Thomas More, Enclosures e «pecore carnivore»

by gabriella
Thomas More

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Nel primo libro di Utopia, il viaggiatore portoghese Raffaele Itlodeo, giunto ad Anversa, si intrattiene con alcuni inglesi ai quali propone il racconto dello straordinario incontro con gli abitanti di Utopia. Prima del racconto, e per contrasto con i suoi contenuti, Itlodeo ascolta la discussione che si apre tra lo stesso More, che figura tra i personaggi, e un avvocato, sulle misure penali assunte per punire i ladri.

“Li stiamo impiccando dappertutto” – diceva. “Ne ho visti fino a venti appesi ad uno stesso patibolo. Ma quello che non capisco è come mai, finendo la maggior parte di essi sulla forca, continuano ad esserci tanti furti”.

C’è poco da stupirsi, intervenni allora senza esitare ad esprimermi in tutta franchezza davanti al cardinale. Questo modo di punire i ladri è, oltre che ingiusto, socialmente inefficace. E’ una punizione spropositata rispetto al furto, e al tempo stesso insufficiente ad impedirlo. Non mi sembra che un semplice furto sia un tale delitto da meritare la condanna capitale, né credo che possa esservi una pena atta a dissuadere chi ruba per mangiare. Mi sembra che di fronte al furto ci si comporti, non soltanto in questo paese, come quei cattivi maestri che preferiscono picchiare gli allievi anziché educarli. Si applicano pene gravi, anzi tremende, contro chi ruba, mentre sarebbe bastato provvedere a che ciascuno avesse di che vivere anziché lasciarlo nell’aberrante condizione di dover prima rubare e poi morire.

Ed è qui che, dopo aver fatto una lunga digressione sulla guerra e sull’incivile abbandono in cui erano tenuti i reduci, incapaci con le loro mutilazioni di provvedere a se stessi, e dunque dediti al furto, More offre la propria intepretazione delle cause della delinquenza in Inghilterra.

Non è questa tuttavia la sola cosa che spinge gli uomini a rubare – dissi. Ci sono altri fattori, ritengo, tipici di questo vostro paese.
Quali?”, chiese il cardinale.
“Le pecore”, risposi.
“Queste miti creature, alle quali basta solitamente così poco cibo, stanno diventando talmente voraci ed aggressive, a quel che ho appreso, da divorare perfino gli uomini. Ingoiano campi, case, città. In tutte le regioni del regno nelle quali si produce una lana più fine, quindi più costosa, nobili e proprietari terrieri e perfino alcuni abati, nonostante la loro santità – si danno da fare per recintare le terre e destinarle ai pascolo, impedendone la coltivazione. Così, non bastando loro le rendite e i prodotti che gli avi ricavavano dai poderi, e non sentendosi sufficientemente appagati dal privilegio di vivere negli agi senza essere di alcuna utilità agli altri, mandano in rovina borghi e case, lasciando in piedi solo le chiese perché servano da stalla alle greggi. Come se non bastasse il terreno già sprecato per le foreste ed i parchi, questi gentiluomini cancellano ogni traccia di centri abitati e fattorie per fare posto al deserto.

Con quale risultato? Che gli agricoltori vengono cacciati via, dopo essere stati raggirati o sopraffatti con la violenza, e costretti a vendere quel che possedevano sotto le minacce, perché un solo latifondista possa mettere insieme i loro campi e recintare così migliaia di ettari. Uomini, donne, bambini, vedove, orfani, genitori con prole, famiglie numerose ma non ricche. Poiché l’agricoltura richiede la forza di molte braccia – sono costretti a lasciare le proprie case, senz’avere un posto in cui rifugiarsi, dopo avere svenduto per niente le loro povere cose.

E dopo avere girovagato e speso tutto, che cosa resta loro da fare se non rubare – per poi essere, giustamente, s’intende, giustiziati – o darsi all’accattonaggio?A parte il fatto che anche per gli accattoni e per i vagabondi è previsto il carcere. Ed è inutile cercare lavoro, poiché non c’è più bisogno di loro.

Recinzioni e trasformazione in pascolo dei terreni coltivati

Recinzioni e trasformazione in pascolo dei terreni coltivati

Dove non si semina non c’è posto per i contadini. Dopotutto, un solo mandriano è sufficiente per custodire gli animali al pascolo su di un’area che per essere coltivata avrebbe avuto bisogno di molte braccia.E il costo dei generi alimentari aumenta a dismisura. Non solo, aumenta anche quello della lana, al punto che i tessitori più poveri non sono in grado di acquistarla per poterne fare coperte. Cresce anche il numero dei disoccupati. Com’è accaduto a causa di un’epidemia che portò via una grande quantità di pecore, dopo che i campi coltivati erano stati trasformati in pascolo. Quasi che Dio volesse punire in tal modo l’avidità dei padroni, anche se sarebbe stato più giusto che la peste si fosse abbattuta su di essi.

Ma quand’anche le pecore dovessero moltiplicarsi a migliaia, non calerebbe il loro prezzo, poiché sottoposto a regime se non proprio di monopolio – visto che non è uno solo a vendere – certamente di oligopolio, nel senso che il mercato è controllato da pochi ricchi, i quali non hanno bisogno di vendere se non quando conviene loro, cioè al prezzo più alto.

Aumenta per la stessa ragione il prezzo dell’altro bestiame. Con la scomparsa delle fattorie e la crisi dell’agricoltura, non ci sono più allevatori. Né quelli che si sono dedicati alle pecore si curano di bestie diverse, salvo acquistare a basso costo vitellini da latte per poi ingrassarli nei loro pascoli e rivenderli a prezzi spropositati. Non credo che il danno provocato da tale situazione si sia ancora manifestato nella sua reale portata. Per ora i prezzi salgono soltanto nei luoghi di accaparramento, ma presto, quando le riserve saranno esaurite, vi sarà carestia dappertutto. E quella ch’era una risorsa per tutti si tradurrà in una catastrofe nazionale a causa della crudele ingordigia di pochi scriteriati. Per questa penuria di cibo sono sempre di più le persone mandate via dalle case in cui servivano. Ma dove, se non per mendicare o rubare? Ed è più facile che uno spirito fiero scelga di fare il ladro anziché il mendicante.

A peggiorare le cose subentra il contrasto tra questa drammatica povertà e l’ostentazione del lusso più sfrenato. Servi, operaie, perfino contadini, cittadini insomma di tutte le classi, manifestano gusti stravaganti nel cibo e nel vestire. Pensate a quanti bordelli ci siano, inclusi quelli che si celano dietro le insegne di taverne e birrerie, e a quale spreco di denaro conducano i giochi d’azzardo, i dadi, le carte, le bocce, il tennis, gli anelli e così via. Non è anche questo un incentivo a rubare?

Liberatevi dunque da questi mali rovinosi ed ordinate che i centri rurali vengano ricostruiti da chi li distrusse, o siano comunque affidati a gente che voglia riattivarli. Impedite che la corsa dei ricchi all’accaparramento possa continuare, ponete fine a questo loro privilegio. Riscattate la gente dall’ozio rilanciando l’agricoltura e riformando il mercato della lana. Date agli sfaccendati qualcosa di utile da fare. La miseria rende ladri, e quelli che per ora sono soltanto dei disoccupati saranno presto anche ladri. E inutile, se non sradicate tali mali, punire i ladri ricorrendo a una giustizia più eclatante che giusta o efficace. In definitiva, voi lasciate che crescano fin da ragazzi in condizioni tali da essere fatalmente destinati a una vita criminale, poi li punite. In altre parole, punite quei ladri che voi stessi avete creato.

 

Esercitazione

1. Illustra la tesi con cui More spiega all’avvocato il dilagare dei furti nonostante l’inasprimento delle misure penali (le impiccagioni).
2. More descrive gli effetti sociali delle enclosure, agli inizi della rivoluzione industriale, soffermandosi sugli squilibri di mercato innescati a cascata dalla recinzioni. Illustrale brevemente.
3. Quali rimedi propone More per far fronte alla catastrofe sociale?


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