Victor Hugo, La libertà d’insegnamento (La liberté de l’enseignement)

by gabriella
Victor Hugo (1802 - 1885)

Victor Hugo (1802 – 1885)

Nel 1848, alcuni anni dopo essere stato nominato pari di Francia dal re Luigi Filippo d’Orleans, Victor Hugo divenne deputato dell’Assemblea costituente. E’ in questa veste che il 15 gennaio 1850 tenne un Discorso sulla libertà e la laicità d’insegnamento schierandosi contro il partito cattolico, maggioritario nell’Assemblea.

Il partito di maggioranza aveva ottenuto Da Luigi Bonaparte il conferimento della carica di ministro dell’Istruzione al cardinale Frédérique de Falloux. L’assemblea legislativa era stata appena riunita che il Ministro aveva presentato un disegno di legge sull’insegnamento che consegnava l’istruzione pubblica nelle mani del clero. La discussione sui principi generali della legge si aprì il 14 gennaio 1850, occupando tutta la prima seduta e metà della seconda giornata di dibattito. Victor Hugo rispose agli interventi di Barthélemy Saint-Hilaire e di Parisis, vescovo di Langrès, esponenti del partito cattolico, con un intervento memorabile ed emozionante, a tratti spiazzante per l’evocazione di un sentimento religioso tanto forte quanto l’anticlericalismo dell’autore. E’ nel corso di questo intervento che lo scrittore evoca per la prima volta nella storia il droit de l’enfant, i diritti del bambino.

Il tema della libertà e della laicità dell’insegnamento è sviluppato in passi molto belli alle pagine 315 e 316, quello della liberazione dalla miseria e della costruzione di un mondo migliore alle pp. 317-18. Successivamente, Hugo insiste sulla differenza tra l’autentico spirito religioso e il clericalismo e denuncia i secoli di censura e repressione dello spirito e delle arti perpetrato dalla chiesa romana. L‘Italia e la Spagna, da secoli nelle mani del clero, sono in uno stato compassionevole, dunque a questo clericalismo che chiede di guidare l’insegnamento non è possibile concederlo:

intendiamoci sulla libertà che voi reclamate; è la libertà di non insegnare. Ah, voi volete che vi siano dei popoli da istruire. Molto bene. Vediamo i vostri allievi. Vediamo i vostri prodotti. Che avete fatto dell’Italia? Che avete fatto della Spagna? Da secoli voi tenete nelle vostre mani, a vostra discrezione, alla vostra scuola, sotto la vostra bacchetta, queste due grandi nazioni, illustri tra le più illustri, che ne avete fatto? Ve lo dirò. Grazie a voi l’Italia, della quale nessun uomo che pensi può più pronunciare il nome che con un inesprimibile dolore filiale, l’Italia, questa madre di geni e di nazioni che ha riversato sull’universo tutto le più abbaglianti meraviglie della poesia e dell’arte, l’Italia che ha insegnato a leggere al genere umano, l’Italia oggi non sa leggere! [p. 323].

Propongo sotto una mia traduzione del testo, accessibile in versione originale in Victor Hugo, Oeuvres complètes. Actes et paroles (1802-1855), Paris, Société d’éditions littéraires et artistiques, 1926, pp. 315-336 [del file pdf], digitalizzata dalla Bibliothéque Nationale de France.

Che mi sia permesso di dire qui e di dichiarare […] io ci credo profondamente a questo mondo migliore, esso è per me ben più reale di questa miserabile chimera che inghiottiamo e che chiamiamo vita, è sempre davanti ai miei occhi, ci credo con tutta la potenza del mio convincimento, e dopo così tante lotte, così tanti studi e prove è la suprema certezza della mia ragione come la suprema consolazione della mia anima.

Victor Hugo (pp. 317-318)

[p. 311] Signori, quando si apre una discussione che riguarda ciò che vi è di più serio nei destini del nostro paese, bisogna andare subito e senza esitare al fondo della questione. Comincio col dire ciò che vorrei, dirò subito dopo ciò che non voglio affatto.

