Le società di controllo 1. Paradigma Minority Report: libertà o sicurezza

by gabriella

minority report

La sceneggiatura di Minority Report, tratta dall’omonimo romanzo di Philip K. Dick, propone il tema classico del rapporto libertà-sicurezza e la sua possibile declinazione in una società della sorveglianza nella quale il sistema detiene informazioni complete sui comportamenti dei propri cittadini. Dando forma alla storia della Precrime e del suo capo operativo, il capitano Anderton, Dick si chiede quanto sia desiderabile una società in cui la Polizia può fermare il crimine prima che sia commesso, quale sia il prezzo da pagare in termini di libertà e giustizia e se, in definitiva, una vita nel sistema disegnato da Precrime possa ancora dirsi pienamente umana.

Fascism is the enemy wherever it appears

Philip K. Dick

Il soggetto

Precrime è un sistema di controllo basato sulle premonizioni di tre individui tenuti in stato di semincoscienza e capaci di individuare in modo apparentemente infallibile i futuri omicidi. La sezione di polizia che lo gestisce è guidata dal capitano Anderton.

Il sistema sembra funzionare perfettamente perché dopo cinque anni di sperimentazione, nessun omicidio è più stato commesso a Washington D.C.. Si è dunque realizzato il sogno di una città senza crimine. Resta, tuttavia, il problema dello statuto di colpevolezza degli individui inviati al “contenimento”, perché il loro arresto è avvenuto prima del reato ed essi sono quindi tecnicamente innocenti. Su questo aspetto indaga l’agente dell’FBI Danny Whitwhere, incaricato di sondare i lati oscuri di Precrime prima di estendere il sistema di controllo agli interi Stati Uniti. E’ infatti imminente il referendum sull’estensione nazionale del sistema anticrimine.

[Whitwhere] Sono certo che capite i difetti legali di precrime, arrestiamo gente che non ha infranto alcuna legge.
[collaboratore di Anderton] Ma lo farà, la stessa escuzione del crimine è metafisica: i precog vedono il futuro e non sbagliano mai. [Whitwhere] Non è il futuro se lo fermate, non è un paradosso fondamentale?
[Anderton, lanciando una pallina che Whitwere prende prima che cada] Si lo è.. Il fatto che ha evitato che cadesse non cambia il fatto che sarebbe caduta comunque.
[Whitwhere] Ricevete mai dei falsi positivi?

All’inizio del film, il protagonista – capitano Anderton, dirigente operativo di Precrime in seguito accusato di “futuro omicidio” – lavora sul primo caso: l’omicidio d’impeto di una donna colta in flagrante adulterio dal marito, Howard Marx. In una corsa contro il tempo, Anderton arriva sul luogo del delitto e dopo il riconoscimento oculare dell’uomo (un controllo biopolitico – cioè “dispiegato sul corpo”, in questo caso attraverso la scansione della retina) lo dichiara in arresto per il futuro omicidio di sua moglie, Sarah Marx. Nello stesso momento il federale, Danny Whitwhere, rimasto in Centrale, osserva Agatha (la precog più dotata) in preda alla visione dell’”eco” dell’”omicidio Marx”: una scena in cui Sarah continua a supplicare il marito di non piangere: è un rapporto di minoranza, come Agatha sta vedendo, Howard potrebbe lasciar cadere le forbici e scoppiare in lacrime invece di uccidere.

Howard Marx è inviato al contenimento. Il capitano Anderton ha finito il suo lavoro e può tornare a casa.

La vita che Anderton trascina dopo la sparizione del figlioletto Sean, della quale non sa darsi pace, e la separazione dalla moglie, si snoda tra l’impegno diurno di capo della Precrime e i tentativi notturni di combattere la disperazione assumento droghe e stordendosi con la visione di registrazioni della perduta vita familiare.

