Robert Kig Merton, Il teorema di Thomas e la profezia che si autoadempie

by gabriella
crisi del 29

La crisi del ’29

Nei passi che seguono, tratti da Teoria e struttura sociale [1949, Il Mulino, Bologna 1971], Merton illustra il teorema di Thomas e la profezia che si autotoadempie che ne è un’applicazione concreta. Secondo il teorema di Thomas, ciò che pensiamo della realtà sociale diventa reale nelle sue conseguenze.

In una serie di lavori raramente consultati fuori del mondo accademico, William Isaac Thomas, il decano dei sociologi americani, ha esposto un teorema fondamentale per le scienze sociali:

«Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze».

Se il teorema di Thomas e le sue implicazioni fossero più ampiamente conosciute, ci sarebbero tanti più uomini che capirebbero meglio il funzionamento della nostra società. Sebbene non abbia l’equilibrio e la precisione di un teorema di Newton, questo teorema ha una uguale rilevanza essendo utilmente applicabile, se non a tutti, a moltissimi processi sociali.

 

Il teorema di Thomas

«Se gli uomini definiscono come reali certe situazioni, esse sono reali nelle loro conseguenze», scriveva il professor Thomas […]

La prima parte del teorema è un’ennesima autorevole puntualizzazione del fatto che gli uomini non rispondono solo agli elementi oggettivi di una situazione, ma anche, ed a volte in primo luogo, al significato che questa situazione ha per loro. E una volta che essi hanno attribuito un qualunque significato ad una situazione, questo significato è la causa determinante del loro comportamento e di alcune conseguenze di questo. Ma tutto ciò è ancora piuttosto astratto e le astrazioni hanno la tendenza a diventare incomprensibili se non sono collegate a dati concreti. Cerchiamo quindi un caso concreto.

 

Una parabola sociologica

È l’anno 1932. La Last National Bank è un istituto fiorente; una gran parte delle sue risorse è in liquido e il presidente, Cartwright Millingville ha ben ragione di essere orgoglioso del suo istituto bancario. Fino al «Mercoledì nero». Quel giorno, appena entrato in banca, egli osserva che il ritmo di lavoro è insolitamente vivace. Ciò è un po’ strano, dal momento che gli operai dell’acciaieria AMOK e della fabbrica di materassi KOMA sono pagati solo il sabato. Eppure vi sono almeno due dozzine di uomini, evidentemente delle fabbriche, che fanno la fila davanti agli sportelli dei cassieri. Dirigendosi verso il suo ufficio, il presidente mormora fra sé con una certa commiserazione:

«Speriamo che non siano stati licenziati a metà settimana; dovrebbero essere al lavoro a quest’ora».

Ma riflessioni di questo genere non hanno mai fatto la prosperità di una banca e Millingville si rivolge subito alla pila di documenti che giace sul suo scrittoio. Ha posto la sua firma sicura in meno di una ventina di fogli, quando è disturbato dall’assenza di qualcosa di familiare e dall’intrusione di qualcosa di estraneo. Il mormorio basso e discreto dell’usuale lavoro di banca è stato sostituito dallo stridìo insolito di molte voci. Una situazione è stata definita come reale. È l’inizio di quel che finirà come il «mercoledì nero», l’ultimo mercoledì della Last National Bank.

Cartwright Millingville non ha mai sentito parlare del teorema di Thomas ma non ha difficoltà a riconoscerne l’azione. Egli sa che, nonostante la situazione di relativa liquidità della banca, una voce di insolvenza che fosse accolta da un certo numero di clienti si risolverebbe effettivamente in un’insolvenza della banca. E alla fine del «Mercoledì nero» – e dell’ancor più nero giovedì – quando le lunghe file di clienti, ciascuno freneticamente preoccupato di salvare il suo, diventano file ancora più lunghe di clienti ancora più ansiosi, risulta che egli ha ragione.

La salda struttura della banca dipendeva da una serie di definizioni della situazione: la fiducia nella validità del sistema di promesse economiche reciproche in cui gli uomini vivono. Una volta che i clienti avevano definito la situazione in altro modo, una volta messa in dubbio la possibilità che queste promesse fossero adempiute, le conseguenze di questa definizione irreale furono anche troppo reali.

Questo è un esempio classico e non c’è bisogno del teorema di Thomas per capire come avvenne […] Ma con l’aiuto del teorema, la disgraziata storia della Last National Bank può forse essere trasformata in una parabola sociologica che può aiutarci a capire non solo quel che avvenne a centinaia di banche negli anni trenta, ma anche quel che avviene nei rapporti fra neri e bianchi, fra protestanti, cattolici ed ebrei in questi tempi.

La parabola ci indica che le definizioni pubbliche di una situazione (previsioni e profezie) diventano una parte integrante della situazione e in questo senso influiscono sugli sviluppi successivi. Questo è un fenomeno esclusivamente umano, che non si trova nel mondo della natura che rimane estraneo all’attività dell’uomo. Le previsioni del ritorno della cometa di Halley non influenzarono la sua orbita, ma la diceria dell’insolvenza della banca di Cartwright Millingville influì sull’effettivo fallimento. La profezia del fallimento condusse al compimento della profezia stessa.

Nevrosi da esami

Nevrosi da esami

Il modello della profezia che si autoadempie è così comune che ciascuno di noi può avere il suo esempio preferito. Si consideri il caso della nevrosi degli esami. Convinto di essere destinato a fallire, lo studente ansioso dedica più tempo a preoccuparsi che a studiare, col risultato che l’esame sarà appunto un insuccesso; l’ansietà iniziale ingiustificata si trasforma in un timore del tutto pertinente. Oppure può accadere che si creda inevitabile la guerra fra due nazioni. Effettivamente convinti di questo, i rappresentanti delle due nazioni diventano progressivamente più ostili l’uno verso l’altro e oppongono ad ogni mossa «offensiva» dell’altro una propria mossa «difensiva». Le riserve di armamenti, di materie prime e le dimensioni delle forze armate aumenta¬no sempre più e accade che l’anticipazione del-l’eventualità di una guerra contribuisca a far sì che questa guerra si faccia realmente.

La profezia che si autoadempie è all’inizio, una definizione falsa della situazione che determina un nuovo comportamento che rende vera quella che originariamente era una concezione falsa. La speciosa validità della profezia che si autoadempie produce ripetutamente e continuamente situazioni erronee. Così il profeta citerà il reale corso degli eventi come prova che egli aveva ragione fin dal principio. (Pure, noi sappiamo che la Last National Bank era solvibile e che sarebbe durata per moltissimi anni se una diceria inesatta non avesse creato proprio le condizioni che avrebbero realizzato la profezia). Queste sono le contraddizioni della logica sociale.


2 Comments to “Robert Kig Merton, Il teorema di Thomas e la profezia che si autoadempie”

  1. Ciao Diego, certo gli animali sociali si contagiano l’un l’altro con le loro emozioni (non sempre adeguate alle circostanze) ma, non possedendo linguaggio umano, non possono attivare meccanismi di influenza e di previsione. Se penso ai branchi di primati, però, confesso di non esserne del tutto certa neanch’io 😉

  2. È molto, molto interessante, e anche spiegato qui spiegato con la consueta limpida esposizione. Credo però che in effetti il mondo bancario e finanziario sia sensibile in modo particolare al fenomeno per la sua stessa natura, il suo stesso basarsi sulle previsioni per il futuro. Molto calzante l’esempio classico della fifa per l’esame che anticipa e favorisce l’insuccesso e quindi si autoavvera la previsione nefasta.
    Avrei una piccola obiezione sull’affermazione che vale solo per gli umani. Secondo me, seppure in modo rudimentale, anche una comunità animale puo’ esser spaventata da una falsa minaccia e magari fuggire precipitosamente con conseguenze disastrose. Certo solo gli umani «dopo» sono in grado di pensare che la profezia si è avverata, e magari scriverci un saggio, ma è sicuramente abbastanza «animale» la paura degli umani in massa (basta vedere gli incidenti causati dalla ressa della folla impaurita o la corsa al supermercato per comprare il cibo di fronte alla presunta minaccia di guerra).

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