Skid Row, cioè Los Angeles

by gabriella

skid rowC’è un quartiere a Los Angeles dove i sogni di Hollywood incontrano la realtà e si infrangono in mille pezzi. Le maschere sorridenti e il trucco del red carpet si dissolvono e svelano il volto più crudele della vita. Siamo a Skid Row, un agglomerato di 50 isolati a due passi dai grattacieli delle banche e dal quartiere finanziario della città. A pochi metri dai lustrini, il lusso e le vite patinate si accalcano uno sull’altro rifugi di cartone, accampamenti, immondizia, miseria. 

Lotta per la sopravvivenza

In questa fetta di Downtown racchiusa da Alameda Avenue e Main Street, tra la Terza e la Settima, l’intrattenimento fa il posto alla lotta per la sopravvivenza. In un quadro disperato e delirante, dove i clochard più fortunati dormono in tende lungo la strada, la fame è ancora il primo dei problemi.

Secondo un censimento dell’Autorità per i Servizi ai senzatetto, a Los Angeles – 13 milioni di abitanti – più di 57mila persone non hanno una casa, il 75% di loro non ha alcun tipo di rifugio. I bambini che vivono per strada sono 821. Si è inoltre calcolato che un terzo dei senzatetto della città sia affetto da disabilità mentali e fisiche, e che l’11% sia un veterano di guerra. 

A Skid Row (11 chilometri quadrati) vive una popolazione di clochard che varia dalle 2000 alle 5000 persone. Per la maggior parte sono persone che hanno perso la casa e il lavoro, tossicodipendenti, soggetti con problemi mentali, o entrambi. Ospedali e prigioni, quando l’individuo «non è pericoloso per la società», lo «gettano» semplicemente in strada. Chi sa nuotare sopravvive.

Dentro a questo inferno nei primi Anni 90 ci finì anche la medaglia d’argento delle Olimpiadi di Los Angeles dell’84 nei 400 ostacoli, Danny Harris, poi riemerso dopo una lunga riabilitazione.

 

Le strade dei taglialegna

La parola «Skid Row» nell’800 indicava le strade utilizzate dai taglialegna per far scendere i tronchi verso il mare prima delle spedizioni. Negli Anni 30 del Novecento era un’area urbana caratterizzata dalla presenza di bar, taverne e bordelli, con una forte presenza di senzatetto e alcolizzati. A Los Angeles Skid Row ha iniziato a svilupparsi a fine Ottocento, ma è nel 1975, con la fine della Guerra del Vietnam e la demolizione dei vecchi edifici, che l’area è diventata quella che è: all’alcol si è aggiunta la droga, il disagio psichico, la miseria. E quell’esercito di veterani di guerra tornati a casa con un fardello insopportabile.

 

ll giro di vite

Nel 2006 l’allora sindaco di Los Angeles Antonio Villaraigosa e il capitano della Centrale di Polizia William Bratton diedero il via a una campagna di risanamento di Skid Row che, punendo severamente anche i «crimini» minori (attraversamento della strada al di fuori delle strisce e arresto per consumo di alcol in strada), portò in 2 anni a 18 mila arresti e 24 mila denunce. Nonostante Skid Row sia meno pericolosa di un tempo, la presenza delle forze dell’ordine rimane massiccia e il tentativo di contrastare l’espansione degli accampamenti sembra vano: negli ultimi due anni il quartiere di cartoni ha superato i suoi storici confini, arrivando a occupare i bordi delle superstrade e tutti i sottopassi da Echo Park al South La.

 

Il perimetro proibito

In alcune strade, alle 6 di mattina, chi dorme per terra viene svegliato e invitato ad allontanarsi. Spaccio e prostituzione sono all’ordine del giorno. L’area che incrocia San Pedro Street e la Sesta, vicino ai centri di accoglienza e alle missioni di carità, è quella dove si trova la più alta concentrazione di senzatetto. Quando i volontari non riescono a pulire le strade, e quando la pioggia non sostituisce la manodopera, l’odore delle feci e delle urine rende l’aria irrespirabile e le mosche infestano l’ambiente. E nonostante tutto, per entrare a Skid Row ci vuole davvero un attimo: i negozi e i bar alla moda che caratterizzano la zona pettinata del centro città sono dall’altra parte della strada. Lo Staples Center, il palasport dove giocano i Lakers e i Clippers, è a 10 minuti a piedi.

Tratto da Lastampa.it


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