John Locke, L’origine delle idee e dell’idea di sostanza

by gabriella

ideeDa dove vengono le idee che abbiamo

Poiché ogni uomo è consapevole di pensare, e poiché ciò cui il suo spirito si applica mentre pensa sono le idee che vi si trovano, è fuori dubbio che gli uomini hanno nel loro spirito molte idee; come ad esempio quelle espresse dalle parole bianchezza, durezza, dolcezza, pensare, movimento, uomo, elefante, esercito, ubriachezza e così via. La prima domanda da porsi è dunque: come gli vengono queste idee? (1)

So che è dottrina comunemente ammessa che gli uomini ab­biano idee e caratteri originari stampati nel loro spirito fin dal pri­mo momento della loro esistenza. Ho già esaminato diffusamente quest’opinione, e credo che ciò che ho detto nel Libro precedente sarà più facilmente accolto quando avrò mostrato da dove l’intel­letto può procurarsi tutte le idee che ha e in quali modi e gradi esse possono giungere allo spirito: sul che mi appellerò all’osser­vazione e all’esperienza di ognuno (2).

vuoto

La mente è dapprima vuota

Supponiamo dunque che lo spirito sia per così dire un foglio bianco, privo di ogni carattere, senza alcuna idea. In che modo ver­rà ad esserne fornito? Da dove proviene quel vasto deposito che la fantasia industriosa e illimitata dell’uomo vi ha tracciato con una varietà quasi infinita? Da dove si procura tutto il materiale della ragione e della conoscenza? Rispondo con una sola parola: dall’esperienza. Su di essa tutta la nostra conoscenza si fonda e da essa in ultimo deriva. La nostra osservazione adoperata sia per gli oggetti esterni sensibili, sia per le operazioni interne del nostro spirito che percepiamo e sulle quali riflettiamo, è ciò che fornisce al nostro intelletto tutti i materiali del pensare. Queste sono le due fonti della conoscenza, dalle quali scaturiscono tutte le idee che abbiamo o possiamo avere naturalmente.

sensazione

sensazione

In primo luogo, quando i nostri sensi vengono in rapporto con oggetti sensibili particolari, trasmettono allo spirito molte perce­zioni distinte delle cose, secondo i vari modi in cui quegli oggetti agiscono sui nostri sensi. E così veniamo ad avere le idee del giallo, del bianco, del caldo, del freddo, del morbido, del duro, dell’amaro, del dolce e di tutte quelle che chiamiamo qualità sensibili. E quan­do dico che i sensi le trasmettono allo spirito intendo che dagli og­getti esterni essi trasmettono allo spirito ciò che vi produce queste percezioni. Chiamo questa grande fonte della maggior parte delle idee che abbiamo, che dipendono interamente dai nostri sensi dai quali l’intelletto le deriva, sensazione (3).

In secondo luogo, l’altra sorgente dalla quale l’esperienza trae le idee che fornisce all’intelletto è la percezione delle operazioni del nostro spirito in noi stessi, così come applicato alle idee che ha; operazioni che, quando l’anima ci riflette e le considera, for­niscono all’intelletto un altro insieme di idee che non potrebbero essere ottenute dalle cose esterne. Tali sono il percepire, il pensare, il dubitare, il credere, il ragionare, il conoscere, il volere e tutte le diverse azioni del nostro spirito; e giacché ne siamo consapevoli e le osserviamo noi stessi, ne riceviamo nel nostro intelletto idee altrettanto distinte quanto quelle che ci provengono dai corpi che agiscono sui nostri sensi. Ogni uomo ha in sé questa fonte di idee; e sebbene non si tratti di un senso, poiché non ha nulla a che fare con gli oggetti esterni, tuttavia è molto simile ad esso e potrebbe propriamente essere chiamata senso interno.

riflessione

riflessione

Ma così come chiamo l’altra sensazione, chiamo questa rifles­sione, perché le idee che essa ci dà sono soltanto quelle ottenute dallo spirito quando riflette in se stesso sulle proprie operazioni.

Con riflessione intendo dunque, nel seguito di questo discorso, quella informazione che lo spirito ha delle proprie operazioni e della maniera in cui queste si svolgono, per cui vengono ad esserci nell’intelletto le idee di queste operazioni. Io dico che queste due cose, cioè le cose esterne materiali quali oggetti della sensazione, e le operazioni del nostro spirito dentro di noi quali oggetti del­la riflessione, sono le sole origini dalle quali tutte le nostre idee hanno inizio (4).

 

Come nasce l’idea di sostanza

sostanza

la “sostanza” non è che il substrato immaginato delle qualità di una cosa

Poiché lo spirito, come ho già detto, è fornito di un gran numero di idee semplici, ad esso convogliate dai sensi così come si trovano nelle cose esterne o dalla riflessione sulle proprie operazioni, esso si accorge anche che un certo numero di queste idee semplici vanno costantemente insieme (5). Presumendo che esse appartengano ad una cosa sola, e poiché le parole si adattano alle apprensioni comuni e sono usate per un rapido scambio, queste idee, così unite in un solo soggetto, vengono chiamate con un nome solo; che inavvertitamente ci capita in seguito di men­zionare e considerare come una sola idea semplice, mentre invece è una complicazione di molte idee messe assieme.

Infatti, come ho detto, poiché non immaginiamo in quale maniera queste idee semplici possano sussistere da sole, ci abituiamo a supporre che ci sia qualche substratum in cui sussistono e dal quale risultano, che chiamiamo perciò sostanza (6).

Se qualcuno vorrà esaminare la propria nozione di sostanza pura in generale, troverà che non ne ha nessun altra idea se non la supposizione di non si sa quale sostegno di quelle qualità che sono capaci di produrre idee semplici in noi; qualità che comune­mente si chiamano accidenti. Se a qualcuno si chiedesse qual è il soggetto cui ineriscono il colore o il peso, non avrebbe da dire se non che si tratta delle parti solide estese; […]. E così qui, come in tutti gli altri casi in cui adoperiamo paro­le senza avere idee chiare e distinte, parliamo come i bambini; i quali, quando gli si chiede che cos’è una tal cosa e non lo sanno, facilmente danno la risposta soddisfacente che è qualcosa; il che in verità non significa altro, quando è così detto da bambini o da adulti, che non sanno di che si tratta e che la cosa che pretendono di conoscere e di cui pretendono poter parlare è quella di cui non hanno alcuna idea distinta e così ne sono perfettamente ignoran­ti e all’oscuro.

L’idea quindi alla quale diamo il nome generale di sostanza, non è altro che il sostegno supposto ma sconosciuto di quelle qualità che scopriamo esistenti, che non possiamo imma­ginare sussistano sine re substante, senza qualcosa per sostener­le; e chiamiamo perciò quel sostegno substantia; il che, secondo il vero valore della parola, in inglese comune si dice star sotto o sostenere [nota mia: esattamente come in greco: l’hypokeimenon o sostrato dei presocratici e di Aristotele significa “ciò che sta sotto”] (7).

 

Esercitazione

Rispondi alle domande su NowComment (o commentando l’articolo seguendo l’elenco sottostante).

1. Si tratta di una domanda sull’origine, sulla validità o sull’estensione della conoscenza?

2. Rintraccia gli elementi chiave di questo periodo.

3. Spiega come agisce la sensazione come fonte di conoscenza.

4.  Illustra il ruolo della riflessione, o senso interno, nella conoscenza.

5. Da dove ci vengono le idee semplici?

6. Sintetizza la genesi dell’idea di sostanza nel nostro spirito, secondo Locke.

7. Perché abbiamo bisogno di presupporre la sostanza? Che tipo di spiegazione ne dà Locke?


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