L’abbandono scolastico in Italia

by gabriella

Due ragazzi su 10 lasciano gli studi prima del diploma [dati 2012]. Sono 114mila all’anno, tra i 14 e i 17 anni. L’Europa: obiettivo 10% entro il 2020. Il governo in campo contro la dispersione.

MILANO – Disoccupazione, difficoltà ambientali, necessità di lavorare per portare qualche soldo in più a casa, cura dei fratelli più piccoli, o delle faccende domestiche. Ma anche problemi pratici come la distanza dalla scuola, la mancanza di adeguati servizi di trasporto. O la noia, la disaffezione per lo studio. A volerle analizzare, le ragioni dell’abbandono scolastico hanno molte facce. Alcune forse persino «assolutorie». Ma il dato che le riassume è uno e inequivocabile: i giovani «dispersi», quelli che hanno un’età compresa tra i 14 e i 24 anni (gli «early school leavers») e non terminano gli studi, in Italia raggiungono una soglia altissima, il 18,8%. Quasi due studenti ogni dieci. Per confrontarci con il resto d’Europa, il 5 per cento più della media. E troppi punti percentuali più dell’obiettivo fissato dalla Strategia Europa 2020, che pone un limite massimo di abbandoni prematuri al 10 per cento,con almeno il 40% dei giovani laureati o diplomati. Un fenomeno che ha effetti negativi sull’occupazione (solo il 46,4 per cento dei giovani che hanno abbandonato prematuramente gli studi ha un lavoro) e sulla mobilità sociale: sugli abbandoni precoci pesa un livello d’istruzione dei genitori più basso, che finisce per perpetuarsi generazione dopo generazione.MAGLIE NERE – Ultimi in ordine di tempo a fare il punto su una situazione già più volte monitorata, un rapporto Isfol, presentato martedì a Roma e un’indagine di Save the Children, che mercoledì a Napoli ha illustrato un progetto di contrasto alla dispersione scolastica dal titolo «W la Scuola». Interventi che indicano la punta acuta del fenomeno: 114 mila i ragazzi e ragazze fra i 14 e i 17 anni che lasciano prima del diploma. Spesso dopo ripetute bocciature, una frequenza discontinua, cambi di classe o scuola. Di questi, quasi 23 mila (il 20% del totale) vivono in Campania, 1.300 solo nella provincia di Napoli. Maglia nera della classifica, insieme alle altre regioni del Sud. La dispersione «è un problema molto grave perché non solo segnala una difficoltà scolastica contingente del minore ma può pregiudicare pesantemente il suo futuro», commenta Raffaela Milano, direttore Programmi Italia Europa Save the Children Italia. Di qui il progetto di Save the Children che vuole «sostenere e migliorare l’apprendimento e il profitto scolastico dei ragazzi» stimolandone «la motivazione, per spezzare il circolo vizioso della dispersione scolastica, facendo leva sui ragazzi stessi che si rivolgono ai loro pari, convincendoli dell’importanza della scuola per il loro futuro», dice Milano.

IN EUROPA – Il momento clou della dispersione si verifica nel passaggio tra le medie e le superiori: molti studenti che già concludono a fatica le scuole medie, affrontano il primo anno delle superiori con molti condizionamenti. In particolare, gli studenti degli istituti professionali (spesso provenienti da ambienti deprivati), si presentano alle superiori con scarsa motivazione e con problematiche anche relazionali. Il fenomeno riguarda tutti i paesi dell’Unione europea, colpisce più la popolazione maschile che quella femminile (16,3 per cento per i primi e 12,5 per le seconde), ma otto paesi sono già al di sotto del traguardo fissato per il 2020 e per altri tredici l’incidenza è inferiore al 15 per cento. In questo campo l’Italia, che ha fissato nel Programma nazionale un livello obiettivo tra il 15 e il 16 per cento, mostra un graduale miglioramento (nel 2009 eravamo al 19,2). Oggi per dispersione scolastica l’Italia è al quarto posto dopo Malta, Portogallo e Spagna. Sempre in Europa, i paesi dove il maggior numero di studenti decidono di lasciare la scuola sono la Slovacchia, la Repubblica Ceca e la Slovenia.

I FONDI – Una situazione che deve cambiare: «Anche un’unica persona che lascia la scuola è una persona di troppo», affermò nei mesi scorsi, in visita in Italia, il Commissario europeo per la Politica regionale Johannes Hahn, annunciando misure imponenti in termini di fondi da parte dell’Ue per ridurre il fenomeno: 1 miliardo di euro (in particolare per migliorare le strutture, l’equipaggiamento tecnologico, l’efficienza energetica, il collegamento scuola-lavoro, l’apprendimento delle lingue straniere e la formazione) sui 3 totali previsti dal piano d’azione per la coesione, inviato in dettaglio a Bruxelles dall’Italia lo scorso 15 dicembre. Uno degli obiettivi strategici dell’Ue è sicuramente quello di ridurre la dispersione scolastica.

IL PIANO – «Grazie alla riprogrammazione di fondi già iscritti a bilancio, sono in arrivo 102 milioni di euro per combattere insieme abbandono prematuro della scuola e criminalità giovanile, perché le cause sono le stesse: povertà ed emarginazione. I ministeri dell’Istruzione e dell’Interno uniranno forze e fondi per finanziare progetti pilota in cento quartieri difficili del Mezzogiorno, dallo Zen di Palermo a San Giovanni a Teduccio a Napoli – spiega Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione dell’esecutivo Monti, illustrando il «Piano d’azione e coesione» del governo -. Gli interventi dureranno due anni e sosterranno ragazzi e famiglie dentro e fuori le classi: orientamento, aiuto ai genitori, una seconda opportunità per chi ha lasciato, ma anche realizzazione di impianti sportivi, laboratori artistici e altri spazi di socializzazione». Il Miur sta predisponendo i bandi per avviare i percorsi in collaborazione con Regioni e Comuni. «Alla fine del progetto – spiega Rossi Doria – faremo un bando europeo per nominare un valutatore, che certifichi l’impatto dell’intervento».

Tratto da: http://www.corriere.it/cronache/12_giugno_06/abbandono-scolastico_af2c5700-afe9-11e1-8359-3661d1b45fc6.shtml

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