John B. Thompson, La comunicazione di massa

by gabriella

Tratto da John B. Thompson, Mezzi di comunicazione e modernità, Bologna, Il Mulino, 1998.

Un concetto non quantitativo. Cos’è la “comunica­zione di massa”? Possiamo dare un significato chia­ro e coerente a tali parole? Che l’espressione “comu­nicazione di massa” sia infelice lo si è detto spesso. È in particolare il termine “massa” ad apparire fuor­viante. Ci induce a immaginare un pubblico vasto, composto di molte migliaia e persino milioni di individui. È possibile che tale immagine si riveli cal­zante, nel caso di alcuni particolari prodotti, come i giornali più popolari, i film e i programmi televisivi; ma non descrive certo in modo accurato la situazio­ne della maggioranza dei prodotti dei media, passati e presenti.

Al tempo dei primi sviluppi della stampa periodica e in alcuni settori dell’industria della comu­nicazione di oggi (per esempio, case editrici di libri e riviste), il pubblico era e resta relativamente circoscritto e specializzato [i libri pubblicati in Italia hanno, mediamente, un pubblico di non più di duemila lettori]. Perciò, se davvero vogliamo utilizzare il termine “massa”, quanto meno non dovremmo interpre­tarlo in termini angustamente quantitativi. La cosa importante a proposito della comunicazione di massa non è che riceva i prodotti un certo numero di individui (o una proporzione specificabile della popolazione), ma piuttosto che quei prodotti siano accessibili in linea di principio a una pluralità di destinatari.

Theodor W. Adorno (1903 – 1969)

Max Horkheimer (1895 – 1973)

Massa e attività ricettiva. C’è un secondo aspetto per cui il termine “massa” può risultare ingannevole. Lascia pensare che i riceventi dei prodotti dei mez­zi di comunicazione costituiscano un mare vasto e indifferenziato di individui passivi. È un’immagine associata ad alcune vecchie critiche della “cultura” e “società di massa” [l’autore si si riferisce alla Scuola di Francoforte, NDR], critiche che in genere assume­vano che lo sviluppo della comunicazione di massa avesse avuto un effetto in gran parte negativo sulla vita sociale moderna, e creato un genere di cultura insulsa e piatta capace di intrattenere gli individui senza sfidarli, di assorbire la loro attenzione senza impegnare le loro facoltà critiche, di fornire una gra­tificazione immediata senza mettere in questione i suoi fondamenti. […]

Dobbiamo abbandonare la tesi secondo cui i desti­natari dei prodotti mediali sono spettatori passivi i cui sensi sono stati definitivamente battuti a duello dalla continua ricezione di messaggi. Così come dobbiamo respingere l’assunzione per cui lo stesso processo di ricezione sarebbe non problematico, un processo acritico attraverso il quale gli individui assorbirebbero i prodotti come una spugna si gonfia di acqua. Le assunzioni di questo tipo hanno poco a che fare con la vera natura delle attività di ricezione e i modi complessi in cui i prodotti dei mezzi di comunicazione sono accolti dagli individui, interpre­tati e incorporati nella loro esistenza.

Massa, comunicazione, trasmissione. Se il termi­ne “massa” è per certi aspetti ingannevole, quello di “comunicazione” lo è altrettanto. I tipi di trasmissio­ne in gioco nella comunicazione di massa sono infatti assai differenti da quelli della conversazione or­dinaria. Negli scambi comunicativi che hanno luogo nelle interazioni faccia a faccia, il flusso della comu­nicazione è in genere a due direzioni: una persona parla, un’altra risponde, e così via. In altre parole, gli scambi comunicativi delle interazioni faccia a faccia sono fondamentalmente dialogici. Viceversa, nel ca­so della maggioranza delle forme di comunicazione, di massa, il flusso della comunicazione è prevalente­mente unidirezionale. I messaggi sono prodotti da un insieme di individui, e quindi trasmessi ad altri collo­cati in genere in ambienti spazialmente e temporal­mente lontani dal contesto di produzione originario.

 

Esercitazione

1. Test Kahoot di lettura

2. Quali sono secondo l’autore i vari problemi contenuti nella definizione “comunicazione di massa”?
3. Contro quale posizione si schiera Thompson? Esponi la tesi e il modo in cui viene criticata dall’autore in un testo di massimo 10 righe.
4. Secondo te, gli spettatori della comunicazione di massa sono passivi o attivi? Spiega in che senso vengono utilizzati questi aggettivi ed esprimi la tua opinione.

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