Umberto Curi, Rivoluzione e riforma

by gabriella

Traggo dalle lezioni del caffé filosofico – ora tutte disponibili su YouTube e in gran parte riedite dalla Biblioteca di Repubblica – la precisazione storiografica di Umberto Curi sui concetti di rivoluzione e riforma. Di seguito, il video dell’intera lezione dedicata al Manifesto del partito comunista, alla visione degli oppressi e dell’oppressione di Marx e ad un profilo privato del filosofo.

Il termine rivoluzione entra nel lessico politico sostanzialmente tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento con una provenienza molto specifica. Esso infatti non nasce in un contesto politico, ma originariamente in un contesto di carattere scientifico. Com’è noto, De revolutionibus orbium coelestium è il titolo dell’opera di Copernico comparsa nel 1543. Revolutio vuol dire, per l’appunto, la descrizione del movimento ricorsivo di un corpo celeste attorno a un altro corpo.

Quando il termine entra nel lessico politico, all’incirca mezzo secolo dopo, porta con sé questo significato, per cui la rivoluzione, anche in senso politico, non è, come noi possiamo immaginare, un processo di abbattimento di un ordine esistente e sua sostituzione con un nuovo ordine economico, politico e sociale. Essa conserva questa accezione originaria di movimento retrogrado, mediante il quale certamente si esce dalla condizione attuale, ma per ripristinare una condizione originaria dalla quale ci siamo allontanati [se ne possono dare molti esempi storici, quali ad esempio, il radicalismo evangelico del XIV secolo in Europa o, in Cina, il “primitivismo” del taoismo; NDR].

Viceversa, il termine riforma, ci mostra come essa sia quel processo mediante il il quale conferiamo una nuova forma, e quindi nuove modalità organizzative complessive, all’insieme delle relazioni sociali e politiche. Come si vede, i due termini hanno subito nel tempo un completo rovesciamento del loro significato originario.

Tratto da U. Curi, Marx e la rivoluzione, 8 – Capire la filosofia, Milano, Gruppo editoriale L’Espresso, 2011, pp. 22-23.

Il Manifesto, piccolo libro potente

 


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