Posts tagged ‘metodo dialettico’

Dicembre 7th, 2013

Marco Gatto, Il ritorno della dialettica

by gabriella

david-harveyTraggo da Consecutio temporum, questa analisi comparata delle letture di David Harvey [The Enigma of Capital e Introduzione al Capitale. 12 lezioni sul primo libro, trad. it. 2012] e Fredric Jameson [Representing Capital. A Reading of Volume One] del primo libro del Capitale, nel segno della dialettica, della demistificazione e del metodo.

A tutti piace pensare di avere i propri «valori», e questi ultimi rappresentano un elemento attorno al quale ruota tutto il dibattito sui candidati alla presidenza durante ogni stagione elettorale. Marx sostiene però che alcuni di questi valori sono determinati da un processo che non capiamo e che non è frutto di nostre scelte consapevoli, e che bisogna analizzare il modo in cui tali valori ci sono imposti.

Se volete capire chi siete e in che punto state di questo turbine di valori, dovete innanzitutto capire come viene creato e prodotto il valore della merce, e che conseguenze – sociali, geografiche, politiche – esso porta con sé. Se pensate veramente di risolvere una problematica ambientale gravissima come il riscaldamento globale senza confrontarvi con la questione di chi e come abbia determinato la base della struttura del valore, state solo prendendo in giro voi stessi. Per questo Marx insiste sulla necessità di capire cos’è il valore della merce e quali sono le necessità sociali che lo determinano.

David Harvey

[….] Gatto mostra infatti come, al di là delle differenze [disciplinari: Harvey è un geografo e urbanista, Jameson un teorico della cultura; e dei riferimenti analitici: Harvey prescinde da riferimenti filosofici precisi, Jameson è debitore di Lukàcs e della Scuola di Francoforte, in particolare di Adorno], L'enigma del capitaleLezioni sul capitale[…] Harvey e Jameson condividono un’idea di base, che informa i rispettivi commenti a Marx. Entrambi concepiscono il lavoro di analisi del capitalismo e delle sue ideologie (del suo apparato ideologico, potremmo dire, e difatti i due teorici non mancano di riferirsi a Gramsci, seppure solo in superficie) in termini manifestamente dialettici. Qualsiasi tentativo di leggere l’insegnamento di Marx in un’ottica parziale, analitica o statica è sin da subito osteggiato: sia per Harvey che per Jameson il capitale è movimento, fluidità, dinamismo che ambisce a costituirsi e a presentarsi, nella sua fenomenicità, come totalità in sé chiusa e statica, ma che, adeguatamente smascherata, si rivela come totalizzazione, ossia come tentativo totalizzante di inglobare tutta la realtà in sé […]

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Novembre 26th, 2011

La disputa sugli universali

by gabriella
Boezio

Severino Boezio (480 – 524)

La disputa sugli universali nacque nella filosofia scolastica in seguito alla traduzione, ad opera di Boezio, dell’Isagoge di Porfirio, un testo del terzo secolo d.C. introduttivo alle Categorie di Aristotele (eisagoghé, significa infatti “introduzione” in greco). Porfirio, neoplatonico allievo di Plotino, aveva esposto il problema della natura dei termini universali di “genere” e “specie” applicabili a una molteplicità di individui (ad es. uomo, animale), ma non aveva avanzato alcuna ipotesi di soluzione.

La questione degli universali si sviluppa, dunque, intorno al problema del rapporto tra idee o categorie mentali e le realtà extramentali, cioè della relazione tra Voces e Res, le parole e le cose, pensiero ed essere. Gli universali esistono solo come concetti della nostra mente (conceptus mentis) o esistono anche nella realtà? E, in quest’ultimo caso, esistono separati dalle cose (ante rem), come nelle idee platoniche o sono nelle cose (in re), come nelle forme aristoteliche? Sosterranno la prima tesi Roscellino, i nominalisti (gli universali sono flatus vocis) e, con un’importante variazione, Abelardo (gli universali sono concetti della nostra mente), mentre la seconda sarà difesa dai realisti (Scoto Eriugena, Anselmo, scuola di Chartres) e da Guglielmo di Champeaux.

Nel campo dei realisti, optare per la soluzione aristotelica che considera gli universali esistenti in re, nelle cose, o per quella platonica, cioè sostenere che gli universali esistono ante rem, significava riconoscere o negare la realtà sostanziale degli individui: per i realisti estremi, come Guglielmo, i generi e le specie hanno realtà ontologica sussistente e autonoma, mentre gli individui ne sono solo la manifestazione accidentale e variabile; per i realisti moderati, come sarà Tommaso, la realtà degli individui è pienamente riconosciuta benché sia determinata da un’essenza universale.

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