Archive for maggio, 2012

maggio 31st, 2012

Scuola: IoMerito

by gabriella

Leggo su Repubblica.it che domani arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri il decreto sul merito. Insomma, la scuola italiana torna per decreto alla versione fine ottocentesca di Franti e De Rossi. Ecco qui la notizia:

Approda domani in Consiglio dei ministri il decreto sul merito (a scuola), ma alla vigilia Francesco Profumo è rimasto solo. Il Partito democratico ha sbattuto la porta. Francesca Puglisi, responsabile scuola, ha lasciato la riunione preparatoria: “Non voteremo mai la scuola competitiva” [poteva aggiungere “perché l’abbiamo già fatto” NDR], dice adesso. L’ex ministro Giuseppe Fioroni rileva il problema:

Il ministro Profumo sta seguendo la strada sbagliata. L’Italia ha bisogno di una scuola di qualità per tutti e non di una scuola di élite per pochi con il rischio di abbandono per molti” [“non ha bisogno cioè della scuola che si sta affermando e che, modestamente siamo stati noi a lanciare, cominciando a finanziare le scuole private” NDR].

La riforma sul merito è divisa in due parti: una per la valorizzazione dei migliori a scuola, l’altra per la valorizzazione dei migliori all’università. Viene istituita la nuova figura dello studente dell’anno, per esempio: ogni scuola potrà eleggere il più bravo fra coloro che avranno preso 100 e lode della maturità. Il prescelto avrà una borsa di studio aggiuntiva e uno sconto del 30% sulle tasse universitarie. Ma anche tariffe abbattute per viaggiare in bus ed entrare nei musei, grazie alla card “IoMerito”. E poi per gli studenti migliori le master class, corsi estivi da seguire gratuitamente. Sono previsti, ancora, premi per le scuole migliori e all’università più test per tutti.

Il provvedimento doveva essere un disegno di legge, ma il governo all’ultimo momento lo ha trasformato in un decreto. Profumo ha compreso la cattiva accoglienza e ora il Parlamento potrebbe riservargli un percorso a ostacoli. Perplessità sul testo, considerato “frettoloso” e troppo “sbilanciato”, sono emerse anche dal Pdl e dai centristi. Per l’Udc

si rischia di allargare lo spread tra bravi e deboli, di coltivare l’individualismo. E poi la riforma delle nuove norme sui concorsi universitari rischia di creare ulteriore caos” [Avete letto bene, ha detto proprio “allargare lo ‘spread’ tra bravi e deboli“, NDR].

A questo proposito l’ex ministro Mariastella Gelmini si è posta a guardia del suo lavoro: “No allo smantellamento delle nostre norme” [non aggiunge “la scuola pubblica l’abbiamo smantellata noi, astenersi imitatori”, ma il lettore attento lo sa già NDR]. Non piace a nessuno il decreto dei migliori, né alla Cisl né alla Rete degli studenti. Alla Camera e al Senato faticherà.

Per approfondire la questione della meritocrazia, si veda M. Boarelli, L’inganno della meritocrazia; Marco Lodoli, Chi ha i soldi il futuro se lo compra o si prepara a meritarselo; e l’articolo dedicato a Pierre Bourdieu, Tecnocrazia e merito.

maggio 29th, 2012

Collettivo Universitario Autonomo, Prestito d’onore, ovvero il debito e la condizione studentesca

by gabriella
‘You load sixteen tons, what do you get?
Another day older and deeper in debt
Saint Peter don’t you call me ’cause I can’t go
I owe my soul to the company store’

(Sixteen Tons, Merle Travis)

Questa vecchia canzone country, ripresa da Johnny Cash in una cover del 1987, ci parla di una vita dominata dal peso di un debito spietato, impossibile da ripagare anche col duro lavoro, tanto spietato da disegnare l’immagine di un purgatorio in terra, davanti al quale addirittura San Pietro è costretto a rimandare la chiamata in paradiso del nostro minatore. Probabilmente, all’epoca in cui fu scritta, il debito (privato, pubblico, familiare, studentesco, etc.) non era presente come lo è oggi nei dibattiti politici, nello spazio mediatico e nelle preoccupazioni quotidiane di molte persone. Questa canzone ci parla, tuttavia, di un particolare aspetto della questione, ovvero della radice comune dei concetti di debito e colpa, un rapporto che si è stratificato storicamente.

read more »

maggio 29th, 2012

Alva Noë, Perché non siamo il nostro cervello

by gabriella

In questo libro genialmente semplice e illuminante, nella migliore tradizione scientifica americana, il filosofo e neuroscienziato Alva Noë mostra l’irriducibilità della coscienza a mero epifenomeno del cervello. Dall’Introduzione:

Il nostro problema consiste nel fatto che abbiamo cercato la coscienza dove non c’è. Dovremmo invece cercarla là dove essa si trova. La coscienza non è qualcosa che accade dentro di noi. Piuttosto, è qualcosa che facciamo o creiamo. Meglio: è qualcosa che realizziamo. La coscienza assomiglia più alla danza che alla digestione.