[p. 312] Signori, ecco qual è, a mio avviso, il fine, difficile da raggiungere e probabilmente lontano, ma al quale bisogna tendere nella fondamentale questione dell’insegnamento. Ogni questione ha i suoi ideali, signori, e per me in relazione all’insegnamento l’ideale è l’istruzione gratuita e obbligatoria. Obbligatoria solo per il primo grado, gratuita per tutti gli altri [Mormorii a destra. – Applausi a sinistra]. L’istruzione primaria obbligatoria è un diritto del bambino [Agitazione in aula] che, non ci si sbagli al riguardo, è ancora più sacro che il diritto paterno e si confonde con il diritto dello stato. Tornando alla questione, ecco dunque, secondo me, l’ideale: l’istruzione gratuita e obbligatoria nei limiti che ho appena indicato e un insegnamento pubblico forte, dato e regolato dallo stato dalle scuole di campagna fino al Collège de France, e più in alto ancora, all’Institut de France; vale a dire le porte della scienza aperte ad ogni intelligenza. Ovunque ci sia un campo, ovunque ci sia uno spirito, che ci sia un libro. Che non ci sia un comune senza scuola, una città senza scuola primaria o un capoluogo senza Università. Un vasto insieme, o meglio una vasta rete di laboratori intellettuali, licei, ginnasi, scuole elementari e medie, cattedre, biblioteche, che irradino le loro attività su tutto il paese, risvegliando ovunque le attitudini ed innescando ovunque vocazioni. In una parola, la scala della conoscenza umana disegnata fortemente per mano dello stato, messa nell’ombra delle masse più profonde e più oscure e apportante la luce, il cuore del popolo messo in relazione,  senza soluzione di continuità con il cervello della Francia [Lunghi applausi]. Ecco come concepirei l’educazione pubblica nazionale.

Signori, a fianco di questa straordinaria istruzione gratuita capace di sollecitare spiriti di ogni grado, offerta dallo stato, capace di dare a tutti, per niente, i migliori maestri e i migliori metodi, modello di scienza e disciplina normale, francese, cristiana, liberale, senza dubbio in grado di elevare lo spirito nazionale al massimo grado d’intensità, io metterei senza esitazioni la libertà d’insegnamento per gli istitutori privati, la libertà d’insegnamento per le comunità religiose, la libertà di insegnamento piena, intera, assoluta,  sottomessa alle leggi generali come ogni altra libertà, e non avrei bisogno di darle il potere inquieto dello stato come sorvegliante, perché le darei l’insegnamento gratuito dello stato come contrappeso [Bravo! a sinistra – Mormorii a destra]. Questo signori, lo ripeto, è l’ideale [p. 314] della questione. Non confondetevi su questo, noi non siamo vicini a realizzarlo, perché la soluzione del problema implica uno sforzo finanziario considerevole come tutti i problemi sociali del tempo presente. Era necessario, signori, indicare questo ideale, perché bisogna sempre dire dove si tende. Esso offre innumerevoli vantaggi, ma non è ancora venuta l’ora di svilupparlo. Per rispettare il tempo disponibile dell’Assemblea, vado direttamente alla questione nella sua realtà  positiva attuale. L’affronto dov’è oggi, nel punto di maturazione a cui gli avvenimenti, da un lato, e la ragione pubblica, dall’altro, l’hanno portata.

Da questa prospettiva, limitata ma concreta, sulla situazione attuale, io voglio, lo dichiaro, la libertà di insegnamento, ma anche la sorveglianza dello stato e siccome voglio che questa sorveglianza sia effettiva, voglio lo stato laico, puramente laico, esclusivamente laico. L’onorevole Guizot l’ha detto prima di me, in materia d’insegnamento lo stato non può che essere laico. Io voglio la libertà d’insegnamento sotto la sorveglianza dello stato e non ammetto, per calare lo stato in questa sorveglianza così delicata e difficile che esige il concorso di tutte le forze vitali nel paese, che degli uomini appartenenti forse alle carriere più importanti, ma che non abbiano altro interesse politico e di coscienza distinti dall’unità nazionale. Ciò significa che io non introduco che sia nel consiglio superiore di sorveglianza o nei [p. 315] consigli secondari, né vescovi, né delegati di vescovi. Per quanto mi riguarda, considerando il bisogno oggi più forte che mai che se ne ha, intendo mantenere l’antica e salutare separazione tra chiesa e stato che fu l’utopia dei nostri padri e ciò nell’interesse tanto della chiesa che dello stato [Acclamazione a sinistra. Proteste a destra]. Ho appena detto ciò che vorrei, vengo adesso a ciò che non voglio. Non voglio la legge che ora vi viene proposta. Perché? Signori, questa legge è un’arma. Un’arma non è niente in se stessa, non esiste che per la mano che la impugna. Ora, qual è la mano che impugnerà quest’arma? Signori, é la mano del partito clericale [E’ vero! Lunga agitazione in aula]. Signori, io rifiuto questa mano, voglio disinnescare quest’arma, io respingo questo progetto. Ciò detto, entro nel merito. Affronto subito, e di petto, un’obiezione che si è soliti muovere agli oppositori che condividono il mio punto di vista, la sola obiezione che abbia un’apparenza di serietà. Ci si obietta: voi escludete il clero dal consiglio di sorveglianza statale, volete dunque proibire l’insegnamento religioso?

Vado a spiegarmi, signori, che non mi si fraintenda per mia colpa, né su ciò che dico né su ciò che penso. [p. 316] Lungi dal volere proibire l’insegnamento religioso – è chiaro? – credo che esso sia oggi più necessario che mai. Più l’uomo cresce, più deve credere. Più si avvicina a Dio, meglio deve vederLo [Agitazione in sala]. C’è un’infelicità nel nostro tempo, credo anzi che non ci sia che questa infelicità nel nostro tempo, che consiste in una certa tendenza a mettere tutto in questa vita [Stupore]. Dando all’uomo per fine e per destino la vita terrestre e materiale si aggravano tutte le miserie attraverso la negazione di ciò che è alla fine, si aggiunge all’infelicità dei diseredati il peso insopportabile del niente e di ciò che non è che sofferenza, vale a dire la Legge di Dio, si porta la disperazione, cioè la legge dell’inferno [Lunga agitazione]. Di qui le profonde convulsioni sociali [Si!, Si!]. Certo, io sono di quelli che vogliono e nessuno ne dubita in questo consesso, io sono di quelli che vogliono, e non dico sinceramente, ché il termine è troppo debole, ma con inesprimibile ardore e con tutti i mezzi possibili, migliorare in questa vita la sorte materiale di tutti quelli che soffrono, ma il primo dei miglioramenti è dare loro la speranza [Bravo!, a destra]. Quanto diminuiscono le nostre miserie finite se si intrecciano a una speranza infinita! [Benissimo, Benissimo!]. Il dovere di noi tutti, chiunque noi siamo, legislatori, come vescovi, preti come scrittori, è di diffondere, è di dispensare, è di propagare in tutte le forme, tutta l’energia [p. 317] sociale per combattere e distruggere la miseria [Bravo! a sinistra] e, allo stesso tempo far levare tutte le teste verso il cielo [Bravo! a destra] di dirigere tutte le anime, di volgere tutte le aspettative verso una vita ulteriore dove giustizia sarà fatta o giustizia sarà resa. Diciamolo forte, nessuno avrà ingiustamente né inutilmente sofferto. La morte è una restituzione [Benissimo! A destra. Agitazione in aula].

La legge del mondo materiale è l’equilibrio, la legge del mondo morale è l’equità. Dio si ritrova alla fine di tutto. Non dimentichiamolo e insegniamolo a tutti. Non ci sarebbe nessuna dignità nella vita ed essa non varrebbe la pena se noi dovessimo morire tutti interi. Ciò che alleggerisce la fatica, che santifica il lavoro, che rende l’uomo forte, saggio, paziente, benevolente, giusto, ad un tempo umile e grande, degno dell’intelligenza, degno della libertà, è d’aver avanti a sé la visione perpetua d’un mondo migliore che illumina le tenebre di questa vita [Viva e unanime approvazione]. Quanto a me, poiché il caso vuole che sia io a parlare in questo momento e a mettere sì gravi parole in una bocca di scarsa autorità, che mi sia permesso di dire qui e di dichiarare, lo proclamo dall’alto di questa tribuna, io ci credo profondamente a questo mondo migliore, esso è per me ben più reale di questa miserabile chimera che inghiottiamo e che chiamiamo vita, è sempre davanti ai miei occhi, ci credo con tutta la potenza del mio convincimento, e dopo così tante lotte, così tanti studi e prove è la suprema certezza della mia ragione [p. 318] come la suprema consolazione della mia anima [Profonda emozione].

