Claude Lévi-Strauss, La famiglia

by gabriella
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Claude Lévi-Strauss (1908 – 2009)

The Family, in H. L. Shapiro, Man, Culture, and Society, [London, Oxford University Press, 1956] trad. it. in F. Remotti, I sistemi di parentela, Torino, Loescher, 1974, pp. 198-99, 201-206.

La famiglia coniugale monogamica è abbastanza frequente. Ogni volta che sembra essere sostituita da tipi diversi di organizzazione, ciò avviene generalmente in società molto specializzate e sofisticate, non già – come una volta ci si attendeva – nelle società più semplici e rozze. Inoltre, i pochi casi di famiglia non coniugale (anche nella sua forma poligamica) dimostrano, al di là di ogni dubbio, che l’elevata frequenza del tipo coniugale di raggruppamento sociale non deriva da una necessità universale. È almeno concepibile che una società durevole e perfettamente stabile possa esistere senza di esso. Di qui un difficile problema: se non esiste alcuna legge naturale che renda la famiglia universale, come possiamo spiegare che essa sia rintracciabile praticamente dappertutto?

[…] Non è il caso di stupirsi troppo di fronte al predominio del matrimonio monogamico nelle società umane. Che la monogamia non sia iscritta nella natura dell’uomo è sufficientemente provato dal fatto che la poligamia esiste in forme estremamente diverse e in molti tipi di società; d’altra parte, la prevalenza della monogamia dipende dal fatto che – salvo in particolari condizioni intenzionalmente provocate o determinate oggettivamente – di norma vi è all’incirca una donna disponibile per ogni uomo.

Nelle società moderne ragioni morali, religiose ed economiche hanno dato una sanzione ufficiale al matrimonio monogamico […]. Ma nelle società che si trovano a un livello culturale molto più basso, in cui non c’è pregiudizio alcuno contro la poligamia, e in cui magari la poligamia è effettivamente permessa o desiderata, un risultato identico può essere prodotto dalla mancanza di differenziazioni sociali ed economiche, cosicché nessun uomo possiede i mezzi o la capacità di ottenere più di una moglie: di conseguenza ognuno è costretto a fare di necessità virtù […].

Bisogna far ricorso a casi estremi […] per trovare società in cui non esista almeno un’unione temporanea de facto tra il marito, la moglie e i loro figli. Ma occorre tener presente che, mentre da noi un gruppo di questo genere costituisce la famiglia e viene legalmente riconosciuto, ciò non avviene affatto in un elevato numero di società umane […]. La grande maggioranza delle società […] non dimostra un interesse fattivo per un tipo di raggruppamento che, almeno per alcune di esse (tra cui la nostra), appare così importante. Anche qui, sono importanti i gruppi, non già gli aggregati temporanei degli individui che rappresentano tali gruppi.

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Hopi

Per esempio, molte società sono interessate a stabilire con chiarezza le relazioni della prole con il gruppo del padre, da una parte, e con il gruppo della madre, dall’altra, ma fanno ciò differenziando fortemente i due generi di relazione […]. Per limitarci a un solo esempio, è sorprendente osservare la minuziosa cura con cui gli indiani Hopi dell’Arizona distinguono diversi tipi di diritti legali e religiosi in riferimento alla linea paterna e alla linea materna, mentre la frequenza del divorzio rende la famiglia così instabile che in pratica molti padri non hanno mai condiviso coi loro figli la stessa casa, dato che le cose sono di proprietà delle donne e, da un punto di vista legale, i figli seguono la linea materna […].

Se gli esempi precedenti possono essere spiegati con l’instabilità, ve ne sono altri che implicano considerazioni del tutto opposte. Nella maggior parte delle regioni dell’India e in molte regioni dell’Europa occidentale e orientale – in alcuni casi fino al secolo scorso – l’unità sociale di base era costituita da un tipo di famiglia che si dovrebbe definire come domestico, anziché coniugale: della proprietà della terra e della fattoria, nonché dell’autorità familiare ed economica era investito il più vecchio antenato vivente, oppure la comunità di fratelli discendenti dallo stesso antenato.

Nel bratstvo russo, nella zadruga slava meridionale, nella maisnie francese la famiglia era effettivamente costituita dall’antenato o dai fratelli ancora viventi con le loro mogli, dai figli sposati, anch’essi con le loro mogli e le figlie nubili, e così via fino ai pronipoti. Questi vasti gruppi, che in certi casi potevano comprendere diverse dozzine di persone che vivevano e lavoravano sotto una comune autorità, sono stati designati come famiglie congiunte o famiglie estese. Entrambi i termini sono utili, ma fuorvianti, in quanto implicano che quelle grandi unità siano costituite da piccole famiglie coniugali.

Come abbiamo già visto, mentre è vero che la famiglia coniugale limitata a madre e bambini è praticamente universale, in quanto si basa sulla dipendenza fisiologica e psicologica che, almeno per un certo tempo, esiste tra essi, e che la famiglia coniugale costituita da marito, moglie e figli è quasi altrettanto frequente per ragioni psicologiche ed economiche che vanno aggiunte a quella a cui si è accennato prima, il processo storico che ci ha condotti al riconoscimento legale della famiglia coniugale è d’altra parte molto complesso: solo in parte esso è stato determinato dalla crescente consapevolezza di una situazione naturale. Ma non c’è quasi dubbio che, in larga misura, esso sia dipeso dal restringere a un gruppo, il più piccolo possibile, lo status legale nel passato delle nostre istituzioni, era stato attribuito per secoli a gruppi molto ampi. In conclusione, non sarebbe errato rifiutare i termini di famiglia congiunta e di famiglia estesa. Anzi, è piuttosto la famiglia coniugale che merita il nome di famiglia ristretta.

Ciukci[…] Per completare il quadro, dobbiamo infine considerare i casi in cui la famiglia coniugale differisce dalla nostra, non tanto a causa di una differenza
quantitativa di valore funzionale, quanto perché il suo valore funzionale viene inteso in modo qualitativamente diverso dalle nostre concezioni […]. Ci sono molti popoli per i quali il tipo di coniuge che si dovrebbe sposare è molto più importante del tipo di matrimonio che si può realizzare. Questi popoli sono disposti ad accettare unioni che ai nostri occhi apparirebbero non solo incredibili, ma in diretta contraddizione con gli intenti e gli scopi che ci si propone quando si forma una famiglia. Per esempio, i Ciukci della Siberia non erano affatto contrari al matrimonio di una ragazza adulta, diciamo sulla ventina, con un marito bambino di due o tre anni. In tal caso la giovane donna, resa madre da un amante autorizzato, avrebbe curato insieme suo figlio e il piccolo marito.

Analogamente, tra i Mohave dell’America settentrionale vigeva il costume opposto, in virtù del quale un uomo sposava una bambina e l’accudiva fino a che non diventasse sufficientemente adulta da adempiere i propri doveri coniugali: tali matrimoni venivano considerati molto saldi, dal momento che i sentimenti naturali tra marito e moglie sarebbero stati rafforzati dal ricordo delle cure che uno dei coniugi aveva prodigato, come fosse un genitore, all’altro […]. Gli esempi che abbiamo finora riferito rispettano, in una certa misura, la dualità dei sessi che costituisce, per il nostro modo di sentire, un requisito del matrimonio e dell’edificazione di una famiglia. Ma in diverse regioni dell’Africa era consentito che donne di alto rango sposassero altre donne, alle quali facevano generare dei figli grazie ai servigi di amanti maschili non riconosciuti. […]

Ci rendiamo ora conto perché sia tanto erroneo cercare di spiegare la famiglia sulle basi puramente naturali della procreazione, dell’istinto materno e dei sentimenti psicologici che intercorrono tra un uomo e una donna, e tra che, padre e figli. Nessuno di questi fattori sarebbe sufficiente a dare origine alla famiglia, e per una ragione abbastanza semplice: per l’intera umanità il requisito assoluto per la costituzione di una famiglia è l’esistenza preliminare di due altre famiglie, di cui una sia disposta a fornire l’uomo e l’altra la donna, i quali attraverso il loro matrimonio daranno origine a una terza famiglia, e così indefinitamente.

In altre parole, ciò che rende l’uomo realmente diverso dall’animale è il fatto che nell’umanità non ci potrebbe essere famiglia se non vi fosse societàse non vi fosse cioè una pluralità di famiglie disposte a riconoscere che vi sono altri legami, oltre a quelli di consanguineità, e che il processo naturale della filiazione può essere perseguito soltanto attraverso il processo sociale dell’affinità. […] Della famiglia ristretta non possiamo affermare né che costituisca l’elemento del gruppo sociale, né che ne risulti. Piuttosto, il gruppo sociale può instaurarsi soltanto in contrapposizione, e entro certi limiti in accordo, con la famiglia. Infatti, al fine di conservare la società nel tempo occorre che le donne generino dei figli e beneficino della protezione maschile, mentre sono impegnate nel parto e nell’allattamento; e per perpetuare attraverso le generazioni il modello fondamentale del tessuto sociale sono necessari precisi complessi di regole. Eppure, l’interesse primario della società verso la famiglia non è di proteggerla o di rafforzarla: si tratta piuttosto di un atteggiamento di diffidenza, di un rifiuto del suo diritto di esistere in isolamento o in permanenza. Alle famiglie ristrette è concesso di vivere soltanto per un periodo di tempo limitato, lungo o breve secondo i casi, ma alla rigorosa condizione che i suoi componenti siano incessantemente spostati, dati o presi a prestito, offerti o restituiti, cosicché nuove famiglie ristrette possano essere ricreate indefinitamente, ovvero fatte per scomparire.


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