Malinconia: genio e follia in Occidente (3)

by gabriella

III. I figli di Saturno: il Rinascimento

“Si dice che l’umore malinconico sia così imperioso che per la sua impetuosità faccia venire gli spiriti celesti nei corpi umani, per la cui presenza, istinto e ispirazione – dissero gli antichi – gli uomini erano trasportati e dicevano cose ammirevoli; […] essi dissero dunque che se l’anima è mossa dall’umore malinconico, nulla può fermarla e, avendo rotto la briglia e i legami delle membra e del corpo, essa è tutta trasportata dall’immaginazione e diventa così la dimora dei demoni interiori, dai quali apprende, spesso in modo meraviglioso, delle arti manuali”.

Henry-Corneille Agrippa de Nettensheim, La philosophie occulte ou la magie (1486-1535)

Alle frontiere dell’animalità

Licaone mutato in lupo da Zeus. Nabucodonosor metamorfizzato in bue: i racconti  che riferiscono la metamorfosi di un uomo in animale sono presenti sia nei miti antichi che nella Bibbia. Dalla tarda antichità, lo slittamento dell’uomo verso l’animalità, per poco che si produca senza intervento esterno, è considerato un grave squilibrio degli umori e, più specificamente, di un eccesso della bile nera. la malattia è identificata, tra i mali causati dalla malinconia, sotto il nome di “follia lupesca”. La si riconosce dai sintomi: delle lesioni cutanee, un comportamento solitario e notturno. A partire dalla fine del Rinascimento, la follia lupesca è assimilata a una possessione diabolica. La si bracca, si giudica e si brucia sul rogo quelli e quelle che ne sono vittime.

Immagine a dx: Charles le Brun (1619-1690), Tre teste d’uomo somiglianti al lupo, gessetto nero e bianco su carta beige, 20, 5×28,5, Paris, Musée du Louvre.

A sx: William Blake, Nabucodonosor (1757-1827), stampa a colori, ritoccata ad inchiostro e acquarello, 44,6×62, Londra, Tate Britain.

Malinconia I

Molti attributi della figura rappresentata da Durer in Malinconia I si riferiscono alle raffigurazioni anteriori del temperamento malinconico, ciò che può sorprendere. Così, la borsa e le chiavi evocano chiaramente l’avarizia, tradizionalmente associata al “malinconico” saturnino. Una nota di Durer su uno schizzo dell’angioletto dell’incisione (Londra, British Library) conferma questo significato: “La chiave significa potenza, la borsa la ricchezza”. Il pugno chiuso della figura è interpretato ugualmente come un’evocazione dell’avarizia: è la mano che trattiene, quella che conserva chiusa la ricchezza. Quanto all’inclinazione della testa e al colore cupo del viso della donna, anch’esse si riferiscono al carattere del temperamento malinconico: l’afflizione e la tristezza, per la prima, la “faccia scura” che identifica abitualmente la malinconia, per la seconda.

Se l’incisione trasforma l’iconografia malinconica, non è dunque tanto per gli attributi direttamente legati alla figura, ma per la loro vicinanza ad elementi legati ad un altro tema: la geometria. A partire da Platone, in effetti, la geometria è l’arte nobile per ecellenza, quella che fa appello alle più alte facoltà intellettuali. “Non entri chi non sappia di geometria”, aveva scritto Platone sull’ingresso dell’Accademia, una formula ripresa, a loro volta, dai filosofi del Rinascimento.

Ora, la Malinconia I di Durer mostra più strumenti in rapporto con al geometria: un compasso, una pialla, una squadra, un poliedro … Durer rovescia così l’approccio tradizionale: legando il temperamento più cupo all’arte più nobile egli nobilita il primo e suggerisce la vanità del secondo. Allo stesso modo,egli invita a reinterpretare certi attributi: nella sua Malinconia I, la borsa non è più apppesa alla cintura della figura, ma è scivolata a terra, il pugno chiuso serve a sostenere la testa, luogo della vita intellettuale, infine il viso cupo è sia un’immagine della concentrazione che del crepuscolo che cala sull’orizzonte.

I filosofi Marsilio Ficino in Italia e Agrippa de Nettesheim in Germaniariaffermano il legame antico tra malinconia e genio. Il temperamento malinconico, o temperamento saturnino, diviene così il segno di distinzione dei creatori. Un’opera testimonia magistralmente questa riabilitazione della relazione tra la malinconia e la creazione, l’incisione che Albrecht Durer realizza nel 1451: Malinconia I. Non è più il temperamento malinconico che viene rappresentato, ma la malinconia stessa, in allegoria e paradigma della creazione. La sua iconografia vi è fissata attraverso i tratti di un personaggio che appoggia la testa su un pugno. Ai suoi piedi gli sturmenti del geometra e dell’architetto si riferiscono esplicitamente al lavoro del sapiente e dell’artista, – ma la malinconia se ne distanzia. Nel cielo appaiono dei segni che il Rinascimento giudica inquietanti: una cometa, un arcobaleno e uno strano animale che porta un’insegna con su scritto Melencholia I. La malinconia ha così un’interpretazione ambivalente: essa ispira la creazione, ma può anche inquietare, come indica lo sguardo cupo della figura alata.

D’altronde, l’ambivalenza caratterizza le rappresentazioni della malinconia per tutto il Rinascimento. Nella versione che ne fornisce il tedesco Luca Cranach il vecchio nel 1532, tutto lo sfondo della tela è occupato da un’inquietante volo di fattucchiere che cavalcano animali fantastici. In quella di Nicola Hilliard, in piena Inghilterra elisabettiana, la malinconia è trattata in modo piuttosto ironico lasciando intendere che il peso di una sfera può valere quello di una piuma se si ha cura di truccare il meccanismo della bilancia.

Infine, nella giostra di curiosità che si moltiplicano a partire dalla seconda metà del XVI° secolo, la malinconia si manifesta nell’accumulazione d’oggetti strani ed eterogenei che evocano tempi e luoghi lontani e suscitano sogni capaci di dirottare lo spirito dall’esigenze della realtà: degli strumenti scientifici, degli astrolabi, degli orologi  accostati a corna di narvalo o dei feti conservati ….; vi si può trovare anche uno scheletro che medita.

Questo rimescolamento di significati legati a un gusto certo per la magia o l’esoterismo non dispiace ai creatori per i quali l’aspetto inquietante della malinconia rappresenta il rovescio del genio. Un’autentica moda malinconica dilaga così in Europa: pittori, musicisti, architetti e sapienti, tutti si dicono o sono detti malinconici.

Malinconia, genio e follia in Occidente 1 e 24; 56; 78


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