Aut aut: il carnevale e la scuola della fine

by gabriella

Accadde in un teatro che le quinte presero fuoco.
Il Buffone uscì per avvertire il pubblico.
Credettero che fosse uno scherzo e applaudirono; egli ripeté l’avviso: la gente esultò ancora di più.
Così mi figuro che il mondo perirà
fra l’esultanza generale degli spiritosi che crederanno si tratti di uno scherzo.

Sören Kierkegaard, Diapsalmata (Aut-aut, Carte di A)

Martedi scorso alcuni studenti non si sono presentati a scuola, optando per il matinée di una discoteca locale. Tra di loro, c’è chi ha candidamente vergato sul libretto delle giustificazioni la causale “CARNEVALE”, facendola firmare ai genitori (immagino, senza eccessiva resistenza da parte loro).

Dai dati sulla dispersione scolastica e sulle difficoltà d’apprendimento nei tre cicli di studi sappiamo che il 50% degli studenti italiani non raggiunge gli obiettivi formativi: compie cioè 19 anni (diplomandosi o meno) senza aver imparato a comprendere un testo, a cogliere un rapporto di causalità, a tenere insieme più fattori esplicativi di un fenomeno.


No Comments to “Aut aut: il carnevale e la scuola della fine”

  1. d’altronde, se siamo noi genitori i primi a non far credere nella scuola, cosi ci si può aspettare? alle riunioni periodiche con i professori si asssteva sempre e solo a commenti contro i troppi compiti (pensa te…, come se questi fossero un opzional imposto), e mai che qualcuno che si lamentasse con il professore di turno cheprendeva l’nsegnamento un pò alla leggera, per così dire..
    mi auguro un cambio di mentalità, ma questo è molto difficile che accada senza un cambio di mentalità delle nostre istituzioni.
    comunque comlimenti pe rquesto interessante blog..

    • Tra i tanti che difendono ogni giorno la scuola e provano a farla, però, ci sono anche genitori: non ritengo esemplare la mamma che citavo (anche se esiste realmente e domani cercherò di parlarle al telefono).

      Capisco la sua riflessione e la ringrazio per lo spirito di vicinanza con cui commenta questo blog, ma la serietà della scuola dipende da molti fattori e anche il problema “compiti” è una questione più delicata di quanto si pensi.

      Non si immagina facilmente quanto è difficile fare i compiti per un ragazzo che non capisce ciò che legge (1 su 3 nel biennio delle superiori) e che non sa da che parte cominciare per scrivere un testo. E’ chiaro che i compiti servono proprio per farli crescere, a casa però i ragazzi hanno solo i loro genitori (spesso nemmeno quelli) che, a loro volta, non sanno e non possono aiutarli: non mi sento di criticarli.

      Sono convinta che gli studenti debbano studiare con i loro insegnanti (questo blog è nato anche per questo). Aiutarli a studiare è compito nostro, non dei loro parenti, ma dovremmo essere in una scuola che si vuole far funzionare, non che si vuole smantellare. Genitori, insegnanti e soprattutto studenti sono ormai impotenti di fronte allo scempio quotidiano: è questa la radice del problema culturale che osserva.

Leave a Reply


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: