Archive for settembre, 2015

settembre 29th, 2015

Konrad Lorenz, Ridere dell’etologo

by gabriella

anatroccolo

Uno spassoso frammento de L’anello di re Salomone (1949), Milano, Adelphi, 1967, pp. 192-195.

L’etologo, quando è alle prese con gli animali superiori, fa spesso una figura incredibil­mente buffa, ed è inevitabile che sia così. Ed è altret­tanto inevitabile che egli venga considerato matto dal­le persone più o meno immediatamente circostanti. Se non sono stato ancora internato in un manicomio lo devo al fatto che ad Altenberg io godo la fama di persona sicuramente innocua, fama che condivido con l’altro idiota del villaggio.

A giustificazione dei miei concittadini racconterò un paio di aneddoti: una volta stavo cercando di scoprire perché le anitre selvatiche (germani reali), se sono state covate artificialmente, appena uscite dall’uovo si mostrano così paurose e ‘[192] inavvicinabili, a differenza delle oche selvatiche co­vate nelle stesse condizioni. Queste ultime, infatti, si attaccano senz’altro alla prima persona che incontrano nella vita e la considerano come loro mamma, seguen­dola fiduciosamente. Invece gli anatroccoli selvatici non ne volevano sapere di me.

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settembre 28th, 2015

Giorgio Agamben, Sulla difficoltà di leggere

by gabriella

Jheronimus_Bosch_Table_of_the_Mortal_Sins__AccidiaIl testo seguente, anticipato da Alphabeta2, è tratto dalla raccolta di saggi Il fuoco e il racconto, appena pubblicata da Nottetempo. Si tratta della trascrizione dell’intervento presentato alla tavola rotonda Leggere è un rischio durante la Fiera della piccola e media editoria di Roma, nel dicembre 2012.

Vorrei parlarvi non della lettura e dei rischi che essa comporta, ma di un rischio che è ancora piú a monte, cioè della difficoltà o dell’impossibilità di leggere; vorrei provare a parlarvi non della lettura, ma dell’illeggibilità.

Ciascuno di voi avrà fatto esperienza di quei momenti in cui vorremmo leggere, ma non ci riusciamo, in cui ci ostiniamo a sfogliare le pagine di un libro, ma esso ci cade letteralmente dalle mani. Nei trattati sulla vita dei monaci, questo era anzi il rischio per eccellenza cui il monaco soccombeva: l’accidia, il demone meridiano, la tentazione più terribile che minaccia gli homines religiosi si manifesta innanzitutto nell’impossibilità di leggere.

Ecco la descrizione che ne dà san Nilo:

Quando il monaco accidioso prova a leggere, s’interrompe inquieto e, un minuto dopo, scivola nel sonno; si sfrega la faccia con le mani, distende le dita e va avanti a leggere per qualche riga, ribalbettando la fine di ogni parola che legge; e, intanto, si riempie la testa con calcoli oziosi, conta il numero delle pagine che gli rimangono da leggere e i fogli dei quaderni e gli vengono in odio le lettere e le belle miniature che ha davanti agli occhi finché, da ultimo, richiude il libro e lo usa come un cuscino per la sua testa, cadendo in un sonno breve e profondo.

La salute dell’anima coincide qui con la leggibilità del libro (che è anche, per il Medioevo, il libro del mondo), il peccato con l’impossibilità di leggere, col diventare illeggibile del mondo. Simone Weil parlava, in questo senso, di una lettura del mondo e di una non lettura, di un’opacità che resiste a ogni interpretazione e ogni ermeneutica. Vorrei suggerirvi di fare attenzione ai vostri momenti di non lettura e di opacità, quando il libro del mondo vi cade dalle mani, perché l’impossibilità di leggere vi riguarda quanto la lettura ed è forse altrettanto e più istruttiva di questa.

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settembre 27th, 2015

Primo Levi

by gabriella
levi

Primo Levi

Pubblicato per la prima volta nel 1947 presso una piccola casa editrice torinese, Se questo è un uomo non ha cessato nel tempo di crescere in grandezza e problematicità.

Autore decisamente non religioso, Primo Levi conserva tuttavia un retroterra culturale e morale imprescindibile per ogni ebreo della diaspora e un’interrogazione sull’umano, sulle sue ambiguità e complessità che continuano a riguardare ciascuno di noi. Uomini e profeti ne ha parlato stamattina con Marco Belpoliti.

Suggerimenti di  lettura
Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo, Guanda ed. 2015
Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi 2014
Primo Levi, Ad ora incerta, Garzanti 1984

Musica
Pëtr Il’ič Čajkovskij, 1812 Overture


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settembre 27th, 2015

Il caso di Dora

by gabriella
Dora (Ida Brown) e il fratello Otto nel 1890

Dora (Ida Brown) e il fratello Otto nel 1890

Il caso di Dora, con il quale Freud elabora il concetto di transfert. Tratto [con modifiche] da Henri F. Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, Boringhieri, 1976.

In una lettera del 14 ottobre 1900, Freud comunicò a Fliess di avere iniziato con successo una nuova analisi. La paziente era una ragazza di diciotto anni, Dora (al secolo, Ida Braun). Freud scrisse all’amico:

“Il caso ha ceduto facilmente alla mia collezione di grimaldelli”, probabilmente riferendosi alle sue scoperte relative alle libere associazioni, il complesso edipico, la conflittualità inconscia, la rimozione, la resistenza, i lapsus e soprattutto i sogni, come ‘via regia verso l’inconscio’.

Con il caso di Dora, Freud voleva soprattutto dimostrare l’origine sessuale della nevrosi isterica.

Dora era una ragazza di 18 anni, appartenente ad una famiglia dell’alta borghesia. Aveva un fratello leggermente maggiore di lei, Otto, che era particolarmente attaccato alla figura materna, mentre Dora preferiva senz’altro suo padre. Freud curò questa paziente nel 1900, ma la sua storia fu pubblicata nel 1905  nel Frammento di un’analisi di isteria – caso clinico di Dora – 1901). A quell’epoca il padre di Dora non raggiungeva ancora la cinquantina, ma era un uomo di personalità, un industriale di successo. Era stato in cura da Freud qualche anno prima per una malattia venerea ed ora chiedeva un consulto riguardo alla figlia Dora.

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settembre 23rd, 2015

Il capitale sociale

by gabriella
Pieter Bruegel il vecchio, La danza (1568)

Pieter Bruegel il vecchio, La danza (1568)

Due saggi sul concetto di capitale sociale; uno tratto dall’inchiesta di Ugo Carlone sull’insicurezza percepita a Perugia [U. Carlone, «Se fosse più vissuto sarebbe più sicuro». Capitale sociale e insicurezza urbana a Perugia, Perugia, 2013, pp. 13-26], è una ricognizione dello stato del dibattito sociologico sul concetto di capitale sociale; l’altro, di Pierre Bourdieu, uscito negli Actes de la recherche en sciences sociales [1980, vol. 31, pp. 2-3] è un classico, oggi reperibile in Persée (in francese).

 

Il capitale sociale

In tempi recenti, il concetto di capitale sociale si è diffuso molto rapidamente nelle scienze sociali europee ed americane. E difficile trovare, però, una sua definizione unanimemente riconosciuta. Le significative differenze tra le diverse definizioni rimandano a teorie e programmi di ricerca anche assai diversi tra loro.

In prima battuta, potremmo dire che il capitale sociale è la

«capacità degli attori di assicurarsi benefici in virtù del fatto di essere membri di una rete o di strutture sociali» (Portes 1998, 6);

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settembre 19th, 2015

Bohème, La morte di Mimì

by gabriella

Il 29 settembre del 2009, Felix Breisach ha prodotto una rappresentazione della Bohème in alcuni non luoghi della periferia di Berna: un condominio, un centro commerciale e la stazione degli autobus, dove si è svolto l’epilogo, la morte di Mimì. La toccante interpretazione del tenore Samir Pirgu (Rodolfo) e della soprano Maya Boog (Mimì). In onda su Momus del 19 settembre 2015.

 


settembre 19th, 2015

Benasayag, Schmit, L’epoca delle passioni tristi

by gabriella

passioni tristiLunedì 21 e martedì 22 test su L’epoca delle passioni tristi letto durante l’estate. Sotto, materiali utili (non indispensabili) per completare la preparazione ma, soprattutto, interventi folgoranti per chiarezza e profondità, capaci di colpirci quanto il libro di Benasayag.

L’intervento di Mauro Scardovelli [18:11] spiega il funzionamento della reattività e dell’impotenza, quali terreno di coltura delle passioni tristi.

Umberto Galimberti [3:10] parla, invece, del crollo del progetto e dell’idea di cambiamento che ha accompagnato l’avvento delle passioni borghesi, quelle che Nietzsche definiva «una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte»; una fine del desiderio e delle passioni che caratterizza la controllabilità e governabilità degli individui e il dilagare della depressione.

Salvatore Natoli [6:22], infine, spiega la differenza tra il malessere esistenziale (lo spleen di Baudelaire) e la falsa felicità quale altra faccia della crisi sociale che chiamiamo epoca delle passioni tristi.

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settembre 15th, 2015

15 settembre 1835, il Beagle raggiunge le Galapagos

by gabriella
Isola Bartolomé, Galapagos

Isola Bartolomé, Galapagos

Tratto da Senzasoste.it.

Il 15 settembre 1835, il brigantino Hms Beagle raggiunse le isole Galápagos. Era partito da Plymouth il 27 dicembre 1831 con il compito di effettuare rilevazioni idrografiche in Sudamerica. Tra gli 80 uomini a bordo c’era il giovane naturalista Charles Darwin, che il capitano Robert Fitzroy aveva voluto con sé come antidoto per la depressione, visto che il suo predecessore si era suicidato nello Stretto di Magellano.

L’arcipelago delle Galápagos (in spagnolo le tartarughe giganti) è situato sull’Equatore, ed è formato da 13 isole maggiori e altre più piccole, di origine vulcanica. Gli spagnoli le scoprirono per caso il 10 marzo del 1535, si rifornirono di cibo e acqua e proseguirono per il Perù. Le trovarono disabitate, in quanto non hanno mai avuto una popolazione indigena. In seguito vi si stabilirono pirati, balenieri e detenuti.

Le Galápagos sono interessate da tre correnti oceaniche che hanno portato numerosissime specie marine a ritrovarsi qui, e la lontananza dal continente ha permesso la formazione di un ecosistema unico, con una ricchissima biodiversità. Per un naturalista erano un paradiso: ogni isola aveva specie sue proprie di tartarughe e uccelli e Darwin, esaminando i fossili raccolti, osservò che le differenze si erano prodotte nel tempo a partire da un’unica specie originaria.

Il Beagle ripartì dalle Galápagos il 20 ottobre e fece ritorno in patria un anno dopo.

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settembre 14th, 2015

Creare un account e un indirizzo di posta elettronica gmail

by gabriella

Benché Google e le sue applicazioni costituiscano un problema per la privacy degli utenti e per la diffusione a fini commerciali delle informazioni personali (insieme alle app gratuite che installiamo sui nostri smartphone, naturalmente), il possesso di un account Google facilita l’utilizzo dei servizi internet creati da individui, enti e istituzioni.

E’ bene quindi avere un indirizzo email per dialogare con questi servizi (ad esempio, per iscriversi all’Università) e utilizzare un indirizzo di posta formato da nome.cognome@dominio. Se lo creeremo con il servizio gmail, il nostro indirizzo sarà, dunque, nome.cognome@gmail.com.

settembre 11th, 2015

Luigi Cavalli Sforza, Il razzismo non ha fondamento

by gabriella

razze-umaneLe nozioni di «razze superiori» e «razze inferiori» nascono nell’Ottocento con la pubblicazione del Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane (1853-55) di Joseph Arthur de Gobineau (1816-82). Il saggio stabiliva, infatti, l’ineguaglianza originaria delle razze, creando una tipologia fondata su criteri di gerarchizzazione ampiamente soggettivi come la «bellezza delle forme, forza fisica e intelligenza».

Non esistono oggi, almeno in ambito scientifico, sostenitori delle tesi di de Gobineau, perché gli studi di genetica umana hanno dimostrato che lo stesso concetto di razza, fondato su presunte differenze biologiche, è privo di senso. Nei brano seguente il genetista Luigi Cavalli Sforza (1922-viv.) rintraccia le origini del razzismo in osser­vazioni di carattere culturale, smentendo la validità delle motivazioni biologiche [L. L. Cavalli Sforza, Introduzione alla genetica umana, trad. it. di A. Ramazzotti Cavalli Sforza, Milano, Mondadori, 1976, pp. 146-50 e 165-66].

È facile distinguere le tre razze umane principali: africana, caucasica e orientale. Grossolana­mente corrispondono alle razze nera, bianca e bruna; vi sono però molti gruppi di transizione e non è facile, ad esempio, decidere se classificare come africani o caucasici molti africani del nord [ . ..].

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