziale o sociale (“Nessun diritto senza doveri dice la legge/Eguali: nessun dovere senza diritti -diciamo noi- è scritto nella versione francese dell’Internazionale).

Roux sarà seguito, tre anni dopo la morte di Robespierre, da Babeuf, Darté e Buonarroti che organizzano una sollevazione, nota come “congiura degli eguali, proprio per rivendicare quel diritto all’eguaglianza affermato dalla rivoluzione e subito tradito dalla Francia del direttorio.

«Popolo di Francia,

Per 15 secoli sei vissuto schiavo e dunque infelice. Da sei anni tu respiri appena, nell’attesa dell’indipendenza, della felicità, dell’eguaglianza.

L’Eguaglianza! Prima promessa della natura, primo bisogno dell’uomo e primo nucleo di ogni associazione legittima! Popolo di Francia! Tu non sei stato più favorito delle altre nazioni che vegetano su questo globo sfortunato! Sempre e ovunque la povera specie umana abbandonata ad antropofagi più o meno astuti, servì di zimbello a tutte le ambizioni, di pastura a tutte le tirannidi […]. Da tempo immemorabile ci sentiamo ripetere; gli uomini sono uguali, e da tempo immemorabile la più insolente, la più mostruosa ineguaglianza, pesa insolentemente sul genere umano. Da quando esistono le società civili il più bell’appannaggio dell’uomo è riconosciuto senza opposizioni, ma non si è ancora potuto realizzare una sola volta: l’eguaglianza non è mai stata altro che una sterile finzione della legge. Oggi, che è reclamata a più alta voce, ci si risponde: Tacete miserabili! L’eguaglianza di fatto è solo una chimera, contentatevi dell’eguaglianza presuntiva! Siete tutti eguali di fronte alla legge. Canaglia! Che più ti occorre ? […]

Ebbene, noi pretendiamo ormai di vivere e morire eguali come siamo nati. Vogliamo l’eguaglianza reale o la morte, ecco quello che ci occorre. E l’avremo, non importa a quale prezzo […]. La rivoluzione francese è soltanto l’inizio di una rivoluzione molto più vasta e più profonda che sarà l’ultima. il popolo ha marciato sui corpi dei re, e dei preti coalizzati contro di lui. Succederà lo stesso ai nuovi tiranni assisi al posto dei vecchi […]. Che cosa ci serve oltre all’eguaglianza dei diritti? Ci serve che sia scritta non solo nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, la vogliamo in mezzo a noi, sotto il tetto delle nostre case […].

 PEUPLE DE FRANCE !

Pendant quinze siècle tu as vécu esclave, et par conséquent malheureux. Depuis six années tu respires à peine, dans l’attente de l’indépendance, du bonheur et de l’égalité.

L’Egalité ! premier vœu de la nature, premier besoin de l’homme, et principal nœud de toute association légitime ! Peuple de France ! tu n’as pas été plus favorisé que les autres nations qui végètent sur ce globe infortuné !… Toujours et partout la pauvre espèce humaine livrée à des anthropophages plus ou moins adroits, servit de jouet à toutes les ambitions, de pâture à toutes les tyrannies. Toujours et partout, on berça les hommes de belles paroles : jamais et nulle part ils n’ont obtenu la chose avec le mot. De temps immémorial on nous répète avec hypocrisie, les hommes sont égaux, et de temps immémorial la plus avilissante comme la plus monstrueuse inégalité pèse insolemment sur le genre humain. Depuis qu’il y a des sociétés civiles, le plus bel apanage de l’homme est sans contradiction reconnu, mais n’a pu encore se réaliser une seule fois : l’égalité ne fut autre chose qu’une belle et stérile fiction de la loi. Aujourd’hui qu’elle est réclamée d’une voix plus forte, on nous répond : Taisez-vous misérables ! l’égalité de fait n’est qu’une chimère ; contentez-vous de l’égalité conditionnelle ; vous êtes tous égaux devant la loi. Canaille que te faut-il de plus ? Ce qu’il nous faut de plus? Législateurs, gouvernants, riches propriétaires, écoutez à votre tour.

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 il principio di eguaglianza è affermato all’art. 1 e 7.

Nella Costituzione della Repubblica Italiana agli art 2 e 3.

All’art 2, la Costituzione riconosce che i diritti precedono la costituzione stessa che li riconosce e garantisce in quanto esistenti (non li fonda, insomma, sarebbero diritti naturali, non positivi).

All’art. 3, il primo comma sancisce il principio dell’eguaglianza formale, il secondo dell’eguaglianza sostanziale.

Nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (2010), il principio di eguaglianza è affermato dal titolo III°.

Art. 20 Uguaglianza formale o giuridica

Art 21 Non discriminazione

Art. 22 Rispetto per le diversità

Art. 23 Parità di genere

Art. 24 Diritti del minore (ispirata alla Convenzione Internazionale dei diritti dell’Infanzia del 1989)

Art. 25 Diritti degli anziani

Art. 26 Inserimento dei disabili

Gustavo Zagrebelski ha proposto una riflessione che pone l’eguaglia a fondamento di una democrazia autentica (tratto da Senza l’uguaglianza la democrazia è un regime:

1. Senza uguaglianza la democrazia è oligarchica, un regime di casta, una minoranza che prevale sulla maggioranza disorganizzata.

2. Senza uguaglianza, la libertà vale come garanzia dei più forti, cioè come oppressione dei più deboli.

3. Senza uguaglianza i diritti cambiano natura: per coloro che stanno in alto diventano privilegi e per coloro che stanno in basso concessioni o carità.

4. Senza uguaglianza, la solidarietà si trasforma in invidia sociale, la diversità in differenza (Rousseau)

5. Senza uguaglianza il merito viene sostuito dall’arroganza, la capacità dal conformismo e dalla sottomissione, la dignità dalla prostituzione.

11.   L’uguaglianza secondo i marxisti (l’uguaglianza come distruzione delle classi)

Scrive Ilich Ulianav Lenin:

«L’eguaglianza è una frase vuota se per eguaglianza non si intende la distruzione delle classi. Noi vogliamo distruggere le classi: sotto questo rapporto noi siamo per l’uguaglianza. Ma pretendere per questo che noi renderemo tutti gli uomini uguali tra di loro (nel senso della cancellazione delle differenze individuali) è una frase vuota di senso e una stupida escogitazione degli intellettuali. Mi pare che sia chiaro: gli scrittori borghesi immaginano il comunismo come una vecchia caserma zarista, nella quale tutto è subordinato al principio del livellamento. Ma i marxisti non possono essere responsabili dell’ignoranza e dell’ottusità degli scrittori borghesi ».

Nessun livellamento, dunque, ma obbligo uguale per tutti di lavorare secondo le proprie capacità e diritto uguale per tutti i lavoratori di essere ricompensati secondo il loro lavoro (società socialista).

Obbligo uguale per tutti di lavorare secondo le proprie capacità e diritto uguale per tutti i lavoratori di essere ricompensati secondo i loro bisogni (società comunista)».


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