L’immaginazione sociologica

by gabriella

Le regole implicite

L’insieme di abitudini e stili di vita che caratterizzano la nostra esistenza affonda le sue radici in un sistema sociale che costituisce il campo di indagine della sociologia.

La nostra vita quotidiana è costantemente condizionata, nel rapporto con gli altri, dalle regole, dalle convenzioni, dal linguaggio, dalle abitudini che condividiamo con essi e dalle aspettative che reciprocamente nutriamo nei confronti del comportamento altrui. La nostra esistenza risulterebbe certamente assai più difficile se in ogni relazione con altri uomini dovessimo ogni volta stabilirne i codici, le modalità comunicative, le regole.

Viviamo invece all’interno di sistemi che percepiamo come “familiari”; sistemi all’interno dei quali siamo in grado di prevedere le risposte che il nostro comportamento può provocare: sappiamo, per esempio, che se ci appropriamo di qualcosa senza pagarla, andremo incontro a sanzioni, ma anche che certe espressioni di cortesia possono generare nell’interlocutore reazioni differenti da altre reputate scortesi. Ci è noto che dobbiamo rivolgerci con determinate formule linguistiche a un superiore e con altre a un amico, che dobbiamo guidare stando a destra, che nonostante sia caldo non possiamo presentarci in ufficio col costume da bagno ecc. Ora, fino a quando questo “sistema familiare” viene percepito come naturale, non c’è ragione di interrogarsi intorno a esso. La sociologia nasce invece nel momento in cui ci si pongono domande sul perché dei sistemi e delle regole, sul come si sono formati e sulle ragioni che ne hanno determinato la scelta.

 

L’immaginazione sociologica

In un celebre libro, C. Wright Mills parla dell’immaginazione sociologica come della capacità di

«riflettere su se stessi liberi dalle abitudini familiari della vita quotidiana, al fine di guardare la realtà con occhi diversi».

Liberi dai cliché, dalle abitudini e da comportamenti che col tempo hanno assunto ai nostri occhi una naturalezza scontata non solo in relazione alla nostra esistenza, ma di tutta la specie umana. Così, l’analisi di un gesto spontaneo come quello di bere una tazzina dì caffè può rivelare la presenza di profonde influenze sociali.

La tazzina di caffè a metà mattina o dopo pranzo non è infatti solo un atto alimentare, ma ha un valore simbolico nel quadro dei riti sociali quotidiani, tanto che spesso il rituale è più importante della bevanda stessa. “Andare a prendere un caffè” non significa solo assumere una determinata bevanda, ma recarsi al bar o comunque fare una pausa per scambiare due chiacchiere. Così la risposta negativa alla richiesta di “bere un caffè” può provocare nell’interlocutore un risentimento incomprensibile, se non rapportato alla dimensione comunitaria del rito.

Approfondendo l’analisi dovremmo notare che il caffè, a causa dei contenuto di caffeina, esercita un’azione sul sistema nervoso; è pertanto una droga socialmente accettabile al pari dell’alcol. Non è così per altre culture, che invece tollerano il consumo di marijuana, ma disapprovano quello di caffè e alcol. L’abitudine all’uso del caffè, inoltre, è relativamente recente e presuppone un determinato sviluppo sociale ed economico. Come è noto, il consumo di massa della bevanda è legato all’espansione coloniale europea e all’esportazione del prodotto coltivato nelle piantagioni di Sud America e Africa. La bevanda rimanda allora a un insieme di rapporti internazionali e a un determinato sistema di scambi e accordi commerciali affermatisi storicamente.

Lo sguardo sociologico, allora, è quel particolare approccio che abbandona il punto di vista naturalistico sulla realtà umana, per adottare la consapevolezza della natura storica, costruita, e dunque mutevole, di tutti i fatti umani.


No Comments to “L’immaginazione sociologica”

  1. …un rito che a me piace molto… l’importante è che la tazzina di caffé sia in porcellana anziché di polistirene.

    http://camoscibianchi.wordpress.com/2012/12/13/la-montagna-in-una-tazzina-di-caffe/

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