Archive for 1 Luglio, 2019

1 Luglio, 2019

Georg Simmel, Excursus sullo straniero

by gabriella

Simmel (1858-1918) nel 1914

L’Excursus sullo straniero è un classico della sociologia dei gruppi elaborato da George Simmel, il più filosofo dei sociologi.

L’autore vi delinea un profilo in cui lo straniero è un membro del gruppo (ingroup) caratterizzato dalla non appartenenza (outgroup); è quindi l’incarnazione stessa dell’ambiguità, del limite, della frontiera.

Quale appartenente alla comunità, lo straniero è una figura del «terzo» che impedisce alla comunità di giocare il facile gioco della tautologia (A=A) identificandosi con il “dentro” e opponendosi al “fuori”; è qualcuno che rompe il sogno dell’omogeneità naturale di un Noi identico a stesso, ponendosi a cavallo tra l’amico e il nemico.

Il testo seguente, tradotto da Antonina M. Meta Galioto da G. Simmel, Soziologie. Untersuchungen rdie Formen der Vergesellschaftung, München-Leipzig, Duncker-Humblot, 1923, è tratto da Enrico Pozzi (a cura di), Lo straniero interno, Firenze, Ponte alle Grazie, 1993, pp. 25-29.

Se il migrare, come distacco da ogni punto spaziale dato, costituisce il termine di paragone rispetto al fissarsi in un tale punto, allora la definizione sociologica dello « straniero » rappresenta, per così dire, l’unità di tutte e due le definizioni – certamente rivelando anche qui che il rapporto verso lo spazio è solo, da una parte, la condizione mentre, dall’altra parte, è il simbolo dei rapporti verso le persone.

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1 Luglio, 2019

Claudio Magris, La speranza che ci rende umani

by gabriella

Tratto da Corriere.it.

La speranza — Elpìs — non gode buona stampa presso gli antichi greci e, in generale, nella cultura classica. È rimasta, secondo il mito, in fondo al vaso di Pandora, che lo scoperchia permettendo così ai mali che esso racchiudeva di riversarsi nel mondo. Pure in questa versione è una donna a introdurre il male; gli antichi greci non sono meno misogini degli antichi ebrei.

La speranza, Elpìs, rimane in fondo al vaso, modesta riserva in una cassetta di sicurezza nel caso di qualche guaio, ma inadeguata a fronteggiarlo quando esso arriva. È là in fondo, una rana che magari tenta invano di saltar fuori.

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1 Luglio, 2019

Enrico Pozzi, Lo straniero interno

by gabriella
straniera

Lo straniero interno

Introduzione a Lo straniero interno, a cura di Enrico Pozzi, Firenze, Ponte alle Grazie, 1993.

Nel celebre Excursus sullo straniero, Simmel introduce la figura dello «straniero interno» con la quale mostra l’ossimoro contenuto nel concetto stesso: lo straniero interno è, infatti, al tempo stesso straniero e interno al nostro gruppo.

Se fosse solo straniero, ci sarebbe, infatti, semplicemente estraneo. «[…] gli abitanti di Sirio […] non esistono affatto per noi, stanno al di là di ciò che è lontano e di ciò che è vicino».

Lo straniero interno non sta oltre il confine spaziale o esistenziale del noi, entra nella dialettica della vicinanza e della distanza, sta nel nostro spazio significativo, appartiene alla nostra comunità, ci è interno. Non perché, sempre straniero, vive concretamente tra noi. Ma perché condivide molto della nostra identità, dei nostri valori e delle nostre categorie cognitive. Abita il noi, e come noi.

Eppure rimane straniero. Qualcosa lo separa da noi, una differenza intorno ad un tratto costitutivo della nostra identità. Questa differenza fonda la sua identità per noi, e per se stesso. E’ una differenza abbastanza grande da avvicinarlo alla diversità dell’estraneo, e abbastanza contenuta da tenerlo di qua dai confini, nella identità del noi.

Lo straniero interno

«non è il viandante, che viene oggi e domani va, bensì come colui che oggi viene e domani rimane». 

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