Françoise Dolto, Il furto nell’adolescente

by gabriella

Dolto parolesIl capitolo dedicato al furto de I problemi degli adolescenti di Françoise Dolto (1989), Milano, Longanesi, 1991, pp. 101-105.

Per quale motivo alcuni adolescenti non riescono a impedirsi di rubare?

Durante l’adolescenza le novità sono molte. All’improvviso i compagni, la banda e il gruppo diventano molto importanti. Per uscire insieme, vedere e fare cose interessanti, ci vuole purtroppo il denaro. Anche per vestire alla moda e sentirsi belli è necessario il denaro. Per i ragazzi – forse ne riderete, ma è vero – il nuovo ruota molto intorno al portafoglio. Allora non è affatto sorprendente che essi cerchino di riempire quello che hanno in tasca…

Durante l’adolescenza si è assillati da desideri e da bisogni materiali in una società tentatrice che vi provoca con l’ostentazione di tutte le sue ricchezze mentre, generalmente, non si è mai avuta la responsabilità di un «budget» per quanto piccolo. In tali condizioni non è facile resistere. È ancora più difficile quando questo si verifica nel momento in cui si comincia a capire come funziona la nostra società e in cui spesso svaniscono le nostre illusioni sugli «adulti».

Rubare, mentire è sempre un modo per esprimere qualcosa, per dire che non si è felici, che ci si sente incompresi, che si vorrebbero più soldi in tasca, che si proverebbe piacere a cambiar vita, che si avverte un senso di ingiustizia. Una volta scoperto il furto o la menzogna si è puniti, e questo è giusto, ma il guaio è che troppo spesso non si parla di ciò che, con questo furto o con questa menzogna, si mette sul tappeto, cioè che si tratta, in verità, di modi per esprimere, far sapere che qualcosa non funziona. Spesso è per questo che si ricomincia. È fuorviante e perfino doloroso. In questi casi è talvolta l’avvilimento che porta alla delinquenza.

A volte si ruba perché si ha fretta di crescere. Si vorrebbe essere già arrivati da qualche parte, senza peraltro sapere veramente dove, ma in ogni caso «più lontano». Si è impazienti e ci si traveste da «grandi». Rubando, ci si impossessa di un armamentario da adulti, cosa che nella nostra società significa entrare in possesso di oggetti che costano soldi e che danno una sensazione di libertà. Quello che si cerca di provare è un senso di libertà o di ricchezza interiore ed ecco che ci si ritrova a rubare oggetti o denaro perché non si è veramente capito che cosa si cerca. Il guaio è che spesso si è circondati da adulti i quali credono che per colmare il loro senso di vuoto interiore sia necessario possedere oggetti. Là dove bisognerebbe mettere parole, loro mettono le cose.

Spesso è difficile resistere a questa tentazione in una società in cui per riuscire dal punto di vista materiale, il che significa guadagnare molti soldi, è necessario o fare studi brillanti o diventare un campione sportivo o una vedette dello spettacolo. Non tutti sono dotati per l’una o l’altra cosa e purtroppo la nostra società ci fa vivere contemporaneamente nel mito della felicità materiale e nella paura della disoccupazione. Per darsi l’illusione che si è importanti, «realizzati», ci si mette allora nei guai con la legge e, in seguito, si rischia di non raggiungere mai il proprio obiettivo. Sarebbe meglio accettare il fatto di trovarsi al punto di partenza della propria vita, capire che si deve ancora crescere e che non ci si può comportare come se si fosse già raggiunta l’età adulta. La pazienza è molto utile.

Per un uomo crescere significa diventare sempre più responsabile dei propri atti. È una grande fortuna incontrare adulti che sappiano punirci e nello stesso tempo aiutarci a comprendere il significato della nostra azione senza colpevolizzarci. Quando si è rubato, ci si sente per forza in colpa e si rischia di pagarlo caro. Ma quando, da soli, si è capito perché ci si è comportati in quel modo, e quando si ha la fortuna di incontrare un adulto con cui parlare e che possa capire cosa si vuole esprimere attraverso il furto, allora si diventa responsabili, si cresce, si matura e non si ricomincia più. Sentirsi responsabili è la sola cosa che aiuta veramente a non ricominciare.

Si sente spesso dire «non visto, non arrestato», come se il furto fosse grave soltanto se si è scoperti da un rappresentante della legge. È falso. È un peccato che un giovane rubi senza essere né visto né arrestato perché così non viene colto sul fatto né dagli altri né da lui stesso. Si comporta come se fosse un animale, come il cane, per esempio, che ruba, che arraffa il cibo senza pensarci. Non gli capita di dirsi, di sentirsi dire:

«Ciò che hai fatto non è degno di un essere umano».

Un essere umano è colui che può sempre usare le parole in riferimento a quello che fa, che prende o che dà. La differenza tra i gruppi umani e i branchi di animali è che gli uomini si danno delle leggi, le enunciano, le seguono (nella maggior parte dei casi) e che, se alcuni le infrangono, se ne parla e costoro incorrono nelle sanzioni. Spesso per parlare del furto si cerca di usare una terminologia che ne minimizzi la gravità: prendere, appropriare, sgraffignare, fregare, tassare. È un trucco perché in questo caso ci si serve di una terminologia infantile, come per togliersi la responsabilità, mentre si sa molto bene che si tratta, in realtà, di furto. C’è chi ha la sfortuna, fin dalla prima infanzia, di avere genitori complici di ciò che loro definiscono «furtarelli», mentre si tratta già di furto e per crescere è necessario imparare a chiamare le cose con il loro nome. Capita anche che si presenti il furto come un atto di coraggio mentre si tratta, ben diversamente, di un’azione imbecille e irresponsabile.

Il furto, anche se piccolo, è dunque sempre un fatto grave. Ma non è necessario drammatizzarlo. L’importante è USCIRE da questa situazione. Ci sono ben altri modi per mettersi in mostra nella società che non siano gli atti di delinquenza. L’ingiustizia sociale può spingere a rubare, ina é molto più virile e coraggioso acquisire un’istruzione per potere un giorno diventare qualcuno che può far cambiare le leggi ingiuste, o acquisire una competenza che consenta di guadagnarsi la vita. La disuguaglianza delle chances è un fatto reale. È un’ingiustizia. Ma il furto non è un modo intelligente per ristabilire l’eguaglianza.
È molto meglio imparare a sbrogliarsela a guadagnarsi il denaro per le piccole spese, a esercitare il proprio spirito di intraprendenza e la propria immaginazione.


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