L’arte rupestre ha 40.000 anni e forse è anche del Neanderthal

by gabriella

Le pitture in 11 siti sono state retrodatate grazie alla tecnica uranio torio. Secondo gli scienziati, che presentano il lavoro su Science, sono le prime testimonianze artistiche di questo tipo in Europa. Probabilmente ad opera dell’Homo sapiens, ma forse…  [di ALESSIA MANFREDI].

SEGNI, forme astratte, animali stilizzati, figure antropomorfe: tratti eleganti, sorprendentemente sofisticati se si pensa che a tracciarli sono stati, sulle pareti di grotte e rifugi, i primi esemplari di uomo moderno giunti in Europa. Sono ricchissime le testimonianze di arte rupestre paleolitica nel vecchio continente, dai capolavori della grotta di Lascaux agli animali di Chauvet, in Francia, ad Altamira in Spagna, patrimonio dell’umanità Unesco, per citare alcuni dei più famosi. E restituiscono un archivio d’eccezione delle prime manifestazioni di quel pensiero simbolico che caratterizza Homo sapiens e segna un salto di qualità rispetto agli altri ominidi, aprendo la strada ad una cultura moderna.

E’ difficile collocare esattamente nel tempo queste prime prove artistiche e stabilirne una cronologia esatta. Ora, grazie ad una tecnica basata sulla datazione uranio-torio, meno invasiva rispetto al radiocarbonio, un gruppo internazionale di scienziati guidati da Alistair Pike dell’università di Bristol, in Gran Bretagna, ha riportato indietro le lancette di alcune migliaia di anni per 50 pitture in 11 siti preistorici nella Spagna nordoccidentale – fra cui Altamira, El Castillo e Tito Bustillo – retrodatandole.

In particolare, un disco di colore rosso sui muri del sito di El Castillo risulta risalire, in base a questi ultimi calcoli, ad almeno 40.800 anni fa, insieme all’impronta di una mano, anch’essa di pigmento rosso, che scivola indietro fino a 37.300 anni fa, ma potrebbe anche essere contemporanea alla figura precedente. Diventano così le più antiche forme di arte rupestre europea, dicono Pike e colleghi nello studio pubblicato sull’ultimo numero di Science 3. Anche un altro simbolo claviforme che compare in una camera policroma da Altamira è stato retrodatato dal gruppo a 35.600 anni fa.

Collocare queste testimonianze più indietro nel tempo dà indicazioni utili sull’evoluzione dello stile: l’impronta della mano di El Castillo rivela infatti che questo tipo di decorazione è una delle più antiche in Europa. Gradualmente, poi, le forme non figurative hanno lasciato spazio ad immagini animali ed antropomorfe comparse successivamente.

Secondo gli esperti, l’uomo anatomicamente moderno, giunto in Spagna almeno 41.500 anni fa, al suo arrivo in Europa padroneggiava già questo tipo di pittura, parte del suo bagaglio culturale. Oppure potrebbe averla sviluppata al suo arrivo, “magari per competere con l’uomo di Neandertal” che abitava già le stesse zone, ha chiarito Pike. Non si può neppure escludere, sostengono gli scienziati nella conclusione del lavoro, che queste pitture ed incisioni possano essere espressioni simboliche dei Neanderthal, presenti in Spagna nella regione cantabrica fino ad almeno 42mila anni fa, in coabitazione quindi con i primissimi Sapiens almeno per un certo periodo, prima della loro misteriosa estinzione.

Uno degli argomenti a sostegno della fioritura in Europa delle più antiche testimonianze di arte rupestre si riconduce proprio alla competizione per le risorse dei nostri primi progenitori diretti con i Neandertal, dominanti fino all’arrivo di Homo sapiens. Sarebbe stata questa la molla all’origine delle innovazioni culturali dei primi uomini moderni, determinante per la loro sopravvivenza. In base ad un’altra tesi, le pitture che ornano le grotte europee potrebbero essere precedenti all’arrivo dell’uomo moderno, opera quindi degli stessi Neandertal.

La discussione è aperta e l’ipotesi affascinante, ma sono necessarie ulteriori prove. “Non si può escludere, ma non è certo questa la dimostrazione di espressioni artistiche da parte dei Neanderthal”, commenta Giorgio Manzi, paleoantropologo dell’università La Sapienza a Roma. “In generale, non ci sono evidenze conclusive del fatto che l’uomo di Neanderthal fosse in grado di creare opere simili”, continua. “Piuttosto, abbiamo ora un riferimento cronologico affidabile per alcune fra le prime manifestazioni artistiche riconducibili all’uomo moderno, le più antiche delle quali risalgono ad un periodo di coesistenza fra i primi Homo sapiens e gli ultimi Neanderthal”. E questo è certamente interessante e aggiunge una nuova tessera al puzzle delle nostre origini, della nostra diffusione geografica planetaria e della lunga coesistenza con forme umane arcaiche.

Sull’ipotesi che l’uomo di Neandertal possedesse capacità d’astrazione e pensiero simbolico paragonabili a quelle di Homo sapiens, Manzi rimane dunque scettico. “Finalmente però – aggiunge – con questo lavoro abbiamo una buona datazione per le primissime fasi dell’arte paleolitica in una delle aree più interessanti in Europa. E sembra – conclude – che i primi uomini moderni avessero tutto il bagaglio cognitivo e tecnico per realizzare queste opere”.

http://www.repubblica.it/scienze/2012/06/14/news/spagna_arte_rupestre_retrodatata-37177206/?ref=HRERO-1


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