Nel frattempo Agatha e gli altri due precognitivi hanno un’altra terribile visione: il capitano Anderton ucciderà un uomo. Il poliziotto è sconvolto: non conosce l’uomo e non riesce a immaginare perché dovrebbe volerne la morte. Decide di fuggire e di consultare uno dei due creatori di Precrime, la biologa Heidi Hineman [l’altro, Lamar Burgeoss, è il superiore gerarchico di Anderton] per scongiurare il compimento della profezia ma i suoi colleghi, ora guidati da Whitwhere, ormai lo stanno cercando – si noti la continua allusione ad elementi religiosi: oltre al profetismo dei precog, il loro abitare il “tempio” e l’idea di un “equilibrio metafisico” turbato dagli omicidi, a significare che la natura non umana del controllo del futuro e dell’eliminazione del male.

La dottoressa Hineman gli rivela che i precog sono il risultato di una ricerca genetica. Si tratta dei figli di tossicodipendenti sopravvissuti a trattamenti terapeutici che ne hanno uccisi molti. Hineman voleva guarirli, li ha invece trasformati in precognitivi. Il trattamento sanitario aveva lasciato infatti in loro un “dono”, uno “scherzo cosmico”, come lo definisce Hineman: presentivano i futuri omicidi e la loro vita era immersa in un eterno incubo.

Anderton incalza la ricercatrice perché lo aiuti a non diventare un omicida. Hineman nega la possibilità di scongiurare l’evento, ma ammette:

a meno che i precog non siano in disaccordo. Ogni tanto uno di loro vede le cose diversamente dagli altri, il suo è un rapporto di minoranza, ma i rapporti di minoranza vengono distrutti altrimenti sarebbe minata la credibilità del sistema.

La dottoressa rivela così ad un incredulo Anderton che ogni tanto gli individui accusati di un precrimine potrebbero avere un futuro alternativo. Lei e Burgeoss hanno sempre ritenuto insignificanti i rapporti di minoranza, ma non Anderton che ha una prima crisi di coscienza comprendendo che per quelli che sono finiti dentro pur potendo avere un futuro alternativo questo aspetto non è irrilevante. Il capitano si rende improvvisamente conto che se il paese sapesse dei rapporti di minoranza potrebbe cambiare opinione sull’affidabilità di Precrime.

I due si scambiano rapide battute:

[Hineman] Il sistema crollerebbe
[Anderton] Io credo in quel sistema, lei vuole distruggerlo.
[Hineman] Sarà lei a distruggerlo: se dovesse riuscire a uccidere la sua vittima, sarebbe la più spettacolare dimostrazione pubblica di come la precrimine non abbia funzionato (ma se non lo uccide, cioè trova il rapporto di minoranza, mostrerà la fallibilità del sistema).

Anderton è sconfortato: per trovare il rapporto di minoranza (che si trova all’interno del precog che lo ha emesso: nel suo caso, Agatha) deve recarsi al tempio dove prima di potersi avvicinare alla vasca dei precog il sistema gli farà almeno una dozzina di scansioni oculari (in una società della sorveglianza, il controllo biopolitico è capillare).

Anderton decide allora di farsi trapiantare le retine di un altro uomo, conservando i propri bulbi oculari in un sacchetto. La Precrime dispiega un controllo a tappeto. Whitwhere ordina la «scansione termica della zona, di tutto ciò che è occhi e battito cardiaco», effettuata con dispositivi meccanici dalla forma di velocissimi ragni.

Sottraendosi al controllo con le nuove retine ed aprendo le porte del tempio con i propri bulbi oculari che porta con sé, il capitano riesce però a rapire Agatha e a fuggire con lei verso il suo destino.

L’ora del delitto si avvicina quando Anderton e la precognitiva giungono in una camera d’albergo dove l’ex capo di Precrime trova centinaia di foto di bambini molestati tra le quali quelle del figlioletto Sean. Il molestatore è nella stanza e si rivela al capitano che d’impulso vorrebbe vendicarsi delle atrocità commesse dall’uomo su suo figlio e sugli altri bambini, ma si trattiene dall’ucciderlo, decidendo di dichiarlo in arresto. L’uomo piange e gli rivela di essere lo strumento di un complotto: affetto da una malattia incurabile, ha accettato di fingersi l’assassino del figlio di Anderton per soldi che saranno pagati alla sua famiglia dopo il suo decesso. Chiede ad Anderton di ucciderlo, ma lui si ritrae, nasce una colluttazione. Agatha urla terrorizzata: è l’ora del delitto. Parte un colpo di pistola: l’uomo, colpito involontariamente cade sulla vetrata della finestra e cade nel vuoto. 

Anderton è arrestato e inviato al contenimento, ma la sua ex moglie decide di aiutarlo e di scoprire cosa è davvero accaduto.

Il finale mostra la scoperta dell’omicidio fondativo (avviene all’origine di Precrime e se non fosse stato commesso il sistema non sarebbe nato) commesso dal “padre” di Precrime (Hineman ne è invece la “madre”): Lamar Burgeoss ha ucciso la madre di Agatha che cercava sua figlia. Precrime è dunque nata sul sangue di una madre e sulla schiavitù biopolitica dei precog. Gli invitati alla cerimonia organizzata da Burgeoss per festeggiare i successi di Precrime assistono inorriditi alla proiezione del filmato che incastra il loro ospite. Burgeoss fugge verso Anderton che lo affronta, ma l’anziano creatore di Precrime ha già deciso di togliersi la vita con la pistola d’argento donatagli durante la cerimonia. Prima di premere il grilletto chiede però il perdono del “figlio”, Anderton.

Il senso del finale invita a riflettere sulla moltiplicazione del crimine operata da chi si prefigge di cancellarlo.

 

Il problema

galeraIl dilemma sollevato dalla trama del racconto di Philip Dick è una complessa riflessione sul rapporto sicurezza/libertà sviluppato intorno alla cancellazione del rapporto di minoranza. Attraverso la semplificazione delle previsioni dei precog, la sicurezza ottenuta da Precrime si rivela essere una riduzione delle possibili scelte individuali ad un’unica determinazione dettata dall’impulso. Il governo dell’intepretazione dei fatti futuri appartiene, infatti, all’autorità.

Ne risulta un doppio effetto deumanizzante: l’autoritarismo di Precrime priva gli individui della libertà, schiacciando la loro razionalità e la loro consapevolezza etica su un’emotività deteriore bisognosa di contenimento. Il significato è chiaro: l’autoritarismo e l’antropologia elementare di cui si avvale (gli uomini non sanno badare a se stessi, la libertà è dunque male) producono sempre la galera.

E’ in galera si va facilmente, visto che il sistema, imperfetto come ogni altra costruzione umana, ma dotato di un potere assoluto (la promessa del Leviatano è che alla delega totale del potere corrisponda un controlo infallibile), è costretto a semplificare i meccanismi di scelta delle persone, cancellando il rapporto di minoranza, il possibile ripensamento del potenziale omicida e, in uno, la sua umanità. In conclusione, Dick rovescia la tesi che dà vita a Precrime: è la semplificazione di Precrime ad essere criminale, in una perfetta società di controllo l’omicidio diventa quasi rassicurante.

 

Pietro Minto, Crimini mentali

Il documentario HBO dedicato alla vicenda di Gilberto Valle.

 

La moglie

Nato nel 1984, Gilberto Valle entra nella NYPD nel 2006: nelle foto d’epoca ha la faccia tonda e poco giovanile del poliziotto obbediente ma non rigido, quello che lascia passare un’infrazione se di poco conto e si diverte a dirigere il traffico; ha un sorriso ampio e una dentatura massiccia, dettagli che nel corso della storia sembrano diventare quasi prove di reato. Nato e cresciuto nel Queens, nel 2010 conosce Kathleen Cooke Mangan su OkCupid, che diventerà sua moglie e con cui avrà un figlio due anni dopo. È il 2012 e Gilberto Valle è poliziotto, marito e padre: dio, patria e famiglia. È il 2012 e Valle passa notti intere davanti al computer, trascinandosi a letto sempre più tardi (prima alle 3 di mattino, poi fino alle 5) e spesso collassa sul divano senza nemmeno visitare il letto matrimoniale. La compagna, cattolica e mite, teme il peggio – il tradimento! – e installa uno spyware sul computer del marito, “Così avrò le prove del suo malaffare”. Troverà di ben peggio.

Così la domanda “È forse illegale avere una mente malata?” si è trasformata in un’altra: “È normale che sia Google a incastrarci con la polizia?”

Dark Festish Network (DFN) è un sito dedicato alle pulsioni umani più estreme in cui gli utenti discutono beatamente di argomenti tabù per i più: cannibalismo, pedopornografia, decapitazioni, vendita di carne umana et similia occupano varie bacheche riempite da migliaia di utenti con foto, racconti, offerte, confessioni. I contenuti ricordano quelli che si potevano trovare su Rotten, per quanto DFN non si limiti a proporre cartoline di disgusto per un pubblico esterno in cerca di shock: è un forum per interessati. Ossessionati.

È il 2012 e DarkFetishNet è un’ossessione per l’agente Valle, che lo usa per raccontare le sue fantasie atroci sulle persone che vorrebbe uccidere e mangiare, chiacchierando con persone che diventano colleghi. Nel corso della discussione, esce spesso dalla tab del sito per googlare termini e azioni sul cannibalismo. Grazie allo spyware installato sul suo pc, l’allora signora Valle scivola così nella parte più oscura del subconscio del marito – il padre, il capofamiglia, il distintivo – e legge del forno con cui cucinerebbe una povera ragazza dopo averla stuprata e fatta a pezzi, vede le molte foto allegate (foto di persone conosciute, in un caso una sua foto) e molto altro.

«Ma sei davvero sicuro di farlo?» gli domanda qualcuno sulla chat. «Se fossi sicuro di passarla liscia, lo farei» risponde lui.

Valle, o meglio MHAL52, il suo nickname, organizza piani con i suoi complici, si dilunga in descrizioni di stupri, smembramenti e cotture; racconta anche di una gita familiare dalle parti di Washington organizzata per presentare una vecchia amica alla sua famiglia, una visita che su DFN descriverà come una missione d’esplorazione. Voleva rapire quella ragazza, voleva mangiarsela. Si era portato dietro moglie e bambino. “Ma sei davvero sicuro di farlo?” gli domanda qualcuno sulla chat. “Se fossi sicuro di passarla liscia, lo farei” risponde lui.

Valle e i colleghi di chiacchiere cannibali si danno appuntamento per un altro giorno ma nessuno si fa vivo. Qualche giorno dopo la chat riprende e tutto prosegue come se il rapimento dell’amica non fosse nemmeno mai stato proposto. Sono discussioni agghiaccianti ma anche confuse, senza capo né coda: sembrano sfoghi collettivi di menti davvero problematiche. Aperta la botola nella mente del marito, l’allora signora Valle è disgustata e terrorizzata. Denuncia il marito e chiede il divorzio, portandosi via il figlio. Pochi giorni Gustavo Valle diventa “The Cannibal Cop” e perde il lavoro.

 

Il mostro dentro

Mentre la stampa americana divora il cannibale, i legali interessati si accorgono di un dettaglio: Gilberto Valle non ha fatto niente. Non ha commesso reati, non ha mai ucciso né mangiato nessuno; ha solo (“solo”) discusso online del suo selvaggio desiderio cannibale – rimasto comunque inespresso. Thought Crimes: The Case Of The Cannibal Cop, diretto da Erin Lee Carr, figlia del compianto giornalista David Carr, indaga proprio questo cono d’ombra morale e legale, il dilemma che ha attanagliato i familiari di Valle, i legali e la giuria che si è occupata del caso: quest’uomo è disturbato e ha bisogno di aiuto, certo, ma non è colpevole di cannibalismo o stupro o omicidio o sequestro di persona. I suoi mostruosi incubi sono rimasti nella sua fantasia, pura fiction riversatasi online. Oppure Gilberto Valle non ha fatto niente perché è stato scoperto in tempo e va quindi incarcerato, come sostiene qualcuno?

Mentre la stampa americana divora il cannibale, i legali interessati si accorgono di un dettaglio: Gilberto Valle non ha fatto niente. Non ha commesso reati, non ha ucciso nessuno, non ha fatto male a nessuno.

C’è di tutto nelle 24 conversazioni ritrovate sul computer del sospettato. Non bastassero quelle, c’è una lunga serie di ricerche Google in cui Gilberto Valle ha applicato il suo feticismo al motore di ricerca, seminando alle sue spalle abbastanza tracce da trasformare le ricerche in prove valide. Eppure, come dice Daniel Engber, giornalista di Slate, intervistato dagli autori del documentario, “una ricerca su Google non può essere reato” perché rappresenta “un’estensione dei nostri pensieri” e un pensiero malato non può essere trascinato in tribunale.

“Parliamo della differenza tra il mondo reale e quel che facciamo finta di essere su internet”, sostiene Julia Gatto, avvocato difensore dell’agente, suggerendo che Valle fosse una sorta di morboso mitomane che su DFN riusciva a “sfogare” pulsioni altrimenti destinate alla realtà. Non la pensa così il giudice Randall Jackson secondo cui “quel che [Gilberto Valle] ha pensato e quel che ha scritto online si ripercuote in quello che aveva intenzione di fare”.

Ecco il grande vuoto legale: l’incapacità di dimostrare la solidità delle due posizioni, di sondare l’abisso tra volontà e fantasia, azione e desiderio. Un abisso insolcabile e da rispettare, anche evitando le mille scorciatoie offerte dalle nuove tecnologie. È questo che rende il caso Valle così importante: lo spiega bene Robert Kolker di New York magazine quando definisce Valle “il paziente zero dell’epidemia di crimini mentali”.

Gilberto Valle e la moglie in un courtroom sketch del processo al poliziotto cannibale.

Come reagireste se vi chiedessero di dare un’occhiata alla vostra cronologia web? Quelli di “Intercettateci Tutti”, quelli che dicono “Possono pure intercettarmi, non ho niente da nascondere”, accetterebbero un’indagine tanto in profondità nel rapporto continuo, inconscio e ormai intimo che ormai abbiamo con la barra di ricerca dei nostri browser? Non occorre essere un criminale o un hacker per rispondere di no e rinunciare alla pubblicazione di dati in grado di svelare tratti personali imbarazzanti (o scomodi, come sta succedendo alla candidata alla Casa Bianca Hillary Clinton e le sue vecchie email finite online).

A questo riguardo, la legge è piuttosto chiara: dati digitali di questo tipo sono utilizzabili in tribunale se provano una condotta illegale (detenzione di materiale pedopornografico, per esempio). Non trovando nulla di tutto questo nel computer di Valle, l’indagine si è quindi messa alla ricerca di un overt act.

 

Le intenzioni

L’overt act è la base legale del processo alle intenzioni. Se per esempio dicessi a un amico “Voglio rapinare quella banca” e la polizia mi sentisse, potrei finire nei guai ma alla fine sarei al sicuro perché potrebbe essere stato uno scherzo o potrei essere un semplice mitomane; se la polizia scoprisse invece che mi sono informato su come aprire una cassaforte o penetrare una banca nottetempo, o trovasse a casa mia un fucile e una maschera, sarei davvero nei guai. Quelle azioni, per quanto intrinsecamente legali, costituirebbero un overt act, l’elemento che prova la mia colpevolezza potenziale. Nel caso di Valle la prova principe, l’utilizzo non autorizzato del database NYPD per ricercare informazioni sulle sue vittime, potrebbe essere un overt act ma è di per sé un reato federale – l’unico per il quale Valle sarà condannato.

Thought Crimes tratta il limbo legale creato dall’incrocio tra tecnologia e la vita reale, l’online e l’offline – su internet si parla del mondo reale come “the meat space”, termine che qui assume un significato fuori luogo – seguendo da vicino la vita di Gilberto Valle tra una seduta e l’altra e casa sua, durante gli arresti domiciliari. Ci sono interviste, riproduzioni delle discussioni via chat che lo hanno incastrato, c’è persino un montaggio tra Valle che scrive quale forno userebbe per cucinare le sue vittime e Valle che inforna una torta a casa sua.

È una storia anomala, l’anti-favola per eccellenza, in cui il Cattivo è il protagonista, parla in camera e ha tutta l’aria di essere uno sfigato represso, malato, innocuo e pericoloso allo stesso tempo, una versione da incubo del gatto di Schrödinger. Una vita normale, distrutta; l’aura di un pentimento che sembra sincero si affianca alle conversazioni che il poliziotto teneva su DFN, materiale che è impossibile leggere senza provare terrore misto a voltastomaco. Gilberto Valle è il Mostro perfetto, gentile fuori e vomitevole dentro: la sua faccia sembra intronarsi naturalmente con la testata rossa del New York Post.

“Non avrei mai immaginato che sarebbe successo, nemmeno nei miei peggiori incubi”, dice a un certo punto Gilberto Valle parlando di come i suoi segreti inconfessabili siano stati resi pubblici. Alla fine lo si vede libero camminare sul marciapiede mentre spiega di voler aprire un profilo su OkCupid (lo ha fatto davvero e il sito l’ha rimosso in poche ore). “Nemmeno nei miei peggiori incubi”, dice Valle, uno che ha l’aria di avere un’inconscio in grado di ispirare incubi davvero putridi.


5 Responses to “Le società di controllo 1. Paradigma Minority Report: libertà o sicurezza”

  1. 6. L’Impero non è mai cessato.
    31. Noi ipostatizziamo le informazioni in oggetti. La riorganizzazzione di oggetti significa una trasformazione nel contenuto dell’informazione; il messaggio è cambiato.Questo è un linguaggioche noi abbiamo perso la capacità di leggere. Noi stessi siamo parte di questo linguaggio; trassfprmazioni dentro di noi sono trasformazioni nel contenuto delle informazioni. Noi stessi siamo pieni di informazioni; le informazioni entrano in noi, vengono elaborate e quindi nuovamente proiettate all’esterno in forma modificata, Noi non ci rendiamo conto di fare questo, che è in realtà l’unica cosa che facciamo.
    41. L’Impero è l’istituzione, la codificazione della pazzia, è folle e impone la sua follia su di noi mediante la violenza, dal momento che la sua natura è violenta.
    “Philip K. Dick Trilogia di VALIS 1° volume”
    Piccola selezione di un grande argomento: le ossessioni e le angosce dell’uomo moderno.
    Qunto dovremmo studiare e indagare l’opera di Philip K. Dick !
    Prosa che peraltro non è affatto facile leggere ma che, superato lo sgomento iniziale, esalta uno degli aspetti più intriganti della fantascienza: porre domande attuali calate in un tempo e mondi non attuali

    • Penso anch’io che ci conviene studiare Dick (e gli altri grandi narratori distopici da Orwell a Ballard). In questo momento sto traducendo un documentario BBC che mostra la creazione della “Precrime” a Los Angeles, localizzazione che rischia di essere tra le poche differenze con il sistema descritto in Minority Report..

  2. Trackbacks

Leave a Reply


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: