Zeev Sternhell, Israele, fascismo in crescita e razzismo come il nazismo degli esordi

by gabriella

La denuncia dello storico israeliano Zeev Sternhell del clima politico-culturale attuale in Israele pubblicata su Haaretz e in traduzione italiana da Micromega.

Spesso mi chiedo come, tra 50 o 100 anni, uno storico interpreterà la nostra epoca. Quand’è – si chiederà – che la popolazione in Israele ha iniziato a realizzare che lo Stato, nato dalla guerra d’indipendenza, sulle rovine dell’ebraismo europeo, e pagato col sangue dei combattenti, alcuni dei quali erano sopravvissuti all’Olocausto, si è trasformato in una tale mostruosità per i suoi abitanti non ebrei? Quand’è che alcuni israeliani hanno capito che la loro crudeltà e la capacità di prevaricazione sugli altri, palestinesi o africani, ha iniziato a erodere la legittimità morale della loro esistenza come entità sovrana?

La risposta, potrebbe dire quello storico, è racchiusa nelle azioni di parlamentari come Miki Zohar e Bezalel Smotrich e nelle proposte di legge del ministro della Giustizia Ayelet Shaked. La legge dello Stato-nazione, che sembra formulata dal peggiore degli ultranazionalisti europei, è stata solo l’inizio. Dato che la sinistra non ha protestato contro di essa nelle manifestazioni in Rotchild Boulevard, quella è stata l’inizio della fine della vecchia Israele, la cui dichiarazione di indipendenza rimarrà come pezzo da museo. Un reperto archeologico che insegnerà alla gente ciò che Israele sarebbe potuta diventare, se solo la sua società non fosse stata disintegrata dalla devastazione morale causata dall’occupazione e dall’apartheid nei Territori.

La sinistra non è più in grado di sconfiggere l’ultranazionalismo tossico che si è sviluppato qui, la cui versione europea ha praticamente sterminato la maggioranza del popolo ebraico. Le interviste per Haaretz di Ravit Hech a Smotrich e Zohar (3 dicembre 2016 e 28 ottobre 2017) dovrebbero essere ampiamente diffuse su tutti i media in Israele e nel mondo ebraico. In entrambe, si nota non solo un crescente fascismo israeliano, ma anche un razzismo simile al nazismo degli esordi.

Come ogni ideologia, la teoria nazista della razza si è sviluppata nel corso degli anni. All’inizio, ha solo privato gli ebrei dei loro diritti umani e civili. È possibile che, se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, la “questione ebraica” si sarebbe risolta con la sola espulsione “volontaria” degli ebrei dalle terre del Reich. Dopotutto, molti ebrei austriaci e tedeschi erano riusciti ad andarsene in tempo. È possibile che questo sia il futuro dei palestinesi.

Smotrich e Zohar, infatti, non vogliono nuocere fisicamente ai palestinesi, a patto che questi non si ribellino contro i loro padroni ebrei. Vogliono semplicemente privarli dei diritti umani fondamentali, come l’autogoverno nel loro Stato e la libertà dall’oppressione, o l’uguaglianza di diritti nel caso in cui i territori siano ufficialmente annessi a Israele. Per questi due rappresentanti della maggioranza alla Knesset, i palestinesi sono condannati a restare sotto occupazione per sempre. È probabile che anche il Comitato centrale del Likud la pensi così. Il ragionamento è semplice: gli arabi non sono ebrei, quindi non possono rivendicare la proprietà di alcuna porzione della terra che è stata promessa al popolo ebraico.

Secondo il ragionamento di Smotrich, Zohar e Shaked, un ebreo di Brooklin che non ha mai messo piede in questo Paese è il legittimo proprietario di questa terra, mentre un palestinese, la cui famiglia vive qui da generazioni, è uno straniero che vive qui solo grazie alla benevolenza degli ebrei.

“Un palestinese – ha detto Zohar a Hecht – non ha alcun diritto all’autodeterminazione nazionale perché non possiede la terra in questo Paese. Per senso del vivere civile gli riconosco la residenza, dato che è nato qui e vive qui; non gli dirò di andarsene. Ma, mi dispiace dirlo, loro hanno un enorme handicap: non sono nati ebrei”.

Da ciò si può presumere che, anche se si convertissero tutti, si facessero crescere i payot (riccioli laterali) e studiassero la Torah, non servirebbe. Questa è la realtà dei richiedenti asilo sudanesi ed eritrei e dei loro figli, che sono israeliani a tutti gli effetti. Era lo stesso con i nazisti. Poi c’è l’apartheid, che si può applicare in determinate circostanze agli arabi con cittadinanza israeliana. La maggior parte degli israeliani non sembra preoccupata.

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4 Comments to “Zeev Sternhell, Israele, fascismo in crescita e razzismo come il nazismo degli esordi”

  1. E se si pensa che Israele è, comunque, uno dei paesi del Medio Oriente in cui le persone, ebree e non, meglio possono vivere… e ciò vale anche nel confronto con alcuni paesi europei. Penso che uno dei compiti più importanti di ogni società civile sia difendere sé stessa dalle aggressioni che arrivano dai paesi non-democratici, sottrarsi alle illusioni totalitariste, cercare di non diventare come “gli altri; la società israeliana finora c’è riuscita, grazie a persone come Zeev Sternhell.

    • Temo Paolo, che le cose stiano proprio come dice Sternhell: un paese democratico e civile ha finito per diventare la mostruosa negazione di se stesso, della propria storia, della propria sofferenza oggi inflitta ad altri per le medesime ragioni per cui la si è subita.

  2. Ho scritto “la società israeliana finora c’è riuscita” poiché, da quel poco che ne so e da quel che ho capito del suo articolo, nessuna legge discriminatoria è stata già approvata dal parlamento israeliano.
    Lei, al contrario, scrive “ha finito per diventare la mostruosa negazione di se stesso”: lei sa se qualcosa di simile alle nostre vecchie leggi razziali siano in vigore in Israele?
    “Le medesime ragioni”? forse le stesse ragioni antropologiche che da sempre, ad ogni latitudine, spingono l’umanità ad uccidere i propri simili; ma non mi sembra che la Germania nazista e l’Italia fascista siano state spinte alla guerra dai propri alleati, come capita ad Israele; ne che gli Ebrei europei siano stati usati come scudi umani dai loro, di alleati, come capita da decenni ai Palestinesi.
    E tutto avviene, apparentemente, per il possesso di quattro aridi sassi in uno sconfinato deserto!???
    La ringrazio dell’attenzione.

  3. Non c’è realtà più discriminatoria di un’occupazione militare, Paolo. Penso che la negazione di ogni libertà d’azione su base etnica, dalla mobilità, all’accesso all’acqua, ai permessi di ricostruzione sia manifestazione sufficientemente chiara del nazi-fascismo di cui parla Sternhell.

    Quelle “stesse ragioni” a cui alludo io nella risposta al suo commento, sono invece il razzismo e la violenza che gli arabi, anche israeliani, subiscono sia in tempo di guerra che nei brandelli di pace nello stato di Israele.

    Grazie a lei dell’interesse.

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