Posts tagged ‘rappresentazione’

marzo 29th, 2017

Schopenhauer

by gabriella
Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer (1788 – 1860)

E’ davvero incredibile come insignificante e priva di senso, vista dal di fuori, e come opaca e irriflessiva, sentita dal di dentro, trascorra la vita di quasi tutta l’umanità.

E’ un languido aspirare e soffrire, un sognante traballare attraverso le quattro età della vita fino alla morte, con accompagnamento d’una fila di pensieri triviali.

Gli uomini somigliano a orologi che vengono caricati e camminano, senza sapere il perché; ed ogni volta che un uomo viene generato e partorito, è l’orologio della vita umana di nuovo caricato,per ripetere ancora una volta, fase per fase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica già infinite volte suonata.

Sei lezioni sul Mondo come volontà e rappresentazioneLibro I. Il mondo come rappresentazione (gnoseologia); Libro II, Il mondo come volontà (metafisica); Libro III. Il mondo come rappresentazione (estetica); Libro IV. Il mondo come volontà (etica). In coda i paragrafi 67 e 68 del Libro IV dedicati alla compassione universale.

 

La reazione ad Hegel

Presentandosi come l’ultimo grado di sviluppo della realtà e parola definitiva della filosofia, l’idealismo hegeliano suscitò forti riserve tra i contemporanei, tra i quali Schopenhauer che, con Kierkegaard, incarnò la più schietta reazione ad Hegel, indicato sprezzantemente come filosofo «delle università», un «sicario della verità» al servizio del successo e del potere, un «ciarlatano pesante e stucchevole» contro il quale Schopenhauer rivendica, in un linguaggio agguerrito, la libertà della filosofia.

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settembre 21st, 2013

Volontà di vita, morte e suicidio in Arthur Schopenhauer

by gabriella

Arthur_Schopenhauer_Portrait_by_Ludwig_Sigismund_Ruhl_1815

Il mondo come volontà e rappresentazione, IV

Affermazione e negazione della volontà di vita una volta raggiunta la consapevolezza di sé.

Ma, come sulla sfera terrestre ogni dove sta di sopra, così pure è presente la forma d’ogni vita; e il temer la morte, perché questa ci strappa il presente, non è più saggio che temere si possa scivolare giù dal globo della Terra, sul quale per fortuna ci si trova ora proprio al punto superiore. All’oggettivazione della volontà è essenziale la forma del presente, che quale punto senza estensione divide il tempo di qua e di là infinito, e immobilmente sta fermo, pari a un eterno meriggio, senza la rinfrescante sera; così come il sole in realtà arde senza interruzione, mentre in apparenza cade nel seno della notte.

Perciò, quando un uomo teme la morte come annientamento di sé, é come se si pensasse il sole alla sera lamentarsi: «Ahimè! io sprofondo nell’eterna notte». E viceversa: chi è oppresso dai pesi della vita, chi la vita bensì vorrebbe, e la vita afferma, ma ne ha in orrore i tormenti, e soprattutto non sa più tollerare il duro destino, che proprio a lui è toccato, questi non ha da sperare liberazione nella morte, né si può salvare col suicidio: solo con falsa illusione lo trae a sé l’oscuro, freddo Orco quale porto di riposo.

Arthur Schopenhauer

I tre primi libri avranno fatto veder chiaramente e sicuramente, spero, che nel mondo quale rappresentazione la volontà ha il proprio specchio, in cui se stessa conosce, per gradi progressivi di limpidità e di compiutezza; dei quali il più alto è l’uomo. Ma l’essere dell’uomo raggiunge la sua piena espressione solo mediante la serie coerente delle sue azioni. E il conscio nesso delle azioni è reso possibile dalla ragione, che da mezzo all’uomo di dominarne con lo sguardo il complesso in abstracto.

l’individuo è soltanto fenomeno, non esiste se non per la conoscenza irretita nel principio di ragione […]: in virtù di questo invero riceve la propria vita come un dono, vien fuori dal nulla, soffre poi per morte la perdita di quel dono, e al nulla fa ritorno.

Arthur Schopenhauer

La volontà considerata in se stessa è inconsciente: è un cieco, irresistibile impeto, quale noi già vediamo apparire nella natura inorganica e vegetale, com’anche nella parte vegetativa della nostra propria vita. Sopravvenendo il mondo della rappresentazione, sviluppato per il suo servigio, ella acquista conoscenza del proprio volere e di ciò ch’ella vuole, che altro non è se non il mondo, la vita, così come si presenta. Perciò il mondo fenomenico l’abbiam chiamato specchio della volontà, e sua oggettità: e ciò che la volontà sempre vuole è la vita, appunto perché questa non è altro che il manifestarsi di quel volere per la rappresentazione; perciò è tutt’uno, e semplice pleonasmo, quando invece di «volontà» senz’altro diciamo «volontà di vivere».

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settembre 21st, 2013

Sossio Giametta, Schopenhauer in cinque piccole lezioni

by gabriella

giamettaIl Rasoio di Occam propone in anteprima uno stralcio del volume di prossima pubblicazione L’oro prezioso dell’essere di Sossio Giametta – collaboratore della prestigiosa edizione Colli-Montinari di Nietzsche – dedicato alla rilettura di Schopenhauer. L’ipotesi di partenza di Giametta è classica: Schopenhauer rappresenta la reazione ad Hegel, un Hegel ottimisticamente panlogista, apologeta dello spirito assoluto incarnato nello stato prussiano.

Contro lo spirito, la natura; contro la divinizzazione del mondo, la diabolicizzazione del mondo; dopo il noumeno e fenomeno, la volontà e rappresentazione, dopo il razionalismo, l’irrazionalismo: queste le svolte impresse alla storia della filosofia occidentale da Schopenhauer, filosofo, moralista e artista, come approdo finale del processo negativo innescato dal decline and fall del cristianesimo, su cui rimbalzerà l’affermazione tragica di Nietzsche, la sua fondazione della religione laica.

In effetti, Schopenhauer reagì alla propria ricezione di Hegel, inaugurando la perpetua riduzione della sua  filosofia all’ultima figura del sistema che affligge ancora oggi la manualistica filosofica. Giametta ha comunque il merito di ricordarci come la letteratura scientifica più aggiornata abbia finalmente capito il ruolo di Schopenhauer nell’anticipazione di concetti chiave della contemporaneità, a partire dalla centralità del corpo e della logica materiale del vivente.

1. Natura vs spirito

Il filosofo impara dalla vita e non dai libri. Ma per capire bene un filosofo bisogna vedere a quale filosofo reagisce. L’ha detto Bergson, e non ha detto una cosa peregrina: ogni filosofo pensa in reazione a un altro pensatore. Ai filosofi si applica la legge che uno dei primi filosofi greci, Anassimandro, applica a tutti gli enti: essi sono connessi alla fine, “secondo l’ordine del tempo”, per una legge di giustizia. Cioè perché, con l’unilateralità che ciascuno rappresenta e non può non rappresentare, infrangono l’unità, la compattezza, l’integrità, l’universalità della vita. È come il reato che, con la sua sporgente unilateralità, sfonda l’ordine giuridico. Il filosofo successivo è la correzione e l’incremento, per contrasto e integrazione, del filosofo precedente, in corrispondenza della successione delle epoche, che i filosofi sempre rappresentano e che sono, come ha detto Platone, le facce cangianti dell’eternità.

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