La sussidiarietà spiegata dai lombardi (alla massaia di Voghera)

by gabriella

Se c’è ancora chi pensa che la sussidiarietà sia quella bella cosa che permette ai servizi di avvicinarsi ai cittadini e ai privati cittadini di contribuire direttamente (terzo settore, volontariato) alla loro erogazione, ascolti con attenzione la limpida spiegazione del suo funzionamento offerta dal capogruppo della Lega alla Camera (il quale omette di aggiungere che la devoluzione leghista è la radicalizzazione di questo meccanismo, ma come é noto, nessuno è perfetto) in un’intervista raccolta da Mauro Sanna per l’inchiesta sulla sanità lombarda messa in onda da RaiNew24.

Sanità lombarda. Come moltiplicare le spese coi bilanci in pari

L’onorevole Cé parte dall’osservazione che negli ultimi dieci anni la spesa sanitaria delle regioni è aumentata, a parità di prestazioni, dal doppio al triplo. Dopo aver valutato l’incidenza dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle patologie croniche conclude correttamente che deve esserci un problema strutturale. Questo problema prende il nome di “corruzione” per una percentuale scandalosa ma non determinante sul raddoppio o la triplicazione dei costi in questione, e di “sussidiarietà” per la restante parte, quella decisiva.

L’analisi si appunta sulla Lombardia, la regione capace di moltiplicare le spese mantenendo i bilanci in pari. L’inchiesta fa luce sul meccanismo che alimenta la corruzione (quale flusso illegale di denaro pubblico a privati) ed é basato sulla sussidiarietà (quale flusso legale di denaro pubblico ai privati), indaga cioè sul funzionamento delle società miste controllate dalle regioni che rappresentano la vera causa dell’aumento dei costi sanitari delle regioni.

Ne emerge che la Regione Lombardia ha creato un sistema di quasi mercato (“quasi” perché alimentato per oltre il 50% da denaro pubblico) mettendo le strutture pubbliche e private su un piano di parità. In questo modo l’inefficienza della parte pubblica (tempi d’attesa, qualità delle strutture) diviene automaticamente il profitto di quella privata, la quale, a causa dell’asimmetria di potere tra paziente e medico (il paziente, per definizione, non sa se ciò che il medico gli prescrive é necessario o meno) può inoltre far lievitare le richieste di accesso al servizio a spese del sistema pubblico.

Considerando ciò che è emerso da scandali come quello dell’ospedale Santa Rita di Milano, quello della salute é diventato il principale business della sussidiarietà delle regioni, un business che non esclude l’applicazione di protesi inutili (Puglia) o di interventi chirurgici anche con esito mortale, come appunto al Santa Rita di Milano. Un business che lancia project financing spacciandoli per torte autolievitanti di cui tutti avranno una fetta (privati-pubblico-e-cittadini) ed é invece, di norma, una truffa ai danni dello stato: cioè l’intervento in opere inutili a scopo di profitto, come il ponte sullo stretto, la TAV, o gli ospedali lombardi apparentemente costruiti con denaro privato.


3 Comments to “La sussidiarietà spiegata dai lombardi (alla massaia di Voghera)”

  1. Business e salute mi sa di ossimoro.

    Ho sempre provato un senso di nauesa quando si parla di profitto sulla salute di noi esseri umani.

    Cosa dire poi quando si scopre che il marketing delle multinazionali farmaceutiche punta anche ad inventarsi delle malattie (come la famosca “sindrome del colon irritabile”) per vendere e per fare profitti?

    Non c’è limite alla pazzia dell’uomo.

    Ti segnalo un post: http://camoscibianchi.wordpress.com/?s=L%27uomo+macchina

    “[…] sul progressivo abbandono dell’idea di uomo elaborata dalla cultura occidentale a favore di una nuova visione dove il sistema stabilisce il valore delle persone sul principio della ragione tecnologica […] “

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