Io voglio dunque, sinceramente, fermamente, ardentemente, l’insegnamento religioso, ma voglio l’insegnamento religioso della chiesa, non di un partito. Lo voglio sincero, non ipocrita [Bravo! Bravo!] Voglio che abbia per scopo il cielo non la terra. Non voglio che una cattedra invada l’altra, non voglio mescolare i preti ai professori. O, se consento questo intreccio, io legislatore, lo sorveglio, apro sui seminari e sulle congregazioni insegnanti l’occhio dello stato e, insisto, dello stato laico, geloso unicamente della sua grandezza e della sua unità. Fino a quel giorno, che chiamo a gola spiegata, in cui la completa libertà d’insegnamento potrà essere proclamata, e all’inizio vi ho detto a quali condizioni, fino a quel giorno io voglio l’insegnamento della chiesa dentro la chiesa e non fuori. Soprattutto considero derisoria far controllare dal clero a nome dello stato l’insegnamento del clero. In una parola sola, io voglio, lo ripeto, ciò che volevano i nostri padri: la chiesa a casa sua e lo stato nella propria [Si!, Si!].

L’assemblea vede già chiaramente perché io respingo il progetto di legge, ma cercherò di spiegarmi. Signori, come vi ho appena indicato, questo progetto è qualcosa di più, di peggio, se volete, di una legge politica, è una legge strategica [Mormorii] [p. 319]. Mi riferisco non certo al venerabile vescovo di Langres, non a qualcuno in questa sala, ma al partito che ha se non redatto almeno ispirato il progetto di legge, al partito al tempo stesso spento e ardente, al partito clericale. Non so se è nel governo, non so se è nell’assemblea [agitazione] ma lo sento un po’ ovunque [Nuova agitazione]. Ha l’orecchio fino, mi ascolterà [Risate]. Mi rivolgo dunque al partito clericale per dirgli: questa legge è la vostra legge. Vedete, francamente, diffido di voi. Istruire è costruire [Emozione]. Diffido di ciò che costruite [Benissimo!, Benissimo!]. Non voglio affidarvi l’insegnamento della gioventù, l’anima dei ragazzi, lo sviluppo delle intelligenze nuove che si aprono alla vita, lo spirito delle nuove generazioni, vale a dire l’avvenire della Francia, perché affidarvelo sarebbe consegnarvelo [Agitazione].

Non è sufficiente che le nuove generazioni ci succedano, io sento che esse ci continuano. Ecco perché non voglio né le vostre mani né il vostro alito su di loro. Io non voglio se non ciò che è stato fatto dai nostri padri e disfatto da voi. Dopo questa gloria, non voglio questa vergogna [Agitazione prolungata]. La vostra legge porta una maschera [Bravo!] Essa dice una cosa e ne farà un’altra. E’ un pensiero d’asservimento che prende l’aspetto della [p. 320] libertà. E’ una confisca che si vuole donazione. Non la voglio [Applausi a sinistra]. Ci siete abituati. Quando forgiate una catena dite, ecco la libertà. Quando fate una proscrizione gridate, ecco un’amnistia [Nuovi applausi]. Ah, non vi confondo con la chiesa, non più di quanto confonda il vischio con la quercia. Voi siete i parassiti della chiesa, voi siete la malattia della chiesa. Ignazio è il nemico di Gesù [Viva approvazione a sinistra]. Voi siete non i credenti, ma i settari di una religione che non comprendete. Voi siete gli impresari della santità. Non intrecciate la chiesa coi vostri affari, coi vostri calcoli, le vostre dottrine, le vostre strategie, le vostre ambizioni. Non chiamatela vostra madre per farne una serva [Profonda emozione]. Non la tormentate col pretesto di insegnarle la politica. Soprattutto non la identificate con voi. Vedete il torto che le fate. Il signor vescovo di Langrès ve l’ha detto [Risate]. Vedete come ella deperisce da quando vi ha avuto. Vi fate così poco amare che finirete per farla arrabbiare. In verità, ve lo dico, passerà oltre voi. Lasciatela riposare. Quando voi non ci sarete più, tornerà. Lasciatela, questa venerabile chiesa, questa venerabile madre, nella sua solitudine, nella sua abnegazione, nella sua umiltà. Tutto ciò fa la sua grandezza. La sua solitudine le attirerà le folle. La sua abnegazione è la sua potenza, la sua umiltà è la sua maestà [Viva adesione].

[p. 321] Voi parlate dell’insegnamento religioso. Sapete qual è il vero insegnamento religioso, quello davanti al quale si deve prosternarsi? Quello che non si deve tradire? E’ la suora di carità al capezzale del morente. E’ il fratello della misericordia che riscatta lo schiavo. E’ Vincenzo de’ Paoli che raccoglie il bambino abbandonato. E’ il vescovo di Marsiglia tra i malati di peste. E’ l’arcivescovo di Parigi che accoglie con un sorriso questo formidabile sobborgo Saint’Antoine, che leva il crocifisso al di sopra della guerra civile ed è poco preoccupato di morire visto che porta la pace [Bravo!]. Ecco il vero insegnamento religioso, l’insegnamento religioso reale, profondo, efficace e popolare, quello che, fortunatamente per la religione e l’umanità produce ancora più cristiani di quanti voi ne disfacciate [Lunghi applausi a sinistra]. Ah noi vi conosciamo, noi conosciamo il partito clericale. E’ un vecchio partito che ha il suo stato di servizio [Risa]. E’ lui che monta la guardia alla porta dell”ortodossia [Risa]. E’ lui che ha trovato per la verità questi due stati meravigliosi: l’ignoranza e l’errore. E’ lui che diffida la scienza e il genio a non andare al di là del messale e che vuole segregare il pensiero nel dogma. Tutti i progressi che l’intelligenza ha fatto in Europa, li ha fatti suo malgrado. La sua storia è scritta nella storia del progresso umano, ma è scritta al contrario [Sensazione]. Egli s’è opposto a tutto [Risa]. E’ lui che ha fatto frustare Prinelli per aver detto che le stelle non cadono. [p. 322] Che ha tenuto 27 anni in carcere Campanella per aver affermato l’infinità dei mondi e intravisto il mistero della creazione. E’ lui ad aver perseguitato Harvey per aver provato che il sangue circolava. Attraverso Giosué ha imprigionato Galileo, attraverso san Paolo Cristoforo Colombo [sensazione]. Scoprire la legge dei cieli era un’empietà, trovare un mondo un’eresia. E’ lui che la lanciato l’anatema su Pascal in nome della religione, su Montaigne in nome della morale, su Molière in nome della morale e della religione.

Oh si, certo, chiunque voi siate, che vi chiamiate partito cattolico e siate il partito clericale, noi vi conosciamo. E’ già molto tempo che la coscienza umana si rivolta contro di voi e vi domanda cosa vogliate. E’ già molto tempo che cercate di mettere una zavorra allo spirito umano [Acclamazione a sinistra]. E volete essere le guide dell’insegnamento. Non c’è stato un poeta, uno scrittore, un filosofo, un pensatore, che voi abbiate accettato. E tuto ciò che è stato scritto, trovato, sognato, dedotto, illuminato, immaginato, inventato dai geni, il tesoro della civiltà, l’eredità secolare dela generazione, il patrimonio comune delle intelligenze, voi lo rifiutate. Se il cervello dell’umanità fosse davanti a vostri occhi, a vostra discrezione, aperto come la pagina di un libro, vi fareste delle cancellazioni [Si!, Si!]. Convenitene! [Movimenti prolungati]. [p. 323] C’è infine un libro che sembra da un capo all’altro un’emanazione superiore, un libro che è per l’universo ciò che è il Corano per l’islamismo e i Veda per l’India, un libro che contiene tutta la saggezza umana rischiarata da tutta la saggezza divina. Un libro che la venerazione dei popoli chiama il Libro, la Bibbia!. Ebbene la vostra censura è arrivata fin là!. Cosa inaudita! Dei papi hanno proscritto la Bibbia!. Quale stupore per gli spiriti saggi, quale orrore per i cuori semplici, di veder l’Indice di Roma posato sul libro di Dio [Viva adesione a sinistra].

E voi reclamate la libertà d’insegnare. Guardate, siamo sinceri, intendiamoci sulla libertà che voi reclamate; é la libertà di non insegnare [Applausi a sinistra. Vive proteste a destra]. Ah, voi volete che vi siano dei popoli da istruire. Molto bene. Vediamo i vostri allievi. Vediamo i vostri prodotti [Risa]. Che avete fatto dell’Italia? Che avete fatto della Spagna? Da secoli voi tenete nelle vostre mani, a vostra discrezione, alla vostra scuola, sotto la vostra bacchetta, queste due grandi nazioni, illustri tra le più illustri, che ne avete fatto? [Movimento] Ve lo dirò. Grazie a voi l’Italia, della quale nessun uomo che pensi può più pronunciare il nome che con un inesprimibile dolore filiale, l’Italia, questa madre di geni e di nazioni che ha riversato sull’universo tutto le più abbaglianti meraviglie della poesia e dell’arte, l’Italia che ha insegnato a leggere al genere umano, l’Italia oggi non sa leggere!

[p. 324] Si, l’Italia è, tra tutti gli stati d’Europa, quello col minor numero di cittadini alfabetizzati [Reclami a destra. Crisi violenta]. La Spagna, magnificamente dotata, la Spagna che aveva ricevuto dai romani la sua prima civilizzazione, dagli arabi la seconda, dalla provvidenza e malgrado voi, l’America, la Spagna ha perduto grazie a voi, al vostro gioco abbrutente che è un gioco di degradazione e di sminuizione [Appalusi a sinistra], la Spagna ha perduto il segreto della potenza che le veniva dai romani, il genio dell’arte che le veniva dagli arabi, questo mondo che gli veniva da Dio e in cambio di tutto ciò che gli avete fatto perdere, ha ricevuto da voi l’Inquisizione [Movimenti]. L’Inquisizione che certi uomini del partito clericale cercano oggi di riabilitare con una delicatezza pudica che li riconosco [Lunga ilarità a sinistra. Reclami a destra]. L’Inquisizione che ha bruciato sul rogo o soffocato nelle prigioni cinque milioni di uomini [Diniego a destra]. Leggete la storia! L’Inquisizione che esumava i morti per bruciarli come eretici [E’ vero!], testimoni Urgel e Arnault, conte di Forcalquier. L’Inquisizione che dichiarava infami e indegni di ogni carica pubblica i figli degli eretici fino alla seconda generazione, ad eccezione soltanto, secondo i termini esatti dei decreti, di “quelli che avevano denunciato il loro padre” [Lungo movimento]. L’Inquisizione che, nel momento in cui parlo tiene ancora nelle biblioteche vaticane [p. 325] i manoscritti di galileiani chiusi e privi di indice [Agitazione]. E’ vero che per consolarla di ciò che le toglievate e di ciò che le davate, l’avete soprannominata la Cattolica [Rumori a destra]. Ecco i vostri capolavori. Questo focolare che si chiamava Italia voi l’avete estinto. Questo colosso che si chiamava Spagna, minato: l’uno è in ceneri, l’altro in rovina. Ecco cosa avete fatto di due grandi popoli. Cosa volete fare ora della Francia?  [Movimento prolungato].

Vedete, voi venite da Roma. Vi faccio i miei complimenti! Avete avuto là un bel successo! [Risa e bravo a sinistra] Avete appena estinto il popolo romano, ora volete farlo con quello francese. Capisco, è ancora più bello e vi tenta. Solo, fate attenzione! Non è facile. Questo è un leone ancora vivo [Agitazione]. Con chi ve la prendete dunque? Ve lo dirò, ve la prendete con la ragione umana. Perché? Perché essa rischiara le tenebre [Si! si! No! no!] Volete che vi dica cosa vi infastidisce? E’ questa enorme quantità di luce libera che la Francia irradia da tre secoli. [p. 326], una luce fatta interamente di ragione, una luce oggi più accecante che mai che fa della nazione francese la nazione rischiaratrice, così che il chiarore della Francia si riverbera su tutti i popoli dell’universo [Sensazione]. Ebbene, questa chiarezza della Francia, questa luce libera, questa luce diretta che non viene da Roma ma da Dio, quella che voi volete spegnere, noi invece vogliamo conservarla [Si! Si!, Bravo a sinistra]. Io rifiuto la vostra legge. La rifiuto perché confisca l’insegnamento elementare, perché degrada l’insegnamento secondario, perché abbassa il livello della scienza, perché sminuisce il mio paese [Sensazione]. La rifiuto perché  sono tra quelli a cui si stringe il cuore e il rossore sale al viso ogni volta che la Francia subisce, per un motivo qualunque, una diminuzione, che si tratti di una perdita di territorio, come con i Trattati del 1845, o una diminuzione di grandezza intellettuale, come con la vostra legge! [Vivi applausi a sinistra]. Signori, prima di terminare, permettetemi di indirizzare qui, dall’alto della tribuna al partito clericale, al partito che ci ha invaso [Sentite! Sentite!] un consiglio serio [Rumori a destra]. Non è l’abilità che gli manca. Quando le circostanze lo aiutano è forte, molto forte, troppo forte! [Rumori a destra] Conosce l’arte di mantenere una nazione in uno stato ambiguo e pietoso che non è la morte [p. 327] ma non è più la vita [E’ vero!]. Chiamo questo stato governo [Risa]. E’ il governo attraverso la letargia [Nuove risa].

Ma, attenzione, niente di simile si adatta alla Francia. E’ un gioco pericoloso lasciar intravedere, anche soltanto intravedere, a questa Francia tale ideale: la sacrestia sovrana, la libertà tradita, l’intelligenza battuta e legata, i libri stracciati, gli accondiscendenti al posto della stampa, il farsi notte dello spirito all’ombra delle sottane e i geni tenuti a bada dai sacrestani [Acclamazione a sinistra! Negazioni furiose a destra]. E’ vero, il partito clericale è abile, ma ciò non gli impedisce di essere sempliciotto (naïf, nel testo francese) [Ilarità]. Come? Rifiuta il socialismo? Cosa? Vede montare la marea, a quanto dice, e si oppone a questi flutti, ma non so a cosa esattamente. Vede montare la marea e immagina che la società sarà salvata perché per difenderla lui avrà unito le ipocrisie sociali con le resistenze materiali e avrà messo un gesuita ovunque non c’è un poliziotto [Risa e applausi!] Che pietà! Lo ripeto, che stiano attenti, il diciannovesimo secolo è loro ostile. Che non si ostinino, che rinuncino a controllare questa grande epoca piena di impulsi profondi e nuovi, altrimenti non potranno che corromperla, svilupperanno imprudentemente il lato pericoloso del nostro tempo e faranno sorgere delle eventualità terribili. Si, con questo sistema, insisto, che fa uscire l’educazione dalla sacrestia e il governo [p. 328] dal confessionale [Lunga interruzione ..  Crisi,  Ordine! Più membri della destra si alzano. Il Presidente e Victor Hugo si scambiano delle parole che non arrivano fino a noi. Tumulti violenti. L’oratore riprende volgendosi verso la destra].

Signori, voi desiderate ardentemente, dite, la libertà d’insegnamento, provate a volere anche un po’ la libertà della tribuna [Risa. Il rumore diminuisce]. Con queste dottrine che una logica implacabile e fatale governa malgrado gli uomini stessi e che è feconda per il male, con queste dottrine che fanno orrore quando le si guarda nella storia [Nuova crisi. Ordine! L’oratore deve interrompersi nuovamente]. Signori, il partito clericale, ve l’ho detto, ci ha invasi. Io lo combatto e nel momento in cui si presenta con una legge in mano è mio dovere di legislatore esaminare questa legge e questo partito. Non mi impedirete di farlo [Molto bene!] Io proseguo. Si, con questa dottrina, questo sistema, questa storia, che il partito clericale lo sappia, ovunque andrà provocherà rivoluzioni. Ovunque, per evitare Torquemada, ci si getterà in Robespierre [Sensazione]. Ecco ciò che fa del partito che si dice cattolico un serio pericolo pubblico. E quelli che, come me, temono per le nazioni il sommovimento anarchico e l’assopimento sacerdotale, gettano il grido d’allarme. Fintanto che siamo in tempo, ci pensino bene [Clamore a destra] [p. 329].

Voi mi interrompete. Le grida e i mormorii coprono la mia voce. Signori, io vi parlo non come un agitatore, ma come un galantuomo [Ascoltate! Ascoltate!] Ah signori, per caso vi sembro sospetto? [Crisi a destra, Si! Si!] Cosa? Io sono sospetto, voi dite? [Crisi a destra, Si! Si!] [Tumulto indescrivibile. Una parte della destra si alza e interpella l’oratore, impassibile, sulla tribuna]. Ebbene, su questo aspetto bisogna spiegarsi [Si ristabilisce il silenzio]. Si tratta di un fatto personale, in qualche modo. Ascolterete una spiegazione che voi stessi avete sollecitato. Ah, vi sono sospetto! E di cosa? Io vi sono sospetto. Ma l’anno scorso difendevo l’ordine in pericolo come oggi la libertà minacciata e come tornerò domani a difendere l’ordine se ci sarà di nuovo pericolo da quel lato [Movimento]. Vi sono sospetto! Ma vi ero sospetto quanto esercitavo il mio mandato di rappresentante di Parigi, cercando di evitare lo spargimento di sangue delle barricate di giugno? [Bravo a sinistra. Nuove grida a destra. Riprendono i tumulti]. Ebbene, voi non volete nemmeno sentire una voce che difende risolutamente la libertà. Io vi sono sospetto! Anche voi lo siete ai miei occhi! Sarà il paese a giudicarci! [Benissimo! Benissimo!] Un’ultima parola, signori, io sono forse uno di [p. 330] quelli che in un passato recente, in tempi difficili, hanno avuto la fortuna di rendere alla causa dell’ordine qualche ignoto servizio. Possiamo dimenticarceli, non sto a rammentarli, ma nel momento in cui parlo ho il diritto di farvi riferimento [No! no! Si! si!].

Ebbene, basandomi su questo passato, lo dichiaro, ciò che serve alla Francia è l’ordine, ma l’ordine vivente che è il progresso, l’ordine come risulta da uno sviluppo normale, pacifico, naturale del popolo, è l’ordine che si genera sia fatti che nelle idee attraverso la piena espressione dell’intelligenza nazionale. Cioè tutto il contrario della vostra legge [Viva adesione a sinistra]. Io sono tra quelli che vogliono per questo nobile paese la libertà, non l’oppressione, il progresso continuo non la decadenza, la potenza non la servitù, la grandezza non l’annientamento [Bravo! a sinistra].

Cosa? Ecco le leggi che ci portate! Da governanti, da legislatori, voi volete fermarvi! Voi volete fermare la Francia! Volete pietrificare il pensiero umano, soffocare lo spirito divino, materializzare lo spirito! [Si! si! No! no!] ma voi dunque non vedete gli elementi essenziali del tempo in cui vivete, siete dunque nel vostro secolo come stranieri! [Sensazione profonda!]. Cosa? E’ dentro questo secolo, questo grande secolo di innovazioni, di avvenimenti, di scoperte che voi sognate l’immobilità! [Benissimo!]. E’ dentro questo secolo di speranza che voi proclamate [p. 331] la disperazione! Cosa? Voi gettate a terra come facchini stanchi la gloria, il pensiero, l’intelligenza, il progresso, l’avvenire, e dite: è abbastanza, non andiamo oltre, fermiamoci! [Negazione a destra]. Ma non vedete dunque che tutto va, viene, si muove, s’accresce, si trasforma e si rinnova intorno a voi, sopra di voi, sotto di voi [Movimenti]. Ah, voi volete fermarvi! Ebbene, ve lo ripeto con profondo dolore, io che odio le catastrofi e i crolli, io vi vedo la morte nel cuore [si ride a destra]. Non volete il progresso? Avrete la rivoluzione! [Profonda agitazione!] Visto che siete uomini così insensati da dire:

L’umanità non avanzerà. Dio risponde con i terremoti [Lunghi applausi a sinistra, l’oratore, scendendo dalla tribuna è circondato da una folla di deputati che si felicitano. L’assemblea si scioglie in preda a una viva emozione].

 


4 Comments to “Victor Hugo, La libertà d’insegnamento (La liberté de l’enseignement)”

  1. L’attenzione ai problemi sociali che Hugo esprime nei suoi romanzi e negli altri suoi scritti testimoniano l’acutezza, la tensione morale, il progressismo della borghesia ottocentesca. In quell’epoca non fu necessario essere rivoluzionari per cogliere certi problemi e certe dinamiche sociali, come Balzac docet.

    • Personalmente, non credo che la posizione di Hugo sia rappresentativa di un clima o di un’intera classe sociale, piuttosto dell’umanismo illuminato e dell’anticlericalismo di una sua parte.

      • Anticlericale Hugo?.. Piuttosto contro una certa Chiesa e a favore del messaggio evangelico.

        Comunque sia, la borghesia ottocentesca, in particolare fino al ’48 e in molti casi anche dopo, fu progressista. A differenza di oggi.

        • Dichiaratamente anticlericale e tanto più accesamente quanto più animato di sincero spirito evangelico (scorri la seconda parte del discorso fino in fondo, cioè fino a quando Hugo rischia persino di essere aggredito dai deputati del partito cattolico). La borghesia ottocentesca a mio avviso fu progressista quanto reazionaria: semplicemente non pensò e non agì come un blocco sociale unitario, come gli strati popolari dei diversi paesi europei, d’altra parte, ed esattamente come oggi. 🙂

          Vista la tua attenzione al discorso di Hugo che non ho finito di tradurre (non so se hai letto il testo originale o la versione italiana) spendo una mezz’ora libera per completarla subito.

Leave a Reply


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: