Progetto ECO. La rilevazione degli atteggiamenti sull’ecosostenibilità

by gabriella

terra

Nel mese di dicembre, la 3F svolgerà un’attività di ricerca sulla rilevazione degli atteggiamenti intorno al tema della sostenibilità ambientale. Il programma di lavoro sarà articolato in tre giornate nelle quali si esamineranno insieme: il problema ecologico e il tema della sostenibilità ambientale dei comportamenti e quello metodologico della rilevazione degli atteggiamenti sul tema.

Questa fase del progetto ECO si concluderà con la realizzazione di un’indagine da realizzare nel mese di gennaio con gruppi di ragazzi olandesi e tedeschi, quando la nostra scuola e il “Giordano Bruno” ospiteranno i primi due incontri bilaterali del progetto (Erasmus +). Di seguito il calendario dei lavori:

Giovedì 1 dicembre

  • Il problema ecologico
  • I comportamenti ecosostenibili

 

Giovedì 15 dicembre

  • La correlazione tra atteggiamenti e comportamenti (Psicologia sociale)
  • La rilevazione degli atteggiamenti (elementi di Metodologia della ricerca)
  • Le scale Likert
  • Come si costruisce un questionario (Google Forms) per la rilevazione degli atteggiamenti sul problema della sostenibilità

 

Giovedì 22 dicembre

    • Visualizzazione in anteprima della videolezione metodologica in inglese creata dagli insegnanti per il lavoro di gruppo di gennaio [poiché i gruppi sono diversi i due video hanno la stessa introduzione sul problema ambientale]



1. Atteggiamenti e comportamenti ecosostenibili

Il problema ecologico e l’ecosostenibilità

Quello di ecosostenibilità è un concetto sviluppatosi all’interno della riflessione ecologica, per indicare un uso delle risorse ambientali rispettoso dei loro tempi di rigenerazione. E’ ecosostenibile, quindi, uno sfruttamento del suolo che non impedisce alla terra di essere fertile nella successiva stagione o un uso dell’acqua che non prosciuga o non inquina permanentemente la sorgente.

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L’ecologia è un campo scientifico interdisciplinare che studia le interazioni tra gli organismi e il loro ambiente, attraverso la biologia e la biologia evolutiva, la genetica, l’etologia e le scienze della Terra. La notorietà dei suoi temi al grande pubblico si deve alla nascita dei movimenti ambientalisti negli anni ’60 e ’70, sulla spinta dei primi disastri ambientali causati dall’inquinamento industriale dell’aria, dei fiumi e degli oceani e del suolo.

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Gruppo 1: La giornata mondiale dell’ambiente e i comportamenti ecosostenibili; gruppo 2: Jared Diamond, Istruzioni per il clima impazzito; Gruppo 3: Olmo Viola, E’ l’antropocene, bellezza; Gruppo 4: Stefano Vergine, La crisi idrica e le pratiche insostenibili; Gruppo 5. Il cambiamento climatico spiegato da Alice Bows-Larkin

A casa: finire di vedere Home, leggere L’Oceano pacifico è morto

Durante le vacanze: Jean Giono, L’uomo che piantava alberi

 

La giornata mondiale dell’ambiente e i comportamenti ecosostenibili

Spesso bistrattato, inquinato e danneggiato, l’ambiente in cui viviamo festeggia oggi un compleanno importante: la Giornata Mondiale dell’Ambiente (Wed, World Environment Day) compie 40 anni. L’evento, che si celebra ogni anno il 5 giugno, è stato istituito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1972 per sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica a intervenire in modo tangibile per far fronte alle sempre più urgenti necessità ambientali.

La ricorrenza di quest’anno è incentrata sul tema “Green economy: ne fai parte?” È possibile sviluppare un’economia sostenibile e amica dell’ambiente che si riveli allo stesso tempo redditizia e stabile? E cosa possiamo fare noi concretamente per divenire eco-consumatori? La risposta alla prima domanda è affermativa. Sul sito del World Environment Day gestito dall’UNEP (United Nations Environment Programme) si possono leggere storie di successo di chi, investendo in uno sviluppo economico “verde”, ha creato occupazione e ricchezza. Un esempio? La crescita dell’agricoltura organica in Uganda (il paese che utilizza la minor quantità di fertilizzanti chimici, meno del 2%), ma anche lo sviluppo dell’energia solare in Tunisia, o la gestione del patrimonio forestale in Nepal.

Ecco un pratico decalogo su come agire in modo ecosostenibile da semplici consumatori:

  1. Pesca: consumate solo pescato sostenibile per non alimentare il depauperamento dei mari. Scegliendo di consumare pesce procurato in modo sostenibile lanciamo un messaggio preciso all’industria ittica, che può orientare in questo senso gli approvvigionamenti.
  2. Foreste: usate supporti elettronici per ridurre il vostro consumo di carta e cercate di incoraggiare il consumo di carta proveniente da foreste sostenibili certificate. Guarda anche: 10 foreste da salvare. Alcune astuzie salva-carta. E come sprecare meno salviette alla toilette.
  3. Edilizia: una casa ad alta efficienza energetica può ridurre la vostra impronta ambientale e farvi risparmiare sulle bollette. Tenete conto anche di questo se state cercando una nuova sistemazione.
  4. Trasporti: car sharing, trasporti pubblici, bicicletta o una bella camminata: tutte valide – e più allegre – alternative alla guida in solitaria. Scopri anche i benefici del bike sharing e il decalogo per pedalate sicure. Da non perdere: le 15 bici più pazze del mondo!
  5. Acqua: usala con parsimonia! Fai andare lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico, non innaffiare le piante se ha appena piovuto, non restare ore sotto la doccia. Scopri anche quanta acqua nascosta sprechiamo e fai il test per scoprire la tua impronta idrica. E poi, si consuma meno acqua lavando i piatti a mano o in lavastoviglie? Guarda anche 5 semplici trucchi per risparmiare acqua.
  6. Agricoltura: mangia verdura e frutta di stagione, se puoi coltiva i tuoi ortaggi sul balcone, consuma cibo a chilometri zero. Sai quanta carne può mangiare un eco-consumatore?
  7. Energia: spegni le luci e gli elettrodomestici in stand-by. Non riscaldare o raffreddare la casa quando sei fuori tutto il giorno, scegli un fornitore energetico attento alle tematiche ambientali.
  8. Turismo: quali alberghi o destinazioni di vacanza supportano l’economia verde? Informati prima di partire, muoviti in gruppo, compra prodotti turistici locali e cerca di limitare il tuo impatto su ecosistemi già minacciati.
  9. Rifiuti: non buttarlo, riciclalo! L’abc del riciclo e del riuso intelligente dei materiali a questo link.
  10. Industria: acquista prodotti lavorati in modo ecosostenibile, e attento alla pubblicità e ai buoni propositi ingannevoli: il greenwashing è sempre dietro l’angolo! Vieni a conoscere la moda che fa bene all’ambiente

 

I comportamenti ecosostenibili verso l’acqua

Quanta acqua serve per produrre una tazzina di caffè? Quanta ne sprechiamo ogni volta che ci laviamo i denti? Scopri subito quante delle risposte sei riuscito ad azzeccare. In più, qualche semplice trucco ridurre la tua impronta idrica.

La maggior parte dell’acqua presente sulla Terra è salata. Qual è invece la percentuale totale di acqua dolce?
Risposta corretta: il 2,5%. Più dei due terzi di quest’acqua dolce si trova in forma solida nei ghiacciai o “imprigionato” nel sottosuolo.

Quante persone nel mondo non hanno ancora accesso a sorgenti di acqua pulita?
Risposta corretta: 1 su 6. In base alle stime più recenti, un miliardo e 100 milioni di persone non ha tuttora accesso a fonti di acqua pulita. La necessità di sorgenti sicure (Clean Water for a Healthy World, “acqua pulita per un mondo sano”) è proprio il tema della Giornata mondiale dell’acqua 2010.

Quanta acqua consuma in media ogni giorno un italiano?
Risposta corretta: 200 litri al giorno pro capite. Questo valore comprende anche una piccola percentuale di perdite idriche registrate in alcune aree del territorio italiano.

Quanta acqua serve per produrre una lattina di Coca-Cola?
Risposta corretta: 200 litri. Più che al contenuto effettivo della lattina (solo 35 centilitri) a far lievitare l’impronta idrica di una lattina di bibita gassata è l’alto contenuto di zucchero, che incide notevolmente nella filiera produttiva.

Quanta acqua serve invece per produrre una tazzina di caffè?
Risposta corretta: 140 litri. È questa la quantità d’acqua necessaria per far crescere, tostare e macinare 6-7 grammi di caffè, la dose contenuta in una tazzina.

Qual è la distanza media compiuta ogni giorno in alcuni paesi dell’Africa e dell’Asia per procurarsi acqua potabile?
Risposta corretta: 6 chilometri a piedi. Con un carico medio di 20 chili sulle spalle nel viaggio di ritorno.

Quanta acqua sprechiamo in media ogni volta che ci laviamo i denti?
Risposta corretta: 7,5 litri. Lasciar scorrere l’acqua del rubinetto mentre ci si lava i denti consuma circa 6 litri d’acqua al minuto. Si ottengono sorrisi bianchissimi anche chiudendo il rubinetto dopo aver bagnato lo spazzolino e riaprendolo solo per il “risciacquo”.

Quanta acqua serve invece per una doccia di 5 minuti?
Risposta corretta: 75-80 litri. Per ogni minuto di doccia si consumano circa 15-16 litri d’acqua. Per riempire una vasca da bagno invece, ne occorrono circa 150. Applicando un frangigetto – un dispositivo che miscela aria al flusso d’acqua creando un getto più leggero – si arriva a consumare solo 9 litri d’acqua al minuto per la doccia.

Quale dei continenti è il più arido della Terra?
Risposta corretta: L’Antartide. Può sembrare incredibile – visto che è ricoperto di ghiacci per il 98% del suo territorio – ma tecnicamente l’Antartide è un deserto. Nella zona più interna del continente infatti, il livello medio delle precipitazioni è di circa 50 millimetri all’anno, meno che nel Sahara. Chiaramente qui non piove, ma nevica: questi dati sono stati calcolati sull’equivalente quantità d’acqua che si otterrebbe facendo sciogliere la neve caduta.

Quanta acqua consumiamo ogni volta che tiriamo lo sciacquone del water?
Risposta corretta: 6-12 litri (con le toilette a cassetta). Alcuni nuovi modelli a “doppio tasto” prevedono, accanto al pulsante normale, anche un tasto più piccolo per risciacqui rapidi: in questo caso generalmente non si sprecano più di 3 litri alla volta.

 

2. La rilevazione degli atteggiamenti: elementi di metodologia della ricerca

atteggiamenti-ecosostenibiliGli strumenti per la rilevazione degli atteggiamenti: le scale Likert

Come sappiamo, l’atteggiamento è un modo di porsi affettivo e cognitivo verso un oggetto, cioè un insieme di sentimenti, pregiudizi, idee e convinzioni nei confronti di un tema. Il comportamento è invece l’azione concreta messa in atto da un soggetto.

Mentre i comportamenti sono misurabili abbastanza facilmente (si potrebbe chiedere, ad esempio, “quante volte a settimana prendi l’autobus”? o “quanti libri hai letto quest’anno?”) rilevare gli atteggiamenti è meno semplice: si tratta infatti di prendere in considerazione non dati o fatti, ma realtà astratte e complesse, di cui si deve cercare di definire profilo e modo di presentarsi nel soggetto intervistato.

Un atteggiamento non può essere osservato direttamente, ma deve essere ricavato dalle opinioni (espressioni verbali di un atteggiamento) del soggetto su aspetti chiave del punto di vista che vogliamo rilevare. Gli strumenti che permettono di raccogliere questi aspetti chiave sono detti indicatori, cioè concetti semplici che descrivono i diversi elementi che concorrono a formarlo.

Perché un atteggiamento sia rilevato efficacemente, occorre preparare un insieme sistematico e coerente (batteria) di indicatori. Per farlo si ricorre alla tecnica delle scale che sono appunto raccolte di elementi, detti item, indicatori di un concetto generale. Un item, quindi, rappresenta una singola domanda, mentre la scala è l’intera batteria di domande del test.

Considerando l’immagine a dx, il “concetto A” potrebbe essere appunto l’atteggiamento degli adolescenti verso l’ecostenibilità, l’indicatore 1 il livello di sensibilità verso il problema ambientale, l’indicatore 2 il possesso di informazioni sul problema ecologico, il 3 la consapevolezza del rapporto tra salvaguardia dell’ambiente e salute, ecc.

Operativamente, per rilevare un atteggiamento si sottopone ai soggetti individuati una serie di affermazioni sull’argomento corrispondente e si chiede ai soggetti di esprimere la propria opinione al riguardo.

Nelle scale Likert, a ciascuna modalità di risposta viene attribuito un punteggio (5, 4, 3, 2, 1 oppure 4, 3, 2, 1, 0).

Nell’esempio a sx, davanti all’affermazione “Lo sviluppo sostenibile dovrebbe essere una priorità”, il soggetto che si dichiara “per niente d’accordo” totalizzerà 1 punto; “poco d’accordo” 2 punti, “d’accordo” 3 punti, “abbastanza d’accordo” 4 punti, “completamente d’accordo” 5 punti. Nel caso di item monotoni negativi, i valori delle categorie devono essere invertiti in modo che una risposta 1 significhi sempre ‘completamente d’accordo’ rispetto all’oggetto psicologico in questione (cioè 1= completamente in disaccordo nel caso di item formulati in senso negativo)

La somma (media) dei punteggi alle risposte di ciascun individuo sull’intera batteria rappresenta la posizione dell’individuo sul concetto indagato (la scala Likert è una scala additiva), tanto più favorevole quanto più il punteggio è alto.

 

Formulazione e classificazione degli item

Si inizia studiando il concetto/atteggiamento per individuare la batteria di indicatori sulla quale costruire le domande del questionario (item). Queste devono essere formulate in modo chiaro e sintetico al fine di ridurre il rischio di distorsioni. Per facilitare l’analisi dei dati, gli item dovranno essere monotoni, cioè formulati in modo unidirezionale rispetto all’oggetto da rilevare, così che quanto più favorevole è l’atteggiamento del soggetto verso l’oggetto, tanto maggiore sarà il suo punteggio per l’item.

 

Selezione degli item 

In questa fase si selezionano gli item da inserire nella scala finale. Gli item preparati nella fase di studio vengono sottoposti ad un campione pilota perché si possa confermare che tutti gli elementi della scala siano in relazione tra loro (pre-test) e per verificarne la coerenza e la validità, cioè se esistano elementi che non armonizzano con gli altri (ciò consentirà di evitare ridondanze e di eliminare i quesiti ambigui) e se è in grado di rilevare l’atteggiamento studiato. Nel caso che ci interessa, individueremo le diverse dimensioni dell’atteggiamento degli adolescenti verso l’ecosostenibilità e costruiremo una batteria di indicatori da rilevare con le domande di un questionario. Faremo a meno del pre-test.

 

In sintesi

  1. Si sceglie un certo numero di affermazioni (item) semanticamente collegate all’atteggiamento da rilevare
  2. Per ogni item l’intervistato deve scegliere tra 5 categorie di risposta che formano una scala di accordo/disaccordo
  3. A ciascuna categoria di risposta vengono associati valori crescenti (da 1 a 5) per cui al punteggio basso corrisponde un basso consenso e ad un punteggio alto corrisponde un alto consenso
  4. Il punteggio da attribuire ad ogni soggetto è dato dalla somma dei punteggi ottenuti su ciascuna affermazione o dalla media di tali punteggi.

 

Dai comportamenti agli atteggiamenti: il punto di vista delle persone sull’ecosostenibilità. Tratto da Regioni&Ambiente.

Uno studio sulle popolazioni europee rivela quel che favorisce il comportamento sostenibile delle persone. Alla domanda “Cos’è che favorisce un comportamento sostenibile nelle persone?”, finora infatti si è cercato di rispondere in modo empirico. Nel 2012, il Prof. Rune Ellemose Gulev dell’Università di Scienze Applicate di Kiel ha analizzato i valori culturali connessi alla sostenibilità, che rendono alcune persone più inclini ad adottare quello che potrebbe essere considerato convenzionalmente come un atteggiamento o comportamento sostenibile (cfr. Rune Ellemose Gulev. “Exploring cultural values connected to sustainability: why some people are more likely to act in a sustainable manner than others”, in International Journal of the Sustainable Economy, 2012, 4, 286-299.

Di fronte ai cambiamenti climatici, all’aumento del livello dei mari, allo scioglimento delle calotte polari, all’esaurimento delle risorse naturali, alla distruzione delle foreste pluviali, all’estinzione delle specie e a molte altre preoccupazioni di tipo ambientale, il concetto di sostenibilità è all’ordine del giorno. Se vogliamo affrontare le questioni ambientali, allora è essenziale per lo sviluppo trovare modi alternativi per mantenere o migliorare il nostro stile di vita senza danneggiare ulteriormente l’ambiente. I concetti di genere e di disuguaglianze di reddito, di tasso di alfabetizzazione, di accesso all’istruzione, di aspettativa di vita e di riduzione della povertà devono essere inseriti, quindi, nell’equazione della sostenibilità.

Al fine di esplorare i vari pregiudizi e gli orientamenti etici assunti dagli individui Gulev ha raccolto un insieme di valori e atteggiamenti di diversi gruppi demografici in tutta Europa, che sono stati poi correlati con quelli che sono considerati comportamenti sostenibili per definizione. Per esempio, essere altruista è una qualità importante ad incoraggiare o ad essere disponibile a fare qualcosa per migliorare le condizioni della comunità in cui si vive.

Gli atteggiamenti sono imperniati su un set di priorità individuali quando si considerano le agende di sostenibilità. Per esempio, lo sviluppo sostenibile deve essere una priorità per la società, mentre la responsabilità sociale degli imprenditori dovrebbe avere un’alta considerazione all’interno della società stessa.

Lo studio ha confrontato due serie di atteggiamenti e valori culturali, rispettivamente per ciascun Paese europeo incluso nella ricerca.

La prima serie è costituita da 7 atteggiamenti verso pratiche imprenditoriali sostenibili:
1. Le leggi ambientali non dovrebbero ostacolare la competitività delle imprese;
2. Lo sviluppo sostenibile dovrebbe essere una priorità;
3. La coesione sociale dovrebbe essere una priorità di Governo;
4. La responsabilità sociale dei dirigenti d’azienda dovrebbe essere tenuta in alta considerazione dalla società;
5. Le pratiche etiche dovrebbero essere attuate dalle imprese;
6. Gli organi sociali dovrebbero supervisionare la gestione delle imprese in modo efficace;
7. I problemi di salute, sicurezza e ambiente dovrebbero essere adeguatamente affrontati dalla direzione aziendale.

Il secondo set si compone di 10 valori culturali sospettati di favorire una propensione positiva verso comportamenti sostenibili:
1. Essere altruista è una qualità importante che deve essere incoraggiata;
2. Bisogna essere disposti a fare qualcosa per migliorare le condizioni della comunità in cui si vive;
3. L’uguaglianza per tutti dovrebbe avere la precedenza rispetto alla libertà di sviluppo;
4. Sarebbe opportuno porre meno enfasi su denaro e beni materiali;
5. Essere disponibili a sacrificare i redditi delle persone fisiche per prevenire l’inquinamento ambientale;
6. Avere un buon salario è importante;
7. I genitori dell’attuale generazione dovrebbero sacrificarsi per il benessere dei bambini delle prossime generazioni;
8. Possiamo fidarci degli altri;
9. Sarebbe bene assumere uno stile di vita più semplice e più naturale;
10. La tolleranza e il rispetto sono qualità importanti da imparare.

Entrambi i set di dati sono stati correlati alle pratiche sostenibili prioritarie all’interno dei Paesi analizzati, evidenziando che la maggior parte delle relazioni positive sussisteva tra gli atteggiamenti nei confronti delle pratiche imprenditoriali e i comportamenti sostenibili nei riguardi della sostenibilità sia ambientale che sociale. Vale a dire, i Paesi in cui la popolazione ha espresso preoccupazione nei confronti, ad esempio, di un’elevata coesione sociale o che la tolleranza e il rispetto sono qualità importanti che i bambini dovrebbero imparare, segnalano anche grande sensibilità per quanto riguarda la sostenibilità ambientale e sociale.

La stragrande maggioranza di correlazioni positive come queste supporta l’idea che maggiore è la propensione a tali valori e atteggiamenti, tanto più è probabile che la sostenibilità ambientale e quella sociale siano le priorità per gli stakeholder nazionali. Forti correlazioni suggeriscono, inoltre, la possibilità che l’adozione di pratiche sostenibili rafforzi gli atteggiamenti che hanno indotto in primo luogo la propensione verso comportamenti più sostenibili. Così, avere atteggiamenti di maggior promozione di pratiche imprenditoriali sostenibili può costituire il punto di partenza per la costruzione di programmi di sostenibilità.

Secondo lo Studio, la correlazione positiva tra pratiche aziendali sostenibili e comportamenti individuali sostenibili non è sorprendente in quanto le aziende spesso adottano pratiche che riflettono le priorità delle comunità locali. D’altra parte alcuni valori sembrano sfidare l’idea che rafforzino il comportamento incline alla sostenibilità.

Un esempio citato nello Studio è il valore culturale 9 “sarebbe bene assumere uno stile di vita più semplice e naturale” che ha avuto un basso indice di correlazione in entrambi i set di sostenibilità, per la cui spiegazione viene suggerito che la gente anziché “una vita semplice e naturale ” quale chiave della sostenibilità consideri la migliore utilizzazione delle risorse e delle tecnologie, quali l’energia solare e le turbine eoliche.

Lo Studio sottolinea, inoltre, che l’idea di collegare valori culturali umani ai comportamenti inclini alla sostenibilità costituisce un territorio ancora inesplorato. Anche se può sembrare logico ed intuitivo che sussista un collegamento, al momento ci sono solo un paio di programmi di ricerca.

“La stragrande maggioranza di correlazioni che si sono evidenziate fortemente positive tra gli atteggiamenti e le pratiche sembrano rafforzare questa teoria – ha dichiarato Gulev – Analizzati olisticamente, i risultati forniscono una chiara indicazione che alcuni atteggiamenti e valori personali facilitano un comportamento sostenibile e possono costituire il presupposto per implementare pratiche più sostenibili. Si spera che i risultati conseguiti possano avviare un dibattito e offrire motivazioni per un’ulteriore ricerca sulle pratiche di sostenibilità”.

 

 


One Comment to “Progetto ECO. La rilevazione degli atteggiamenti sull’ecosostenibilità”

  1. Esempio di uno sforzo serio e coerente per un esame del problema della scuola in stretto collegamento con il più vasto quadro economico e sociale del Parse, sul presupposto di una corretta analisi del rendimento di un sistema scolastico che costituisce oggi per lo Stato un impegno tale da condizionare profondamente la sua stessa possibilità di azione negli altri settori.

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