Lo scopo di questo volume è convincervi di ciò. Voglio anche mostrarvi che quanto sostengo è quello che ci insegna un genuino approccio biologico allo studio della mente e della natura umana. L’idea che l’unica indagine propriamente scientifica della coscienza sarebbe quella che la identifica con eventi nel sistema nervoso è frutto di un riduzionismo ormai datato. Tale idea è analoga a quella che considera la depressione solo un male cerebrale. In un certo senso, questo è ovviamente vero. Esistono “firme” neurali della depressione. L’azione diretta sul cervello, nella forma di una terapia farmacologica, può avere effetti sulla depressione. Ma in un altro senso, questo è ovviamente non vero. È semplicemente impossibile comprendere in termini unicamente neurali perché una persona cada in depressione, ovvero perché proprio questo individuo qui e ora sia depresso. La depressione colpisce persone in carne e ossa, che affrontano, sulla scorta delle loro storie di vita vissuta, i problemi concreti della loro esistenza; e lo fa sullo sfondo non solo di queste storie individuali, ma anche della storia filogenetica della specie. Il dogma che la depressione sia un male cerebrale serve agli interessi delle compagnie farmaceutiche, non c’è alcun dubbio. Serve anche a destigmatizzare la lotta contro la depressione, i che è una buona cosa. Ma esso è falso.

Per progredire nella comprensione della coscienza occorre rinunciare alla microanalisi neurale interna (per dirla nei termini usati da Susan Hurley e da me tempo fa). Il luogo della coscienza è la vita dinamica dell’intera persona o dell’intero animale immersi nel loro ambiente. È solo assumendo una prospettiva olistica sulla vita attiva della persona e dell’animale che possiamo cominciare a rendere intelligibile il contributo che il cervello dà all’esperienza cosciente.

Questo libro contiene delle proposte. L’esperienza umana è una danza che si svolge nel mondo in compagnia di altri individui. Noi non siamo il nostro cervello. Non siamo rinchiusi nella prigione delle nostre proprie idee e sensazioni. Il fenomeno della coscienza, così come quello della vita, è un processo dinamico che coinvolge il mondo. Siamo di casa in ciò che ci circonda. Siamo fuori dalle nostre teste.[…]

Invitato al Festival di Filosofia di Modena del 2011, Noë è intervenuto per spiegare perché non siamo il nostro cervello. L’ascolto purtroppo è disturbato dalla sovrapposizione dell’audio dell’oratore e della traduttrice.

Qui invece una presentazione in inglese di Noë della tematica sviluppata nel saggio.

maggio 27th, 2012

La scuola non è un servizio ma un diritto

by gabriella

Sotto i governi degli sfruttatori, il ragionare è considerato cosa bassa e volgare. Si giudica basso e volgare ciò che è utile a quelli che sono tenuti in basso.

Bertold Brecht, Cinque difficoltà per chi scrive la verità

maggio 26th, 2012

Mario Perniola, La Repubblica non ha bisogno dei dotti

by gabriella

EDITORIALE

L’autodistruzione del potere

Antoine Lavoisier

Antoine Lavoisier (1743 – 1794)

La République n’a pas besoin de savants…” (la Repubblica non ha bisogno di sapienti). Questa frase sarebbe stata pronunciata da Jean-Baptiste Coffinhal, vice presidente del tribunale rivoluzionario, nella sua requisitoria contro Antoine-Laurent Lavoisier, condannato a morte e giustiziato l’8 maggio 1794. Sembra che al padre della chimica moderna non fosse stato nemmeno concesso un rinvio dell’esecuzione per portare a termine un esperimento chimico in corso. Certo è che questa frase, per cui Coffinhal è passato alla storia, non gli portò fortuna, perché qualche mese dopo, il 6 agosto dello stesso anno, in seguito alla caduta di Robespierre, fu lui stesso condannato e giustiziato.

Questa vicenda colpisce nel profondo la sensibilità di chi oggi dedica la propria vita alla ricerca, allo studio e alla diffusione della conoscenza. Essa porta a due ordini di considerazioni. La prima è anche la più ovvia: esauritasi in Occidente la spinta messa in moto dall’Illuminismo e dal Positivismo verso la formazione su larga scala di una opinione pubblica colta, coraggiosa e capace di servirsi del proprio intelletto senza affidarsi ciecamente a ciò che dicono i mass media, la Repubblica ha bisogno soprattutto di ignoranti!

read more »

maggio 26th, 2012

Gli intellettuali

by gabriella

Giuseppe Patella, Vita e morte dell’intellettuale postmoderno

«La tentazione di Siracusa»

Se consideriamo la attuale progressiva irrilevanza degli intellettuali, la loro scarsa influenza sui processi decisionali della società, la loro definitiva perdita di prestigio sociale, possiamo concluderne che gli intellettuali siano una classe già estinta o in avanzato processo di estinzione? A questa domanda è facile rispondere che è sotto gli occhi di tutti che nella società contemporanea sono cambiate molte delle condizioni che garantivano non solo la loro azione ma anche la loro sopravvivenza e, quindi, oggi quello che è in discussione è proprio la loro stessa ragion d’essere.

D’altra parte oggi è notoriamente venuta meno la stagione dell’impegno e con essa sembra essere tramontata anche l’epoca posta all’insegna di quella che Jacques Derrida ha chiamato la «tentazione di Siracusa», che si può intendere cioè come l’epoca dominata dalla tentazione ricorrente degli intellettuali di intervenire direttamente in politica, di consigliare i potenti e in qualche modo di deviare o condizionare il corso della storia.
Scrive infatti Derrida (2001, p. 9):

«Un filosofo crede di essere qualificato per illuminare con i suoi consigli politici un’arte o un potere di governare; si sente chiamato da un potente, dall’imperatore, dal sovrano, dal re, il principe o il tiranno, dal capo di Stato o il dittatore, il Duce o il Führer, dal Presidente o il Segretario generale del partito, di una Causa o di un Sindacato». In questa tentazione, in cui sono caduti tanto Platone nell’antichità quanto Heidegger nel Novecento, solo per fare due nomi, «si possono anche vedere le gesticolazioni, talvolta ingenue, talvolta colpevoli, di pensatori che hanno creduto o voluto, sino al secolo che è appena terminato, divenire gli ispiratori, i consiglieri, i teorici del sovrano, i maestri del pensiero dei padroni dell’epoca, i mentori di un potere conservatore o rivoluzionario» (p. 10).

read more »

maggio 26th, 2012

The Italian School Massacre: il cambiamento a volte è lento, altre volte ti colpisce sulla testa

by gabriella

Il video realizzato da Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi per il programma di Sabina Guzzanti “Un Due Tre Stella“, andato in onda Mercoledì 11 Aprile su La7.

maggio 22nd, 2012

Mai 68

by gabriella

lutte prolongéeLa Bibliothèque Nationale de France ha digitalizzato e reso disponibili in rete oltre 400 manifesti politici relativi alla stagione del maggio ’68. E’ possibile consultarli dal sito di Gallica.

maggio 22nd, 2012

Insecurity, incertainty, insafety, l’intepretazione di Bauman

by gabriella

Ne La società del rischio, Ulrich Beck ha descritto la centralità  del rischio e la sua morfologia nella società contemporanea, distinguendo all’interno del senso di insicurezza che pervade l’individuo l’insecurity, l’incertainty e l’insafety. In un’intervista del 2002, Bauman ne ha offerto un’interessante interpretazione.

Viviamo in un’era in cui quando accade un qualche mutamento, la sensazione dominante, la fonte di ansietà o di disagio dominante, deriva dal fatto che bisogna fare qualcosa. Questa è incertezza. Ma attenzione, soltanto gli inglesi hanno tre termini per spiegarne il significato.

I tedeschi ne hanno solo uno che significa tutto. Gli italiani ne hanno due incertezza e insicurezza. Ecco, questi sono due, ma gli inglesi ne hanno tre, e il terzo è determinante oggi e si rivela una grande mancanza nelle altre lingue, perché, in un’epoca di modernità liquida, non si può fare della buona sociologia senza questo terzo termine. E questo terzo termine è safety, incolumità.

read more »

maggio 19th, 2012

Isocrate e la paideia panellenica

by gabriella

Isocrate

Isocrate (Pierre Granier, Versaille)

Isocrate (436-338 a.C.)

Isocrate (Ισοκράτης) fu allievo di Gorgia e contemporaneo di Platone, della cui concezione educativa fu fiero avversario. Nell’Antidosis dichiarerà infatti polemicamente l’inutilità pratica della filosofia, tanto sul piano della prassi individuale che di quella politica; un attacco all’Accademia platonica a cui risponderà peraltro Aristotele con il Protreptico, l’Esortazione alla filosofia. Alla filosofia, secondo Isocrate, era dunque preferibile la retorica, la quale benché non aspirasse a verità assolute, era capace di avvalersi delle opinioni e di farne strumenti di concreta azione politica.

Mentre Platone era giunto a criticare aspramente l’educazione greca condotta sui classici omerici, Isocrate recupera quindi il valore culturale della tradizione e torna a fondare la paideia sulla retorica. Rispetto ai sofisti, egli rivede però il ruolo della parola. A differenza di questi filosofi – la seconda sofistica, in particolare – che avevano accentuato il relativismo etico dell’uomo politico, Isocrate è convinto che l’uomo colto, bene educato, a contatto quotidiano con la forma elevata del bello non potrà che elevarsi alla saggezza e alla moralità a vantaggio dello stato (Nicocle). Questo sarà, sostanzialmente, l’insegnamento della sua scuola, fondata nel 390 a.C..

 

read more »


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: