Eva Benso, Gli adolescenti DSA non sono perduti

by gabriella

Una diagnosi precoce è sempre auspicabile, ma se ciò non fosse stato possibile, cosa si può fare?
Attraverso i training integrati (clicca qui per sapere cosa sono) anche ragazzi e adolescenti che frequentano le scuole medie e superiori possono migliorare le sillabe al secondo. Ciò che gioca un ruolo fondamentale, a questa età, è la motivazione.

I training necessitano di una certa fatica e di una certa quantità di tempo (1/2 volte a settimana). Risulta quindi più difficile, rispetto ad un bambino, far accettare ad un adolescente, in parte già autonomo e con i numerosi impegni della sua età, il fatto di percorrere questa strada.

La spinta motivazionale è quindi molto importante, anche perché si tratta di un circolo vizioso: le emozioni positive innescano la motivazione, la quale amplifica le risorse attentive… dunque l’autostima… (vedere post Come influiscono le emozioni sulle risorse).

Ecco, qui di seguito, un caso di 17/18 anni:

Quest’esempio, insieme ad altri casi, è stato pubblicato sul libro Sistema attentivo-esecutivo e lettura di Francesco Benso e sul mio La dislessia).

Come potete notare, dopo un anno, vi è un miglioramento di quasi 1,14 sill/sec (sillabe al secondo) per il brano, di 1,21 sill/sec nelle parole e di 0,49 nelle non parole. Vi ricordo che un dislessico guadagna naturalmente ogni anno solo 0,29 sill/sec in media.

tratto da: http://www.pianetadislessia.com

Indice
Introduzione
Primo capitolo

Consigli per l’uso dei compensativi/dispensativi

 È bene fare alcune considerazioni sull’uso di questi strumenti e di come gestirli nella maniera più opportuna:
  • Non sempre tali strumenti sono accolti positivamente dal bambino/ragazzo. Sarà pertanto cura degli insegnanti, in stretta collaborazione con i genitori e  gli specialisti del settore, valutare quali possono essere le strategie migliori per agevolare l’alunno senza incidere sulla sua autostima e sul rapporto con i compagni;
  • Gli strumenti non sono applicabili a tutti i bambini (vedere post i dislessici sono tutti diversi). Ad esempio, l’utilizzo delle mappe concettuali (molto utili in diversi casi) per bambini con problemi visuo-spaziali e percettivi, può portare ad ulteriori complicazioni, invece che essere d’aiuto.
  • Le famiglie e i bambini, una volta accettate o volute queste “agevolazioni” non dovrebbero perdere di vista l’obiettivo primario: la futura autonomia nello studio, raggiungibile grazie ai training.

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